Nella Premessa la drammatica situazione umanitaria della città ucraina di Oleshky con le telefonate di Leone XIV e la ‘preparazione’ di Zuppi– Parolin dagli ungheresi e in un’intervista a tutto campo (in prevalenza di politica internazionale) a ‘Jesus’ – Un libro sulle emozioni suscitate dall’Appia in provincia di Latina, passando da Terracina - In galleria un’acquaforte dell’Appia del maestro Pasquale Basile
PREMESSA (PAPA LEONE, TELEFONATA A PUTIN, DRAMMA DI OLESHKY, ZUPPI, ZELENSKY): Molti auguri a papa Leone XIV perché non abbia strascichi negativi l’operazione (ben riuscita) di martedì 13 ottobre 2026 – fatta al Policlinico Gemelli di Roma - di asportazione del lobo inferiore del polmone destro a causa della presenza insidiosa di un nodulo. Intanto Francis Robert Prevost, dopo alcuni giorni di degenza, è già rientrato in Vaticano. Un breve lasso di tempo in cui il Pontefice ha comunque anche lavorato. Di sicuro rilievo la telefonata che Leone XIV ha voluto fare venerdì 16 ottobre 2026 al presidente russo Putin per scongiurarlo di concedere una tregua nella regione di Kherson con riferimento particolare alla situazione umanitaria drammatica nella città contesa di Oleshky, i cui residenti rischiano veramente di morire di fame. Come ha evidenziato il nunzio apostolico in Ucraina, Visvaldas Kulbokas, in un’intervista (a cura di Franca Giansoldati) a Il Messaggero del 18 ottobre 2026, a Oleshky “gli abitanti hanno esaurito tutte le scorte alimentari. Hanno mangiato persino i cani e i piccioni, perché non è rimasto praticamente nulla”. I volontari sia russi che ucraini tentano di far giungere i droni con i viveri, ma “quando gli ucraini individuano un drone russo cercano di abbatterlo, e lo stesso fanno i russi con quelli ucraini”. Fatti sconvolgenti questi che dimostrano la bestialità della guerra, perdipiù tra fratelli di fede. Il dramma di Oleshky era stato tra i temi più importanti della recente missione umanitaria (la terza) del card. Matteo Maria Zuppi. Ed è lecito pensare che da tale missione sia nata anche la telefonata del Papa a Putin, fortemente voluta da Leone XIV. Perché, come ha rilevato lo storico Adriano Roccucci (che ha accompagnato Zuppi a Mosca) in un’intervista a Avvenire del 17 ottobre 2026, “in un tempo in cui si alzano muri, il grande significato politico dell’azione della Santa Sede e della missione del cardinale Zuppi è quello di avere rafforzato canali di dialogo tra le parti in conflitto. (…) Definirei tutto ciò una grande risorsa per il futuro”. Ieri, poi, Leone XIV ha voluto telefonare anche al presidente ucraino Zelensky, per scongiurarlo ad accordarsi con Putin, così che attorno a Oleshky si sospendano almeno per qualche giorno i combattimenti per permettere l’aiuto umanitario indispensabile (alimentare e sanitario) a una popolazione civile ormai stremata. Nel recente Messaggio alla Fao (vedi più oltre) il Papa l’ha detto: “Impedire che il pane raggiunga una persona (…) costituisce una terribile offesa alla dignità umana”.
LEONE XIV: DAL MESSAGGIO ALLA FAO- LA FAME NON E’ UN’ANOMALIA STATISTICA, IL PANE NON E’ ARMA DI GUERRA – 16 ottobre 2026 (i neretti sono nostri)
. 1. Il tema della Giornata Mondiale dell’Alimentazione di quest’anno è “Innovare oggi per nutrire domani”. Aiutando la terra a produrre i suoi frutti, l’umanità non si limita a compiere un’operazione tecnica, ma adempie al comando di custodire la terra e di coltivarla (cfr Gen 2,15), un comando che precede ogni quadro giuridico e ogni innovazione tecnologica. Ciononostante, ci troviamo attualmente in una situazione paradossale, in cui il progresso globale avanza a un ritmo sempre più sostenuto, mentre la fame e la povertà continuano a persistere. Non si tratta di un problema tecnico o finanziario, ma piuttosto di una profonda crisi antropologica ed etica.
