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LEGGE BIOTESTAMENTO: INSORGE L’ARCIVESCOVO CREPALDI – di GIUSEPPE RUSCONI – www.rossoporpora.org – 15 dicembre 2017

 

Una dichiarazione senza se e senza ma del vescovo di Trieste, già segretario del Pontificio Consiglio ‘Justitia et Pax’ ed estensore in buona parte del ‘Compendio’ della dottrina sociale della Chiesa del 2004. Il mondo cattolico in ordine sparso si è arreso’ de facto’  fin da subito alla deriva legislativa eutanasica. La vergogna di ‘Avvenire’: la prima pagina di oggi appare come la fotografia di un atteggiamento indegno di un quotidiano che si dice cattolico.

 

 

 

Ieri, giovedì 14 dicembre 2017, il Senato italiano ha approvato il disegno di legge denominato “Norme in materia di consenso informato e di disposizioni anticipate di trattamento” (DAT): presenti in 259 (61 assenti), votanti 257, sì 180, no 71, astenuti 6. Hanno votato contro: Lega, Idea, Fratelli d’Italia, Forza Italia. Onore soprattutto ai parlamentari di questi partiti che si sono battuti  con passione e senza risparmio di energie contro l’avanzata di una civiltà che mette paura per il suo futuro. A favore del disegno di legge gli altri partiti, in testa Pd e Movimento 5 Stelle. Con l’approvazione del Senato, le “Norme” hanno superato l’ultimo scoglio parlamentare, diventando già oggi de facto legge.

Sulla grave decisione –l’ultima di una serie adottate da questo tristo parlamento in senso antiumano, anticristiano, anticattolico in particolare – ecco il commento di un vescovo fedele all’evangelico “Sì sì, no no” , da una vita al servizio della dottrina sociale della Chiesa, al cui “Compendio” (del 2004)  ha peraltro partecipato in misura determinante, essendo stato in quegli anni segretario del Pontificio Consiglio Iustitia et Pax: è monsignor Giampaolo Crepaldi, arcivescovo-vescovo di Trieste e presidente dell’Osservatorio Internazionale cardinale Van Thuan.

 

Approvata la legge che apre all’eutanasia

Dichiarazione dell’Arcivescovo Giampaolo Crepaldi

Giovedì scorso 14 dicembre il Parlamento italiano ha approvato la legge cosiddetta sulle DAT che apre all’eutanasia, persino in forme più accentuate che in altri Paesi. Durante la fase della discussione in Parlamento e nel Paese anche io, come vescovo e come presidente dell’Osservatorio Cardinale Van Thuân, ero intervenuto, insieme ad altri, come per esempio il Centro Studi Rosario Livatino, per mettere in evidenza la gravità del contenuto di questo testo di legge. Purtroppo ha prevalso un’ideologia libertaria e, in definitiva, nichilista, espressa in coscienza da tanti parlamentari. Così l’Italia va incontro ad un futuro buio fondato su una libertà estenuata e priva di speranza. Questa legge si aggiunge ad altre approvate in questa triste legislatura che hanno allontanato la nostra legislazione sulla vita e sulla famiglia dalla norma oggettiva della legge morale naturale che è inscritta nei nostri cuori, ma che spesso i piccoli o grandi interessi di parte e le deformazioni dell’intelligenza nascondono agli uomini. Coloro che con grande impegno stanno smantellando per via legislativa i principi della legge morale naturale, che per il credente è il linguaggio del Creatore, non sono però in grado di dirci con cosa intendano sostituirne gli effetti di coesione sociale in vista di fini comuni. La libertà intesa come autodeterminazione, che questa legge afferma ed assolutizza, non è in grado di tenere insieme niente e nessuno, nemmeno l’individuo con se stesso.

Preoccupa molto che in questa legislatura leggi così negative siano state approvate in un contesto di notevole indifferenza. Esprimo il mio compiacimento e sostegno per tutti coloro che si sono mobilitati, con la parola, gli scritti ed anche con le manifestazioni esterne, per condurre questa lotta per il bene dell’uomo. Devo però anche constatare che molti altri avrebbero dovuto e potuto farlo. Questa mia osservazione vale anche per il mondo cattolico. Ampie sue componenti si sono sottratte all’impegno a difesa di valori così fondamentali per la dignità della persona, timorose, forse, di creare in questo modo muri piuttosto che ponti. Ma i ponti non fondati sulla verità non reggono.

In momenti come questo può prevalere un sentimento di scoraggiamento. E’ comprensibile. Tutto si paga in questa vita e le pessime leggi approvate produrranno sofferenza e ingiustizia sulla carne delle persone. Si ha l’impressione di doversi ormai impegnare per ricostruire dalle basi un alfabeto che è stato disarticolato. Nel contempo, occorre anche ricordare che la storia rimane sempre aperta a nuovi percorsi e soluzioni e che nella storia ci si offrono sempre nuove possibilità di recupero e di riscatto. Recupero e riscatto che non ripagheranno, umanamente parlando, le ingiustizie provocate e subite, ma che permetteranno di non consentirne di nuove. Non dimentichiamo che c’è la storia, ma anche il Signore della storia. In Lui confidiamo per essere pronti alle nuove occasioni che Egli ci metterà davanti. (NdR: il neretto è nostro)

+ Giampaolo Crepaldi

 

Nell’approvazione di tale legge (come già è accaduto ad esempio per le unioni civilii) sono gravi le responsabilità di chi nel mondo cattolico ha voluto dialogare a oltranza, di chi ha voluto cercare una “soluzione condivisa” a tutti i costi, di chi ha sconsigliato (diciamo pure: boicottato) una battaglia umana e civile così importante. Gravi in particolare le responsabilità dei parlamentari cosiddetti cattolici del Pd, ma gravi anche le responsabilità di larga parte delle gerarchie cattoliche che hanno mostrato pubblicamente una diffusa indifferenza verso un disegno di legge nefasto per la dignità della persona umana, un atteggiamento in totale contrasto con la Dottrina sociale della Chiesa. Gravi le responsabilità di larga parte delle associazioni cosiddette cattoliche, che hanno tradito i loro principi. Grave la responsabilità di larga parte degli organi di stampa italiani cosiddetti cattolici, ‘Avvenire’ in testa, che da subito – pur nascondendosi dietro qualche titolo apparentemente quasi battagliero - hanno alzato bandiera bianca. Il vero atteggiamento dell’ ‘Avvenire’ catto-fluido si è palesato oggi quando nei titoli di prima pagina ha parificato la trista approvazione della legge alla partecipazione dell’Italia all’operazione anti-traffico dei migranti in Niger: sotto il titolo complessivo “Ai confini della vita” due riquadri con “Biotestamento legge-sconfitta” e “In Niger militari blocca-migranti”. Nell’editoriale l’ineffabile direttor Tarquinio compie la stessa vergognosa operazione sotto il titolo “No, non è un bel giorno”, facendo osservazioni critiche molto pacate sull’approvazione del biotestamento e denunciando con parole forti l’operazione decisa in Niger. Diciamolo chiaramente: ad ‘Avvenire’ sta più a cuore, molto più a cuore il ‘business’ dei migranti (e qui non si può non pensare agli interessi economici di non pochi enti e cooperative sedicenti cattoliche) che non l’apertura eutanasica di una legge dello Stato. Non c’è che una parola, da persone umane e da cattolici: vergogna!