BEATIFICATO A TRIESTE DON FRANCESCO BONIFACIO - 'IL CONSULENTE RE' DI GIUGNO 2008 - DI GIUSEPPE RUSCONI

 

Per la Venezia Giulia una giornata particolare nel ricordo del trentaquattrenne sacerdote di Pisino d’Istria assassinato dai comunisti jugoslavi nel 1946, negli anni tristi della persecuzione anticattolica e antiitaliana – L’omelia dai forti contenuti dell’arcivescovo Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi

Sabato 4 ottobre la storica cattedrale triestina di San Giusto ha ospitato un rito di grande significato ecclesiale e anche storico: don Francesco Bonifacio, il giovane sacerdote istriano ucciso nel 1946 in odium fidei dai comunisti jugoslavi agli ordini del maresciallo Tito e dunque riconosciuto martire, è stato proclamato beato dalla Chiesa cattolica. Letta dall’arcivescovo Angelo Amato – nuovo prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi - la tradizionale bolla papale, il volto del neo-beato è stato svelato nella generale commozione dei milleduecento convenuti: applausi e scampanio festoso. Tra la folla anche il fratello Giovanni, che ha donato alla diocesi di Trieste il calice offerto dai ragazzi dell’Azione Cattolica di Cittanova d’Istria al giovane sacerdote per la sua prima Messa e la stola che indossava nel percorso da casa al duomo della natia Pirano.

Volenti o nolenti, la beatificazione di don Bonifacio ha riportato in primo piano il dramma degli esuli giuliano-dalmati con l’esilio e le foibe in cui furono gettate migliaia di persone (in larga parte italiani) dal regime comunista jugoslavo negli anni dal 1945 al 1947. La Storia è quella e parla con chiarezza, dopo tanti decenni in cui ‘quel’ dramma è stato per così dire nascosto per interessi diversi, da parte degli eredi dei colpevoli e da parte anche di chi ritenne che per ragioni di politica internazionale fosse  opportuno tacere. Ciò non impedisce naturalmente che oggi ci si incontri sotto il segno benefico della riconciliazione, tema principale nel saluto di monsignor Eugenio Ravignani, vescovo di Trieste. Il presule settantaseienne, nato a Pola , ha salutato con affetto l’arcivescovo di Lubiana e i vescovi di Capodistria, Parenzo e Pola, presenti con diversi sacerdoti e fedeli (anche della diocesi di Fiume), e ha  ricordato in particolare il sacrificio di un altro giovane sacerdote martire, don Miro Bulesic, auspicandone “prossima la beatificazione”. Aggiungendo infine: “Nel sangue dei martiri le nostre Chiese sono unite nella testimonianza dell’unica fede, nel vincolo santo della carità e si abbracciano nella pace”. Erano presenti tra gli altri il cardinale John Njue (arcivescovo di Nairobi), diversi altri vescovi del Triveneto, monsignor Domenico Sigalini (vescovo di Palestrina, ma a Trieste soprattutto come Assistente generale dell’Azione Cattolica). Tra le autorità civili rileviamo la presenza del sottosegretario Roberto Menia per il governo e del vicepresidente della Camera Rocco Buttiglione a titolo personale.

Di rilievo l’omelia dell’arcivescovo Angelo Amato, che ha evidenziato come don Bonifacio possa essere ammirato e venerato per due motivi: fu un “sacerdote santo” e fu un martire. Infatti, “in un tempo di forte conflittualità e di vera e propria persecuzione egli seppe essere il testimone della carità evangelica”. Anche la nostra è un’epoca di martiri. Qui il prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi ha ricordato con puntiglio episodi di persecuzione contemporanea: avvenuti in Cina, Turchia, Somalia, Iraq, Nepal, Bangladesh, Pakistan, Nigeria, Etiopia, Sudan, Egitto, India (con particolare violenza programmata). Perché accade questo? “Le tenebre hanno paura della luce, la menzogna ha paura della verità”.  Anche da noi “c’è spesso una persecuzione anticristiana sotterranea, fatta di derisione, di stravolgimenti di fatti e di parole, di offese, di promulgazioni di leggi inique”. Anche in Europa “si irride al Vangelo, alla legge del Signore, creatore e padre delle nostre vite”. Che fare? “Oggi la nostra società richiede dai sacerdoti e da tutti i fedeli il coraggio di vivere e di proclamare il Vangelo nella sua integralità”. Proprio sull’esempio del Beato Francesco Bonifacio. Un esempio che non ha perso nulla della sua attualità.