ACCATTOLI-RUSCONI: TERZO ROUND, IN UNA FREMENTE CURVA BERGOGLIANA – di GIUSEPPE RUSCONI – www.rossoporpora.org – 16 marzo 2017

 

Terzo dibattito molto vivace in ‘casa’ di Accattoli, nella sagrestia (piena e ‘calda’) della parrocchia romana di Santa Maria ai Monti (Madonna dei Monti). Dove va la Chiesa sotto Papa Bergoglio? Come comunica il Papa? Lacune, fraintendimenti, strumentalizzazioni. E tanto altro.

 

Lunedì sera 13 marzo, a quattro anni dall’elezione di Jorge Mario Bergoglio a pastore supremo della Chiesa cattolica, la parrocchia romana (e santuario) di Santa Maria ai Monti ha ospitato il terzo dibattito Accattoli-Rusconi intorno al magistero e ai comportamenti del pontefice venuto “dalla fine del mondo”. E’ stato il primo confronto – una vera occasione privilegiata - in una parrocchia, quella di cui Accattoli è parrocchiano appassionato, molto impegnato nelle attività di aiuto ai poveri, ai migranti e in quelle culturali. Come era facile attendersi abbiamo giocato in trasferta, su un campo ‘caldo’ ed è stato come se un tifoso della Lazio andasse nella curva romanista sventolando il bandierone biancazzurro e scandendo “Giorgio Chinaglia/è il grido di battaglia”. Gli ottanta i posti a sedere nella monumentale sagrestia non sono bastati e allora si è dovuti ricorrere a qualche banco preso a prestito in chiesa. Non è mancato neanche stavolta un forte applauso finale, a testimonianza del gradimento di un pubblico molto partecipe, che non ha fatto mancare il suo sostegno ad Accattoli e ha sbuffato e – nelle sue ‘anime belle’ - si è talvolta santamente indignato per quanto abbiamo detto noi. Oltre le righe solo un prete pop (non il parroco don Francesco Pesce, che ha avuto il coraggio di ospitare il dibattito), ultrà anche per la stessa curva bergogliana.

Da notare, con qualche sorpresa (anche del suo parroco) ma certo a testimonianza di un confronto a volte aspro, che pure Luigi Accattoli in diverse occasioni non si è trattenuto e ha abbandonato il suo noto, studiato e collaudato aplomb per “respingere assolutamente, totalmente un modo di procedere del tutto fuori luogo”: il nostro. In particolare alla fine, anche lui ha però onestamente riconosciuto che per quanto riguarda il linguaggio (uno degli argomenti centrali del dibattito) da parte di questo Papa “potrebbe esserci una migliore attenzione alla comunicazione, un migliore utilizzo dello staff di cui dispone, così da evitare incomprensioni, manipolazioni, strumentalizzazioni”. Ce ne sono alcune “che si potrebbero evitare”. Ma altre ci sarebbero comunque. Certo questo “è un Papa che ha i suoi difetti”: appaiono “imprecisioni, complicazioni nel modo di esprimersi precipitoso”. E tuttavia del Papa Accattoli rivendica in primo luogo “l’impegno e la giustezza della missione che si è data”.

La serata era incominciata in maniera inattesa per noi, con una breve intervista al TG 2 per l’edizione delle 20.30. Il collega Enzo Romeo ha offerto a me e ad Accattoli l’occasione per esprimere un'opinione su Jorge Mario Bergoglio: come ci ha scritto un lettore dev’essere la prima volta che sulla Tv di Stato italiana è ‘passata’ – perdipiù in un’ora e in uno spazio privilegiati - una valutazione critica su Francesco (pur subito rintuzzata drasticamente da Accattoli…ma l’importante è che i telespettatori abbiamo ascoltato e forse qualche buona domanda qualcuno se l’è posta…). Poi c’è stata un’intervista alla Tv portoghese Sic, mentre nella stessa serata (alle 22.00) anche la Tv di Stato slovena ha trasmesso un servizio sull’anniversario papale con un intervento di ambedue.

 

Qualche spunto dall’ora e cinquanta di dibattito.

