GOTTI TEDESCHI E I SUOI INTRIGANTI ‘COLLOQUI MINIMI’ (CON PREMESSA) – di GIUSEPPE RUSCONI – www.rossoporpora.org – 18 aprile 2019

 

Alcune note (con citazioni) sull’ultimo, singolare libro di un autore altrettanto singolare, l’ex-presidente dello Ior Ettore Gotti Tedeschi: ‘Colloqui minimi – L’arte maieutica della polemica’ (ed. Fede&Cultura) – Nella premessa l’incendio di Notre Dame e altre sciagure.

 

 

PREMESSA/ INCENDIO DI NOTRE DAME E ALTRE SCIAGURE

 

Quanto più questo pontificato procede, tanto più si moltiplicano le occasioni di riflessione critica. Nel contesto della conclamata lotta allo sfruttamento dei minori, ad esempio, mercoledì 17 aprile 2019 – al termine dell’udienza generale - Francesco ha salutato e incoraggiato in prima fila una nota Pupazzetta svedese (e l’incontro al vertice tra ambientalisti radicali è stato e sarà molto pubblicizzato, anche con l’ausilio delle foto di rito). Invece nel contesto della non-ingerenza papale nella politica italiana (“Davvero io di politica italiana non capisco. Non capisco… Avevo letto sull’Espresso qualcosa…Ma di politica italiana non domandarmi, non capisco… così Francesco nella conferenza-stampa sul volo Rabat-Roma il 31 marzo, rispondendo a una domanda dell’adorante Cristiana Caricato), la Via Crucis al Colosseo sarà connotata dalla lotta dura, senza paura ai ‘porti chiusi’, con associata denuncia (pur senza nomi) delle responsabilità salviniane per i migranti morti nel Mediterraneo. L’ex-giornale cattolico ‘Avvenire’ di giovedì 18 aprile illustra con accenti sublimi sia il vertice che i contenuti della Via Crucis, preparando a quest’ultimo proposito il terreno con un editoriale tarquinesco di inaudita misericordia.

Non  bastassero le sciagure cui si è accennato, lunedì sera 15 aprile la cattedrale parigina di Notre Dame è stata devastata da un incendio rovinoso. E’ stato uno strappo molto doloroso per la nostra identità cristiana ed europea: e quando se ne va una parte della tua identità profonda, è difficile resistere alle lacrime. E’ parimenti difficile resistere alle suggestioni simboliche che un tale incendio evoca in un momento drammatico come il nostro per la Chiesa Cattolica… e il pensiero va anche a quel fulmine (foto di Alessandro di Meo dell’Ansa, scattata dopo un lungo appostamento) che cadde sulla cupola di san Pietro proprio l’11 febbraio 2013, giorno in cui Benedetto XVI annunciò le sue dimissioni da Papa regnante.

Della triste serata di Notre Dame ci sono rimasti impressi nella memoria altre immagini e un canto popolare mariano: una piccola folla – perlopiù di giovani – che, in parte inginocchiata, pregava e cantava, mentre sullo sfondo la cattedrale era sinistramente illuminata dalle fiamme…

Je vous salue, Marie, comblée de grâce.
Le Seigneur est avec vous.
Vous êtes bénie entre toutes les femmes,
Et Jésus, votre enfant, est béni.

Sainte Marie, mère de Dieu,
Priez pour nous, pauvres pécheurs,
Maintenant et à l'heure de la mort.
Amen Amen Alleluia

Quale contrasto tra quei giovani che supplicavano la Vergine Maria e certi loro coetanei… quelli dell’Unef, l’Unione nazionale degli studenti francesi (di sinistra). Tale Hafsa Askar, vicepresidente dell’Unef  Lille (che fa parte del Direttivo nazionale), ha twittato un’ora dopo lo scoppio dell’incendio: “Me ne infischio di Notre Dame di Parigi poiché me ne infischio della storia di Francia (…) Fino a quando la gente verserà le sue lacrime per tronchi legnosi? Voi amate troppo l’identità francese quando invece oggettivamente non si tratta che del delirio di piccoli bianchi”. A ruota un altro membro del Direttivo nazionale, tale Edouard Le Bert ( militante comunista) ha twittato cinicamente: “E’ proprio un dramma nazionale… brucia il tetto di legno di una cattedrale”. La presidente nazionale, tale Mélanie Luce, ha dapprima difeso i due degni colleghi, ‘coprendoli’ nel loro atteggiamento sprezzante e ha preso (evidentemente solo per ragioni di opportunità politica) un minimo di distanza solo il giorno dopo. Unef? Nel dizionario francese ormai è un sinonimo concreto, reale di ‘vergogna’. 

