SCUOLA ITALIANA/MARIO RUSCONI SU PRESIDI, EDUCAZIONE CIVICA, PRECARI - di GIUSEPPE RUSCONI - www.rossoporpora.org – 2 settembre 2019

 

Ad ampio e vivace colloquio sull’accrescersi del discredito sociale verso la scuola con Mario Rusconi, vicepresidente dell’Associazione nazionale presidi (e presidente a Roma e nel Lazio). Aiuto dalla politica? Scarso, a volte addirittura bizzarro. L’assurdità della norma della legge “Concretezza” che sottopone anche i presidi al controllo biometrico. Il pasticciaccio dell’entrata in vigore della Legge sull’educazione civica. 

 

Due Rusconi a Roma da molto tempo: uno dalla nascita, l’altro per un totale fin qui di 33 anni. Non siamo parenti stretti, ma più di nove secoli fa i nostri comuni antenati erano già molto attivi tra Bellinzona e Como (di entrambe divennero signori), in un territorio a cavallo dell’attuale frontiera italo-svizzera. Siamo alleati storici anche nel calcio, dato che lui è un interista sfegatato (“Vorrei fare il vice di Conte” …). Ma oggi siamo qui a Roma, nelle vicinanze di Porta Pia, per parlare di scuola italiana e di alcune delle traversie vecchie e nuove cui stoicamente cerca di far fronte.   

Mario Rusconi non è certo uno sprovveduto in materia.  Voce tra le più conosciute dell’Associazione nazionale presidi (Anp) per la sua disponibilità al confronto con gli organi di informazione cartacei e radiotelevisivi, si è laureato nel 1970 in Lettere classiche alla Sapienza ed è stato preside di ruolo nelle scuole di Stato dal 1985 al 2012. Sempre attivissimo, ancora oggi è preside del Liceo scientifico biomedico paritario Pio IX a Roma, sull’Aventino. Membro di una lunga serie di commissioni ministeriali (tra le altre, nel corso degli anni, quelle sull’autonomia scolastica, sulla riforma della scuola, su ‘Cittadinanza e Costituzione’, sulla formazione) dirige il Centro di Ricerca per l’inclusione presso la ‘Link Campus University’ di Roma e da decenni è nel direttivo della Fondazione, poi Associazione  Levi Montalcini. Collabora con diverse Università e riviste specializzate.

Il tema offre il destro per un’intervista a tutto campo dove, come si vedrà, si ritroveranno la legge “Concretezza” (quella dei controlli biometrici anche sui presidi) e la legge sull’educazione civica, le cattedre scoperte, gli arredi che mancano, i topi in giardino…Sullo sfondo di tutto ciò la perdita  - drammatica – dell’autorevolezza del sistema scuola…

A informazione di chi ci legge: dal 7 luglio di quest’anno è entrata in vigore in Italia la legge 56/2019 intitolata “Interventi per la concretezza delle azioni delle pubbliche amministrazioni e la prevenzione dell’assenteismo”. Il testo, approvato alla Camera il 10 aprile e definitivamente al Senato il 12 giugno 2019, prevede l’adozione di misure “di contrasto all’assenteismo con l’introduzione di sistemi di verifica biometrica” e riguarda buona parte dei dirigenti statali, tra cui quelli scolastici. Il disegno di legge era stato presentato dal Ministro della Funzione Pubblica, Giulia Bongiorno, conosciuta soprattutto come puntiglioso avvocato di Giulio Andreotti negli appuntamenti processuali a carico del pluripresidente del Consiglio…  

Caro Mario, buongiorno! Ho detto buongiorno e non bongiorno…per non rischiare di metterti subito di cattivo umore… E’ vero che in questi giorni c’è chi sta tentando di costituire un nuovo Governo e Giulia Bongiorno ormai non sarà più Ministro della Funzione Pubblica, però la ‘sua’ legge resta…

(ride) Il ministro Bongiorno è partita dalla considerazione che bisognasse prendere provvedimenti adeguati per impedire il fenomeno dei cosiddetti ‘furbetti del cartellino’, cioè di coloro che con mille stratagemmi fanno risultare di essere al lavoro, mentre invece sono altrove per i propri comodi o interessi.. L’idea iniziale era di certo positiva, poiché da troppi anni assistiamo a episodi indecorosi, di vera e propria truffa allo Stato… addirittura ultimamente ho letto di una dirigente statale che si faceva timbrare il cartellino dal figlio dodicenne, dando una lezione sublime di educazione civica sul come ingannare il datore di lavoro. Però, per quanto concerne i dirigenti scolastici, ne è uscita una legge con norme a dir poco bizzarre. Non trovo altro termine migliore…

