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    L'AMBASCIATORE DI ISRAELE SU VISITA PAPA E RAPPORTI CON LA SANTA SEDE

    L’AMBASCIATORE DI ISRAELE SU VISITA PAPA E RAPPORTI CON LA SANTA SEDE - di GIUSEPPE RUSCONI – www.rossoporpora.org – 13 maggio 2014

     

    Un intervento molto sostanzioso martedì 13 maggio mattina davanti a diplomatici latino-americani e alcuni giornalisti- Francesco verrà accolto come amico fedele del popolo ebraico – Vandalismi?Atti isolati – Lo sviluppo delle relazioni israelo-vaticane – Negoziati in corso, con ostacoli ancora da superare – Una nostra domanda sulla sovranità del Cenacolo: ‘Non ancora raggiunto l’accordo, questione molto delicata”

     

     

     

    “Papa Francesco sarà accolto come un amico fedele del popolo ebraico, con grande calore. Per noi è un vero onore riceverlo”. Così Zion Evrony, ambasciatore di Israele presso la Santa Sede, ha introdotto il suo intervento martedì 13 maggio a Roma, a una ‘colazione di lavoro’ per diplomatici latino-americani e alcuni giornalisti:“Gli atti di vandalismo anti-cattolico registrati recentemente da parte di un gruppo di estremisti ebrei  - ha detto - non rappresentano i sentimenti del popolo israeliano e la politica del Governo. Anche noi condanniamo tali atti e siamo sicuri che le forze di sicurezza individueranno e arresteranno gli autori, che saranno poi giustamente puniti”. E’ noto che “la libertà di religione e di culto è totale in Israele. Gli atti vandalici sono casi isolati”.

    Parole inequivocabili da parte del rappresentante ufficiale dello Stato di Israele presso la Santa Sede. Parole che cercano di relativizzare quelle scritte molto spiacevoli apparse anche sulle mura del complesso vaticano di Notre Dame de Jerusalem (“Morte agli arabi e ai cristiani”) o riguardanti la vicenda controversa della proprietà del Cenacolo, a fianco della Tomba di Davide (“David appartiene agli ebrei, Gesù è spazzatura”). E, a proposito del Cenacolo – rispondendo a una nostra domanda – Zion Evrony ha rilevato la “delicatezza” dell’argomento, aggiungendo che “l’accordo sul punto non è stato ancora raggiunto” durante i negoziati in corso tra Israele e Santa Sede: “Il Cenacolo e il suo complesso sono molto importanti per le tre religioni monoteiste. Una tradizione millenaria lo indica come luogo dell’Ultima Cena e altro per i cristiani. Lì vicino c’è la Tomba di David, in passato il luogo era destinato a moschea. E’ stato in mano a francescani, musulmani, ora è dello Stato di Israele. L’accordo dovrà garantire fondamentalmente una coesistenza rispettosa tra le varie religioni”. Ricordiamo che le voci diffusesi negli ultimi giorni in Israele di una cessione della sovranità sul Cenacolo al Vaticano hanno provocato la reazione vandalica del gruppo estremista citato e il malcontento degli ebrei più ortodossi. Tanto che il Governo è dovuto intervenire ufficialmente, con un comunicato, per smentire il trapasso di sovranità.

    Riprendiamo il filo dell’intervento dell’ambasciatore israeliano, giunto a Roma nell’autunno del 2012. Il diplomatico ha dapprima rievocato la visita breve (poche, anche se intensissime ore) di Paolo VI in Israele nel gennaio del 1964: in quell’occasione non ci furono occasioni di importanza politica, al di là del breve colloquio con il presidente israeliano Zalman Shazar per l’arrivo e il congedo in aeroporto. Papa Montini non citò mai Israele (si dovette attendere il 1984 per trovarlo scritto in un documento papale).

    Nel marzo del 2000, anno giubilare, ecco la lunga e pure intensissima visita di Giovanni Paolo II: “Una visita storica, ricca di momenti anche politici – ha detto l’ambasciatore – che diede una spinta importante al dialogo israelo-vaticano e ai rapporti cattolico-ebraici”. Impossibile da dimenticare “il Papa che inserisce il bigliettino nel Muro del Pianto”; chi visita l’ambasciata di Israele presso la Santa Sede si troverà di fronte anche alla grande foto che immortalò l’avvenimento. Nove anni dopo la visita di Benedetto XVI – un Papa di cui l’ambasciatore ha lodato la cordialità – che, sulla falsariga di quella del predecessore, fu connotata da non pochi incontri non strettamente religiosi.

