MARADIAGA, MUELLER E GUTIERREZ: CHIESA POVERA PER I POVERI- di GIUSEPPE RUSCONI – www.rossoporpora.org – 26 febbraio 2014

 

Definitivamente e solennemente ‘sdoganata’ la teologia della liberazione nell’incontro di martedì sera a Roma per la presentazione di “Povera per i poveri”, il libro del cardinale Gerhard Müller edito dalla Lev, che si avvale della prefazione di papa Francesco. Accanto al prefetto della Dottrina della fede, il cardinale Rodriguez Maradiaga, il fondatore della teologia della liberazione padre Gustavo Gutierrez, il direttore della Sala Stampa vaticana padre Federico Lombardi.

 

Le polemiche, almeno ufficialmente, sono ormai solo storia. La teologia della liberazione, come ha rilevato padre Lombardi introducendo la presentazione di “Povera per i poveri”del cardinale Gerhard Müller, è “ormai entrata definitivamente nella normalità della vita della Chiesa”. Una considerazione che è stata pienamente condivisa dai relatori che martedì 25 febbraio sera hanno onorato l’autore e i contenuti del testo pubblicato dalla Libreria Editrice vaticana. Relatori indubbiamente di primo piano nella Chiesa odierna come il cardinale Oscar Andrès Rodriguez Maradiaga o che, pur tra mille difficoltà, hanno dato e danno un contributo importante alla storia del cattolicesimo, come il teologo domenicano Gustavo Gutierrez, il ‘fondatore’ della teologia della liberazione. Certo non pensiamo che l’ottantacinquenne domenicano avesse mai sperato fino a qualche tempo fa di poter partecipare da protagonista a una serata come quella svoltasi nella sala san Pio X all’angolo di via della Conciliazione. E’ vero che, fin dagli Anni Novanta, Gutierrez era stato rivalutato tra gli altri proprio dall’allora prefetto della Dottrina della fede, cardinale Joseph Ratzinger, che l’aveva ascoltato per la prima volta nel 1995 durante un incontro in Germania, presenti diversi teologi tedeschi e il non ancora cardinale Rodriguez Maradiaga, presidente della conferenza dei vescovi latino-americani. Ha ricordato nel corso della presentazione il porporato honduregno: “Allora il cardinale Ratzinger mi disse: La ringrazio, perché mai avevo ascoltato il professor Gutierrez”.

Sala gremita per l’atteso incontro, in cui tra l’altro sedevano uno accanto all’altro due protagonisti dell’acceso dibattito in corso in materia di famiglia, dottrina, prassi, divorziati risposati. Ma non era previsto che alla presentazione si toccassero tali delicati argomenti, per cui tutto si è svolto in un clima di concordia piena. Non poteva essere altrimenti, considerato anche come Rodriguez Maradiaga, Müller e Gutierrez siano legati – come ha evidenziato padre Lombardi – da un’amicizia antica: tutti e tre hanno a che fare con l’Università cattolica del Perù (i primi due sono laureati honoris causa, il terzo ne è professore) e tutti e tre conoscono bene la difficile vita quotidiana nelle periferie metropolitane e nei villaggi dell’altopiano andino. Ci si potrà chiedere che c’entri il tedesco Müller con il Perù. La conferenza episcopale tedesca ha un’opera che promuove la cooperazione allo sviluppo, Misereor; tra i Paesi ‘gemellati’, proprio il Perù. E’ così che il giovane Müller nel 1988 partecipò nel Paese andino a un seminario di cinque settimane, con altri 16 teologi tedeschi, sulla teologia della liberazione. In tal contesto ebbe occasione di ascoltare per una settimana le relazioni di Gutierrez e di discuterne con lui. Da allora nacque un’amicizia che si è protratta nel tempo, è ben viva ancora oggi e ha consentito ad esempio l’uscita recente di un testo delle Edizioni del Messaggero di Padova scritto a quattro mani e dal titolo “Dalla parte dei poveri”.

Senza Gutierrez e la sua teologia della liberazione, ha evidenziato il cardinale Rodriguez Maradiaga, Müller non avrebbe mai condiviso, non si sarebbe mai ‘tuffato’ nella vita di stenti dei campesinhos nella regione di Cuzco, né – come ha rilevato l’ex-presidente di Misereor, il teologo Joseph Sayer – avrebbe mai “dormito sul pavimento di terra nelle povere case di argilla dei contadini su una pelliccia di alpaca, dovendo sopportare il fastidio delle pulci e dei porcellini d’India”.

