LA ‘REVOLUTION TRANQUILLE’ DI JEAN_LOUIS DE LA VAISSIERE - di GIUSEPPE RUSCONI – www.rossoporpora.org – 4 aprile 2014

 

In “De Benoit à François, una révolution tranquille” Jean-Louis de la Vaissière – vaticanista dell’Agence France Press- analizza con pacatezza la personalità di papa Ratzinger e i primi mesi di papa Francesco. Due Papi che de la Vaissière considera diversi nello stile, ma non dissimili nei contenuti principali del loro Magistero: insomma più vicini che lontani tra loro.

 

 

Jean-Louis de la VaissièreDE BENOIT A’ FRANCOIS, UNE REVOLUTION TRANQUILLE,  Le Passeur, 2013,  euro 21,90, pp. 350

Lo scorgiamo quotidianamente nel suo box sulla destra della Sala Stampa vaticana, quello dell’ Agence France Press: concentrato sul suo lavoro, pacato nell’esprimersi, Jean-Louis de la Vaissière non poteva che produrre un testo in consonanza con queste sue caratteristiche. Anche se tale testo tratta un argomento di argomento potenzialmente dinamitardo e proprio per questo da maneggiare con cura: intitolato “Da Benedetto a Francesco, una rivoluzione tranquilla”, è uscito in francese presso l’editore “Le Passeur” nell’autunno dell’anno scorso. Si dirà: di mesi ne sono passati altri sei e… se ne sono viste ancora tante… Francesco è un ciclone! E’ vero però che le riflessioni dell’autore – connotate dalla prudenza di chi si è voluto prendere il tempo di riflettere -  ci sembrano valide anche oggi. Nel titolo si ritrova subito quella sorta di ossimoro: “Rivoluzione tranquilla”, il che nella storia normalmente sembra essere meno frequente del contrario. Però non è detto prima di tutto che quella di Francesco sia una vera rivoluzione (c’è chi la ritiene piuttosto un’evoluzione) e poi che sia tranquilla (una parte dei cattolici pensa piuttosto alla turbolenza e teme di lasciarci qualche penna identitaria, se già non ce l’ha lasciata).

Tuttavia l’obiettivo di De la Vaissière era in primo luogo di tratteggiare “due grandi figure della storia della Chiesa”, cercando di “avvicinarle piuttosto che opporle l’una all’altra”. Su questo preciso punto, si sa, la discussione è aperta tra chi propende per una situazione sostanzialmente di continuità tra Benedetto XVI e Francesco e chi invece ipotizza una cesura tra i due, traendo tale tesi da fatti, scritti e gesti del primo anno bergogliano.

Per De la Vaissière continuità e innovazione si integrano armoniosamente nel dopo-Benedetto XVI, definito “perfezionista di Dio”, mentre Francesco emerge in relazione con il “Dio concreto”; semplici e umili ambedue, diversi però nel carattere. L’autore, descrivendo Joseph Ratzinger, ne evidenzia “la fermezza associata alla dolcezza”, contesta che sia stato un Panzerkardinal, ne sottolinea “la partenza in grazia e bellezza”, mentre nel contempo “la Chiesa era scossa dal dubbio”. Per la seconda parte non manca una documentazione già amplissima: stile, gesti, frasi e testi di Jorge Mario Bergoglio sono ripercorsi da De la Vaissière con precisione e anche arguzia. In una decina di pagine sono evocate le opposizioni di una parte dei cattolici, “pur se la maggioranza viene convinta dal suo stile diretto e nel contempo profondo”. Certo Francesco, che è “imprevedibile”, pone “maggiore attenzione ai poveri che ai potenti” e “non sopporta proprio le mondanità”. Altrettanto certo – scrive De la Vaissière – “che nessuno in Vaticano pensa a una rivolta contro il Papa”. E tuttavia, “segretamente, lo si può non amare e fare resistenza passiva”. Sono criticati anche il suo atteggiamento verso la liturgia, sui valori non negoziabili; e gli affezionati della Realpolitik sono perplessi per le sue affermazioni “sull’accoglienza degli immigrati clandestini e sul sostegno a diverse forme di contestazione sociale”. Non piacciono a certi “diplomatici di Curia certe frasi troppo critiche sulla Chiesa, poiché la possono indebolire e l’apparato vaticano venire poi attaccato da potenze ostili”. Osserva qui de la Vaissière: “Il complesso del complotto è sempre vivo dopo Vatileaks”.

Nella terza e ultima parte l’autore si occupa delle maggiori sfide per la Chiesa contemporanea, da quella costituita dallo tsunami della secolarizzazione a quella della crescita delle sette evangeliche e ai rapporti con l’Islam. Per de la Vaissière, papa Francesco “ha una capacità che non era del suo predecessore, la comunicazione, il calore umano”. Il che potrebbe portare, secondo il vaticanista dell’AFP a “riconciliare le persone con la Chiesa”. Grazie prima di tutto a “un cambiamento di attitudine e di sguardo sul mondo, parlando meno e impegnandosi di più sul terreno, prendendo maggiormente in considerazione la complessità delle situazioni reali, come quelle di natura sessuale, giudicandole meno”. Poi in virtù della pastoralità di Francesco, che si fonda “su un pugno di parole luminose, cui aderiva anche Benedetto nei suoi scritti, ma che Francesco assume con più energia”: una povertà in coerenza con il messaggio, la misericordia, l’accessibilità a tutti del messaggio, la gioia della Buona Novella, l’impegno tenace fino al raggiungimento dell’obiettivo, strutture ecclesiali meno pesanti, meno immobilismo, più radicalità evangelica. Insomma di stimoli non ne mancano nel libro di de la Vaissière. Lo legga chi sa il francese e non si pentirà di avergli dedicato un po’ di tempo.