Siccome non vogliamo essere cattivi, bizzarro sembra un aggettivo adeguato…

In un primo momento il testo prevedeva il coinvolgimento di tutto il personale scolastico. Poi l’armata possente dei sindacati degli insegnanti ha protestato e ha ottenuto l’eliminazione dei controlli per ottocentomila docenti. Nella rete sono rimasti solo il personale impiegatizio, gli Ata (che se la sbrigheranno da soli con la controparte) e i presidi. Per quanto ci riguarda diciamo alto e chiaro che l’impostazione che prevede le impronte digitali - o magari la scansione dell’iride o la tomografia assiale computerizzata -è da teatro dell’assurdo alla Ionesco…

…ma come verrà gestito il tutto?

Non sappiamo ancora come tutto ciò sarà gestito, per i presidi, nel decreto attuativo del Ministero dell’Istruzione, Ricerca e Università (Miur). Come è noto ogni legge è generica e richiede un decreto attuativo perché sia applicata. Nei corridoi del Miur ci è stato assicurato che l’applicazione non sarà da secondini di un carcere…

Quali i tempi prevedibili per il decreto e quali i suoi presumibili contenuti?

Secondo me non lo sanno neppure al Miur. Mi sovviene che nella legislatura precedente erano in attesa 800 decreti legislativi da emanare ovvero 800 leggi prive di qualsiasi efficacia. La realtà è molto più complessa anche di quanto non presuma la legge “Concretezza’. Se noi vogliamo che il preside lasci le impronte digitali o la scansione dell’iride, il presupposto necessario è che egli sia a scuola alle otto/otto e mezzo. Ma se ad esempio quella mattina deve stare all’ufficio Regionale del Lazio all’Eur per una questione di organici o alla Polizia di Stato in ragione di un furto o alla Provincia perché è esploso il tubo dell’acqua… che facciamo? Deve andare di corsa a scuola a lasciare le impronte digitali? E ci ritorna altre volte a dipendenza dei vari appuntamenti fuorisede?

…se poi dovesse essere uno dei numerosi presidi con una reggenza in un’altra scuola?

Sì, c’è da considerare anche questo. Ma che vogliamo dal preside? Oltretutto le scuole sono sì oltre ottomila, ma il numero dei plessi scolastici è di quarantaduemila. E’ famoso il caso del preside di Chiavari che aveva nella sua giurisdizione ventinove plessi in una Liguria oltretutto assai impervia e dai collegamenti difficili. Ma anche a Roma, ad esempio, la preside Angela dirige una scuola con 9 plessi. Che deve fare? Recarsi in ogni plesso a lasciare le impronte digitali?

… francamente roba da manicomio!

E quanto viene a costare questo giochetto? Noi abbiamo calcolato tra i due e i trecento milioni di euro … Ma siamo pazzi? Con quella somma potremmo costruire ospedali, ristrutturare molte scuole disastrate, aumentare la pensione a chi ce l’ha bassissima… Insomma la misura anti-presidi contenuta nella legge “Concretezza” è semplicemente propagandistica!

Ma è possibile che il ministro Bongiorno, già celebre avvocato di Andreotti, non si sia resa conto della situazione?.

Il punto è che la misura sul controllo dei potenziali ‘furbetti del cartellino’, che coinvolge inopinatamente anche i presidi, è stata presa perché il suo annuncio ha avuto un grosso effetto a livello politico. La Bongiorno? E’ una persona intelligente, che secondo me sapeva benissimo che tale misura anti-presidi era per certi versi inapplicabile, costosissima, tale da ingabbiare la funzione del dirigente scolastico. Ma l’aspetto politico è prevalso.

Il preside dovrebbe essere valutato sui risultati ottenuti nella propria scuola…

Così dice la legge. Ora, se si pretende che si comporti come una mummia imbalsamata, come si farà a valutarlo? Lo vede anche un cieco che imbrigliare l’attività di un dirigente scolastico con impronte digitali o scansione dell’iride o altre diavolerie del genere è totalmente privo di buon senso, non è lungimirante, esula dalle vere problematiche della scuola.

