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    A 80 ANNI DALLE LEGGI RAZZIALI (CON PREMESSA TELEVISIVA)

    A 80 ANNI DALLE LEGGI RAZZIALI (CON PREMESSA TELEVISIVA) – di GIUSEPPE RUSCONI – www.rossoporpora.org – 5 settembre 2018

     

    Ottant’anni fa il regime fascista si macchiò di una colpa incancellabile: il 5 settembre 1938–  pesante la corresponsabilità della monarchia sabauda – fu adottato il primo di una serie di decreti che sono chiamati globalmente “leggi razziali”. Esso riguardava l’espulsione dalla scuola degli ebrei, alunni, insegnanti, presidi, personale. E’ un decreto particolarmente odioso, che riproponiamo a chi ci legge. Nella premessa il dibattito di martedì 4 settembre su Sky TG24 sul ‘caso’ Bergoglio-Viganò.

     

    PREMESSA: UN CONFRONTO A SKY TG24 SUL ‘CASO’ BERGOGLIO-VIGANO’

     

    Ieri, martedì 4 settembre, dalle 16.30 alle 17.00 SKY TG 24 ha promosso negli studi di Roma un confronto tra Stefano Maria Paci (vaticanista dell’emittente), Giuseppe Rusconi e Francesco Ognibene (caporedattore di Avvenire collegato da Milano). Il tema? Le turbolenze odierne nella Chiesa di Francesco ovvero in particolare il ‘caso’ Bergoglio-Viganò. Condotto con misura e brio da Helga Cossu, il dibattito si è rivelato assai vivace. Stefano Maria Paci ha introdotto il dibattito con un breve filmato e un riassunto equilibrato di quanto sta accadendo. Il “Fate voi il vostro giudizio” - esortazione di Francesco nell’aereo di ritorno da Dublino in “risposta” a chi gli chiedeva se il memoriale dell’arcivescovo Viganò fosse fondato – ha dato spunto a Giuseppe Rusconi per evocare la tendenza (innata e/o studiata) del Papa argentino a ‘dribblare’ le domande scomode e per definire fuori luogo la “risposta” data in aereo. Da Milano Ognibene ha invece evidenziato come gli attacchi a Francesco siano del tutto ingiusti, considerato quel ha fatto in questi oltre cinque anni di pontificato per la pulizia nella Chiesa.

    Rusconi ha ricordato al caporedattore di Avvenire quanto quest’ultimo aveva scritto in un commento del 27 agosto (a poche ore sia dalla pubblicazione del documento che dalla conferenza-stampa papale), riferendosi al memoriale del nunzio apostolico emerito: “Una petizione pubblica cui si stenta a credere e alla quale il Papa domenica sera a domanda diretta (…) ha risposto in modo eloquente. (…) In effetti le 11 cartelle della ‘Testimonianza’ diffusa attraverso i media dallo stesso monsignor Viganò si commentano da sole”. Rusconi ha chiesto ironicamente dove fosse l’ “eloquenza” nella risposta del Papa e per qual miracolo Ognibene già poteva bollare così drasticamente un documento che, per essere approfondito e valutato, richiede la conoscenza di rapporti secretati in Segreteria di Stato e presso la Congregazione dei Vescovi.

    L’indispettito Ognibene ha preso atto che Rusconi legge i suoi articoli e ha insistito sulla gravità della richiesta finale di dimissioni del Papa (sorvolando su tutto quanto veniva prima e sulla necessità di appurare la verità dei contenuti). Si è poi toccato il tema della credibilità del prelato varesino e qui Rusconi ha ribadito come fondamentale sia invece dare una risposta precisa alla domanda “E’ vero o non è vero’?, invece di ricamare malevolmente sull’uno o l’altro momento della vita o sulle presunte intenzioni di monsignor Viganò. Ciò che invece è pane quotidiano per il misericordioso Avvenire che, fatto proprio il Vade retro Salvini del settimanale Famiglia (cosiddetta) cristiana, lo accompagna ormai da qualche tempo con il Vade retro Viganò. Tale considerazione non è piaciuta al caporedattore di Avvenire che ha reagito con palese fastidio. E qui (buon per lui) è calato il sipario. 

