PAPA IN GEORGIA: PARLA VALENTINA KARAKHANIAN – di GIUSEPPE RUSCONI – www.rossoporpora.org – 29 settembre 2016

 

Il Papa - dopo l’Armenia - completa il viaggio apostolico nel Caucaso,  pellegrino stavolta  in Georgia e in Azerbaijian, terre con una storia molto ricca (anche di martiri cristiani), geopoliticamente importanti, ma poco conosciute. Ne parliamo con Valentina Karakhanian, nata in Georgia e di origine armena, ricercatrice presso l’Archivio Segreto Vaticano e coautrice de “La Santa Sede e lo sterminio degli Armeni nell’Impero Ottomano”.   

 

Da venerdì 30 settembre a domenica 2 ottobre papa Francesco completerà il viaggio apostolico nel Caucaso, incominciato il 24-26 giugno in Armenia, pellegrino in questa occasione in due Paesi molto diversi tra loro: la Georgia, ortodossa e l’Azerbaijian, musulmano sciita (che comprende anche la terra contesa del Nagorno Karabakh, maggioritariamente armena). In Georgia oltre centomila (su quasi 5 milioni di abitanti) i cattolici, in Azerbaijian poco più di 500 su più di 9 milioni di abitanti. Abbiamo pensato fosse utile parlare della visita (e in particolare della situazione in Georgia) con Valentina Karakhanian, nata in Georgia e di origine armena, laureata in teologia e psicologia, referente per l’Italia per l’ospedale “Redemptoris Mater” di Ashotsk in Armenia (“l’ospedale di papa Giovanni Paolo II”), autrice e interprete di brani musicali per cinema (tra cui la colonna sonora de “La masseria delle allodole”, film dei fratelli Taviani sul genocidio armeno), coautrice de “La Santa Sede e lo sterminio degli Armeni nell’Impero ottomano” (Guerini 2016) e oggi ricercatrice presso l’Archivio Segreto Vaticano e l’Archivio storico della Segreteria di Stato.

Ci si può chiedere subito: come mai il Papa torna nel Caucaso? Non è appena stato in Armenia - un viaggio molto intenso - tra il 24 e il 26 giugno?

Le risponderò citando il Papa stesso nell’udienza giubilare del 30 giugno: “Fra tre mesi compirò, a Dio piacendo, un altro viaggio in Georgia e Azerbaijian, altri due Paesi della regione caucasica. Ho accolto l’invito a visitare questi Paesi per un duplice motivo: da una parte valorizzare le antiche radici cristiane presenti in quelle terre – sempre in spirito di dialogo con le altre religioni e culture – e dall’altra incoraggiare speranze e sentieri di pace”.

C’è qualcosa che unisce Armenia, Georgia, Azerbaijian?

R: Sono parte di una terra, quella transcaucasica, che è un crocevia tra Europa e Asia, là dove anticamente passava la famosa via della seta. E’ una terra che nel corso dei secoli ha subito la dominazione persiana e ottomana.  Forse oggi non è molto conosciuta nell’Europa occidentale, ma è una terra di antiche e splendide tradizioni e di persistente importanza geopolitica ed economica. Un’altra importante caratteristica della terra del Caucaso è la millenaria presenza dei cristiani oggetto di tante persecuzioni; è una terra che nel corso dei secoli è stata più volte irrorata dal sangue di numerosi martiri, a causa delle antiche invasioni e persecuzioni persiane e ottomane  fino a quella più recente derivata dal dominio  dell’Unione sovietica.

Differenze religiose tra Armenia, Georgia e Azerbaijan?

Sotto l’aspetto religioso, l’Armenia e la Georgia sono cristiane in grande maggioranza, mentre l’Azerbaijian è musulmano sciita. Gli armeni, il primo popolo che ha adottato ufficialmente il cristianesimo come religione di Stato, appartengono in larga parte all’antichissima Chiesa apostolica armena, molto vicina per tanti aspetti alla Chiesa cattolica: i cattolici sono circa 250mila, il 9% della popolazione. I georgiani sono  in maggioranza ortodossi; i cattolici, poco più di 100mila, costituiscono il 2,5% della popolazione. In Azerbaijian oggi i cattolici sono poche centinaia, lo 0,01% della popolazione.

L’influenza del comunismo sovietico, materialista e ateo, persiste nella mentalità comune? 

