PAPA/FRANCIA - NEUTRALITA' SVIZZERA: LA PAURA FA...NO - TERRACINA/SAPORE DI MOSCATO

Di Giuseppe Rusconi. 29 Settembre 2026.

Echi del viaggio apostolico di Leone XIV nella terra della ‘laicitè’ à la Macron, dove però, come si è constatato, il cattolicesimo ridà segni imprevisti di vitalità. Gli svizzeri, impauriti, bocciano pesantemente l’iniziativa per una neutralità più rigorosa (ma la Svizzera italiana mostra una sensibilità assai diversa dalle altre Svizzere). Moscato di Terracina: un libro di Danilo Mastracco e un inedito della scrittrice Marika Campeti. Sul tema una piccola galleria fotografica.

PREMESSA: E’ giunta notizia della morte di un caro amico, l’ottantottenne Umberto Pizzi, grande fotografo della Dolce Vita e degli incontri di politici e cosiddetti vip colti ( e spesso sbertucciati) con arguzia eccezionale nei momenti più impensati. Caro Umberto, non ti dimenticheremo, anche con la tua maglietta con Che Guevara che esibivi orgogliosamente, da comunista poco istituzionale (vedi anche https://www.rossoporpora.org/2018/12/30/a-tu-per-tu-con-umberto-pizzi-mezzo-secolo-di-foto-che-parlano/)

PAPA IN FRANCIA DAL 25 AL 28 SETTEMBRE: PAROLE CHIARE, ENTUSIASMO DI  FOLLA (INDIMENTICABILI LE IMMAGINI DEI CHAMPS ELISEES DA PLACE DE LA CONCORDE ALL’ARCO DI TRIONFO E QUELLE DI LOURDES… CATTOLICESIMO FRANCESE ANCORA VIVO E BEN PRESENTE NELLO SPAZIO PUBBLICO)

PARIGI, 25 settembre 2026, Palazzo dell’Eliseo, Incontro con le autorità, la società civile e il Corpo diplomatico

. (radici cristiane e Rivoluzione Francese): La Francia è anche una terra dalle ricche radici cristiane. Dai tempi di sant’Ireneo e del battesimo di Clodoveo, l’anima della vostra patria si è sviluppata attingendo dal cristianesimo un genio spirituale, culturale, intellettuale, artistico e missionario, che oggi risplende in tutto il mondo. È così che nella Francia del XVI secolo fiorì l’umanesimo, che cercava di unificare l’eredità greco-romana e la fede cristiana. Ai celebri pensatori del Rinascimento, e poi del Grand Siècle, seguirono quelli dell’Illuminismo, e la Francia portò allora al mondo vere e proprie conquiste; tra queste, il riconoscimento dei diritti dell’uomo insiti nella natura della persona umana, in particolare la libertà religiosa. Questa costante attenzione alla dignità intrinseca di ogni persona umana trova eco nel vostro motto nazionale. Libertà, uguaglianza e fraternità non sono semplici parole incise sui frontoni dei vostri edifici pubblici, ma rimandano a esigenze etiche universali, che trovano anche nel messaggio evangelico una fonte inesauribile di ispirazione e di realizzazione. (NdR: è vero anche che negli anni del Terrore giacobino ‘Liberté, fraternité, egalité’ furono imposte con la violenza e si fondarono sul sangue di tanti cattolici…)

. (diritti fondamentali nelle testimonianze storiche dei cattolici di Francia): Le loro testimonianze di attenzione e di servizio costituiscono una vera e propria scuola di umanità sulla grandezza della cura e un vibrante richiamo al valore unico e insostituibile di ogni essere umano. Sono anche un invito alla rinnovata fraternità che richiede di imparare ad accogliere la vita senza condizioni, a sostenere la fragilità con tenerezza, ad accompagnare con rispetto e nella fiducia reciproca ogni tappa dell’esistenza, e a difendere con coraggio e compassione coloro che non hanno voce o che non si sentono sufficientemente sostenuti. Per questo ribadisco “con forza che la tutela del diritto alla vita costituisce il fondamento imprescindibile di ogni altro diritto umano” (NdR: chissà se Macron, prodotto plastificato di laboratorio, avrà recepito veramente le parole del Papa)