 

ETTORE GOTTI TEDESCHI: 265 PENNELLATE PERCHE’ NON SI PERDA LA VERITA’ DEI FATTI, TRAVOLTA DALL’INCOMBENTE ‘PENSIERO UNICO’

 

Per www.rossoporpora.org Ettore Gotti Tedeschi non è certo uno sconosciuto. Basti pensare ad esempio all’intervista apparsa il 18 maggio 2016 o alla lettera all’ ‘amico anglicano’ del 6 aprile 2018. Per alcuni l’ex-presidente dello Ior è un Grillo parlante (e lo spiaccicherebbero volentieri sulla parete), per altri un rompiscatole intollerabile (e gli metterebbero volentieri una bella museruola di ferro), per altri ancora uno che sa troppo (e, se si riaprisse qualche gulag, un candidato sarebbe già bell’e pronto) oppure un catastrofista nato (un Nostradamus contemporaneo) oppure da ultimo un dandy perditempo da salotto (da non prendere sul serio). Una tale scarica di artiglieria nemica non può non indurre a pensare invece che il settantaquattrenne banchiere piacentino (che Piacenza non la scorda mai…) sia un intellettuale che ha scelto – certo, potendolo, ma assumendosi anche qualche rischio, ad esempio di emarginazione - di esprimersi con una libertà di parola superiore al normale su questioni perlopiù molto delicate e prevalentemente riguardanti la Chiesa cattolica. L’arguzia non gli manca né la capacità di stupire (“è del poeta il fin la meraviglia”, scriveva il barocco Giovan Battista Marino) né la rapidità di manovra e neppure la malizia di mirare con successo al cuore delle vittime dei suoi strali. Non si può dire che Gotti Tedeschi non induca alla riflessione (e ciò spiega quanti disturbi il Manovratore): d’accordo pienamente, parzialmente o per niente con le sue ‘uscite’, leggendolo nessuno può evitare di porsi le domande fondamentali - apparecchiate con dialettica collaudata in lunghi anni di turbolenze - che scaturiscono naturalmente dai suoi scritti.  

E’ così anche per questo suo “Colloqui minimi – L’arte maieutica della polemica” (edizioni Fede&Cultura), in cui Gotti Tedeschi si inventa brevi conversazioni (domanda e risposta) con 265 personaggi che hanno contribuito in misura diversa, ma spesso rilevante, alla storia del mondo. E’ un divertissement anche educativo che infatti l’autore aveva in origine pensato a beneficio dei suoi nipotini, destinati a essere vittime del Pensiero unico. Come scrive nella dedica a Olly, Andrew, Pietro e Caterina, “propongo queste letture su personaggi e fatti storici rilevanti, utili a riflettere su cosa è verità”. Così proseguendo: “Valga come esempio del rischio che corrono, quello addirittura insinuato da illustri membri della Chiesa che, per proporre modifiche alla dottrina di fede cattolica, spiegano l’esigenza di farlo, dicendo che quello che Gesù Cristo ha detto potrebbe essere stato manipolato e modificato, perché allora non c’era il registratore…” (chiaro riferimento alle affermazioni del generale dei Gesuiti Arturo Sosa, rilasciate nella nostra intervista apparsa il 17 febbraio 2017 – vedi https://www.rossoporpora.org/rubriche/interviste-a-personalita/672-gesuiti-padre-sosa-parole-di-gesu-da-contestualizzare.html).

