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SINODO/ LAICI IN AZIONE IN SVIZZERA E IN POLONIA – di GIUSEPPE RUSCONI – www.rossoporpora.org – 5 ottobre 2015

 

Accolto massicciamente anche dai laici l’appello di papa Francesco alla franchezza nel dibattito sui temi sinodali della famiglia – In Svizzera, come ha detto ieri il vescovo di Sion Jean-Marie Lovay, si sono levate le voci più disparate: in ogni caso sono “molti” i cattolici preoccupati che il Sinodo cambi de facto la dottrina – In Polonia l’intellighenzia cattolica presenta un documento in cui si richiamano i padri sinodali a un linguaggio chiaro e conforme alla dottrina sociale su matrimonio e famiglia-

Un merito indubbio di papa Francesco è quello di aver chiesto franchezza (parresìa) ai padri sinodali perché i due Sinodi sulla famiglia dessero voce e spazio a tutte le opinioni in materia di famiglia esistenti nel mondo cattolico. Chiedendo questo, il Papa ha stimolato naturalmente anche la partecipazione di ogni sorta di componenti laiche nella preparazione sia dell’assemblea episcopale di ottobre 2014 che di quella che si è aperta ieri con la messa in San Pietro.

Non si può dire che l’appello di Francesco non sia stato seguito. Nei Paesi europei ad esempio singoli, gruppi spontanei di famiglie, associazioni e movimenti hanno aderito alla richiesta parresìa approfondendo seriamente il tema della famiglia così da poter concretizzare la riflessione in modi diversi e visibili. In Italia, per citare il fatto più clamoroso, una parte consistente del laicato si è ritrovata il 20 giugno in Piazza San Giovanni per gridare il proprio ‘sì’ alla famiglia formata da uomo e donna, se possibile con figli: è stata la manifestazione italiana (di gran lunga) più importante (anche numericamente) e più convinta dei due anni ‘sinodali’. E’ anche evidente però che nel mondo cattolico si sono confrontate sensibilità molto divergenti in materia di famiglia.

SVIZZERA/MONS. LOVEY: CATTOLICI DIVISI, TANTI I TIMORI CHE IL SINODO SBANDI

Interessante ad esempio quel che ha rilevato ieri - nella conferenza-stampa tenuta presso la Guardia Svizzera – monsignor Jean-Marie Lovay, da un anno vescovo di Sion e rappresentante al Sinodo della Conferenza episcopale elvetica. Rispondendo a una nostra domanda, il preposto emerito della Congregazione dei canonici regolari del Gran San Bernardo ha osservato come non si possa parlare di una univocità di opinione tra i cattolici svizzeri a proposito del tema sinodale. E nella realtà quotidiana neanche della prevalenza netta di un'opinione - quella 'progressista' -su un'altra, come lascerebbero intendere i risultati ufficiali della consultazione presinodale. “Sono sommerso da tanta posta, molta inviata da cattolici che temono che il Sinodo intacchi la dottrina della Chiesa” – ha detto il vescovo di Sion – “Non si può negare che ci siano forti tensioni. I timori sono figli di preoccupazioni salutari e talvolta anche ingiustificate… ma papa Francesco ha invitato a non avere paura!”. Da una risposta a un’altra nostra domanda è emersa la stessa realtà. Infatti, interpellato su un’eventuale ‘benedizione’ per coppie di persone dello stesso sesso, Lovay ha così risposto: “Personalmente non ritengo opportuna una ‘benedizione’ per le coppie omosessuali, che rischierebbe del resto da una parte di restare solo un gesto isolato, non seguito da un accompagnamento pastorale. E dall’altra sarebbe sentita come una provocazione per molti cristiani elvetici che non comprenderebbero quella che verrebbe considerata come un’accettazione ufficiale da parte della Chiesa delle coppie gay”.  

UN DOCUMENTO DI INTELLETTUALI CATTOLICI POLACCHI

Buona parte dell’ intellighenzia cattolica polacca invia invece al Sinodo, per mezzo dei vescovi, una riflessione molto articolata su matrimonio e famiglia. Il documento è sottoscritto da numerose realtà associative, tra cui la Comunità Emmanuel e il Centro del Pensiero di Giovanni Paolo II, oltre ai rappresentanti del grande settimanale cattolico Niedziela (edito dall’arcidiocesi di Czestochowa), del settimanale della diocesi di Varsavia-Praga  Idziemy, dal trimestrale Christianitas. Da notare che la diocesi di Varsavia-Praga a est della Vistola (oltre un milione di battezzati, Praga in questo caso è un quartiere di Varsavia) è retta da un padre sinodale, l’arcivescovo Henryk Hoser, dal 2005 al 2008 segretario aggiunto di Propaganda Fide.