. 2. Oggi si parla di innovazione con gran disinvoltura. Tuttavia, questo termine viene spesso utilizzato solo in riferimento allo sviluppo di dispositivi e algoritmi, oppure all’ottimizzazione delle prestazioni con l’unico fine di ottenere un guadagno economico. È quindi necessario cambiare il modo in cui concepiamo tale progresso, poiché la vera innovazione non sostituisce la creazione, ma implica un’indagine rispettosa delle leggi complesse che guidano l’opera delle mani del Creatore. L’uso di una tecnologia adeguata per coltivare la terra è un’espressione del ruolo della persona umana come collaboratrice di Dio nell’opera della creazione. Eppure, quando la tecnologia moderna viene impiegata in agricoltura in modi che privano il suolo della sua fertilità naturale o allontanano gli agricoltori dalle loro terre, spinti soltanto da motivi economici, ciò non può essere considerato un progresso, ma una forma sofisticata di distruzione.
. 3. La fame non può essere considerata un’anomalia statistica, poiché è causata principalmente dalla mancanza di volontà politica e di solidarietà collettiva. Né le carenze alimentari sono geograficamente inevitabili. Infatti, in un’epoca caratterizzata da un progresso tecnologico senza precedenti, è intollerabile che il pane sia considerato un privilegio e l’acqua una merce contesa. L’accesso regolare a un’alimentazione sicura, adeguata e sufficiente, in linea con la dignità di ogni persona, è un diritto umano fondamentale. Garantire questo diritto è un obbligo di giustizia che vincola sia i singoli Stati che la comunità internazionale. Eppure, mentre le innovazioni accelerano la produzione, la distribuzione viene trascurata. I mercati dei cereali vengono capitalizzati in borsa, mentre i semi che germogliano nel terreno finiscono nelle mani di monopoli che soffocano l’agricoltura su piccola scala.
. 4. Per garantire che le esigenze alimentari di domani siano soddisfatte, è necessario liberare la produzione di cibo da una mentalità puramente speculativa. Il pane non dovrebbe essere né uno strumento di pressione geopolitica né un bene finanziario volatile. Né deve mai essere usato come arma di guerra. Infatti, impedire che il pane raggiunga una persona o distruggere i mezzi con cui viene prodotto costituisce una terribile offesa alla dignità umana. Il pane è prezioso perché sostiene la vita che Dio ci ha donato.
. 5. Signor Direttore Generale, incoraggio l’Organizzazione per l’Alimentazione e l’Agricoltura e i suoi Stati membri a non accontentarsi di analisi astratte o di dichiarazioni di efficacia limitata. È giunto il momento di dare prova di audacia morale. È essenziale un nuovo ordine alimentare globale, in cui l’innovazione tecnologica sia incondizionatamente subordinata al rispetto della dignità umana donata da Dio e al bene comune universale. Inoltre, esiste un imperativo etico urgente di riconvertire le risorse investite nell’industria bellica verso la ricerca agricola sostenibile e la rigenerazione dei terreni degradati. Il domani non è un arco di tempo astratto che ci attende passivamente; è piuttosto il raccolto di ciò che seminiamo oggi attraverso le nostre decisioni.
CARD. PIETRO PAROLIN: UNGHERIA, saluto in occasione della festa nazionale della Vergine Maria, Magna Domina Hungarorum – Accademia di Ungheria in Roma, Palazzo Falconieri
Come tradizione, anche quest’anno l’Ambasciata di Ungheria presso la Santa Sede, che - dopo la partenza dell’indimenticabile Edoardo Asburgo-Lorena (ben conosciuto dai nostri lettori, vedi ad esempio https://www.rossoporpora.org/2025/12/04/eduard-habsburg-lothringen-dieci-anni-da-ambasciatore-in-vaticano/) vede alla sua testa Peter Kveck - ha voluto onorare Maria come Magna Domina Hungarorum. La festa si è svolta a palazzo Falconieri in via Giulia, presso l’Accademia di Ungheria, diretta da qualche mese da MarcAurelio Erszegi e nella sua prima parte è stata allietata da un breve concerto del violinista fra Lajos Kruppa Ofm, con accompagnamento pianistico. Dopo l’esecuzione degli inni nazionali vaticano, del Sovrano Militare Ordine di Malta e ungherese (un inno bellissimo che muove le emozioni più profonde), hanno preso la parola – davanti a diversi altri diplomatici e ai presidenti delle conferenze episcopali di Ungheria e Romania, - l’ambasciatore Kveck e il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano. Del cui saluto proponiamo qualche passo.
. Alla dimensione mariana della festa della Vergine Maria, Magna Domina Hungarorum, si affianca quest’anno il ricordo dell’ottavo centenario del transito di san Francesco. I primi frati francescani giunsero in Ungheria quando lo stesso Francesco era ancora vivo, trovando accoglienza e radicandosi rapidamente nel Paese, di cui hanno segnato profondamente la vita e la cultura.
