BIOTECNOLOGIA/ MERCK: LIMITI ETICI ALLA MODIFICA DEL GENOMA – di GIUSEPPE RUSCONI – www.rossoporpora.org – 13 luglio 2018

 

Assegnato il sedicesimo Premio Letterario Merck in una serata – anche gustosa - svoltasi giovedì 12 luglio a Villa Miani a Roma. Spunti di riflessione di ampia portata nell’intervento di Johannes Baillou, rappresentante della proprietà (che festeggia i 350 anni di esistenza). Premiato il naturalista statunitense Carl Safina  per un libro sulle reazioni ‘umane’ del mondo animale. Un premio speciale a Lucio Russo (l’interazione tra classicità e scienza) e ad alcuni studenti.

 

Che cos’è la Merck? E’ una multinazionale con circa 53mila dipendenti in 66 Paesi, azienda d’avanguardia nei settori della sanità, delle scienze della vita, dell’innovazione tecnologica. Qualcuno ne conoscerà il nome, perché produce tra l’altro l’ Eutirox.

Perché se ne parla qui? Il motivo è semplice: la Merck promuove cinque Premi letterari nel mondo. Quello italiano è assegnato in una serata estiva speciale che si svolge nella sede prestigiosa romana di Villa Miani, sulle pendici di Monte Mario: per il 2018 l’appuntamento si è concretizzato giovedì 12 luglio e, dal nostro punto di vista, tra i momenti più interessanti ritroviamo l’intervento di Johannes Baillou,  rappresentante della famiglia e anche presidente del Consiglio di amministrazione dei Partners della Merck.

 

JOHANNES BAILLOU/1: PALETTI ETICI NECESSARI PER LE BIOTECNOLOGIE

Che ha detto in particolare Baillou? Confrontandosi con il tema dell’ “inscindibilità” per un imprenditore del binomio “scienza-responsabilità”, ha evidenziato l’attualità del tema concernente “la modifica del genoma” (Genome Editing). Ha sottolineato qui l’oratore: “Con questa tecnologia è possibile sostituire in modo relativamente facile determinate sequenze di DNA”. Del resto “le potenzialità applicative di questa tecnica sono pressoché infinite” e “grazie ad essa si spera, per esempio, di poter guarire alcune malattie o di adattare le piante a condizioni climatiche modificate”. E’ noto che la Merck “è molto attiva in questo settore”, di una delicatezza evidente “per le sue implicazioni etiche”. A tale riguardo, ha rilevato Baillou, “la nostra commissione bioetica, formata da esperti internazionali, ha elaborato linee guida molto chiare”. Questo, ha evidenziato, “è un ambito in cui ci siamo voluti porre dei limiti validi a livello internazionale, limiti che non è nostra intenzione oltrepassare (…) anche se, in alcuni Paesi del mondo, sono consentite attività di portata più ampia”. Il passo citato dell’intervento del rappresentante ufficiale della proprietà è certo importante e significativo, in linea del resto con le domande fondamentali che già si erano posti lo stesso Baillou per il Premio 2016 e il suo predecessore Karl-Ludwig Kley (pure personalità di grande spessore culturale, amante dell’Italia, dotato di uno spiccato senso dello humour).

 

JOHANNES BAILLOU/2: CORAGGIO, RESPONSABILITA’, OTTIMISMO

La Merck festeggia quest’anno il 350.mo di esistenza: è infatti nel 1668 che Friedrich Jacob Merck acquistò una farmacia a Darmstadt (la costruzione della prima fabbrica è invece del 1848). Baillou ha ricordato l’antenato, che si accinse all’impresa, già vecchio (47 anni) per i suoi tempi perdipiù ancora a ridosso della terribile Guerra dei Trent’Anni. Ebbe coraggio e qui Baillou ha colto l’occasione per invitare all’ottimismo anche oggi: “Per quanto le evoluzioni del mondo contemporaneo non appaiano particolarmente piacevoli o promettenti, è compito di chi svolge un ruolo di primo piano nei settori dell’economia, della vita pubblica o da intellettuale, non già quello di deprimersi, bensì quello di continuare a trasmettere fiducia nei nostri simili e continuare a dare un contributo per uno sviluppo positivo della società”. Si deve constatare, nonostante tutto, che “il mondo non versa in condizioni così catastrofiche come a volte siamo tentati di credere o come potremmo pensare leggendo i giornali”. C’è qualcuno, come il medico e accademico svedese Hans Rosling che, “con gli  strumenti della statistica ha dimostrato che l’umanità sta molto meglio di quanto pensiamo. Anche i Paesi più poveri del pianeta fanno progressi”. Purtroppo “esiste anche tra le persone istruite, qualcosa che si potrebbe chiamare pessimismo preventivo”. Certamente per la comprensione del mondo la scienza è decisiva: “In tempi di fake news e alternative facts un approccio di tipo scientifico ai problemi di oggi è più importante che mai“. E “deve trovare una strada per giungere agli uomini e alle donne che nella vita di ogni giorno non si occupano di scienza”. Bisogna perciò “creare un rapporto di fiducia tra la scienza e la collettività”. Ma “la fiducia presuppone la comunicazione e perché la comunicazione abbia luogo serve una lingua comprensibile a tutti”.

 

JOHANNES BAILLOU/3: IL PREMIO LETTERARIO MERCK

E’ qui che si inserisce il Premio Letterario Merck, con il suo “collegamento tra letteratura e scienza”. Che ha due obiettivi. Il primo: “Abolire il rifiuto interiore che a volte tiene lontana la collettività dalla scienza”. Il secondo: “Trovare il modo di veicolare determinati contenuti scientifici”. Come aveva detto lo stesso Baillou nell’edizione del 2016, “quando la scienza non viene ascoltata, entra in gioco la letteratura perché parla al cuore, non solo alla testa. La letteratura, con la sua naturale carica emotiva, può raccontare l’emozione di un ricercatore come la scienza non sa fare. Abbiamo bisogno di entrambi – cuore e cervello – per coinvolgere l’uomo nella sua totalità”.

