COTTIER/SANTITA’, INFALLIBILITA’, SVIZZERA – SGRECCIA/QUEL TAVOLO OPERATORIO - di GIUSEPPE RUSCONI - www.rossoporpora.org – 26 aprile 2014

 

Intervista al card. Cottier sui rapporti tra canonizzazione e infallibilità e su papa Wojtyla e vescovi svizzeri – Il card. Sgreccia ricorda invece quel drammatico 13 maggio 1981: era presente in sala operatoria e papa Wojtyla evocava l’immagine di un Cristo crocifisso

 

 

CARD. COTTIER: VESCOVI SVIZZERI POCO CORAGGIOSI, CANONIZZAZIONE ATTO MAGISTERIALE SOLENNE, NON INFALLIBILE, MA DI GRANDE ATTENDIBILITA’

INel venerdì pomeriggio di mite primavera le avanguardie polacche, bandiere al ponentino, presidiano già alcune parti di Piazza San Pietro. Si levano cori ispanici… Juan Pablo Segundo, te quiere todo el mundo…Antipasto di ciò che accadrà domenica 27. Oltre il cancello del Sant’Uffizio suoniamo al citofono di una palazzina a fianco di Santa Marta: lì abita Georges Marie Cottier, cardinale di Santa Romana Chiesa, per lunghi anni (dal 1990 alla fine del 2005) teologo della Casa Pontificia. Al porporato nato a Carouge il 25 aprile 1922 (dunque festeggia il novantaduesimo compleanno) abbiamo sottoposto alcune domande sui rapporti di papa Wojtyla con la Svizzera e sulla relazione tra canonizzazione e infallibilità pontificia…

Eminenza, ci dica qualcosa sui rapporti tra papa Wojtyla e la Svizzera…. 

Sono stato presente a tre delle visite pastorali di Giovanni Paolo II in Svizzera. A Ginevra venne nel giugno del 1982, invitato però dall’ONU e dunque di svizzero ci fu poco. Due anni dopo ecco il viaggio apostolico durato sei giorni…

Celebrò anche allo stadio di Cornaredo a Lugano, davanti a oltre 20mila persone… 

Sì… e il giorno dopo fu a Friburgo, dove parlò anche ai giovani ma non fu un successo strepitoso.  Perfino nella locale Università, dove parlò al mondo accademico, la maggioranza dei professori era assente… certo era Lunedì di Pentecoste, ma la cosa non fu molto simpatica!

Quando venne a Berna nel giugno 2004 Lei era già da tempo teologo della Casa Pontificia… Ricordiamo la capitale inizialmente indifferente e il gesto di orgogliosa stizza davanti ai giovani perché- con buone intenzioni – il segretario aveva tentato di sottrargli i fogli del discorso in cui s’era inceppato… 

L’incontro con i giovani fu un successo… nonostante le difficoltà di parola e di movimento il messaggio passò. La sera, a cena con i vescovi svizzeri, mi impressionò molto il suo volersi presentare per il malato che era. Del resto, durante uno dei soggiorni al Policlinico Gemelli, aveva scritto delle meditazioni, di cui riassumo il senso: ho dato tanto in parole, scritti, attività alla Chiesa, ma ho capito che qualcosa mi mancava il servizio alla Chiesa attraverso la sofferenza…

Per i vescovi svizzeri Giovanni Paolo II non ha mai avuto una grande simpatia… ricorda quanto si sviluppò attorno al ‘caso’ Haas o in riferimento al neo-vescovo di Basilea Vogel, fresco padre? 

Negli Anni Novanta papa Wojtyla convocò una volta i vescovi svizzeri a Roma a un incontro cui erano presenti diversi capi-dicastero e anch’io come uditore. Il Papa parlò chiaro e la mia impressione fu che rimproverasse loro una certa mancanza di coraggio. In tale occasione suggerì linee d’azione, ma non se ne fece nulla. E il Papa continuò a pensare che la comunità cattolica elvetica fosse debole.

Eminenza, Lei sa che una canonizzazione è un atto solenne del Magistero papale. E’ connesso all’infallibilità? Un cattolico può legittimamente dubitare della santità di chi è canonizzato? 

La canonizzazione non è paragonabile alla proclamazione di un dogma. Ne ho parlato con un competente della Congregazione delle Cause dei Santi, che sosteneva che l’infallibilità non si dà nei casi di canonizzazione. Certo ciò non significa che un canonizzato non sia santo: diciamo che c’è una grande probabilità che lo sia veramente, data l’accuratezza delle indagini ecclesiastiche. Evidenzio poi che in una canonizzazione ha grande importanza la fama di santità: nelle Congregazioni generali pre-Concistoro del 2005 mi rammento che la maggioranza aveva firmato per avviare la causa di canonizzazione di papa Wojtyla. Il suo successore non ha fatto altro che prendere atto anche della volontà del Collegio cardinalizio, oltre che del comune sentire popolare. Quando si conosce la vita di Giovanni Paolo II, è molto difficile non concludere che è stata quella di un santo. I critici dovrebbero dunque presentare argomenti molto seri per contestarlo e a volte invece sono parte di movimenti settari, per i quali magari papa Wojtyla è un eretico. Ma con quali prove?  