. (derive delle società contemporanee): A volte constato con preoccupazione le attuali derive delle società che rischiano di distorcere la scienza e la tecnologia trasformandole in imprese lucrative che favoriscono le manipolazioni genetiche, la maternità surrogata, l’acquisto di organi o l’offerta di una morte programmata. Non dimentichiamo che il rispetto reciproco e la tutela della vita di ogni persona umana sono una responsabilità di ciascuno e di tutti, che inizia con una conversione dell’intelletto e del cuore e richiede un impegno reale e disinteressato verso i nostri fratelli e le nostre sorelle (Ndr: altra occasione di riflessione per Macron e tanti altri, di ogni colore politico, che governano le nazioni)

. (la guerra non è inevitabile): Vi esorto quindi a non rassegnarvi mai alla prospettiva di una guerra considerandola “inevitabile”, ma a promuovere senza sosta il dialogo e la diplomazia, al fine di preservare società pacifiche, rispettose della dignità e dei diritti della persona e dei popoli. Di fronte ai rumori di guerra e alle crisi multiformi che scuotono il nostro mondo, la Francia ha la vocazione di rimanere un instancabile artefice della pace e del multilateralismo, in particolare all’interno della nostra cara Europa. Possa la Francia, fedele ai propri valori, tracciare il solco di una pace disarmata e disarmante, e offrire con responsabilità il proprio insostituibile contributo a favore della pace. (NdR: vale non solo per la Francia)

PARIGI, 25 settembre 2026, visita all’UNESCO

. (guerra): In questo particolare momento, dobbiamo riconoscere che la più terribile delle “opere umane” è la guerra; poiché in essa la scienza stessa è posta a servizio di una volontà disumana di distruggere e uccidere. A tal proposito, il Preambolo della Costituzione dell’UNESCO si apre con parole che conservano una sorprendente attualità – come abbiamo visto nel “Muro della Pace” –: “Poiché le guerre nascono nello spirito degli uomini, è nello spirito degli uomini che devono essere poste le difese della pace” (Costituzione dell’UNESCO, Preambolo, 1945). Queste parole furono scritte all’indomani della Seconda Guerra Mondiale: la tragedia più devastante del secolo passato. L’umanità aveva capito che il progresso scientifico, quando è separato dalla saggezza, può trasformarsi in arma devastante; che la cultura, quando si piega all’ideologia, può diventare menzogna e propaganda; che l’educazione, quando rinuncia alla verità, degrada a strumento per manipolare le coscienze. Gli Stati fondatori dell’UNESCO compresero che i trattati sono necessari, ma non sufficienti in sé. Essi richiedono una cultura e un impegno condiviso per la pace che li sostengano. La pace non può essere costruita soltanto con i trattati, né attraverso compromessi tra forze opposte. La pace è vera quando scaturisce dalla virtù della giustizia più che da un mero contratto, da una volontà retta piuttosto che da un instabile equilibrio di interessi. Infatti, solo una volontà retta può riconoscere nell’altro un fratello o una sorella, una persona come sé stessi.

LOURDES, 27 settembre 2026, discorso del Papa ai vescovi di Francia

. (Chiesa nel dibattito pubblico): La Chiesa ha assistito, e ha persino contribuito, alla lenta edificazione della vostra Nazione; ancora oggi è parte integrante della sua cultura, della sua identità e della sua vocazione nel mondo. Ecco perché la sua voce ha pienamente diritto ad essere presente nel dibattito pubblico in Francia; essa possiede, per sua natura, un’autorevolezza profetica. Anche se non sempre è intesa, è comunque attesa. Anche se non sempre è seguita, particolarmente su questioni essenziali, che toccano i fondamenti della civiltà, nondimeno è necessaria; non ne dubitate! Conosco la vostra determinazione e il vostro coraggio – lo avete dimostrato con chiarezza durante i recenti dibattiti sul fine-vita – e vi esorto alla perseveranza, assieme a tutte le persone di buona volontà che difendono gli stessi valori.

