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EDUCAZIONE/ FRANCO NEMBRINI AL LICEO GIULIO CESARE DI ROMA – di GIUSEPPE RUSCONI – www.rossoporpora.org – 16 febbraio 2019

 

Sabato 26 gennaio si è svolto a Roma un convegno sull’educazione a scuola organizzato dal Liceo classico Giulio Cesare e dal Centro studi ‘Minas Tirith’: relatore principale il noto docente e scrittore Franco Nembrini. Studenti del ‘Giulio  Cesare’ hanno anche partecipato il 7 febbraio a un pomeriggio a palazzo Madama sui pericoli della rete per i minori, promosso dal senatore Simone Pillon, con la partecipazione di numerosi relatori di varia provenienza.


 

Eccoci qui oggi – nel mentre una gran tempesta infuria sulla barca di Pietro inducendoci a pensieri non proprio allegri – a riferire di un evento che invece stimola a un moderato ottimismo. Infatti sabato 26 gennaio il liceo classico Giulio Cesare di Roma (con il coordinamento in particolare del professor Fabio Cecchi) ha organizzato – insieme con il centro studi Minas Tirith fondato e presieduto da Federico Iadicicco – un convegno su educazione e istruzione, imperniato sull’intervento di Franco Nembrini, noto insegnante e scrittore di matrice ciellina (il che non impedisce che sia apprezzato anche al di là del suo habitat culturale). Certo insolito – e  non banale considerato come talvolta vanno le cose nella quotidianità - il fatto che il tutto si sia svolto presso un prestigioso istituto statale e che l’invitato fosse uno strenuo paladino della ‘parità scolastica’ (perdipiù fondatore di una scuola ciellina, una ‘Traccia’). L’incontro ci sembra riuscito, semi di riflessione sono stati gettati e qualcuno sarà caduto forse in terra fertile: in ogni caso le parole di Nembrini - dettate come sempre dall’esperienza - hanno riscosso ascolto e interesse negli studenti e nei membri di Minas Tirith che hanno gremito l’aula magna del liceo di corso Trieste.

Due parole anche su Minas Tirith (nome che richiama una città-fortezza di Tolkien), centro-studi che – fondato nel 2016 – si propone di essere “luogo di incontro e scambio di idee” e anche un importante riferimento culturale per i giovani stimolando la riflessione su temi come il rispetto della dignità umana, della persona dal concepimento alla fine naturale, della libertà e della verità.

Dopo il benvenuto del dirigente scolastico Paola Senesi, la parola è passata a Stefano Degli Abbati (Minas Tirith) – medico bioeticista e giornalista – che ha evidenziato il tema centrale della mattinata: qual è oggi l’essenza dell’educazione? Perché la scuola si deve caricare ancora di una responsabilità sempre più pesante? La scuola ha qualcosa a che vedere con l’antropologia?

Tre le quaestiones poste prima dell’intervento di Nembrini. In rappresentanza degli studenti Filippo Caroselli si è chiesto come sia possibile ancora realizzare gli obiettivi educativi in una realtà così eterogenea come l’odierna scuola italiana. Carlo Stacchiola, presidente del Comitato articolo 26, ha insistito con forza sul diritto dei genitori di educare i loro figli anche in una situazione culturale che erode gravemente tale diritto (attraverso un vero bombardamento da parte del ‘pensiero unico’). Arianna Vennarucci ha infine dato voce ai docenti, che registrano in modo “evidente” come “l’alleanza scuola-famiglia” sia oggi “molto difficile da realizzare”. C’è qualche rapporto tra evoluzione dell’autonomia scolastica e mancata realizzazione dell’alleanza scuola-famiglia?

 

FRANCO NEMBRINI: EDUCARE SI PUO’, ANCHE OGGI. VOI STUDENTI DOVETE ESSERCI, ABBIATE IL CORAGGIO DI NON MOLLARE, PUNTATE A VERITA’ E BELLEZZA

Qualche spunto interessante (tra i molti) tratto dall’ampio intervento di Franco Nembrini, persona di sicuro aliena dai fronzoli e che propone con convinzione la sua esperienza con un linguaggio diretto, schietto e a tratti anche rude. Discepolo di don Giussani e della sua pedagogia educativa, si è detto subito “amante della cultura e della bellezza”, come – annotiamo – dimostra la sua passione per Dante (è uscito da poco il suo bel commento dell’Inferno, edito dalla Mondadori' ), per Leopardi, per Collodi. Nato nel 1955, quarto di dieci figli, da ragazzo avrebbe desiderato tanto frequentare il liceo classico, ma le circostanze di famiglia non gliel’hanno permesso. E poi quelli erano anni “in cui una certa cultura faceva una guerra ferocissima alle nostre radici e dunque anche al latino nelle medie”. Quanto siete fortunati voi, ha evidenziato Nembrini rivolgendosi agli studenti del Giulio Cesare, a frequentare un liceo classico, “un privilegio che nessuno di voi ha meritato e cui dovete corrispondere adeguatamente”.

Certo oggi si pone la domanda se educare non sia forse impossibile. Si può ancora farlo, “dopo che negli ultimi cinquant’anno è stato teorizzato in ogni salsa che la scuola non deve educare?” E’ quest’ultima “una menzogna smascherata dalla tragedia dell’emergenza educativa”. Educare si può e, “piaccia o non piaccia, gli uomini educano sempre”. L’insegnante è “il mestiere più bello”, perché “tutti gli altri saranno magari sostituiti da robot e computer”. E’ vero che oggi c’è “grande enfasi sulla tecnologia”… ma attenti al computer! “Perché capita che tu clicchi E il Verbo si è fatto carne” e ti esca un’avvertenza: Fare la carne è troppo generico. Suggeriamo ‘arrostire’ o ‘abbrustolire… Non inventeranno mai un computer che capisca che il Verbo si è fatto carne”.

