SCUOLA: VALLINI E DE ANGELIS SU UN IMPORTANTE ACCORDO CHIESA-STATO – di GIUSEPPE RUSCONI – www.rossoporpora.org – 12 maggio 2017

 

Mercoledì pomeriggio 10 maggio è stato siglato a Roma, in Laterano, un ‘Protocollo di intesa’, concernente l’alternanza scuola-lavoro, tra Ufficio scolastico regionale del Lazio e Conferenza episcopale laziale. I firmatari? Il cardinale vicario Agostino Vallini e il direttore generale Gildo De Angelis, cui abbiamo posto anche alcune domande sul significato dell’atto. La cerimonia è stata ricca di momenti interessanti.

 

 

A ottantotto anni di distanza nella sontuosa Sala dei Papi (o della Conciliazione) del Palazzo apostolico lateranense è stato firmato – stesso tavolone - un nuovo Patto tra Chiesa e Stato italiano. I firmatari non erano però né un cavaliere né un segretario di Stato: a sottoscriverlo stavolta il cardinale Agostino Vallini (in qualità di presidente della conferenza episcopale laziale) e il direttore generale dell’Ufficio scolastico regionale del Lazio (U.S.R. Lazio) Gildo De Angelis. Che ha così commentato: “Speriamo che ci vada meglio dell’altra volta”.

Stavolta il Patto non è nazionale, ma limitato a una regione (pur di primo piano).  Riguarda non i massimi sistemi, ma l’alternanza scuola-lavoro. E tuttavia, pur circoscritto, è un atto “importante” (come ha rilevato don Filippo Morlacchi – il referente principale della scuola cattolica romana e laziale - che ha introdotto e accompagnato il momento della firma) nello sviluppo positivo delle relazioni non sempre facili, specie in tempi di forte secolarizzazione, tra due sfere di potere (e/o di servizio) fondamentali per l’identità italiana.

E’ evidente che non siamo più ai tempi di papa Sisto V (1585-1590), che nei suoi pochi anni di pontificato volle lasciare un’eredità (non solo artistica) splendida ai suoi successori, tutta sotto il segno della gloria pontificia, ben visibile già nella citata sala dei Papi e ancora di più in quella di Costantino, dove un grande affresco – e qui don Morlacchi si è materializzato in veste di storico dell’arte - evoca la presa di possesso del Laterano da parte di papa Silvestro, che fa il suo ingresso su un cavallo bianco (segno di regalità) accompagnato da un palafreniere d’eccezione, l’imperatore Costantino.

La storia ha camminato e oggi una scena del genere da noi sarebbe inimmaginabile, data la distinzione (rispettosa) vigente tra il ruolo della Chiesa e quello dello Stato, che sta alla base di un sano ordinamento statuale laico.

 

I CONTENUTI DEL ‘PROTOCOLLO DI INTESA’

Veniamo allora dapprima ai contenuti del “Protocollo di intesa tra Miur-Ufficio scolastico regionale per il Lazio e la Conferenza episcopale del Lazio per la realizzazione di attività di alternanza scuola lavoro”.

Dopo aver rievocato il progresso della normativa riguardante l’alternanza scuola-lavoro nel secondo ciclo del sistema educativo di istruzione e formazione, fondata in particolare sul decreto legislativo del 17 ottobre 2005, poi – in tempi più recenti – rafforzata con l’articolo 1 comma 33 della legge 107 del 13 luglio 2015, detta della ‘Buona scuola’ e sulla “Guida operativa” emanata l’8 ottobre 2015 dal Miur (Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca”), le parti  - si legge nel ‘Protocollo’ - convengono di collaborare per:

. co-progettare percorsi in alternanza scuola-lavoro, destinati agli studenti delle scuole secondarie superiori del Lazio;

. fornire alle Istituzioni scolastiche di istruzione secondaria di secondo grado del Lazio un elenco degli Enti ecclesiastici appartenenti alle Diocesi del Lazio e/o degli Enti di ispirazione cattolica operanti nelle Diocesi del Lazio, per facilitare la sottoscrizione di specifiche convenzioni di alternanza scuola-lavoro di cui al comma 40 della Legge 107/2015;

. favorire l’acquisizione e lo sviluppo in alternanza scuola-lavoro delle competenze degli studenti nell’ambito artistico-storico-culturale, tecnico-professionale e di servizi alla persona (…);

. co-progettare stage e tirocini presso le Istituzioni scolastiche della Regione Lazio, nell’ambito della formazione, del supporto scolastico, dell’orientamento, del tutoraggio, della riqualificazione dell’ambiente scolastico e in altri ambiti successivamente individuati (…)

Il Protocollo, rinnovabile, ha una durata di 36 mesi ed è previsto venga pubblicizzato dalle parti, che si impegnano a facilitarne l’applicazione attraverso le convenzioni tra le singole scuole del territorio e gli enti ecclesiastici, monitorando poi le attività in essere e le loro ricadute.

Viene costituita una Commissione paritetica (con quattro rappresentanti dell’U.S.R. Lazio e altrettanti da parte della conferenza episcopale), che “avrà, tra l’altro, il compito di individuare le modalità di monitoraggio e valutazioni delle azioni poste in essere”. Non sono previsti oneri finanziari a carico delle parti.