Purtroppo ancora ci sono delle tracce: non si possono cancellare facilmente le conseguenze sulla mentalità comune di settant’anni di ateismo. In quei decenni la Chiesa, nonostante le vessazioni e i divieti, non è morta, ma ha cercato di operare clandestinamente mantenendo viva la fiammella della fede. Con la caduta dell’Impero sovietico si è ripreso a respirare una maggiore aria di libertà, anche se i problemi non sono mancati in nessuno dei tre Paesi transcaucasici. Essi con l’indipendenza hanno dovuto e stanno ancora affrontando numerose difficoltà e conflitti ereditati dalla maldestra amministrazione sovietica. Da oltre vent’anni è ancora acceso il conflitto tra l’Armenia e l’Azerbaijian per la terra contesa del Nagorno Karabakh, oggi la Repubblica del Nagorno Karabakh, terra de facto abitata da armeni che Stalin aveva “regalato” alla Repubblica Sovietica dell’Azerbaijian. Basterebbe sfogliare le pagine della storia per vedere che il Nagorno Karabakh è terra storica dell’Armenia, l’Artsakh.  Nel 2003 la Georgia ha conosciuto la “Rivoluzione delle Rose” che ha portato al potere una coalizione riformista filo-occidentale. Ma anche la Georgia ha conosciuto qui i tentativi di secessione all’interno del suo territorio, in Abcazia e Ossezia del Sud, dove tutt’ora permangono le tensioni con la Federazione Russa.

Qual è stato l’apporto georgiano alla storia del Cristianesimo?

Cristiana dal 337, nella sua lunga e ricca storia la Georgia si è trovata spesso al centro di grandi interessi sociali, economici e politici internazionali, pagando non di rado tale situazione con un tributo di sangue, versato per la persistente fedeltà a Cristo. Per fare un esempio storico nel XVII secolo, uno dei più sanguinosi per i cristiani, le invasioni straniere provocarono 1.200.000 morti tra i georgiani. Tra i martiri anche il re Luarsab che nel 1622 fu strangolato e la regina di Kakheti, Ketevane, uccisa per non aver rinnegato né Cristo né la sua purezza.

Come si esprime nel quotidiano la presenza cattolica in Georgia?

I cattolici sono poco più di centomila, con due vescovi, 28 sacerdoti, 37 religiose, 14 seminaristi. Parrocchie cattoliche di rito latino si trovano in 8 villaggi del sud del Paese. Ci sono poi 6 comunità a ovest, 9 nell’est della Georgia e una in Abcazia. Sedici parrocchie di rito armeno-cattolico sono nel sud del paese nella Regione di Akhaltsikhe, mentre il rito cattolico assiro-caldeo è praticato soprattutto a Tbilisi e a Gardabani. I cattolici sono presenti nel settore dell’istruzione (due materne e primarie, una superiore) e soprattutto in quello sociale con 9 ambulatori, una casa per anziani, invalidi, disabili, un orfanotrofio, due consultori familiari. Molti georgiani fanno poi capo al grande ospedale armeno di Ashotsk, inaugurato nel 1991 e conosciuto come “l’ospedale del Papa”, donato da San Giovanni Paolo II dopo il disastroso terremoto del 1988, che provocò 25mila morti.

A proposito: Giovanni Paolo II è stato fin qui l’unico Papa ad aver passato alcune ore in Georgia…

Sì, di ritorno da Nuova Dehli si fermò per alcune ore a Tbilisi, nella capitale georgiana, tra l’8 e il 9 novembre 1999, dopo aver detto una frase non certo casuale in aereo, salutando i giornalisti: “Giungiamo ora nel continente europeo e sono lieto che l’arrivo in Georgia avvenga in un giorno significativo: cioè alla vigilia del decimo anniversario della caduta del Muro di Berlino, che incoraggia a gettare ponti fra popoli, nazioni, religioni e culture”.

In tale occasione, nel 1999, Giovanni Paolo II aveva incontrato anche il patriarca ortodosso della Georgia Ilia II, lo stesso di oggi, cui aveva detto tra l’altro: “Ricordo con piacere i contatti fecondi tra la Chiesa Cattolica e la Chiesa Ortodossa Georgiana, avviati al tempo del Concilio Vaticano II al quale la vostra Chiesa ha inviato alcuni osservatori. La visita di Sua Santità a Roma ha segnato un altro momento intenso di fraternità e di comunione”. A quasi diciassette anni di distanza, come si possono definire i rapporti odierni tra cattolici e ortodossi georgiani?