. (Laicité messa in discussione): Vivete attualmente in un contesto di laicità molto particolare, frutto di una storia turbolenta, oggi pacificata, ma che deve consentire alla Chiesa di compiere la sua missione. Il fatto che l’equilibrio faticosamente raggiunto venga gradualmente messo in discussione, come sta accadendo altrove nel mondo occidentale, non deve indurvi alla rassegnazione. Vi invito ad essere vigilanti, per difendere la libertà e il diritto della Chiesa a evangelizzare, a educare alla vera libertà e a praticare pubblicamente il culto, affinché, in modo visibile, la carità possa essere esercitata nel nome di Gesù Cristo.

. (Scuola cattolica non può rinunciare ad esserlo): L’educazione è una missione particolarmente vasta, che tocca molteplici settori della vita. Vorrei semplicemente accennare a quello dell’insegnamento cattolico, il cui “carattere proprio”, in questi tempi, viene messo in discussione. È positivo che gli istituti di insegnamento cattolici siano ampiamente aperti a coloro che non condividono la nostra fede. Questa accoglienza generosa e rispettosa della libertà di coscienza di ciascuno promette grande fecondità per tutti, per la società e per la Chiesa stessa. Tuttavia, l’insegnamento cattolico non può, in alcun modo, rinunciare al proprio progetto educativo, un progetto incentrato su Cristo che mira allo sviluppo integrale della persona umana in tutte le sue dimensioni: spirituale, culturale, intellettuale, morale e sociale. Nessuno deve quindi stupirsi delle occasioni offerte, all’interno di ogni istituto cattolico, di incontrare Gesù Cristo e di ascoltare la sua Parola. Tanto meno, nessun alunno deve trovarsi emarginato nella propria classe, semplicemente perché crede in Gesù

LOURDES, 27 settembre 2026, omelia della santa Messa presieduta sulla prairie del santuario di Nostra Signora di Lourdes

. (sacralità della vita): In questo momento storico, all’interno di una società alla ricerca del progresso e del benessere materiale, ma talvolta tentata di dimenticare l’orizzonte dell’eternità, Maria viene a ricordarci la grandezza e la portata della nostra vocazione alla vita, alla vita eterna. Davanti alle correnti attuali che cercano di ridefinire il valore della vita umana di fronte alla malattia, alla sofferenza o alla vecchiaia, la Grotta di Massabielle si erge come un santuario della speranza cristiana. Qui, nessuna fragilità viene respinta. Le vostre stampelle, le vostre sedie a rotelle, le vostre lacrime nascoste non sono ostacoli: sono il luogo per eccellenza in cui siete pienamente rispettati, accolti e trasfigurati dall’amore infinito di Dio. Lourdes è il luogo benedetto di una professione di fede nella bellezza e nella sacralità della vita, poiché qui essa è accolta come un dono prezioso di Dio, chiamato a fiorire per l’eternità nell’amore del Padre.

LOURDES, 27 settembre 2026, Incontro con gli operatori e gli assistiti dell’Accueil Notre Dame, santuario

. (Ciò che è legale non è necessariamente morale): So che per alcuni di voi, a causa di particolari patologie e di dolori talvolta terribili, l’orizzonte può apparire cupo, incerto, senza via d’uscita. Ma nessuna legge umana deve farvi perdere la certezza della vostra dignità. Al contrario, è proprio in nome di questa dignità inalienabile della persona umana che la tentazione di togliere la vita con il pretesto di una falsa compassione deve essere fermamente respinta. È impossibile considerare normale togliere la vita. Ciò che è legale non è necessariamente morale.

LOURDES, 27 settembre 2026, discorso alla fine della processione aux flambeaux, piazzale antistante il santuario

. (una richiesta sempre sentita, di generazione in generazione): Siamo qui riuniti questa sera per rispondere alla richiesta che la Madonna rivolse ai sacerdoti per mezzo di santa Bernadette: “Che si venga qui in processione”. Quanto è commovente vedere il popolo fedele, di generazione in generazione, rispondere con amore e fiducia al tenero invito della Vergine Maria. Quanto è consolante sentire i cristiani cantare inni pieni di fervore e di fede, e camminare, con un lume in mano, verso la loro Madre del Cielo, la Madre che Gesù ci ha donato sulla Croce. Rendo grazie al Signore di poter, a mia volta, rispondere questa sera all’appello della nostra Madre facendomi pellegrino tra i pellegrini.