Nella prefazione Giovanni Zenone annota tra l’altro che “alla fine di tutto questo, dopo aver passato in rassegna un campionario di personaggi biblici, storici, letterari, filosofici, economici, politici, papi, santi ed eretici manca però l’intervista al personaggio più spesso tirato in ballo: papa Francesco (…) mai nominato, ma sempre presente”. Scopra allora chi ci legge se, nelle citazioni che seguono, si possa intuire sovente la presenza di un ‘convitato di pietra’…

PONZIO PILATO (? – 38 d. C.): Ci sono due o tre cose che è bene che tu sappia: io ero un soldato, non un diplomatico, non mi piacevano i giudei e non capivo la loro mentalità. L’imperatore Tiberio mi aveva sconfessato e sapevo che non mi avrebbe più appoggiato. Il Sinedrio mi detestava e io detestavo il Sinedrio, che si sentiva forte grazie alla mia caduta in disgrazia con l’imperatore. Se avessi fatto assolvere Gesù, per certo il Sinedrio sarebbe riuscito a farmi sconfessare da Tiberio che avrebbe ugualmente condannato Gesù in nome di Roma. Quanto a Barabba avrei giurato che la folla avrebbe liberato Gesù (…)

PAOLO DI TARSO (10-67): Come dissi a Timoteo, noi dobbiamo parlare di Dio, creando l’opportunità di farlo, in ogni circostanza. Gli dissi che verrà un giorno in cui non si sopporterà più la sana dottrina, ma per il ‘prurito’, dovuto a debolezze e ‘disordini’ umani, gli uomini cercheranno e si circonderanno di maestri che insegnino loro le cose che vorranno sentire per soddisfare le proprie voglie, rifiutando di dare ascolto alla Verità, per volgersi alle ‘favole’. Ciò avverrà sempre, magari tu lo noterai di più soprattutto nel tuo tempo. (…) Chi vi confonde, sapendo ciò che fa, ignoratelo. Se ritenete che non lo sappia, correggetelo.

SAN BENEDETTO DA NORCIA (480-547): (Domanda: Mai come oggi, nel XXI secolo, il mondo avrebbe bisogno di un san Benedetto per ricostruire la perduta civiltà cristiana d’Europa! Oggi l’Europa non riesce a trovare un’identità (…) Se non si riuscirà a ricreare un rinnovamento etico fondato su radici cristiane, il mondo intero regredirà. O forse sarà la regola del monastero di Bose a salvarlo?) Ci vuole santità nella vita quotidiana. Il mio stesso monachesimo ebbe successo perché non fuggì dal mondo, ai miei tempi l’Europa era già piena di monasteri, ma con me il  monastero sta nel mondo, agisce nel mondo e dà una regola globale. Questo spirito (di Opera di Dio) l’ho ritrovato, adatto ai vostri tempi, anche nell’insegnamento di San Josemaría Escrivá, fondatore dell’Opus Dei. Il monastero di Bose non so cosa sia.

MAOMETTO (570-632): Qualcuno pensa che il mondo globale non ci ami e ci tema. Io credo diversamente. Il carattere chiave della religione che ho fondato è proprio il sincretismo. Pensaci, si fonda su tradizioni arabe preislamiche (il culto della Pietra Nera della Mecca), nonché su tradizioni cristiane e ebraiche. Consideriamo come profeti i miei predecessori, come ho già detto Mosè, Abramo e Gesù. Chi più dell’Islam può rappresentare la religione universale necessaria attraverso il sincretismo religioso? Scommettiamo che un giorno persino un vostro papa lo riconoscerà?

SAN FRANCESCO D’ASSISI (1181-1226): Io non sono stato rivoluzionario, ma restauratore (della Chiesa di Cristo). Non sono stato pacifista, ma cercavo la Pax Christi. Non sono stato pauperista, perché per aiutare i poveri bisogna attingere dai ricchi cui insegnare a vivere distaccati dai beni pur possedendoli. Non sono stato egualitarista, ma ho predicato l’uguaglianza degli uomini, davanti a Dio, perché figli di Dio. Non sono mai stato animalista, perché io cantavo lodi al creatore delle creature, non alle creature. Io predicavo la venuta del regno di Cristo, e basta.

