CARD. KOCH: PROTESTANTIZZAZIONE? NIENTE PAURA…IL PAPA E’ CATTOLICO – di GIUSEPPE RUSCONI – www.rossoporpora.org – 29 ottobre 2016

 

Ampia intervista su Lund e dintorni al cardinale svizzero-tedesco, presidente del Pontificio Consiglio per l’Unità dei Cristiani. Si commemora la Riforma, non si festeggia. Le due facce di Lutero: può essere considerato come un riformatore ben intenzionato all’inizio, ma poi ha scritto cose orribili contro i contadini insorti e contro gli ebrei, che non avevano aderito come sperava alla nuova Chiesa. Con i luterani sono cresciute le differenze sul piano etico- antropologico, che hanno fatto irruzione nel dialogo ecumenico. 

 

Nato a Emmenbrűcke (alle porte di Lucerna) il 15 marzo 1950, Kurt Koch è stato consacrato vescovo da Giovanni Paolo II in San Pietro nella festa dell’Epifania del 1996. Pastore della diocesi di Basilea (comprendente anche Lucerna), dal 2006 al 2010 è stato presidente della Conferenza episcopale svizzera. Molto attivo nel dialogo ecumenico e vicino al pensiero teologico di Benedetto XVI, è stato chiamato da quest’ultimo a Roma come successore del cardinale Walter Kasper alla testa del Pontificio Consiglio per l’Unità dei Cristiani, che implica anche la presidenza della Commissione per i Rapporti religiosi con l’Ebraismo. Dal 2013 accompagna gli slanci ecumenici di papa Francesco con il grande lavoro del suo dicastero: ad esempio un mese fa, a seguito della riunione a Chieti della commissione cattolico-ortodossa, è stato approvato un importante documento – atteso da un decennio – su primato e sinodalità. Ora però incombe un avvenimento di grande rilievo storico nel dialogo ecumenico: il viaggio papale a Lund per la commemorazione dei cinquecento anni della Riforma. Perplessità e critiche non mancano in fasce consistenti del mondo cattolico, che esprimono il timore che la presenza di Francesco confermi solennemente ciò che non pochi definiscono già una ‘protestantizzazione’ sciagurata della Chiesa cattolica.

Lunedì 10 ottobre siamo dunque saliti al quarto piano del palazzo di via della Conciliazione, dove ha sede il Pontificio Consiglio per l’Unità dei Cristiani. Lì ci attendeva, con la solita cortesia, il cardinale Koch, che ci ha rilasciato l’intervista che segue su Lund e dintorni. Il sessantaseienne presule svizzero-tedesco come sempre ha parlato con lingua chiara, condita a volte da quel tradizionale humour svizzero-tedesco che mira a sdrammatizzare la realtà in cui ci tocca vivere.

 

Eminenza, il 31 ottobre Francesco andrà a Lund per commemorare ufficialmente con i luterani il cinquecentesimo della Riforma protestante. E’ la prima volta nella storia che un Papa agisce in questo modo. Solo un gesto di grande amicizia o c’è qualcosa di più? 

Prima di tutto va rilevato che si tratta della prima commemorazione storica della Riforma in età ecumenica. In precedenza tali commemorazioni erano confessionali, talvolta con toni un po’ trionfalisti. Oggi la situazione è cambiata, dopo cinquant’anni di dialogo ecumenico tra cattolici e luterani. Sono gli stessi luterani che hanno espresso il desiderio di commemorare insieme con noi l’avvenimento. E’ chiaro che è molto di più di un segno di amicizia: l’ecumenismo è anche scambio di doni, che anzi è il suo nucleo. Nessuna Chiesa è tanto povera da non poter dare un contributo alla bellezza del cristianesimo, a una sua maggiore unità. E nessuna Chiesa è così ricca da permettersi di non ricevere doni dalle altre.

Commemorazione per ricordare o anche per festeggiare? 

In tedesco è difficile dire ‘festeggiare’, feiern. Nel documento fondamentale per la commemorazione comune emergono tre punti forti. Il primo è la gratitudine: il 2016-17 è anche il cinquantesimo anniversario del dialogo cattolico-luterano e grazie ad esso abbiamo potuto scoprire tutto ciò che è comune tra noi. Il secondo punto è il pentimento, la penitenza. Infatti la Riforma non ha portato soltanto un rinnovamento, ma anche la divisione, cui sono seguite le orribili guerre confessionali del XVI e del XVII secolo. Penso in particolare alla Guerra dei Trent’Anni tra il 1618 e il 1648, che ha fatto dell’Europa di allora un mare rosso di sangue. Come potremmo festeggiare questo? Il terzo punto è la speranza che la commemorazione possa apportare nuovi frutti per il dialogo. In sintesi è difficile dire festeggiare, meglio commemorare. 