Franco Nembrini ha poi esortato i presenti “all’amicizia, alla solidarietà tra voi”, ad “amare la verità come il fruttivendolo de Il potere dei senza potere dell’ex-presidente ceco Vaclav Havel, che nella menzogna non ci vuole più stare”. Nella vita invece bisogna “esserci”: è l’appassionato invito di Nembrini, “bisogna avere il coraggio di non mollare, di amare la propria terra, la propria gente… educare si può sempre anche nelle peggiori circostanze!”. Bisogna trovare rifugio nella lettura di Dante e Leopardi, che “si appellano al cuore dell’uomo, che è sempre quello”.  Un po’ come Machiavelli che, “dopo aver passato la giornata ingaglioffendosi”, la sera si trasferiva tutto “nelle antique corti degli antichi uomini”.

Rispondendo a un’altra domanda dello studente Filippo Caroselli sul come sia possibile rendere concreta la tensione alla verità (percepita quest’ultima come un dato astratto), Nembrini ha infine invitato ad agire onestamente, lealmente, a coltivare dentro di sé e a perseguire concretamente l’ideale che è anche promessa di vita e di felicità.

 

STUDENTI DEL ‘GIULIO CESARE’ A UN INTERESSANTE CONVEGNO AL SENATO

Il web offre un’ enorme possibilità di crescita per l’umana società. Ma è altrettanto vero che lo stesso web cova in sé gravi insidie in particolare per una equilibrata maturazione dei minori.

Merita perciò di essere segnalato il convegno svoltosi nella sala Koch di Palazzo Madama nel pomeriggio di giovedì 7 febbraio su internet, pornografia, minori e sicurezza in rete promosso dal senatore Simone Pillon, in qualità di vicepresidente della Commissione parlamentare per l’infanzia e per l’adolescenza. In sala anche un gruppo di studenti del Giulio  Cesare, accompagnati dalla preside Paola Senesi e dal professor Fabio Cecchi (oltre a un altro gruppo di studenti dell’Istituto Volta di Pavia).

Qualche breve riflessione tratta dagli interventi dei relatori, preceduti da messaggi di saluto del ministro per la famiglia e le disabilità Lorenzo Fontana, della presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati, dalla Garante per l’infanzia e per l’adolescenza Filomena Albano, di don Fortunato Di Noto (fondatore dell’Associazione Meter per la lotta contro la pedofilia). Nell’introduzione ai lavori la presidente della già citata Commissione parlamentare Licia Ronzulli ha evidenziato – riferendosi ai pericoli per i minori - la “troppa leggerezza nei selfie che vengono diramati in rete, l’adescamento online, la condivisione di video pornografici … il tutto per la gioia dei pedofili che sono ben consapevoli dell’imprudenza dei ragazzi”.

Nunzia Ciardi (Polizia postale): il fenomeno della pedopornografia esisteva già prima dei nostri anni. La rete però ne ha cambiato non solo i numeri, ma i contenuti, dando l’illusione dell’anonimato e disinnescando così la problematicità etica. Una foto postata in rete è una foto regalata, di cui non si tornerà mai più in possesso.

Domenico Airoma (magistrato, Centro Livatino): se vi è un fenomeno criminale che in qualche modo è lo specchio culturale dei nostri tempi, è la pedopornografia. E’ il prodotto del fallimento culturale di un’epoca. E’ quello che capita anche nell’ambito del dibattito sulla droga. Liberalizzare significa danneggiare la mafia? Non c’è sciocchezza più grande! Perché lo Stato pemette la vendita di cannabis? Ci vuole coerenza, ci vogliono messaggi univoci!

Antonio Affinita (Moige): un tempo per vedere immagini pornografiche si doveva andare all’edicola o al cinema. Oggi la pornografia è sul palmo della mano e lo smartphone ti permette di vederla ovunque tu voglia. Come riuscire a proteggere i tuoi figli? Al momento del contratto con una compagnia telefonica si dovrebbe chiedere l’esclusione del porno.

Don Aldo Buonaiuto (Comunità papa Giovanni XXIII): la dittatura del relativismo è stata denunciata con forza da Benedetto XVI. Prendiamo ad esempio la piaga del turismo sessuale: quanti italiani, quanti europei partono per quei Paesi dove si pensa di avere il diritto di affittare il corpo di ragazzine? Così è anche della prostituzione minorile sulle strade.

Massimo Gandolfini (neurochirurgo, Comitato Difendiamo i nostri figli): se c’è qualcosa di malleabile in un bambino è il cervello. Il massimo dell’educazione è di rendere massimamente armonica la sua identità sessuale. Non c’è niente di peggio, se si vuole traviare un bambino, che rendergli incerta tale identità. Il bambino allora sarà facilmente preda dei siti pedopornografici.

Sono poi intervenuti, per illustrare quanto fatto o previsto per contrastare la pedopornografia in rete, i rappresentanti di Tim, Google, 3 Wind. Realtà quella delle multinazionali del settore che oltrepassa i confini italiani e di cui è necessaria – come ha rilevato in conclusione il senatore Pillon – la collaborazione per cercare di far fronte alla piaga citata. Senza dimenticare naturalmente il dovere delle agenzie educative, ma in primo luogo della famiglia, di ‘vaccinare’  i propri figli in tal senso. Dev’essere perciò una società intera a prendersi cura del fenomeno, ritrovando un senso etico profondo e facendo “un piccolo ma significativo passo indietro” per non cadere in quel burrone che oggi appare pericolosamente vicino.