Maradiaga: il primo violino è papa Francesco 

Il cardinale Rodriguez Maradiaga, che ha insegnato musica per 13 anni, ha definito Povera per i poveri una vera sinfonia, con diversi solisti “di grande solidità teologica e umana”. Il primo violino, “che dà il là”, è papa Francesco, che nella prefazione ricorda che il denaro di per sé “è uno strumento buono, è un mezzo che allarga le nostre possibilità, che in qualche modo prolunga ed accresce le capacità della libertà umana, consentendole di operare nel mondo, di agire, di portare frutto”. Tuttavia “denaro e potere economico possono essere un mezzo che allontana l’uomo dall’uomo, confinandolo in un orizzonte egocentrico ed egoistico”. Bisogna dunque “riscoprire l’ “originale legame tra profitto e solidarietà, una circolarità feconda fra guadagno e dono, che il peccato tende a spezzare e offuscare”. Ricordata l’esperienza di Müller tra i poveri del Perù, Rodriguez Maradiaga ha sottolineato che “l’opzione per i poveri è un fatto di cuore, di esperienza, più che una questione di studio sui libri”. Del resto la teologia della liberazione è nel cuore della missione liberatrice della Chiesa ed è “antesignana della sua dottrina sociale”. Annuncio di liberazione, va specificato, senza violenza. Come emerge anche dalle riflessioni sul tema del cardinale Joseph Ratzinger, quand’era prefetto della Dottrina della fede.

Gutierrez: che cosa significa il termine ‘prossimo’?

Gustavo Gutierrez ha voluto in particolare evidenziare la necessità e il significato di una Chiesa ‘samaritana”, che ben conoscono sia i cardinali Müller e Rodriguez Maradiaga che lo stesso papa Francesco grazie alla sua ‘immersione’ da arcivescovo nelle periferie di Buenos Aires. Il teologo peruviano ha proposto una rilettura della parabola del buon Samaritano (ha fatto subito notare che ‘buon’ è “una specificazione cristiana”, poiché in realtà non sappiamo se il Samaritano fosse buono o cattivo). E’ la parabola del ‘prossimo’, che ci consente di capire pienamente il documento di Aparecida del 2007. Ma che significa ‘prossimo’? Dalla parabola emerge che è colui cui noi ci avviciniamo per portargli soccorso. Il prossimo non è il vicino, ha rilevato Gutierrez, ma colui al quale andiamo incontro, dopo aver abbandonato il nostro sentiero. ‘Prossimo’ implica dunque il ‘farsi prossimo’. E’ ciò che deve fare la Chiesa: uscire per incontrare. La Chiesa, si leggeva in un testo della conferenza di Medellin (1968) spesso citato dal cardinale argentino Eduardo Pironio, deve essere “povera, missionaria e pasquale”: l’allegria che porta passa spesso attraverso la Pasqua ovvero la sofferenza e la solidarietà con quelli che soffrono.

Sul teologo peruviano ancora le parole di Joseph Sayer: “Quello che ci colpì in modo particolare fu il fatto che Gutierrez metteva in guardia da una romanticizzazione della povertà. La povertà non fa bene. Al contrario la povertà, per le tante situazioni estreme e difficili di emergenza, è causa di conflitti nelle famiglie, nei gruppi e nelle comunità. I poveri non sono migliori degli altri. Nell’interpretazione dell’opzione per i poveri Gutierrez insiste sul fatto che i poveri sono i preferiti da Dio, ma non perché essi siano buoni, bensì perché Dio è buono. Dio dona gratuitamente il suo amore soprattutto a chi è negata una vita degna di essere vissuta”.

Müller: a Magonza l’aria sociale del vescovo von Ketteler

Ha preso poi la parola il cardinale Müller (cui il presidente della Conferenza episcopale peruviana ha voluto donare un poncho, indossato poi dal porporato tedesco): il termine ‘povertà’ – ha detto – è legato particolarmente alla sua vita, non tanto per le sue origini modeste (figlio di un operaio dell’Opel) quanto per la consapevolezza maturata della presenza della povertà – materiale e spirituale – nel mondo. Del resto già da giovane Müller si era nutrito a Magonza della dottrina sociale del vescovo ottocentesco Wilhelm Emmanuel von Ketteler, per il quale ci sono due peccati gravi che gridano vendetta in cielo: l’oppressione dei poveri e la frode sul salario degli operai. Il prefetto della Dottrina della fede ha ricordato infine un momento del 2012, quando Joseph Ratzinger gli cedette la sua abitazione a piazza della Città Leonina: “Ciò – gli disse Benedetto XVI – ti consentirà, quando attraverserai piazza San Pietro, di incontrare gente di ogni età e di ogni Paese. Ogni volta per me era una grande gioia, è come se fossimo tutti vecchi amici, perché ci accomunava la fede. E la fede dona gioia”.