PAPA BONIFACIO VIII (1230-1303): Per quanto riguarda l’esistenza di papi non santi o persino peggio, credo che Iddio abbia permesso che ciò avvenisse, forse per insegnare al suo popolo a saper distinguere quello che è il volere e la parola di Cristo e quella di un papa, quando questi non coincidono per ermeneutica evoluzionista del dogma e della prassi. (…)

SANTA GIOVANNA D’ARCO (1412-1431): Quando uno dei giudici teologi ecclesiastici (per trarmi in inganno) mi chiese come mai Dio, che è onnipotente, avrebbe dovuto avvalersi del mio miserabile aiuto per vincere, risposi: ‘Bisogna dare battaglia perché Dio conceda la vittoria’. Si deve cioè dare battaglia contro il peccato e contro il nostro timore di sacrificio. Ma bisogna avere anche il coraggio di indicare l’errore e il colpevole, come feci con il mio inquisitore, il vescovo Couchon (vescovo francese che sosteneva gli interessi inglesi durante la Guerra dei Cent’Anni e che poi fu scomunicato postumo, perché eretico), cui gridai: ‘Vescovo, muoio per causa vostra!’.

GIROLAMO SAVONAROLA (1452-1498): Fui scomunicato (anche se non è così chiaro se fu solo minaccia), così accentuai le mie critiche ai vizi della Chiesa, finché i Medici riuscirono a farmi ancora una volta accusare di eresia, e fui torturato, impiccato e bruciato (bruciato morto, naturalmente, essendo stato prima impiccato). Ora mi rendo conto di non essere servito a molto, mica sono riuscito a purgare la Chiesa. Nei tuoi tempacci io sarei considerato un conservatore, fondamentalista, integralista e reazionario; però non mi avrebbero arso al rogo, mi avrebbero solo ignorato, disprezzato, avrebbero fatto scrivere da qualche pennivendolo che ero un fariseo nemico della Chiesa e del papa, che cercava di dividere anziché dialogare. Certo sarà peggio quando si annuncerà di voler riformare i costumi e l’unica riforma che si farà sarà invece la riforma della verità evangelica. Bah! Allora nasceranno nuovi Savonarola, vedrai…che avranno il coraggio di correggere papi nelle loro ambiguità dottrinali. Pensino costoro che cosa sono riuscito a fare, grazie alla correzione fraterna, con Alessandro VI (che pur mi ha fatto ardere…): quasi convertire un papa!

SANT’IGNAZIO DI LOYOLA (1401-1556): Il mio ‘programma strategico’ era semplice: evangelizzare i Paesi che non conoscevano Cristo (Brasile, Indie) e difendere in Europa la vera fede cattolica attaccata dalla riforma luterana e calvinista. Ciò insegnando la Verità a tutti, anche ai bimbi e agli ignoranti, senza (falso) rispetto umano o culturale. (…) Chissà con chi dovranno vedersela i miei discepoli nel XXI secolo. Certo non potranno essere definiti ignaziani ortodossi se si lasceranno influenzare da teologi gesuiti come de Lubac (…) come de Chardin (…) come Rahner (…) Ma mi hanno fatto vedere una fotografia di un tal generale dei gesuiti dei tuoi tempi, che prega con i buddisti: è vero o è una fake photonews?

KARL MARX (1818-1883): Se si rimuove il problema materiale-economico, automaticamente si abolisce la causa del bisogno della religione. Se e quando un papa dovesse arrivare a crederlo e a farlo intendere nel suo magistero, saremmo finalmente prossimi alla vittoria del proletariato e del comunismo! E naturalmente alla distruzione della religione. Avanti popolo, alla riscossa…

GIOVANNINO GUARESCHI (1908-1968): (conclusione di Ettore Gotti Tedeschi) Leggendo ‘Mondo piccolo’ e ‘Favola di Natal’e, io penso che si dovrebbe iniziare il suo processo di beatificazione. Pensa ben: “San Giovannino di Roncole Verdi”…(…) potrei testimoniare nel processo di beatificazione…