. La vita e la testimonianza di fede evangelica del Poverello di Assisi ci parlano di pace. Siamo in un contesto geopolitico complesso, segnato da tensioni e conflitti. Il continente europeo è chiamato ad affrontare sfide sempre più impegnative. In questo clima è dovere di tutti promuovere e custodire la pace, una pace disarmata e disarmante, umile e perseverante, come ha detto il santo padre Leone XIV il giorno stesso della sua elezione alla Benedizione Urbi et Orbi. Tutti siamo chiamati ad essere propagatori del Vangelo della pace. La pace è un bene supremo e irrinunciabile, è l’anelito di ogni persona e di ogni società, è la somma di tutti i beni di Dio, un dono che scende dall’alto e che sarebbe un’illusione pensare di costruire con le sole forze umane. La Santa Sede guarda con grande fiducia al contributo che l’Ungheria può apportare alla comunità internazionale, sicura che i valori che hanno caratterizzato la storia della nazione magiara continueranno ad animare gli ungheresi nella promozione della dignità umana, della pace e di un mondo fraterno.
CARD. PIETRO PAROLIN: da un’ampia intervista – dal titolo ‘L’arte sublime del negoziato’ - al mensile Jesus di ottobre 2026, a cura di Agnese Pellegrini (il neretto è nostro)
. (“Quante divisioni ha il Papa?”): La celebre domanda attribuita a Stalin nel 1945 a Yalta, pronunciata con sarcasmo mentre discuteva con Churchill e Roosevelt, rivela una concezione puramente materialistica del potere, misurabile solo in termini di soldati, carri armati, bombe, ecc… La Santa Sede non solo non possiede divisioni militari, ma soprattutto aspira a non averle, in linea con la sua natura e la sua missione. (…) L’autorità morale della Santa Sede, derivante da duemila anni di testimonianza, permette ad essa di parlare a miliardi di persone, al di là di confini ideologici e politici, e ciò rappresenta una forza non quantificabile, certamente non con metro umano. (…) Nella situazione internazionale attuale, segnata da guerre, tensioni nucleari ed estrema frammentazione, molti guardano alla Santa Sede proprio perché essa non è allineata a blocchi di potere. La sua forza sta nella coerenza: può esprimere liberamente la propria posizione senza essere accusata di perseguire interessi geopolitici propri.
. (Terza guerra mondiale a pezzi): L’espressione coniata da papa Francesco mantiene purtroppo piena attualità. Non assistiamo a un conflitto mondiale classico, con alleanze rigide e dichiarazioni formali di guerra, ma a un sistema di crisi interconnesse: Ucraina, Gaza e il più ampio medio Oriente, tensioni nel Mar Cinese Meridionale, instabilità nel Sahel, conflitti in Sudan e Myanmar, cyber-guerre, guerre ibride, economiche e commerciali. Questi ‘pezzi’ si influenzano a vicenda, creano catene di approvvigionamento di armi, flussi migratori, crisi alimentari ed energetiche globali. (…) La Santa Sede osserva con preoccupazione questo ritorno della guerra come strumento politico ed economico.
. (Critica della Santa Sede alla corsa agli armamenti): (…) Non si tratta di pacifismo assoluto o ingenuità di fronte a regimi aggressori. La Chiesa riconosce il diritto alla legittima difesa, ma denuncia con forza che il flusso sistematico di fondi per le armi, invece che per scuole, ospedali, transizione ecologica nei Paesi poveri, contribuisca all’instaurarsi di un sistema che rischia di distorcere completamente le priorità.
. (Crisi israelo-palestinese – due Stati): Dopo le speranze aperte con gli Accordi di Oslo, certamente la realtà sul terreno è andata complicandosi. Tuttavia, restando all’argomentazione del realismo, quale sarebbe una concreta e realistica alternativa alla soluzione dei due Stati? Se qualcuno ha soluzioni migliori da offrire, ben venga! Ma finora tale prospettiva resta l’unico orizzonte politico in grado di garantire una pace giusta e duratura (…) Coloro che vogliono abbandonare la soluzione a due Stati o la avversano apertamente, concretamente cosa propongono di meglio? La cosiddetta “migrazione volontaria” di milioni di Palestinesi dalle loro terre, altro nome per indicare una loro ennesima espulsione forzata? Nuove colonie illegali imposte unilateralmente? Nuove guerre?
. (Accordo controverso con la Cina sulla nomina dei vescovi): Non ho mai nascosto che si desidererebbero frutti più abbondanti per l’Accordo provvisorio che, tuttavia, mantiene il suo valore. A distanza di otto anni dalla prima firma, credo che uno dei meriti di questo strumento sia quello di avere in qualche modo stabilizzato il dialogo con le autorità cinesi, anche sugli altri temi che riguardano la vita della Chiesa cattolica nel Paese. Dialogo non significa necessariamente totale sintonia di prospettive: ma proprio laddove persistono distanze, più stringente è anche la necessità di un confronto franco, onesto e frequente. A riguardo dell’attuale panorama internazionale, la Santa Sede sottolinea costantemente che la mancanza di dialogo è il principale ostacolo alla pace e allo sviluppo: proprio per questo non possiamo non dialogare con la Cina.