Il pastore valdese Paolo Ricca ha scritto tra l’altro: “Partecipare alla commemorazione significa, a mio parere, considerare la Riforma un evento positivo nella storia della Chiesa che ha fatto bene anche al cattolicesimo. La mia impressione è che lui (NdR: papa Francesco), in un modo che non saprei definire, si senta parte di quella porzione di cristianità che è nata dalla Riforma”… 

Il primo punto sopra ricordato è quello della gratitudine, per tutto ciò che abbiamo riscoperto di comune tra noi. Ma poi non si può negare quanto è successo nella storia, con la divisione e l’uso della forza, della violenza, gli uni contro gli altri: e anche questo fa parte della commemorazione. Del resto proprio i valdesi hanno molto sofferto a causa dei cattolici e, a tale proposito, il Santo Padre ha chiesto scusa quando li ha incontrati a Torino.

 

MARTIN LUTERO: UNA PERSONALITA’ CONTROVERSA, CON LUCI E OMBRE CHE NON POSSIAMO NEGARE

Nell’ambito della commemorazione emerge naturalmente la figura di Martin Lutero. Da parte di vari gruppi cattolici  - ad esempio dal mensile di apologetica cattolica “Il Timone” - sono state sollevate forti riserve sull’opportunità di rendere omaggio a un personaggio come il monaco agostiniano fondatore della Riforma… 

Se commemoriamo la Riforma, non possiamo negare la storia, in cui Lutero ha assunto un ruolo molto importante…

Ruolo positivo? 

Un ruolo complesso, a prescindere dalla sua volontà originaria.

Qual era la sua volontà originaria? 

Non era quella di rompere l’unità e creare nuove Chiese. Ha detto papa Francesco - nella conferenza stampa in aereo di ritorno dall’Armenia - di credere che le intenzioni di Lutero non fossero sbagliate, erano quelle di un riformatore.

 

LE COLPE DELLA ROTTURA?  DA AMBO LE PARTI

Ma come mai poi la situazione è degenerata? 

Le colpe stanno da tutte e due le parti. Anche la Chiesa cattolica a quel tempo non era aperta al rinnovamento chiesto da Lutero, come già aveva evidenziato papa Adriano VI nel suo messaggio alla dieta di Norimberga del 1522-23, quando chiese scusa per il comportamento inammissibile della Curia Romana. D’altra parte Lutero si appoggiò talmente ai principi che si venne a creare una grande mescolanza di religione e politica con gravi sviluppi; non solo, ma non possiamo negare l’atteggiamento assolutamente inammissibile di Lutero verso i contadini (NdR: ‘Guerra dei contadini’, 1524-26, rivolta popolare per ragioni religiose ed economiche, duramente repressa, 300mila insorti, che Lutero chiamò “banditi di strada ed assassini” meritevoli di morte). Lutero ha poi scritto cose orribili contro gli ebrei…

 

LUTERO CONTRO GLI EBREI: PUO’ ESSERE LETTO COME UN ANTICIPATORE DELL’OLOCAUSTO

Ad esempio nell’opuscolo del 1543 “Degli ebrei e delle loro menzogne” si legge: “In primo luogo bisogna dar fuoco alle sinagoghe e scuole dei giudei. E ciò che non si può bruciare deve essere ricoperto di terra e sepolto, in modo che nessuno possa mai più vederne un sasso”… 

Queste frasi possono essere lette come un’anticipazione dell’Olocausto. Penso che Lutero fosse convinto che gli ebrei entrassero nella nuova Chiesa,‘purificata’ e non riuscì mai a capire perché non lo fecero. Da tale constatazione il grande odio verso il popolo ebraico.

Eminenza, può dare allora un giudizio complessivo su Lutero?

Per dare una valutazione complessiva su Lutero, si deve però riconoscere che la sua intenzione originaria era incentrata sui modi di annunciare Dio, che si era manifestato attraverso la presenza di Cristo. In Lutero la questione di Dio e il Cristocentrismo del suo annuncio sono fondamentali e molto positivi: e noi cattolici abbiamo ancora da imparare su questi temi.

Ancora il pastore valdese Ricca ha rilevato che i frutti del dialogo ecumenico di questi cinquant’anni non sono esaltanti. Ad esempio la Dichiarazione congiunta di Augusta del 1999 sulla dottrina della giustificazione che non è stata così feconda di conseguenze positive perché per i protestanti la giustificazione (Dio salva, rende ‘giusti’ se l’uomo ha fede) è centrale, per i cattolici meno. Ha ragione? 

La differenza sta in questo: alcuni luterani sostengono che la dottrina della  giustificazione è l’unico fondamento e per i cattolici essa è un fondamento elementare e centrale. Nella stessa Dichiarazione congiunta di Augusta ci rende attenti sul fatto che le conseguenze ecclesiologiche non sono ancora definite: questa mi sembra una grande sfida per il futuro del dialogo. Perciò ho proposto di preparare una nuova Dichiarazione congiunta sulla Chiesa, l’Eucarestia, il Ministero. Se la proposta dovesse essere concretizzata, il passo in avanti verso l’unità sarebbe rilevante.