Insomma rischia di accrescere l’inefficienza…

Questo di sicuro. Poi: chi verrebbe deputato a controllare le impronte digitali? L’impiegato? Avremmo così una stupefacente inversione di ruoli. Chi dovrebbe normalmente essere ‘controllato’, valutato dal preside, diventerebbe invece il suo controllore? Guardi, secondo me questa norma sciagurata rimarrà inapplicata, per quanto riguarda la scuola, come molte altre.

Come mai la norma ha trovato una maggioranza in Parlamento? I parlamentari non conoscono la vita scolastica?

Il fatto è che la legge “Concretezza” riguarda tutti i dirigenti. Inoltre la problematica attinente non è una novità portata dal governo appena caduto, ma concerne anche quelli precedenti. In Italia regna ormai una forma di repulsione – con conseguente aggressività – nei confronti di tutte le figure apicali. Il dirigente è sempre più considerato come la causa di tutti i mali dell’amministrazione. In qualche caso è stato anche vero. Ma giustizia vuole che si perseguano le responsabilità personali e che non si faccia di ogni erba un fascio.  

Che cosa potrebbe succedere se fosse emanato – lo diciamo quasi per assurdo - un decreto attuativo molto rigido per quanto riguarda anche i presidi?

A mio parere se la norma delle impronte digitali fosse applicata per i presidi, saremmo di fronte a un atto incostituzionale. Come associazione nazionale presidi vorremmo che alcuni presidi non la rispettassero. In tal caso essi sarebbero oggetto di un provvedimento disciplinare, che sarebbe impugnato. E, in sede di giudizio, i nostri avvocati avrebbero così lo spunto per sollevare la questione di costituzionalità.

 

L’ASSURDA UMILIAZIONE DEI PRESIDI

C’è un altro aspetto della legge “Concretezza” che può essere ritenuto umiliante per i presidi. Altri dirigenti della Pubblica Amministrazione come magistrati, professori universitari, diplomatici saranno esclusi dal controllo delle impronte. Si può pensare che per il legislatore costoro siano meno sospettabili di fare i ‘furbetti’?

Che in Italia ci siano per un verso lobby potenti e per l’altro mini-lobby meno potenti come quella dei presidi, mi pare scontato. E’ così che nella Pubblica Amministrazione ci sono molte discrasie tra appartenenti a una stessa categoria. Ad esempio un professore universitario può rimanere in carica oltre i 70 anni… invece i presidi vengono congedati ope legis a 65 anni, con qualche aggiunta per la legge Fornero. Come mai? Si ritiene che il professore universitario sia mentalmente più sveglio, più efficiente di un preside? Purtroppo ogni governo si trova di fronte a retaggi, cascami lobbistici di tal genere che è difficile eliminare. E’ valso per il governo gialloverde e prima di lui per tutta una serie di altri governi di colore diverso.

Tutto ciò indebolisce la posizione dei presidi nella realtà quotidiana…

E’ da tempo che è così. Le aggressioni metaforiche alle funzioni apicali non se le è inventate il governo gialloverde perché esistono da anni. E il preside le subisce in maniera anche più pesante di altri dirigenti della Pubblica Amministrazione. Ad esempio anche in realtà scolastiche di piccola dimensione il preside si trova davanti i tre rappresentanti sindacali che hanno voce in capitolo in mille situazioni e spesso ne consegue l’impossibilità di un’organizzazione incisiva delle attività scolastiche. Nell’ultimo contratto - fatto dal governo gialloverde, ma già impostato dal precedente di centro-sinistra – si prescrive che il preside non solo deve informare i sindacati, non solo deve ascoltarli e discutere, ma deve sottoporsi a un ulteriore e non ben chiarito confronto con le parti sociali… un’altra delle pastoie che intralciano il servizio dei dirigenti, impedendo un progresso vero, in tempi rapidi, della scuola.

Questa è una particolarità italica oppure è comune all’intera Europa?  

In altri Stati europei progrediti su questo versante come la Finlandia, la Francia, la Germania non c’è nulla di tutto ciò. Solo qui siamo inclini a ostacolare l’azione dei presidi, con il plauso dei sindacati della scuola, evidentemente soddisfattissimi della legge Bongiorno…

L?ostilità contro i dirigenti scolastici non fa parte di un generale discredito della scuola, non più considerata da molti una struttura fondamentale della società? Non è una spia ulteriore di tale fenomeno preoccupante e deleterio?