METZ, 28 settembre 2026, discorso all’Incontro “Alle radici dell’Europa per la pace e l’unità”, Centro Congressi ‘Robert Schuman’

. (Robert Schuman e la pace): Quali sono dunque gli insegnamenti di Robert Schuman per l’Europa e il mondo di oggi? Innanzitutto, un profondo desiderio di pace. Purtroppo oggi la guerra è riapparsa, anche in Europa: una nuova “inutile strage”, che ogni giorno causa innumerevoli vittime civili. (…) Certamente la ricerca della pace in Europa, così come nel resto del mondo, non deve essere confusa con un ingenuo irenismo. Al contrario, le parole di Schuman sono quanto mai attuali: “La pace mondiale non può essere salvaguardata senza sforzi creativi proporzionati ai pericoli che la minacciano”. Tuttavia, bisogna guardarsi dall’illusione del riarmo. “Non a caso, i ripetuti appelli a incrementare le spese militari e le scelte che ne conseguono sono presentati da molti governanti con la giustificazione della pericolosità altrui” (Messaggio per la LIX Giornata Mondiale della Pace, 1 gennaio 2026).

 

SVIZZERA: RESPINTA L’INIZIATIVA PER RAFFORZARE LA NEUTRALITA’… LA PAURA (ALIMENTATA DALLA PROPAGANDA SU PRESUNTA MINACCIA RUSSA E RIARMO) FA…NO

Domenica 27 settembre 2026, con 1.854.767 no (70,2%) contro 789.130 sì (29,8%) e una partecipazione del 47,1% il popolo svizzero ha respinto l’iniziativa che chiedeva l’inserimento nella Costituzione dei principi fondanti della neutralità elvetica, escludendo sanzioni (salvo quelle dell’ONU) verso Stati violatori del diritto internazionale (vedi anche https://www.rossoporpora.org/2026/09/23/parolin-ia-dea-ragione-zuppi-e-il-lupo-svizzera-neutralita-iniziativa-opportuna/ ).

La vittoria netta degli oppositori dell’iniziativa -lanciata da ambienti di destra moderata e appoggiata dal partito del lavoro (comunista) e dal Movimento svizzero per la pace – era stata ampiamente prevista dai sondaggi. Nessun cantone l’ha appoggiata (ma il Ticino… quasi); solo 149 comuni su 2131 l’hanno condivisa.

Se guardiamo ai risultati cantonali, i NO più massicci sono giunti da Basilea città (79,9%), Neuchȃtel (75,6%), Zurigo (74,5%), Basilea campagna (73,9%) e Berna (73,4%). A Ginevra i contrari sono stati il 66,6%. I consensi maggiori l’iniziativa li ha raccolti nel Ticino (48,3%), a Svitto (42,1%), Appenzello interno (40,3%), Glarona (37,6%), Uri (37%). Nei Grigioni i SI si sono fermati al 33, 4%.

Attira l’attenzione in ogni caso il risultato della Svizzera italiana (Ticino e Grigioni italiani), in cui il SI ha vinto in 57 comuni su 115. Nel Ticino in 45 su un totale di 100 (tra cui Chiasso, Biasca, tanti comuni dell’Alto Ticino ma anche della cintura luganese e del Mendrisiotto). Nei Grigioni italiani in 12 su 15 (tra cui Poschiavo e Roveredo Grigioni). A livello nazionale i SI hanno stravinto a Gondo (Vallese, versante sud del Sempione) con il 92%, seguito da Bedretto (79,1%, ai piedi del san Gottardo) e Isone (74,8%). Dal voto nella Svizzera italiana traspare una sensibilità assai diversa sul tema rispetto alle altre Svizzere (e il risultato non deve avere entusiasmato Ignazio Cassis, ticinese e ministro degli esteri…). E’ legittimo ipotizzare che l’infuocato dibattito italiano in materia di riarmo e di guerra abbia un influsso anche da Chiasso in su.