 

CARD. SGRECCIA ALLA STAMPA ESTERA: QUEL DRAMMATICO 13 MAGGIO IN SALA OPERATORIA

 

“Disteso sul tavolo della sala operatoria, la testa alta, le braccia allargate, gocce di sangue che scendevano da un dito della mano sinistra, quello che fu sfiorato da una pallottola… Giovanni Paolo II mi sembrava un’immagine di Cristo Crocifisso… “ Il cardinale Elio Sgreccia, quando ricorda quel 13 maggio del 1981, ne parla come se fosse ieri, con intensa partecipazione emotiva. L’ottantacinquenne porporato è venuto giovedì in tarda mattinata alla Stampa Estera di Roma per un incontro con i giornalisti in vista della canonizzazione di un Papa che – soprattutto da deus ex machina della Pontificia Accademia per la Vita – ha frequentato spesso, così come è accaduto con il suo successore cardinale Joseph Ratzinger,  “un grande maestro in bioetica”. 

Il porporato marchigiano lascia libero corso ai ricordi. Karol Wojtyla, – già da arcivescovo di Cracovia – accompagnava il cardinale Stefan Wyszynski al Policlinico Gemelli per “raccogliere le offerte per la Chiesa polacca”: servivano soprattutto per le necessità liturgiche e di formazione. Lì, dove dal 1974 don Sgreccia era assistente spirituale, era infatti molto attivo un istituto di laici consacrati (intitolato alla Regalità di Cristo), fondato da padre Agostino Gemelli e presieduto in quegli anni da Giancarlo Brasca. Che non a caso, Karol Wojtyla volle incontrare, visitando due giorni dopo essere stato eletto Papa il suo grande amico monsignor Andrzej Deskur ricoverato proprio nel Policlinico.

Verso le 17.30 di quel 13 maggio 1981 monsignor Sgreccia ricevette nel suo ‘studiolo’ una telefonata che gli annunciava l’attentato e il ricovero del Papa ferito nell’ospedale. “Mi affrettai verso l’ “appartamento papale” di 4 stanze previsto in caso di necessità, ma fui dirottato verso l’ottavo piano dove c’erano le sale operatorie… Il Papa era già dentro, disteso sul tavolo… Don Stanislao Dziwisz mi disse che gli aveva già dato l’olio degli infermi e che aveva perso molto sangue… Mi pregò di restare al suo posto, dato che pensava di non riuscire a dominare l’ansia, l’angoscia… Allora chiesi al primario professor Francesco Crucitti il permesso di rimanere… acconsentì e indossai subito il camice, i guanti, la mascherina, mettendomi in un angolo”. L’intervento, evidenzia l’odierno porporato, era delicatissimo, fatto senza nessuna preparazione sul paziente come in chirurgia di guerra. Due erano state le pallottole che avevano colpito il Papa: quella già ricordata che gli aveva sfiorato il dito (e ferito due turiste) e l’altra che era entrata nell’addome… “una pallottola ‘intelligente’ che, pur passando vicinissima a organi vitali, non aveva provocato danni irreparabili….. Giovanni Paolo II ebbe poi la percezione di un intervento particolare e protettore di Maria, era il giorno della Madonna di Fatima… ne derivò il dono del bossolo al santuario portoghese, dove fu incastonato nella statua”.

Un primo segnale incoraggiante sull’intervento monsignor Sgreccia lo ebbe dopo circa un’ora dall’inizio: “Il professor Crucitti alzò la testa per farsi asciugare il sudore… io gli feci un cenno con gli occhi… ne ricevetti uno suo che mi fece capire che le cose procedevano positivamente… ne avvertii don Stanislao per tranquillizzare anche lui…”. Il Papa polacco fu dimesso dal Gemelli il 3 giugno, vi rientrò il 20 per una grave infezione, ne riuscì il 14 agosto….e poi… e poi… in totale Giovanni Paolo II trascorse presso il Policlinico dell’Università Cattolica del Sacro Cuore 153 giorni e 152 notti. Fin quasi al termine di una vita intensissima, posta sotto il segno del Totus tuus, figlio devoto di una Madre che non tradisce. 

I due articoli appaiono in forma cartacea nel ‘Giornale del Popolo’ di Lugano (Inserto ‘Catholica’) di sabato 26 aprile 2014.