LA COMMOZIONE DEL CARDINALE KOCH - di GIUSEPPE RUSCONI - 'CORRIERE DEL TICINO' DEL PRIMO MARZO

 

Rientrando in Sala Stampa vaticana per il briefing quotidiano, abbiamo incontrato a piazza san Pietro l’unico cardinale svizzero elettore, Kurt Koch, da ormai quasi tre anni presidente del Pontificio consiglio per l’unità dei cristiani.

 

E’ reduce anche lui come più di 140 suoi confratelli dalla Sala Clementina, dove papa Benedetto si è congedato dal Collegio cardinalizio, salutando poi i porporati a uno a uno. “Un momento molto emozionante”, ci dice, “un momento molto duro per tutti noi che non ci aspettavamo la rinuncia al Pontificato. Anche questa mattina il Papa ha parlato in modo semplice, chiaro, giungendo al cuore di tutti noi, come già aveva fatto ieri nell’ultima udienza generale”. Dalle 20.00, eminenza, incomincia il periodo di sede vacante, che si risolverà con l’elezione di un nuovo Papa. Sarà importante che riesca a comunicare come Joseph Ratzinger in modo chiaro, non lasciando spazio ad ambiguità interpretative? “Sì, penso che il nuovo Papa dovrà avere tre qualità principali: una fede profonda, una preparazione teologica solida, un modo di comunicare che possa essere compreso da tutti senza difficoltà”. Presumo che Lei intenda che debba possederle tutte e tre insieme… “Sì. C’è infatti qualcuno che ne possiede una o due. Ma  per un nuovo Papa, anche per onorare le indicazioni date da Benedetto XVI con la sua rinuncia, esse sono tutte indispensabili”.  (g. rus.)