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    DDL ZAN/NOTA DIPLOMATICA DELLA SANTA SEDE: IL CORAGGIO DELLA VERITA'

    DDL ZAN/ NOTA DIPLOMATICA DELLA SANTA SEDE: IL CORAGGIO DELLA VERITA’ - di  GIUSEPPE RUSCONI – www.rossoporpora.org – 22 giugno 2021

     

    All’esame di Palazzo Chigi la nota diplomatica della Santa Sede che- fondandosi sull’articolo 2, commi 1 e 3 del Concordato - chiede al Governo di modificare diversi contenuti del ddl Zan lesivi della libertà religiosa e della libertà di opinione pubblica dei cattolici.  

     

    Considerati i segnali molto preoccupati a proposito del testo del ddl Zan provenienti dalla Segreteria di Stato ci speravamo. Ma non era per niente scontato che si giungesse in materia a un passo diplomatico formale all’indirizzo del Governo italiano: quello concretizzato attraverso l’arcivescovo Richard Gallagher (Segretario per i Rapporti con gli Stati) giovedì 17 giugno, quando  l’alto rappresentante pontificio ha consegnato una nota verbale molto essenziale e incisiva cogliendo l’occasione della presentazione di un incontro su fede e scienza in Sala Stampa vaticana, presente come relatore anche l'ambasciatore d'Italia Pietro Sebastiani. Un atto che in questo momento appare non solo una ‘prima’ dirompente (per la pubblicità data dal Corriere della Sera), ma anche il frutto di quel ‘coraggio della verità’ invocato comprensibilmente in questo caso da tanti cattolici e da altrettante persone di buon senso e di buona volontà, allarmate dallo stravolgimento antropologico, dalle tendenze liberticide, dall’imposizione ideologica insite nel ddl.

    Coraggio ci voleva e coraggio c’è stato: apprezzamento e gratitudine dunque per la Segreteria di Stato guidata dal cardinale Pietro Parolin, certo consci che non saranno loro risparmiate valanghe di insulti conditi di palate di irrisione. 

    La nota verbale vaticana è fondata sul vigente accordo di revisione del Concordato del 1984 e indica che “alcuni contenuti” del ddl Zan  “riducono la libertà garantita alla Chiesa Cattolica dall’art. 2, commi 1 e 3” del Concordato stesso. Li riportiamo di seguito:

    Art. 2 comma 1. La Repubblica italiana riconosce alla Chiesa cattolica la piena libertà di svolgere la sua missione pastorale, educativa e caritativa, di evangelizzazione e di santificazione. In particolare è assicurata alla Chiesa la libertà di organizzazione, di pubblico esercizio del culto, di esercizio del magistero e del ministero spirituale nonché della giurisdizione in materia ecclesiastica.

    Art. 2 comma 3. È garantita ai cattolici e alle loro associazioni e organizzazioni la piena libertà di riunione e di manifestazione del pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

    E’ evidente che la Santa Sede ha voluto attirare l’attenzione del Governo italiano – sentendosi costretta a un gesto diplomatico ‘forte’, considerata la sordità ideologica di certa controparte -  in particolare sugli articoli 1 (“identità di genere”, 4 (libertà di opinione), 7 e 8 (giornata nazionale lgbt, strategie e indottrinamento scolastico ad opera della nota lobby, in tutti gli istituti, compresi quelli paritari cattolici). E’ tutta materia che i lettori di www.rossoporpora.org  ben conoscono.

    Naturalmente ora, davanti a un atto come questo, la nota lobby (ribadiamo: da non confondere con le singole persone omosessuali) si straccerà le vesti e verserà fiumi isterici di odio contro la Santa Sede e i cattolici in genere. Immaginiamo una gran cagnara sull’ “ingerenza” vaticana, pur giuridicamente ben fondata (magari a differenza di altri interventi, in questo caso papali, della cronaca recente). La nota lobby con gli accoliti d’occasione teme a giusta ragione un forte rallentamento (come minimo) del cammino già molto accidentato di un ddl rivoluzionario come quello ora al vaglio della Commissione Giustizia del Senato della Repubblica.

    La nota, lo stesso 17 giugno, è stata trasmessa dal Ministero degli Affari esteri a Palazzo Chigi, sede della Presidenza del Consiglio. Per la storia dei rapporti italo-vaticani si ricorderà (quale coda della revisione del Concordato del 1984) un intervento dell'allora segretario di Stato Agostino Casaroli a proposito della collocazione dell'ora di religione nelle scuole (insoddisfacente per la Santa Sede e per la Cei): Casaroli e il presidente del Consiglio Giovanni Goria colloquiarono per un paio d'ore in Vaticano domenica 4 ottobre 1987 proprio sull'argomento, che fu poi definito a soddisfazione di ambo le parti.

    Prevediamo grande imbarazzo nell’ala cattofluida del Pd e di Italia viva (già a partire da Matteo Renzi, Maria Elena Boschi e, per quel contano, ex-scout di contorno). Le tensioni si rifletteranno anche sul Governo: l’esecutivo molto composito non potrà certo ignorare un passo vaticano così significativo, che  -perdipiù e probabilmente-  in cuor suo lo stesso premier Draghi (notoriamente sensibile anche alle preoccupazioni del presidente della Cei, cardinale Bassetti) considera non ingiustificato. Chissà che ne pensa il Quirinale (si può presumere che neanche Mattarella potrà stare zitto e riterrà di intervenire, certo non pubblicamente)…

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