La visita in Georgia di San Giovanni Paolo II è stata di grande incoraggiamento per la piccola comunità cattolica del Paese, che, nonostante molte difficoltà, è riuscita a rimanere fedele alla propria religione, alla propria Chiesa. Ciò è stato possibile grazie ai sacerdoti, religiosi e religiose e ai molti laici che hanno operato clandestinamente. Il Patriarca Ilia II, lo stesso che allora ha incontrato Giovanni Paolo II, oggi incontrerà papa Francesco con l’identico spirito di fratellanza e accoglienza tipica del popolo georgiano. A differenza di prima, oggi la chiesa cattolica in Georgia - grazie all’appassionato e instancabile lavoro dei suoi missionari con a capo il carismatico vescovo mons. Giuseppe Pasotto - sta vivendo un tempo di fioritura e la visita del Santo Padre andrà sicuramente a incoraggiare i suoi figli e a coronare il loro importante apostolato inteso a costruire ponti.

Torniamo all’impegno sociale della Chiesa cattolica in Georgia…

Durante gli anni della persecuzione la Chiesa è sempre stata vicina alla popolazione, aiutando chi era in difficoltà, medicando le ferite, educando i giovani. Un vero servizio silenzioso da parte dei missionari presenti, che operavano di nascosto. Verso la fine del regime sovietico in Georgia sono venute le Suore Missionarie della Carità, aprendo una comunità di assistenza ai poveri e ai disabili, oltre a un centro per i senzatetto di Tbilisi.

Poi fu la volta dei camilliani…

Infatti, poco dopo, nel 1991, giunsero i padri camilliani, che in Armenia amministrano l’ospedale di Ashotsk “Redemptoris Mater” e il poliambulatorio “Redemptor Hominis” a Tbilisi. Lì i padri camilliani insieme con le suore figlie di San Camillo assistono migliaia di poveri anche con un servizio domiciliare per i più bisognosi. Non solo: a Tbilisi i camilliani sono attivi in un grande centro diurno e notturno per disabili ed anziani ammalati.

Tra le organizzazioni cattoliche che il Papa incontrerà troviamo anche la Caritas 

Sì, la Caritas Georgia, riconosciuta ufficialmente nel 1994 come Ong, svolge un ruolo prezioso nel Paese, in particolare grazie alle mense che quotidianamente servono centinaia di pasti caldi ai poveri, ai profughi e agli orfani. Sempre nel 1994 in Georgia giungono i padri Stimmatini, raggiunti due anni dopo dalla Piccole Figlie di San Giuseppe di Verona: tutti sono impegnati nell’ovest della Georgia e all’attività propriamente parrocchiale uniscono interventi di grande utilità sociale. Non possiamo dimenticare le suore salesiane Figlie di Maria Ausiliatrice e l’importante ruolo educativo che assumono, insieme con le suore di Santa Elisabetta e di Santa Nino. In Georgia troviamo la presenza orante delle suore di clausura, le Benedettine di Rabati. Da più di 9 anni poi nei pressi della città di Batumi è aperta una casa di accoglienza per giovani alcolisti, gestita dalla Comunità Giovanni XXIII fondata dal compianto don Oreste Benzi. Da quasi 15 anni a Tbilisi troviamo anche un’Università Cattolica, la “Sulkan Saba Orbeliani”, frequentata da giovani appartenenti a diverse confessioni religiose.

I momenti principali di papa Francesco in Georgia e in Azerbaijan?

Nel pomeriggio di venerdì 30 settembre il papa a Tbilisi, dopo la tradizionale visita di cortesia al presidente della Repubblica, avrà un incontro con le autorità, la società civile e il Corpo diplomatico. Successivamente si recherà nel palazzo del Patriarcato ortodosso per un incontro ufficiale con Ilia II, Patriarca di tutta la Georgia. Pregherà in serata con la comunità assiro-caldea. Sabato mattina primo ottobre presiederà la santa Messa nello stadio Meskhi di Tbilisi e nel pomeriggio incontrerà assistiti e operatori della carità presso il Centro di assistenza camilliano. Domenica mattina presto si trasferirà a Baku, capitale dell’Azerbaijian, e presiederà una santa Messa – chiusa dall’Angelus - nella chiesa dell’Immacolata nel Centro salesiano a Baku. Nel pomeriggio l’incontro con il presidente della Repubblica, la visita al monumento dei caduti per l’indipendenza, l’incontro con le autorità, con lo sceicco e con rappresentanti delle altre comunità religiose del Paese. Poi il ritorno a Roma.  

P.S. L’intervista appare in originale su www.rossoporpora.org e, in forma cartacea e versione leggermente ridotta, nell’edizione del 29 settembre 2016 del ‘‘Giornale del Popolo’, quotidiano cattolico della Svizzera italiana (inserto ‘Catholica’).  Per la riproduzione di ogni sua parte si richiede la citazione della fonte. Per la riproduzione dell’intera intervista o di parti consistenti di essa si prega in ogni caso di chiedere l’autorizzazione a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. o a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. .