    La visita di papa Francesco? “In realtà è la sua prima fuori d’Italia, se consideriamo che quella in Brasile era già stata programmata da Benedetto XVI”- ha osservato Zion Evrony. E anche in questa occasione, pur più breve di quelle di papa Wojtyla e papa Ratzinger, si ritrovano diversi importanti elementi di portata politica: ad esempio – è una ‘prima’ da parte di un Papa – la visita di enorme significato, con deposizione di fiori, presso il Monte Herzl, il parco in altura (837 metri) in cui tra l’altro è sepolto proprio Theodor Herzl, padre del movimento sionista fondato nel 1897. Un omaggio storico, una visita con cui si riconosce il legame tra popolo ebraico e Stato di Israele e che da sola certifica il lungo cammino compiuto in direzione del dialogo con l’ebraismo dalla Chiesa cattolica: “Nel 1904 Herzl chiese sostegno a Pio X per la sua idea del ritorno a Gerusalemme, il Papa glielo rifiutò. Del resto nel 1947 la Santa Sede si oppose al progetto da cui nacque lo Stato di Israele”. Con il Concilio molto cambiò e nel 1965, con la dichiarazione ‘Nostra aetate’, fu rimossa finalmente l’accusa collettiva al popolo ebraico di aver crocifisso Gesù, accusa che è alla base di molta parte dell’antisemitismo: “Ora papa Francesco percorrerà i sentieri su cui camminarono Gesù e Maria, i re e i profeti della tradizione ebraica”. Jorge Mario Bergoglio, ha ricordato l’ambasciatore, già visitò Israele nel 1973 da provinciale dei gesuiti: due giorni in Galilea, poi a Gerusalemme, dove non potè più uscire dall’albergo perché era scoppiata la guerra del Yom Kippur.

    Vent’anni fa si instaurarono relazioni diplomatiche tra Santa Sede e Israele. Con la firma di un Accordo fondamentale che, oltre alle relazioni diplomatiche, prevede una forte collaborazione nella lotta contro l’antisemitismo, la promozione di scambi a livello accademico, l’incremento dei pellegrinaggi cristiani in Terrasanta. Da allora non furono tutte rose e fiori, ma il dialogo rimase sempre aperto. Proseguono i negoziati lunghi e difficili, riguardanti ad esempio la rivendicazioni della proprietà di alcuni luoghi considerati sacri (vedi Cenacolo) e toccano anche aspetti economico-finanziari,  come la tassazione di attività sociali e d’accoglienza cattoliche e dei singoli sacerdoti e religiosi residenti in Israele. Sono stati fatti “progressi significativi” nelle ultime due sessioni della Commissione congiunta israelo-vaticana, in novembre a Roma e in febbraio a Gerusalemme: tuttavia “restano alcuni ostacoli” per giungere alla conclusione di un accordo complessivo.

    In Israele, ha poi evidenziato l’ambasciatore Evrony, il numero dei cristiani è in crescita di circa 2000 unità annue: se nel 1948 erano 34mila, oggi sono 157mila. Essi sono rappresentati ad ogni livello e godono di una libertà di religione “in netto contrasto con quanto avviene in molti Paesi arabi”. Israele – ha postillato il relatore - conta oggi circa 8 milioni di abitanti (i musulmani sono un milione e mezzo) e vede concretizzate le profezie bibliche di Osea e Geremia.

    Un altro aspetto importante della visita di papa Francesco è la sua implicazione ecumenica, che Israele vede con molto piacere: “Siamo lieti che nella basilica del Santo Sepolcro si ricordi con l’abbraccio tra papa Francesco e il patriarca di Costantinopoli Bartolomeo il cinquantesimo del primo abbraccio, quello tra Paolo VI e il patriarca di Costantinopoli Athenagora”.

    Per il futuro l’ambasciatore Zion Evrony si augura una collaborazione intensificata tra Israele e Santa Sede su questioni di interesse comune come la protezione delle minoranze nel Medio Oriente, la situazione in Siria e il problema del radicalismo islamico. Necessario anche un programma educativo per un rafforzamento della lotta contro l’antisemitismo, tramite ad esempio una cooperazione stretta tra ambasciate con la stella di David e diplomazia vaticana: così che venga sempre più diffuso il messaggio della dichiarazione conciliare ‘Nostra Aetate’, si evidenzi sempre più “l’importanza unica dello Stato di Israele per l’ebraismo”, si faccia conoscere Israele “oltre i Luoghi Santi”.

    L’incontro di martedì 13 è stato organizzato presso l’Hotel Giustiniani da Fondacion Promocion Social de la Cultura, Agencia Prestomedia e da Mediatrends (www.mediatrendsamerica.com), osservatorio indipendente che studia le tendenze dell’informazione internazionale (coordinato da Roberto Montoya). 

    P.S. L'articolo è apparso in versione cartacea nel 'Giornale del Popolo', quotidiano cattolico della Svizzera italiana, di giovedì 22 maggio 2014 (inserto 'Catholica')

     

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