Qualche considerazione sul voto nazionale. Che l’iniziativa potesse essere bocciata così sonoramente non era previsto al momento del lancio e fino a pochi mesi fa. Anzi sembrava avesse possibilità reali di essere accolta, tanto è vero che in Parlamento è stata lungamente dibattuta (e alla fine decisa sul filo di lana) la questione se ad essa fosse opportuno opporre un controprogetto che ne accogliesse alcune istanze come l’inserimento nella Costituzione. Poi a poco a poco i sondaggi hanno segnalato una contrazione costante del numero dei sostenitori dell’iniziativa, tanto da scendere sotto la soglia del terzo dei probabili votanti. Così è stato.

Perché tale diminuzione? Non pensiamo siano state decisive le rivelazioni giornalistiche sul fatto che la famiglia Blocher - quella di Christoph, già consigliere federale (ministro), ispiratore e finanziatore dell’iniziativa – continuasse le sue attività industriali (proprietaria della Ems Chemie) in Russia. Ipotizziamo piuttosto che la propaganda bellicista europea abbia progressivamente convinto molti del reputato grave pericolo di un attacco russo verso l’Occidente. E’ una propaganda che è stata condivisa anche dal Consiglio federale (governo nazionale), che già di suo aveva voluto associarsi quasi integralmente alle sanzioni Ue contro Mosca. E’ una propaganda mirata a spaventare i cittadini grazie anche a una serie di bufale mediatiche tese a dimostrare i propositi aggressivi russi. Ci limitiamo a ricordare le notizie farlocche riguardanti un attentato a Zelensky (il drone russo è caduto a 160 km dal suo aereo), gli stormi di uccelli scambiati per sciame di droni, il drone russo caduto sulla locomotiva di un treno merci alla frontiera ucraino-polacca (e non su un convoglio con consiglieri militari dell’Ue, che seguiva a km di distanza), comuni ritardi aerei addebitati a presunti sabotaggi, droni russi caduti in Polonia… e invece erano ucraini…

Propaganda di guerra (tipica di tutte le parti in causa) che ha certo lasciato tracce anche nella mente di tanti cittadini elettori della Confederazione. Contro il dilagare tale psicosi non sono servite le buone ragioni dell’iniziativa, che voleva evitare che la Svizzera scivolasse pian piano nell’orbita Ue e NATO, compromettendo gravemente una neutralità già assai vacillante. Avrebbe meritato qualche riflessione in più la risposta data il 7 settembre 2026 da Ignazio Cassis a una domanda di 20 Minuten sul perché delle sanzioni alla Russia e non a Stati Uniti e Israele: “Ogni guerra è diversa”. Una risposta tanto sfacciata quanto rivelatrice. Ha detto eloquentemente alla radio della Svizzera romanda l’ex-diplomatico svizzero Jean Daniel Ruch, già mediatore per il Medio Oriente e ambasciatore tra l’altro a Belgrado, Tel Aviv e Istanbul, fondatore del Centro di Ginevra per la neutralità: “Gli europei ci fanno pressione e noi imponiamo sanzioni alla Russia. Gli israeliani ci fanno pressione e noi non imponiamo sanzioni a Israele”, lamentando una “deriva atlantista” all’interno dell’amministrazione federale.

In conclusione: non ci pare fuor di luogo pensare che il voto elvetico del 27 settembre sia stato dettato dalla paura di una guerra condotta dalla Russia in Occidente. Paura immotivata e alimentata irresponsabilmente da politici servi di enormi interessi industriali. Sembra sia scoccata veramente l’ora del riarmo. A scapito di istruzione, sanità, politiche sociali, ricerca. Peccato per la Svizzera, che dal 27 settembre appare meno neutrale, flessibile (un bell’aggettivo, ma che si può nascondere dietro la flessibilità in una materia così delicata?), certo meno credibile, certo indebolita di fronte a eventuali pretese dell’Ue e della NATO. Ma la paura (abilmente coltivata da chi detiene il potere) ha fatto ….NO.  