 

Sul significato del ‘Protocollo’ abbiamo posto alcune domande al cardinale Vallini e al direttore generale De Angelis.

 

IL CARDINALE AGOSTINO VALLINI: SI OFFRE AGLI STUDENTI LA POSSIBILITA’ DI CONOSCERE LA CHIESA NELLA CONCRETEZZA DELL’AZIONE

 

Eminenza, qual è il senso profondo di questo Protocollo di intesa?

Penso che questo sia un momento molto interessante. La scuola, in applicazione della normativa vigente, propone già un cammino di conoscenza della vita reale, al di là della trasmissione del sapere in termini teorici. Io sono particolarmente contento, poiché ci è stato chiesto di inserire tra gli enti che offrono tale possibilità concreta, in un percorso formativo, anche la Chiesa di Roma con le sue ricchezze di vita, di arte, di storia. Soprattutto le nuove generazioni conoscono della Chiesa quasi soltanto gli aspetti come dire secondari, non sentono attrattiva, vicinanza. Ora, grazie alla scuola – che occupa buona parte del tempo dei ragazzi nella loro adolescenza – gli studenti avranno la possibilità di conoscere anche il cammino della Chiesa nell’esperienza e nella concretezza della vita positiva di oggi. Mi sembra che sia qualcosa di bello e di utile per tutti.

Secondo Lei con il ‘Protocollo’  viene anche ribadito  autorevolmente il ruolo pubblico nella quotidianità italiana della Chiesa cattolica?

Non credo che questo si debba ribadire, perché l’esistenza pubblica della Chiesa è nei fatti. Come si può misconoscere tale ruolo pubblico? Significherebbe negare la realtà dei fatti. Certo questa iniziativa non è inutile e concorre al bene della società, confermando positivamente e accrescendo la conoscenza di ciò che è già solidamente ancorato nella quotidianità romana e italiana.

 

IL DIRETTORE GENERALE GILDO DE ANGELIS: E’ UN ACCORDO FORTEMENTE VOLUTO, NON DI ROUTINE

 

Direttore, è questo un Protocollo di routine o l’avete fortemente voluto?

No, no, è stato sicuramente e fortemente voluto. Come vede, è l’ultimo di tanti Protocolli che abbiamo siglati, ma è come la ciliegina sulla torta. L’abbiamo voluto, l’abbiamo inseguito, superando anche qualche resistenza, perché la Chiesa possiede tanti beni e luoghi importanti e magari si faceva luce qua e là qualche remora nei confronti dei nostri ragazzi. Tuttavia poi si è capita l’importanza anche per la Chiesa di ‘aprire’ queste bellezze, questi capolavori ai nostri ragazzi; non solo, ma di ricevere l’aiuto dei nostri ragazzi nell’ambito delle attività sociali nelle parrocchie. Sono convinto che è molto importante per noi sottoscrivere questo ‘Protocollo’.

Anche a Lei chiedo: qual è il senso profondo per lo Stato di tale Protocollo?

Come ho detto anche nel mio saluto in sala, quando – mentre noi stavamo ancora tentennando - ho sentito che l’Emilia-Romagna ‘rossa’ aveva firmato un Protocollo del genere, ho insistito con il cardinale Vallini, che ci ha dato la massima disponibilità. Con il Protocollo noi stimoliamo i nostri ragazzi a prendere contatto con una realtà diversa, che a volte non conoscono, ma molto interessante. Avrà sentito che già in diversi casi i nostri ragazzi collaborano con diverse parrocchie per il doposcuola, l’Oratorio anche estivo, l’insegnamento dell’italiano. Ora con il protocollo si è di molto ampliato il ventaglio dell’offerta formativa del mondo della Chiesa, anche in ambito storico-artistico.

Altra domanda già posta anche al cardinale Vallini: con la firma del Protocollo si evidenzia una volta di più il ruolo pubblico della Chiesa nella comunità italiana?

Sicuramente sì. Penso dapprima che le scuole paritarie, perlopiù cattoliche, facciano parte del sistema nazionale di istruzione. Noi ci siamo impegnati anche con loro. Sono d’eccellenza. Poi: i nostri ragazzi hanno il diritto di conoscere l’offerta formativa delle 17 diocesi del Lazio. Molte stanno già lavorando con i nostri ragazzi, Roma e Viterbo sono già in pista da qualche tempo. Per chi è cattolico – e io lo sono e lo confesso con sincerità – è importante che i ragazzi si avvicinino alla Chiesa e incomincino a pensare, a ragionare ad esempio intorno al grande valore dell’attività di supporto sociale di cui la Chiesa è protagonista in questi tempi di grandi migrazioni.  Che i nostri ragazzi capiscano che cosa significa sostenere il povero, l’ultimo, proprio come continua a invitare a fare papa Francesco!

 

LA CERIMONIA, DOPO GLI INTERVENTI ‘ISTITUZIONALI’, HA DATO VOCE A CHI HA GIA’ FATTO ESPERIENZA DI ALTERNANZA SCUOLA-LAVORO CON LA CHIESA

 

Qualche altro spunto di cronaca del pomeriggio lateranense.