 

INTERCOMUNIONE IMPOSSIBILE SE NON C’E’ IL RICONOSCIMENTO DELLE FORME DI MINISTERO DELLE ALTRE CHIESE

Eucarestia… dunque anche il tema dell’intercomunione cattolico-luterana? 

La Dichiarazione proposta riguarda tre temi: la Chiesa, l’Eucarestia, il Ministero. Se vogliamo trattare solo dell’Eucarestia, non possiamo arrivare a un risultato positivo. Prima dobbiamo chiarire i concetti di Chiesa e di Ministero. Per i cattolici il Ministero sacerdotale è il presupposto per celebrare l’Eucarestia. Penso che fin qui non l’abbiamo ancora approfondito e chiarito sufficientemente, nei rapporti con i luterani, i concetti sopra ricordati. Se non possiamo riconoscere le forme di Ministero delle altre Chiese, è impossibile permettere l’intercomunione.

 

LE DIFFERENZE SUL PIANO ETICO-ANTROPOLOGICO OSTACOLANO IL DIALOGO CON I LUTERANI

Rilevava Giovanni Paolo II il 6 giugno del 1989 davanti ai vescovi luterani di Danimarca: “Tuttavia esistono ancora, in tempi di dialogo ecumenico, dei grandi ostacoli”. A 27 anni di distanza gli ostacoli sono ancora grandi? 

Ostacoli ce ne sono. Non a caso ho fatto la proposta di cui sopra. Sono convinto che possiamo approfondire anche le questioni aperte.  

A considerare lo sviluppo della storia, con i protestanti abbiamo culturalmente rapporti assai stretti. Ma negli ultimi anni sono emerse molte differenze con loro, maggiori che con gli ortodossi, in materia di vita e di famiglia… 

Con i protestanti in genere abbiamo una buona affinità culturale, più che con gli ortodossi; ma con gli ortodossi abbiamo maggiori affinità di fede. Per quanto riguarda i nostri rapporti dal punto di vista etico-antropologico, ci stiamo confrontando con sviluppo nuovi nel dialogo ecumenico, che oggi risente indubbiamente di molte tensioni a livello di concezioni etiche. Nell’ecumenismo degli Anni Ottanta si diceva che la fede divide e l’azione unisce. Oggi si può dire quasi il contrario: abbiamo approfondito molte questioni della fede, ma hanno fatto irruzione molte differenze sul piano etico, soprattutto in bioetica, famiglia, matrimonio, gender. Se noi cristiani non riusciamo in Europa a farci sentire con una sola voce su queste questioni fondamentali per la vita e la convivenza tra gli uomini, la conseguenza è che la voce del cristianesimo qui si indebolirà sempre più.

PROTESTANTIZZAZIONE DELLA CHIESA? NIENTE PAURA, PERCHE’ IL PAPA E’ CATTOLICO

Papa Francesco a Lund: temono alcuni gruppi cattolici che la sua presenza alla commemorazione della Riforma sia la conferma clamorosa della ‘protestantizzazione’ della Chiesa cattolica… 

Se abbiamo fiducia nel Santo Padre, non possiamo nutrire questa paura. Perché il Papa è cattolico…

Concludiamo: il 2016 è stato un anno ricchissimo di gesti papali ‘ecumenici’ (e includiamo anche gli ebrei). Visita alla Sinagoga, incontro con Kirill, con gli anglicani, incontri durante i viaggi internazionali, incontri a Roma, Concilio panortodosso, commissione cattolico-ortodossa a Chieti, tra poco ci sarà Lund…. Ma tutto ciò ha portato frutti tangibili? 

Fin qui è stato certamente un anno ecumenico intensissimo. Ha portato frutti molto importanti a livello di amicizia, ma anche nel dialogo teologico, come si è visto recentemente a Chieti, dopo dieci anni di attesa…

Eminenza, certo Le è richiesto un grande dispendio di energie…

Non è un lavoro facile, ma molto bello. Il Signore vuole l’unità. E io sono convinto che il vero ministro ecumenico non sono io, ma lo Spirito Santo. Io posso solo aiutare. Perciò in questo senso io posso dormire tranquillamente, perché so che lo Spirito Santo è sempre sveglio.

 

P.S. L’intervista appare in originale su  www.rossoporpora.org  e, in forma cartacea,  nell’edizione del 29 ottobre 2016 del ‘‘Giornale del Popolo’, quotidiano cattolico della Svizzera italiana (inserto ‘Catholica’). Appare anche, in traduzione inglese, nel numero in uscita del mensile cattolico statunitense ‘Inside the Vatican’.  Per la riproduzione di ogni sua parte si richiede la citazione della fonte. Per la riproduzione dell’intera intervista o di parti consistenti di essa si prega in ogni caso di chiedere l’autorizzazione a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. o a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. .