MOSCATO DI TERRACINA/1: UN LIBRO DEL DOCENTE E GASTRONOMO DANILO MASTRACCO

Abbiamo avuto recentemente l’occasione di conoscere a Terracina (una città che è ben presente nel nostro blog) Danilo Mastracco, docente e gastronomo, membro tra l’altro del direttivo di Slow Food Lazio (l’organizzazione fondata da Carlo Petrini, molto apprezzato da papa Francesco). L’abbiamo incontrato a Terracina Alta, dietro a un banchetto dai sapori invitanti in piazza di Porta nova. In bella mostra anche un certo tipo di uva, il Moscato di Terracina. Mastracco al Moscato è molto affezionato, ne produce anche uno artigianale (Moscato ancestrale) e valorizza il vitigno come simbolo culturale del territorio, promovendolo anche nelle scuole nell’ambito della valorizzazione del patrimonio agroalimentare. E’ autore di una vera e propria guida al Moscato, uscita recentemente, dal titolo “Il Moscato di Terracina – L’uva di Circe tra Mito e Realtà”, nella cui introduzione precisa i motivi che l’hanno spinto alla pubblicazione: “Il Moscato di Terracina non è soltanto un vitigno o un’uva dal sapore dolce e profumato: + un simbolo di identità per una comunità che, nei secoli, ha trovato nella vite non solo un mezzo di sostentamento, ma un legame profondo con la propria terra, la propria storia e la propria cultura. (…) Oggi, però, questo vitigno rischia di scomparire. La fillossera, le trasformazioni economiche, la cementificazione e l’avanzata di colture più redditizie ne hanno progressivamente ridotto la diffusione, relegandolo a pochi appezzamenti superstiti (…) Scrivere questo libro significa non perdere quella memoria. E’ un atto di custodia e di trasmissione: Custodire ciò che il Moscato ha rappresentato e trasmetterlo a chi verrà dopo di noi”.

Il primo degli otto capitoli, tutti corredati da foto significative, è dedicato all’origine del Moscato, “che affonda le sue radici nella storia del Mediterraneo”, forse originario del Medio Oriente, pervaso del mito di Circe, apprezzato dai Romani. Mito e storia: e quest’ultima ci dice che le prime testimonianze scritte della presenza del Moscato a Terracina risalgono al XVII secolo. E’ però nei primi decenni del Novecento che la coltura del Moscato si sviluppa diffusamente, raggiungendo come uva pregiata i principali mercati italiani del Nord e perfino Francia e Germania. Terracina a quel tempo era una distesa di vitigni che da San Silviano arrivavano fino al mare.

Nei capitoli successivi Mastracco descrive nei dettagli il vitigno e il territorio così fecondo: “Il segreto del Moscato di Terracina non risiede solo nel vitigno, ma nel suo ambiente naturale: terreni sabbiosi e argillosi, esposizioni soleggiate, clima mite e ventilato che accompagna la maturazione dei grappoli”. L’autore spiega poi i metodi di coltivazione, rendendo successivamente omaggio anche alle donne, già fondamentali nella cura quotidiana della vigna ma soprattutto protagoniste dell’incestratura, consistente nella selezione e sistemazione dei grappoli migliori destinati ai palati settentrionali. La vendemmia era anche un momento di socialità gioiosa in anni di un’economia fiorente originata dalla commercializzazione di decine di migliaia di quintali d’uva: “Il Moscato di Terracina divenne così la principale ricchezza agricola della città; attorno ad esso ruotavano il lavoro dei campi, il trasporto, il commercio e persino la vita sociale” anche grazie alle Sagre del Moscato nate nel 1949. Poi, dalla seconda metà degli Anni Cinquanta, il declino progressivo: “non fu soltanto la scomparsa di una coltura, ma la fine di un mondo, di un ecosistema sociale. Con i vigneti sparirono i ritmi lenti delle stagioni, la vita comunitaria dei campi, le feste popolari legate al raccolto. Al loro posto arrivarono nuove abitudini, nuove aspirazioni, un’economia più veloce ma meno radicata nella memoria”. Si può fare qualcosa per contrastare tale sviluppo? “Oggi il Moscato chiede soltanto ascolto. Non è una coltura da salvare, ma una visione del mondo da recuperare: un modo di guardare alla terra con lentezza, rispetto e gratitudine. Salvare il Moscato di Terracina significa ricordare che l’economia non è mai separata dalla bellezza, e che il paesaggio è una sorta di memoria condivisa, scritta nella geografia dei campi e nei gesti quotidiani della gente. La sua salvezza dipende dalla coscienza di tutti (…) e dalla volontà di riconoscere, in un grappolo dorato, la voce di un luogo e di una storia”.