Nel documento, intitolato “Tematiche che vogliamo portare all’attenzione dei padri sinodali”, si legge inizialmente: “Dal prossimo Sinodo ci aspettiamo un approfondimento della teologia del matrimonio e della famiglia. Particolarmente importanti ci sembrano le tematiche riguardanti la dimensione sacramentale della famiglia basata sul matrimonio che ne costituisce il fondamento, i diritti della famiglia, le sue relazioni nei confronti dello Stato e delle istituzioni internazionali, la pastorale della famiglia, la cultura e la teologia del corpo. Inoltre, meritano attenzione anche i problemi dell’educazione cristiana nel contesto della libertà della Chiesa nella proclamazione della verità, dei diritti dei genitori e della libertà religiosa”. Proseguendo si legge che “la Chiesa non deve rinunciare alla sua funzione pedagogica ed educativa, anche se viene per questo molto criticata. Il silenzio della Chiesa sull’attuale processo di ridefinizione del concetto della famiglia viene spesso percepito come una sorta di fuga del pastore dal suo gregge. La Chiesa è responsabile non solo di formare i fedeli nel mondo odierno, ma anche di rappresentare una linea di pensiero chiaro ed univoco per coloro che vivono fuori della Chiesa.

Osservato poi che “la famiglia è primaria rispetto allo Stato”, i sottoscrittori evidenziano che “il dovere della Chiesa è quello di difendere la famiglia cattolica contro quelle ideologie politiche che, agendo sotto il pretesto della neutralità, in realtà combattono la famiglia”. Non solo: anche “i genitori si aspettano che la Chiesa non esiti a sostenere le famiglie nelle dispute con istituzioni che propagano programmi educativi discutibili”. In evidenza poi che “l’educazione a favore della difesa della vita è un dovere della Chiesa, della gerarchia ecclesiastica e dei laici”. Va  “continuamente ricordato, soprattutto ai cattolici impegnati in politica, che lo Stato e le sue leggi hanno il dovere di difendere integralmente la vita umana”. 

CONSEGNATE IN SEGRETERIA DI STATO LE FIRME DELLA ‘SUPPLICA FILIALE’ 

Intanto martedì 29 settembre sono state consegnate in Segreteria di Stato le quasi ottocentomila firme (per due terzi cartacee) raccolte in molti Paesi dai promotori della “Supplica filiale” a papa Francesco. Nel testo si parla di “apprensioni” e di “speranze”. Le prime “nascono dal fatto che assistiamo da decenni ad una rivoluzione sessuale promossa da un’alleanza di potenti organizzazioni, forze politiche e mezzi di comunicazione, che attentano passo dopo passo all’esistenza stessa della famiglia come cellula basica della società” e dalla constatazione del “disorientamento generalizzato causato dall’eventualità che in seno alla Chiesa si apra una breccia tale da permettere l’adulterio – in seguito all’accesso all’Eucaristia di coppie divorziate e risposate civilmente – e perfino una virtuale accettazione delle unioni omosessuali”. Le speranze nascono invece dalla “parola chiarificatrice di Vostra Santità”, che costituisce “l’unica via per superare la crescente confusione tra i fedeli”. Tale parola infatti “impedirebbe la relativizzazione dell’insegnamento di Gesù Cristo e dissiperebbe le tenebre che si proietterebbero sul futuro dei nostri figli, se la fiaccola smettesse di illuminare il loro cammino”. Tra i firmatari i cardinali Jorge Arturo Medina Estevez (Cile), Geraldo Majella Agnelo (Brasile), Gaudencio Rosales (Filippine), Ricardo Vidal (Filippine), Raymond Leo Burke (USA), Janis Pujats (Lettonia), Alexandre Josè Maria dos Santos (Mozambico). Come si ricorderà la raccolta delle firme per la ‘Supplica’ è stata accompagnata dalla diffusione (fin qui 105mila le copie diffuse) di un ‘manuale da combattimento’, il vademecum “Opzione preferenziale per la famiglia/Cento domande e cento risposte intorno al Sinodo”, con prefazione del cardinal Medina Estevez. Ne sono autori i vescovi Aldo di Cillo Pagotto (Brasile), Robert Vasa (USA) e Athanasius Schneider (vescovo ausiliare di Astana, Kazakistan).

‘WIR SIND KIRCHE’: NUOVO MESSAGGIO AI PADRI SINODALI 

Il movimento internazionale Wir sind Kirke/We are Church/Noi siamo Chiesa ha lanciato, sempre il 29 settembre, un nuovo appello ai padri sinodali, chiedendo loro di affrontare i “problemi sociali ed economici della famiglia”; auspicando che “ il Sinodo invii un messaggio di pentimento alle vittime degli abusi sessuali da parte del clero”; invitando il Sinodo a pronunciarsi per l’ammissione all’Eucaristia dei divorziati risposati (“Ammettere, dopo un adeguato percorso spirituale, opportunamente sopportato, le coppie divorziate e risposate civilmente, a nuove nozze in Chiesa con valore sacramentale”) e, in ogni caso, a riconoscere al divorziato risposato la libertà di accostarsi o non all’Eucarestia; condividendo “i contenuti del ‘Motu proprio’ di papa Francesco sui processi canonici di nullità; postulando che “le persone e le coppie omosessuali siano pienamente considerate parte della Chiesa con ogni diritto e ogni dovere”. Il movimento inoltre ritiene che “la Humanae Vitae abbia da tempo esaurita la sua funzione magisteriale”.