Irrequietezza in sagrestia già a partire dalla nostra citazione di un passo dell’intervista di Leonardo Boff -ex-frate francescano, teologo della liberazione- al Kölner Stadt-Anzeiger del giorno di Natale 2016: “Per quanto io lo capisca, il centro dell’interesse di Bergoglio non è neanche più la Chiesa, tanto meno la struttura interna, ma la sopravvivenza dell’umanità, il futuro della terra”. Irrequietezza raddoppiata per un’altra nostra citazione, quella di passi dell’intervista al preposito generale dei Gesuiti, padre Arturo Sosa (vedi in questo stesso sito www.rossoporpora.org , rubrica Interviste a personalità). Qui il nostro interlocutore ha fatto propria la penosa stizza turiferaria, sostenendo che avremmo fatto uno “sgambetto” a padre Sosa “per mostrare che è ridicolo e incompetente. E’ un atteggiamento che respingo totalmente”. Ahi Luigi, Luigi, che dici, pur sapendo che l’intervista è stata non solo registrata, ma anche controllata dall’intervistato… vuoi dare a credere alle tue ardenti ammiratrici che padre Sosa sia un minorenne sprovveduto e circuibile?

Altra irrequietezza in sagrestia per una citazione di un passo della lettera del rabbino Giuseppe Laras (Milano) all’Associazione biblica italiana a proposito del titolo e della presentazione del convegno di settembre che si terrà a Venezia: erano ambedue offensivi verso gli ebrei, poi il titolo – originariamente: “Israele, popolo di un Dio geloso. Coerenze e ambiguità di una religione elitaria“ - è stato modificato dopo che la lettera è apparsa nel blog "Settimo Cielo" di Sandro Magister. Nel testo di Laras si legge tra l’altro che i documenti ufficiali sul dialogo tra cattolici ed ebrei sono (in accezione positiva) al punto di non ritorno:  “Peccato che vengano contraddetti quotidianamente dalle omelie del pontefice, che impiega esattamente la vecchia, inveterata struttura e sue espressioni, dissolvendo i contenuti dei documenti suddetti”. E’ sembrato di percepire che la lettura del passo della lettera di Laras abbia infastidito assai qualcuno in sagrestia, tentato dal liquidare la cosa come espressione di una supposta “petulanza” ebraica. Del tipo: “eh… gli ebrei hanno sempre da protestare con tutti i papi, protestano anche con Francesco…”.

Ulteriori momenti di irrequietezza in sagrestia a proposito dell’importanza dei valori non negoziabili (espressione che per sua ammissione non piace a papa Francesco), la cui applicazione riteniamo invece fondamentale nella vita quotidiana. Ha dato motivo di irrequietezza anche la spettacolarizzazione strumentale della cerimonia religiosa dentro una chiesa di Milano (con seguito di fuochi d’artificio sul sagrato) dopo il suicidio ‘assistito’ in Svizzera del povero Fabiano Antoniani  con lo strombazzato accompagnamento dei radicali di Cappato. Una spettacolarizzazione cui il cardinale Scola non ha ritenuto di opporsi con decisione, suscitando nell’opinione pubblica la sensazione che ormai anche la Chiesa in qualche modo abbia ‘sdoganato’ il suicidio.

Insomma chi ci legge avrà capito che la serata è stata vivace. Tante le domande dei presenti (definiti “popolo” sul blog di un Accattoli stavolta in versione descamisada, vedi www.luigiaccattoli.it ). E poi non capita mai di vedere Accattoli che perde le staffe… Chiusura del dibattito con la Salve Regina. Come raccomanda sempre papa Francesco, concluso quello che è stato un confronto a tratti molto duro, ci siamo lasciati in pace e allegria, dopo aver assaporato l’ottima cucina della ‘Vecchia Roma’…

P.S. Il dibattito ci ha dato l’occasione di conoscere Santa Maria dei Monti (santuario della ‘Madonna dei Monti’), una chiesa barocca di cui ci permettiamo di consigliare la visita. Costruita alla fine del Cinquecento da Giacomo della Porta (che aveva appena finito i lavori presso la Chiesa del Gesù), è sorta per custodire un affresco quattrocentesco ritenuto miracoloso, quella appunto della Madonna dei Monti (Vergine con Bambino e quattro santi). Vi è sepolto san Benedetto Giuseppe Labre, un francese morto nel 1783 a 35 anni, dopo aver dedicato la propria vita ai poveri. Il titolare della chiesa è il cardinale venezuelano Jorge Urosa Savino (infatti c’è anche un’immagine della Vergine di Coromoto). La chiesa, ed è una singolarità, è sempre aperta dalle 7.30 alle 22.00.