MOSCATO DI TERRACINA/2: DAVANTI A UN GRAPPOLO…. UN INEDITO TUTTO DA GUSTARE DELLA SCRITTRICE MARIKA CAMPETI

Quest’estate abbiamo conosciuto anche Marika Campeti, una scrittrice romana quarantasettenne, appassionata di quella Terracina frequentata con intensità di sguardo fin dalla più tenera età. Per parte materna è imparentata con Giovanni Verga, mentre nel parentado stretto trova anche i discendenti di Giuseppe Gioachino Belli… E’ autrice di diversi libri, tra i quali “Il segreto di Vicolo delle Belle (2018) e “Neravorio” (2022), un romanzo molto coinvolgente, ricco di colpi di scena che prende spunto dall’orrendo fenomeno delle ‘marocchinate’ in Ciociaria. Dai suoi libri traspaio la conoscenza e l’amore che nutre per una città ricca di storia e di arte, oltre che di bellezze naturali. Le abbiamo chiesto di descrivere per www.rossoporpora.org che cosa prova quando si trova davanti a un grappolo di Moscato di Terracina… e la risposta (e che risposta!) non è mancata! Un vero inno molto umano a questo vitigno così prezioso… Grazie!

“Prima di partire mi hanno regalato un grappolo di Moscato di Terracina. L’ho preso tra le mani e sono rimasta a guardarlo per qualche secondo. Che bello il colore dorato, spruzzato di bronzo sui chicchi. Ho capito che era qualcosa di più di un semplice grappolo d’uva.

Gli acini erano pieni, polposi, ancora aggrappati l’uno all’altro, stretti stretti abbracciati.

Ne ho staccato uno e l’ho assaggiato, ma ho chiuso gli occhi prima.

Al primo impatto è arrivata la dolcezza. Quella dolcezza intensa del Moscato che rimane sulla lingua e sembra chiederti di aspettare un momento prima di mandarla via. Poi il profuno. E, insieme al profuno, i ricordi.

Ho sentito il mare. Lo so, sembra strano trovare il mare dentro un chicco d’uva, eppure era lì. L’estate, il caldo, l’azzurro che si fa bianco d’onda verso riva.

Ho sentito il sale sulla pelle dopo una giornata trascorsa al sole, il rumore delle onde nelle sere d’estate, quando la spiaggia comincia a svuotarsi e finalmente si riesce ad ascoltare il respiro dell’acqua.

Ho rivisto la luce di Terracina, quella luce particolare che a fine giornata si posa sulle case, sulle pietre, sul tempio e rende tutto morbido, dorato.

Ho mangiato un altro acino. Questa volta ho sentito la terra. Le vigne, il caldo che resta attaccato alle foglie, alle mani che raccolgono i grappoli.

La terra che al mattino si fa umida per resistere al sole. Il profumo che sprigiona il suolo  con la pioggia estiva.

I sapori autentici custodiscono i luoghi. Li tengono al sicuro mentre noi siamo occupati a vivere, a correre, a cambiare.

Basta assaggiare qualcosa e loro tornano.

Forse lo ha detto qualcuno prima di me, qualcuno che cercava il tempo perduto. Ah, se aveva ragione!

Ho continuato a mangiare quel Moscato lentamente. Un acino alla volta, con rispetto.

Non volevo finisse troppo presto.

Sapevo che non era solo uva. Macché…tanto, tanto di più!

Stavo assaggiando settembre, l’estate che se ne va piano, il mare, il sole, la mia Terracina. E ho pensato che alcuni luoghi riescono ad entrare dentro di noi così profondamente che, alla fine, basta un sapore per ritrovarli tutti.

Interi.

Come se non ce ne fossimo mai andati".

P.S. In galleria foto riferite al Moscato di Terracina e alla sua storia.

Moscato di Terracina
Moscato di Terracina
acini gustosi
acini gustosi
Vigneti fino al mare nei primi decenni del Novecento
Vigneti fino al mare nei primi decenni del Novecento
L'incestratura, protagoniste le donne
L'incestratura, protagoniste le donne
Danilo Mastracco
Danilo Mastracco
Marika Campeti
Marika Campeti

 

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