Il Premio comprende anche una sezione, “La scienza narrata”, “che vuole incoraggiare l’interesse dei giovani per la scienza”, perché, se riusciamo a risvegliarlo, “creiamo non solo le basi per il progresso di domani, ma anche un clima in cui è possibile osservare il mondo con maggiore buonsenso”.

 

I VINCITORI

Fin qui il non banale intervento di Johannes Baillou. Veniamo ora alla serata, condotta con garbo colto e brioso dalla giornalista scientifica e conduttrice radiotelevisiva Silvia Bencivelli (RAI, ‘Repubblica’). Dapprima – dopo un intervento introduttivo di Pier Carlo Redi (professore di zoologia e biologia dello sviluppo/Pavia, un darwiniano tutto d’un pezzo, che inopinatamente ha ficcato nel suo dire anche il tema dei migranti…)– sono stati premiati i giovani (oltre 200 gli elaborati giunti da 25 scuole di tutta Italia). Nella sezione ‘Racconti’ ha vinto Sara D’Anna (Liceo Renato Cacciopoli di Scafati/SA) con un testo sugli attacchi di panico; nella sezione “Saggi brevi’ è stato invece premiato Andrea Muratore (Liceo Eugenio Montale di Roma) per una riflessione sulle fake news; il più votato dagli utenti del web è stato invece un racconto di Concetta Nilo (I.S.S. Carlo Levi di Marano/NA).

Il Premio vero e proprio, “importante testimonianza dell’attenzione posta ai temi della diffusione del sapere scientifico e della responsabilità sociale”, come ha evidenziato Antonio Messina, amministratore delegato del ramo italiano della Merck; Messina ha anche ricordato che nell’anno del 350.mo l’azienda ha posto in essere 350 progetti di responsabilità sociale in tutto il mondo.

 

IL PREMIO PRINCIPALE A CARL SAFINA (CON CITAZIONI)

La giuria era guidata da Leonardo Santi (presidente del Centro Nazionale per le Risorse Biologiche) coordinata dallo scrittore Franco Marcoaldi e comprendeva tra gli altri il genetista Bruno Dallapiccola (direttore scientifico dell’ospedale pediatrico ‘Bambino Gesù’) e Piergiorgio Odifreddi (matematico, saggista e polemista). Un premio ‘speciale’ è stato conferito a Lucio Russo (fisico e storico della scienza) per il saggio “Perché la cultura classica. La risposta di un non classicista” (Mondadori), un testo che come appare evidente fin dal titolo si inserisce pienamente nelle finalità del concorso. 

Vincitore invece della sedicesima edizione del Premio Letterario Merck è risultato il naturalista statunitense Carl Safina per il saggio “Al di là delle parole” (Adelphi), un testo sulle relazioni tra uomini e mondo animale, “un viaggio nei sentimenti degli animali che provano paura, gioia e tristezza”. Per capirne di più, vi offriamo un paio di passi eloquenti del pensiero indubbiamente originale di Safina, contenuti nell’intervento che lo scienziato ha svolto a Villa Miani dopo aver ricevuto il Premio:

Primo passo: “Le meduse furono le prime creature con cellule nervose. Ma una cellula nervosa è praticamente la stessa in una medusa, uno scimpanzé, un cane o un’aragosta. E questo cosa ci dice della vita interiore di un’aragosta, per esempio? Assai poco. Tuttavia, se si sottopongono delle aragoste in una vasca a scosse elettriche mentre sono alla ricerca di cibo, esse sviluppano ciò che sembra una forma di ansia. Smettono di cercare cibo e all’osservazione sembrano depresse e spaventate. Se si aggiunge un ansiolitico ad uso umano dell’acqua, il clordiazepossido (Librium), si rilassano e si riattivano. E noi quale considerazione diamo a questa forma di ansia nelle aragoste? In genere, le facciamo bollire in grandi quantità”.

Non siete ancora soddisfatti? Ecco il secondo esempio: “Le cernie inseguono i pesciolini più piccoli fra i coralli o negli anfratti rocciosi, dove talvolta si trovano le murene a dormire. La cernia segnala alla murena di seguirla. La murena recepisce il messaggio e la segue nei luoghi dove si nascondono i pesci . La murena s’infila nei nascondigli. Alle volte la murena riesce a catturare i pesci, altre volte invece ci riesce la cernia. Questa è un’alleanza che esiste da tempi immemore, ma ne siamo venuti a conoscenza solo recentemente. In che modo celebriamo quest’antica alleanza? Friggendola in padella”.

Conclusione di Carl Safina: “Siamo capaci di amare abbastanza gli animali da lasciarli semplicemente continuare a esistere?”. Con tutto il rispetto per Safina (che presumiamo come minimo vegetariano per convinzione scientifico-ideologica), continueremo ad assaporare con gusto le cernie. E anche il delizioso rollé di vitello, che ci è stato offerto durante la cena di Villa Miani. Gnam gnam.

Chi ci legge avrà capito che la serata non è stata per niente noiosa. Spunti di riflessione e di divertimento non sono certo mancati per questa sedicesima edizione del Premio Letterario Merck, conclusa tra l’altro da una verace esibizione musicale del trio Peppe Servillo (cantante), Natalio Mangalavite (piano), Javer Girotto (sassofono) che hanno proposto canzoni sul cinghiale, sul gatto e sul pesce spada (quest’ultima di Domenico Modugno).  Speriamo di esserci anche l’anno prossimo…