Dopo il benvenuto di don Morlacchi, nel suo saluto il card. Vallini ha evidenziato – richiamando quanto detto in materia da Benedetto XVI e da Francesco - come la scuola sia un luogo di incontro in cui si lavora insieme: “Siglare questa intesa era necessario, perché non è più possibile lavorare da soli”. Del resto un proverbio africano, “come ha ricordato papa Francesco”, dice che “per educare un figlio ci  vuole un villaggio” (il direttore De Angelis ha poi precisato che il proverbio è bantù e  ha una prima parte del seguente tenore: “Per fare un figlio ci vogliono due genitori”). Il cardinale vicario ha citato inoltre uno spunto di “sapienza ebraica” (dal Talmud), che “si accorda pienamente con il senso del Protocollo”: “Un padre che non insegna un lavoro al figlio, è come se gli insegnasse a rubare”. Vallini ha anche elencato alcuni ambiti per i quali auspica la firma di convenzioni tra singole istituzioni scolastiche e enti ecclesiastici: le parrocchie impegnate in servizi caritativi, l’accoglienza per anziani e quella turistica, l’accompagnamento dei bambini svantaggiati (anche nell’insegnamento dell’italiano), il campo “quasi sconfinato” della valorizzazione del patrimonio artistico e culturale ecclesiastico. Insomma: le premesse per “una nuova e più stretta collaborazione” con l’Ufficio scolastico regionale per il Lazio ci sono tutte.

Da parte sua il sottosegretario al Miur Vito De Filippo ha invitato a vivere quotidianamente la ‘Buona scuola’ non da “sciamani né da rassegnati”, ma con “la virtù antieroica dell’ascolto”. In tal senso l’alternanza scuola-lavoro non va considerata come un semplice, obbligatorio adempimento, ma applicata con la dovuta convinzione. Il ‘Protocollo’ è “un colpo da maestro” e ha suscitato il “compiacimento” della ministra Valeria Fedeli.

Il direttore generale De Angelis ha evidenziato che l’alternanza scuola-lavoro “è il punto cruciale” della cosiddetta legge sulla ‘Buona scuola’, la cui applicazione incontra non poche difficoltà. All’interno del ‘Protocollo’ con la conferenza episcopale laziale andranno siglate le singole convenzioni, che già sussistono in diversi casi: “opere buone” proprio come intendeva papa Sisto V, il cui breve Pontificato (come si evince anche dagli affreschi della Sala dei Papi) fu contrassegnato tra l’altro dalla ristrutturazione della Biblioteca apostolica vaticana, dalla parziale bonifica delle paludi pontine e dalla volontà di ripristinare l’antico porto romano di Terracina, dagli interventi relativi al porto di Civitavecchia.

La parola è poi passata a docenti e studenti già impegnati in esperienza di alternanza scuola-lavoro, appartenenti ad alcuni istituti romani: il Liceo Amaldi, l’Istituto Pirelli, il Liceo Virgilio, il Liceo Augusto, l’Istituto paritario Sant’Apollinare. Dalle testimonianze, tutte molto sentite, la platea – in cui erano ben rappresentati anche i dirigenti scolastici – ha potuto rendersi conto della varietà delle esperienze, in genere sociali e di ‘periferia’, svolte fin qui: “Il bello della ‘periferia’ è la riscoperta del valore dei rapporti umani. E’ fondamentale partire dalle periferie, come dice papa Francesco”.  Non solo: soprattutto gli studenti hanno evidenziato luci e ombre dell’esperienza fatta nell’ambito dell’alternanza scuola-lavoro, suggerendo ad esempio di trovare un migliore equilibrio tra ore in aula e ore negli ambiti della stessa alternanza. Alla cerimonia hanno tra l’altro prestato servizio da ‘hostess’ le ragazze dell’Istituto per il turismo Cristoforo Colombo di via Panisperna.

 

IL PALAZZO LATERANENSE, GIOIELLO ARTISTICO. E POI LA MUSICA…

 

Firmato il ‘Protocollo’, don Morlacchi – ben coadiuvato dalle due competenti dirigenti scolastiche Clara Rech (Visconti) e Irene Baldriga (Virgilio) – ha illustrato origine, trasformazione, contenuti artistici del Palazzo Apostolico Lateranense (disegnato dal ticinese Domenico Fontana), prima della visita guidata a nove delle dieci sale magnificamente affrescate del piano nobile. Non è mancato un suggestivo momento musicale con una rappresentanza qualificata del coro della diocesi di Roma, diretta  da Emanuele Faiola: sono state eseguite (sole voci) note e apprezzate composizioni di mons. Marco Frisina (I cieli narrano, Alto e glorioso Dio, Il canto del mare, Jesus Christ you are my life, La vera gioia).

Dopo tante gioie spirituali, poteva mancare quella materiale del rinfresco, occasione piacevole anche a vantaggio dei rapporti umani? No… e difatti la cerimonia, certo di importanza non irrilevante, si è conclusa nel cortile del Palazzo. A soddisfazione – anche palatale - di tutti.