INTERVISTA SUL BREGNO AL SOPRINTENDENTE CLAUDIO STRINATI - 'IL CONSULENTE RE' DI GENNAIO 2008

 


A CINQUECENTO ANNI DALLA MORTE DI ANDREA BREGNO, ARTISTA LOMBARDO

Professor Strinati, perché un Comitato per il V centenario della morte di Andrea Bregno?

Perché è il tipico caso di un artista di grande importanza e fama in vita, poi invece de facto quasi dimenticato. Rientra quindi in quella categoria di personalità meritevole di essere recuperate, anche alla grande.

Quali le ragioni della ‘scomparsa’ del Bregno dalla memoria storica della società?

Il Bregno è stato un artista poliedrico, com’è tipico degli artisti della sua terra lombarda, un tempo chiamati i magistri comacini: era architetto, scultore, organizzatore. Per molti anni a Roma era un artista di spicco assoluto. Basti ricordare che a lui si deve la progettazione e la decorazione scultorea di una delle chiese più importanti di Roma, Santa Maria del Popolo...

Molto frequentata dai pellegrini che giungevano dalla via Francigena…

Sì,  perché, varcata la Porta del Popolo ed entrati in città,  i pellegrini provenienti da Nord ‘fisicamente’ incontravano subito la chiesa. Perché il Bregno è stato dimenticato? Negli ultimi anni della sua vita l’artista incontrò, scoprì l’allora giovanissimo Michelangelo Buonarroti, che incomincia a lavorare a Roma, acquisisce una fama grandissima (forse la maggiore di tutti i tempi) e ‘cancella’ il ricordo di chi lo aveva immediatamente preceduto. Passano i secoli, sempre meno ci si ricorda del Bregno… anche per un altro motivo…

Quale?

In buona parte la Roma del Quattrocento è stata rasa al suolo dalla Roma barocca. Molti ricordi del Bregno sono scomparsi anche fisicamente. Uno dei suoi capolavori ad esempio era l’altare maggiore di Santa Maria del Popolo, grande struttura architettonica e scultorea. Quando nel Seicento il Bernini restaurò la chiesa, l’altare del Bregno fu praticamente demolito; si salvò la facciata anteriore, rivolta verso i fedeli, ma fu tolta e murata nella sacrestia della chiesa. E’ ancora lì e quasi nessuno accorge.

Si intuisce allora che cosa si propone il Comitato nazionale per le celebrazioni del V Centenario della morte da Lei presieduto: far riemergere in qualche modo il Bregno dall’oscurità in cui è stato spinto…

Abbiamo organizzato diversi Convegni, abbiamo deciso di allestire una mostra – che sarà inaugurata forse tra un anno – che si propone di illustrare nel modo più capillare possibile la figura e la carriera del Bregno. Saranno esposte opere sue e di maestri della sua cerchia, in modo da far capire come si configurava la cultura artistica a Roma nella seconda metà del Quattrocento, molto concentrata sulla scultura…

Di sicuro fiorivano in quel tempo i monumenti funerari, se si esamina la vita del Bregno…

Sì, erano due gli argomenti della scultura del periodo. Dapprima i monumenti funerari dei grandi personaggi soprattutto della Chiesa, ciascuno dei quali considerava quasi un obbligo sociale l’erezione di un monumento funerario in scultura. Alcune opere sopravvivono, ad esempio  a Santa Maria sopra Minerva, a Sant’Agostino, a Santa Maria del Popolo, a San Silvestro, ma altre, molte altre sono andate distrutte. Secondo argomento scultoreo i grandi altari. Cerchiamo di dimostrare come gran parte della cultura artistica della Roma antecedente Michelangelo fosse scultura. E Bregno era lo scultore per antonomasia.

Quali le sue caratteristiche peculiari?

Uno scultore classico, uno dei grandi rinnovatori del classicismo a Roma. Ecco da  che cosa deriva la sua importanza. La sua opera si ispira ai monumenti dell’antica Roma sia dal punto di vista architettonico che scultoreo. I suoi personaggi sono rimodellati sulle statue antiche, soprattutto di oratori e filosofi; egli le rielabora, dando loro una forma moderna, coerente con il pensiero umanistico. Quindi: maggiore naturalismo, più vita vera nelle immagini. Volevo ancora ricordare un altro motivo che probabilmente ha concorso a far dimenticare il Bregno: la sua discrezione.

Forse derivava un po’ dalle sue origini altolombarde…

Il Bregno, da quel pochissimo che sappiamo, dovette vivere la propria professione e il suo privato sempre con molta discrezione. E’ vero, qui si ritrova un po’ il carattere dell’uomo del Nord che viene a Roma… quanti artisti dell’area lombarda, del Canton Ticino sono venuti a Roma nel corso dei secoli…alcuni sono celeberrimi, il Caravaggio, il Borromini per citarne solo due giganteschi. Come altri il Bregno ha lavorato per decenni a Roma, vi ha sviluppato quasi tutta la carriera. In sintesi è una personalità da riscoprire. Quando ci si avvicina al Bregno si scopre la finezza della sua arte, non magniloquente…

 … allora non michelangiolesca…

In questo senso Michelangelo è un po’ il suo opposto. Le figure del Bregno sono piccole, delicate, non declamanti, ispirate alla meditazione, all’amore della storia antica.

La nostra società forse preferisce Michelangelo…

Certo all’uomo moderno il Bregno parla meno di Michelangelo, non desta clamore. E’ evidente che nessuno di noi pensa di restituire al Bregno una fama colossale: non ce ne sono realisticamente i presupposti. Però è un artista sensibile che può interessare le anime sensibili. Ce ne sono anche nella nostra epoca.