Sì, sono pienamente d’accordo. Porto un esempio significativo. Se un insegnante manca per qualche tempo e io genitore vedo mio figlio sballottato nelle ore buche da una classe all’altra senza una vera azione formativa, con chi me la prendo? Vado dal preside, figura apicale… e però il preside deve rispettare le norme.. e nei contratti di lavoro degli insegnanti c’è scritto tra l’altro che si possono prendere anche sei giorni di ferie durante l’anno, non motivando più di quel tanto la richiesta… perdipiù il preside non può assumere in quel caso un supplente. Però il genitore se la prende con il preside e non con il sindacato che ha imposto tali norme.

Insomma siete sempre in trincea…

sì, ma come nella Prima Guerra Mondiale: dritti, in piedi, esposti a qualsiasi cecchino austroungarico dalla mira infallibile. La legge “Concretezza” contribuisce a mantenerci così, con le sue misure alla Ionesco.

Tra la quotidianità di un dirigente ministeriale e quella di un preside di differenze ce ne sono tante…

Con tutto il rispetto per gli altri dirigenti statali, devo notare che un dirigente presso il Ministero delle Finanze gran parte del tempo di lavoro la passa dentro il  Ministero… al massimo talvolta dovrà partecipare a riunioni interministeriali altrove. Certo la vita quotidiana del dirigente ministeriale è molto complessa per certi versi, ma assai lineare per altri che riguardano ad esempio gli spostamenti. La norma del controllo delle impronte che senso ha per la preside romana e quello di Chiavari sopra ricordati? Quando ne è stato chiesta ragione in un’intervista di Repubblica all’allora ministro Bongiorno, lei ha risposto che anche i presidi fanno parte del sistema dei dirigenti contrattualizzati. E’ come dire che siamo dei terrestri, che facciamo parte del sistema solare…si può aggiungere che siamo mammiferi, abbiamo il busto eretto… ma ti pare una risposta seria?  

 

I BANCHI, LE SEDIE E LA CASISTICA DEI TOPI DI ROMA

Certo ve ne succedono di tutti i colori…

Senti questa. La Città metropolitana di Roma (l’ex-provincia) tre mesi fa ha chiesto ai presidi di precisare le loro necessità in arredi scolastici. Tu sai che la singola scuola non può comprare, è sempre l’ente proprietario che lo deve fare. I presidi hanno presentato le loro esigenze… ma qualche settimana fa è giunta comunicazione che, non essendoci neanche un euro a disposizione, la Città metropolitana non avrebbe dato neanche mezzo banco. Abbiamo protestato vigorosamente, lanciato un appello, prospettando il rischio che nell’anno scolastico che inizia oggi in alcune scuole romane si faccia lezione per terra (così nel contempo si risparmierebbe certo per la pulizia dei pavimenti). Finalmente ieri ci è stato comunicato che è stato trovato dalla Città metropolitana di Roma il finanziamento necessario per 8mila banchi e 4mila sedie su un totale di mobili necessari pari ad almeno centomila unità. Noi abbiamo certo apprezzato questo primo passo,… però le scuolenon hanno solo banchi e sedie, ma anche cattedre, lavagne, armadi, attaccapanni…

Diccene un’altra…

Diversi mesi fa un’importante Asl di Roma ha risposto ai presidi che avevano denunciato la presenza di topi nei giardini e nei cortili, allegando un elenco di categorie di topi: muschiato, nero, di fogna… lì ho imparato molte cose in scienze naturali, non sapevo che esistessero così tanti tipi di topi… Nella lettera si prescriveva ai presidi di mettere le esche adatte per la notte, perché è in quelle ore che i topi mangiano. Una cosa delirante: quando penso che la lettera è stata firmata da qualcuno che prende 4-5mila euro netti al mese, mi viene spontaneo di postulare una contromisura…

Quale?

L’opportunità di impronte cerebrali per qualche dirigente di altri settori… (si ride) Noi come Anp abbiamo chiesto che sia allestito un piano straordinario per condizioni ambientali accettabili nelle scuole… penso ad esempio anche al fatto che nei giardini di diversi istituti l’erba è alta un metro…

 

