MARADIAGA: LA GRANDE PACE INTERIORE DEL PAPA CHE NON HA PAURE – di GIUSEPPE RUSCONI – www.rossoporpora.org – 7 ottobre 2013

 

Il porporato honduregno alla presentazione di “Il Papa vicino” di mons. Masciarelli (Tau editrice) – Il rettore Dal Covolo compara la ‘benevolenza’ di Francesco all’ ‘amorevolezza’ di don Bosco – La ‘sveglia’ di Carlo Di Cicco, vicedirettore de ‘L’Osservatore Romano’

 

 

“Il Papa abita in una enorme pace interiore. Non nutre nessuna paura, nessuna angoscia”. Così il cardinale Oscar Andrès Rodriguez Maradiaga durante la presentazione (svoltasi nella serata di lunedì 7 ottobre presso Radio Vaticana) di “Il Papa vicino – Francesco e l’odore delle pecore, il popolo e l’odore del pastore” del teologo abruzzese Michele Giulio Masciarelli. L’arcivescovo di Tegucigalpa ha scritto l’introduzione del libro: conosce da tempo Jorge Mario Bergoglio e ritiene che “Dio non sbaglia mai e ci ha dato il Santo Padre di cui avevamo bisogno”. Il 13 marzo sera, scrive, “guardavo su quel balcone della Basilica Vaticana non solo un caro amico che Dio aveva scelto come successore dell’Apostolo Pietro, ma un sacerdote nel senso pieno della parola”. Non solo: “Lo vedevo rimirare il popolo che gli era affidato, lo ascoltava e mi sembrava incarnasse l’essenza dell’ecclesiologia del Concilio vaticano II”. Nel suo intervento il settantunenne porporato - scelto significativamente dal Papa come coordinatore del ‘Consiglio’ degli otto cardinali – ha evidenziato che “Francesco convince quando parla di fede, perché è un uomo di fede; quando parla di speranza, perché è uomo di speranza; quando parla di carità, perché è uomo di carità”. Certo “non dice nulla di nuovo, ma lo dice in un modo che convince, che ci tocca”. Per Francesco “la fede penetra la vita interiore”. E “se Paolo diceva che ‘Caritas Christi urget nos’, oggi papa Francesco sembra dirci, con la mano di papa Benedetto sulla spalla, ‘Fides urget nos’.

Ancora Rodriguez Maradiaga ha evidenziato tre parole fondamentali per papa Bergoglio. Il perdono: è considerato teologicamente, Dio è un Dio di perdono e “il cristianesimo è una religione perennemente giubilare”. La tenerezza: non bisogna aver vergogna di essere teneri, ma di essere cinici. Purtroppo spesso “si ha vergogna di apparire deboli, non inossidabili”. Il Concilio: il cardinale ha evocato l’omelia papale del 16 aprile a Santa Marta, dove Francesco ha rivendicato la necessità di insistere sull’applicazione ancora carente delle decisioni prese ormai cinquant’anni fa. Il porporato salesiano ha ricordato il senso dell’umanità di papa Bergoglio: ad esempio, rivolgendosi alle clarisse di Assisi, ha osservato che alle eventuali carenze in quel campo sarebbe opportuno rimediare con una buona bistecca.

Sollecitato da una domanda su centralismo romano e decentramento, il cardinale Rodriguez Maradiaga ha sostenuto che “per avere autorità” - il che equivale “a un servizio d’amore” - proprio “non è necessario nessun centralismo”. Del resto “l’autorità papale non è espressione di monarchia assoluta: il Papa – come dovremmo essere tutti noi – “è l’autore che ogni giorno scrive una nuova pagina nel libro della vita della Chiesa”. Un’altra domanda si è riferita a quanto detto da uno dei relatori, Carlo Di Cicco, vicedirettore de ‘L’Osservatore Romano’, che aveva parlato, con l’elezione di papa Bergoglio, di “una sveglia data a una Chiesa sonnacchiosa e autoreferenziale”. Ha osservato a tale proposito il porporato: “Nel 2007, ad Aparecida, abbiamo ricevuto disegni di bambini di seconda elementare: nei disegni non mancavano le chiese, ma tutte con le porte chiuse. Spesso non apparivano i sacerdoti e, quando erano disegnati, erano posti in fondo, dietro la chiesa. Dove stava la missionarietà della Chiesa?”.

Interessanti anche gli interventi degli altri relatori, moderati da padre Salvatore Perrella, preside del ‘Marianum’. Per Carlo Di Cicco papa Francesco “è una persona umile, semplice, benevola, che mostra disinteresse per sé e attenzione piena per gli altri”. E poi “prima ha incominciato a fare, poi a insegnare”. Per il vescovo Enrico Dal Covolo, rettore della ‘Lateranense’, il volume di Masciarelli “assomiglia al mare di Galilea, dal quale si possono pescare 153 grossi pesci” (metafora numerica biblica). Per esempio la parola “benevolenza”, frequente in papa Bergoglio (in Argentina viene indicata come affecto amoroso), bontà mista a ragione che ricorda l’ “amorevolezza”, cardine del sistema preventivo di don Bosco. Diceva il santo piemontese che chi sa di essere amato, ama. Perciò “amare con la ‘benevolenza’ di papa Francesco ed educare con l’ ‘amorevolezza’ di don Bosco significa essere disposti a dare la vita per chi incontriamo ed educhiamo”. Del resto anche Erich Fromm diceva che “amare” è “soprattutto dare, non ricevere”; e l’amore “è più della semplice conoscenza e accettazione reciproche”, perché “fa essere di più” chi ne è coinvolto.