     

    L’INFAMIA DEL 5 SETTEMBRE 1938: IL PRIMO DECRETO DELLE ‘LEGGI RAZZIALI’

     

    Oggi ci sembra doveroso offrire a chi ci legge l’occasione di rileggere con attenzione l’ atto legislativo che ottant’anni fa ‘inaugurò’ ufficialmente e amministrativamente la politica antisemita del regime fascista. Le famigerate leggi razziali sono una macchia incancellabile nella storia del Ventennio e non possono essere sbianchettate nemmeno in piccola parte, con scuse di vario genere. Di pari nemmeno può essere sbanchettata la pesantissima corresponsabilità della monarchia sabauda e dunque di re Vittorio Emanuele III, complice di tali leggi cui appose del resto la sua firma. Procedendo nella lettura già del primo decreto, particolarmente odioso perché teso alla “difesa della razza nella scuola”, emergono con chiarezza il cinismo e la crudeltà dei suoi estensori che trovarono solo isolate resistenze – e anche questo è un dato che non può non spingere ad amare riflessioni - nella società italiana di allora. Oggi la situazione è fortunatamente diversa, ma anche in Italia il demone dell’antisemitismo non è morto, come si nota ad esempio da qualche atto vandalico, da insulti nei social o da qualche manifestazione di piazza anti-israeliana (ma in realtà spesso anche anti-ebraica).  Attenti dunque a che non venga rivitalizzato nella società di oggi (e il riferimento, per essere chiari, non è certo a Matteo Salvini). Intanto ecco il testo del Regio decreto del 5 settembre 1938, n. 1390, “Provvedimenti per la difesa nella razza nella scuola”, che spinge a un’intensa commozione e a una profonda riflessione (i neretti sono nostri).


    Visto l'art. 3, n.2, della legge 31 gennaio 1926-IV, n.100;

    Ritenuta la necessità assoluta ed urgente di dettare disposizioni per la difesa della razza nella scuola italiana;

    Udito il Consiglio dei Ministri;

    Sulla proposta del Nostro Ministro Segretario di Stato per l'educazione nazionale, di concerto con quello per le finanze;

    Abbiamo decretato e decretiamo:

    Articolo 1.

    All'ufficio di insegnante nelle scuole statali o parastatali di qualsiasi ordine e grado e nelle scuole non governative, ai cui studi sia riconosciuto effetto legale, non potranno essere ammesse persone di razza ebraica, anche se siano state comprese in graduatorie di concorso anteriormente al presente decreto; nè potranno essere ammesse all'assistentato universitario, nè al conseguimento dell'abilitazione alla libera docenza.

    Articolo 2.

    Alle scuole di qualsiasi ordine e grado, ai cui studi sia riconosciuto effetto legale, non potranno essere iscritti alunni di razza ebraica.

    Articolo 3.

    A datare dal 16 ottobre 1938-XVI tutti gli insegnanti di razza ebraica che appartengano ai ruoli per le scuole di cui al precedente art. 1, saranno sospesi dal servizio; sono a tal fine equiparati al personale insegnante i presidi e direttori delle scuole anzidette, gli aiuti e assistenti universitari, il personale di vigilanza delle scuole elementari.

    Analogamente i liberi docenti di razza ebraica saranno sospesi dall'esercizio della libera docenza.

    Articolo 4.

    I membri di razza ebraica delle Accademie, degli Istituti e delle Associazioni di scienze, lettere ed arti, cesseranno di far parte delle dette istituzioni a datare dal 16 ottobre 1938-XVI.

    Articolo 5.

    In deroga al precedente art. 2 potranno in via transitoria essere ammessi a proseguire gli studi universitari studenti di razza ebraica, già iscritti a istituti di istruzione superiore nei passati anni accademici.

    Articolo 6.

    Agli effetti del presente decreto-legge è considerato di razza ebraica colui che è nato da genitori entrambi di razza ebraica, anche se egli professi religione diversa da quella ebraica.

    Articolo 7.

    Il presente decreto-legge, che entrerà in vigore alla data della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del Regno, sarà presentato al Parlamento per la sua conversione in legge.

    Il Ministro per l'educazione nazionale è autorizzato a presentare il relativo disegno di legge.

    ORDINIAMO

    che il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sia inserto nella raccolta delle leggi e dei decreti del Regno d'Italia, mandando a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.

    Dato a San Rossore, addì 5 settembre 1938 - Anno XVI

    Vittorio Emanuele, Mussolini, Bottai, Di Revel

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