LA BUONA IDEA DELL’EDUCAZIONE CIVICA E IL PASTICCIACCIO SUI TEMPI

Un altro tema molto dibattuto in questi giorni è quello dell’educazione civica a scuola. Introdotta nel 1958 (Ministro della Pubblica Istruzione: Aldo Moro), scivolata fuori dai programmi nel 1990, ripresa parzialmente con Mariastella Gelmini nel 2008 (come ambito disciplinare di ‘Cittadinanza e Costituzione”, con conferma di Valeria Fedeli), ora è stata reintrodotta (rafforzata e ampliata) con la legge 92/2019, approvata definitivamente in sede parlamentare il primo agosto 2019 - essendo Ministro della Pubblica Istruzione, Ricerca e Università Marco Bussetti - promulgata il 20 agosto dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale il 21 agosto e però…Sintetizziamone prima i contenuti…

La legge così com’è costituisce sicuramente un passo avanti nella formazione scolastica. Prevede almeno 33 ore annue di insegnamento ‘trasversale’, spalmate interdisciplinarmente, con un voto finale, senza oneri aggiuntivi per lo Stato. Quando noi come commissione ministeriale siamo stati convocati per l’audizione, ci è stato presentato un testo molto scarno in cui si evidenziava soprattutto che l’educazione civica era ripristinata e avrebbe avuto un voto. A noi sembrava troppo poco, ci abbiamo lavorato alcuni mesi e abbiamo stilato un elenco di argomenti aggiuntivi – al di là dei termini giuridici della questione - come ad esempio la citazione dell’educazione stradale, di quella sanitaria o stradale e via dicendo. I parlamentari relatori della legge hanno accettato le nostre proposte e il testo definitivo è stato approvato all’unanimità dai due rami del Parlamento.

Poi è subentrata una spiacevole questione di tempi…

Nella legge si prevede l’entrata in vigore nell’anno scolastico successivo alla data della pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale più i canonici quindici giorni previsti. La legge è apparsa sulla Gazzetta Ufficiale solo il 21 agosto, cosicché può entrare in vigore il 5 settembre. Ma l’anno scolastico 2019/2020 inizia il primo settembre…

Un vero pasticciaccio… si può risolvere?

Il ministro Marco Bussetti, tutt’ora in carica, martedì 27 agosto ha inoltrato al Consiglio superiore della Pubblica Istruzione (Cspi) - per un parere obbligatorio pur se non vincolante come è prescritto in casi come questo - il decreto per consentire l’avvio di una sperimentazione nazionale dell’educazione civica nelle scuole del primo e del secondo ciclo. Ha anche chiesto la procedura d’urgenza, ma il Cspi delibererà sul decreto solo l’11 settembre, ad anno avviato ed anche lezioni iniziate in quasi metà delle Regioni. Dopo la valutazione del Cspi il ministro firmerà l’avvio della sperimentazione. Oltre a quello del rispetto dei tempi prescritti dalla legge, il problema in ogni caso è che tale sperimentazione non prevede il voto né l’inserimento dell’educazione civica nel curricolo dello studente… per cui, secondo me, il rischio forte è che per quest’anno in molte scuole non se ne farà nulla.

Già da qualche anno nelle scuole c’è la possibilità di inserire alcune ore di “Cittadinanza e Costituzione”…

…sì, ma de facto tali ore sono limitate all’insegnante di storia e non finiscono in pagella. La legge sull’educazione civica prevede qualcosa di molto diverso e vincolante, prescrivendo tra l’altro un docente di classe coordinatore delle varie ore di educazione civica assegnate a più colleghi e responsabile della formulazione della proposta complessiva di voto.  

 

CATTEDRE SCOPERTE? NON ESAGERIAMO…

Caro Mario, concludiamo l’intervista con l’attualità di queste ore.  Alcuni governatori del Nord, insieme con qualche piccolo sindacato, hanno appena lanciato un forte allarme riguardante decine di migliaia di cattedre scoperte per l’inizio di quest’anno scolastico…

Io non drammatizzerei e mi spiego. Con l’attuale crisi di Governo non si sa che fine ha fatto la norma per l’immissione in ruolo di circa 50mila precari. E’ probabile che, considerata la situazione istituzionale confusa, essi non possano entrare in ruolo quest’anno. Dire però che così le cattedre rimarranno scoperte e gli alunni a spasso è un’esagerazione. Infatti tutti gli Uffici scolastici regionali entro fine settembre dovranno nominare i supplenti annuali per tali cattedre. Naturalmente molti di questi supplenti annuali sarebbero ormai insegnanti di ruolo, se la norma prevista fosse entrata in vigore. E’ chiaro che un precario è nominato per un anno e l’insegnante di ruolo per tre. Ma de facto per gli studenti non cambia nulla: avranno assicurato un docente per tutto l’anno così che le ore di lezione saranno garantite.