“LE EMOZIONI DELLA VIA APPIA”: UN VIAGGIO LENTO DI GIAN LUCA CAMPAGNA – LA ‘REGINA VIARUM’ NELLA PROVINCIA DI LATINA DA DA CISTERNA A MINTURNO, PASSANDO ANCHE PER TERRACINA…
Nel 312, per volontà del questore Appio Claudio Cieco incominciarono i lavori di costruzione, nel I secolo d.C. il poeta Publio Papinio Stazio la definì “regina longarum viarum”, nel 1928 divenne strada statale (la 7), nel 2024 patrimonio dell’umanità come riconosciuto dall’Unesco. E’ la via Appia, lunga oltre 500 km, da Roma a Brindisi. Originariamente concepita come collegamento rapido per le necessità militari della Roma in espansione nel Sud e in Oriente, ben presto fu valorizzata anche quale via commerciale privilegiata, in primo luogo con le città della Magna Grecia. Oggi attraversa quattro Regioni: Lazio, Campania, Basilicata e Puglia.
In questa sede ci piace segnalare un libro, uscito da poco per i tipi delle Edizioni DrawUp: è opera del giornalista e scrittore Gian Luca Campagna, che descrive un suo “viaggio lento” sul tratto dell’Appia che si snoda nella provincia di Latina, tra Cisterna e Minturno. Per l’autore di “Le emozioni della via Appia”- questo il titolo - “la strada va abitata. La strada è la mia casa”. Non meraviglia dunque che faccia parte il lettore dei sentimenti suscitati in lui dalla riscoperta di una via fondamentale per il territorio attraversato, viaggio “di conoscenza, arricchimento interiore e di bellezza, da vivere con i cinque sensi, compresa la tavola”. Insomma: “Quando vai a visitare un territorio, non ti soffermi sulla sua strada, ti soffermi su quello che è attorno alla strada”. E’ così che Campagna incontra i fruitori di quegli ambienti e ascolta quel che hanno da dire sul presente, non trascurando la memoria storica e artistica del passato.
Sono tredici le città pontine attraversate dall’Appia: Cisterna di Latina, Latina, Norma, Sermoneta, Sezze, Pontinia, Terracina, Monte San Biagio, Fondi, Itri, Formia, Gaeta e Minturno.
Un capitolo è dedicato a Terracina, città sul mare (con il monte Circeo a far da sentinella) in cui puoi ritrovare vicini nel centro storico il teatro romano recentemente restaurato, la cattedrale romanica di San Cesareo in cui fu eletto Urbano II, la Torre frumentaria del Duecento, il palazzo Braschi di fine Settecento e a poca distanza, in cima a una collina, il tempio di Giove Anxur. Rileva una delle interlocutrici dell’autore, Anna Giannetti: “Io ci abito sopra all’Appia. Quando m’affaccio a destra vedo il Pisco Montano tagliato da Traiano con un’opera ingegneristica pazzesca del grande, immenso Apollodoro di Damasco, mentre davanti vedo il mare, dove le truppe romane acquartierate nella zona del porto salpavano per altri mondi”. Campagna a Terracina è colpito particolarmente dalla chiesa tardo-barocca del Purgatorio, “che sul timpano ha in rilievo la Morte scheletrica con tanto di falce e di clessidra” e rimpiange di non poter più godere della vista dell’Albergo Reale, distrutto dai tedeschi in ritirata nel 1944: vi avevano soggiornato Dumas, Dickens, De Sade, Andersen, probabilmente Goethe, Stendhal che vi immaginò un incontro con Gioachino Rossini. Terracina è però anche altro… è ulivi, olio (NdR: anche Moscato, vedi https://www.rossoporpora.org/2026/09/29/papa-francia-neutralita-svizzera-la-paura-fa-no-terracina-sapore-di-moscato/): “Siamo fortunati – osserva ancora l’interlocutrice – qui abbiamo sapori forti, che scendono dai versanti dei Lepini, degli Ausoni, degli Aurunci per fondersi con quelli della costa”. Il ‘viaggio lento’ permette di assaporare… potremmo continuare per pagine e pagine, ma ora… meglio lasciare al lettore il piacere di scoprire (o riscoprire) ciò che l’Appia ha da offrire lungo il suo percorso ricco di sorprese nella provincia pontina.
P.S. In galleria una foto dell’acquaforte dell’Appia Regina viarum (notare i ciottoli sullo scudo da legionario e i piedi nudi), creata dal maestro Pasquale Basile in occasione dell’uscita del libro.
