Stampa

PIETA’, SIGNOR, PER L’AVVENIRE E IL SUO DIRETTOR – di GIUSEPPE RUSCONI – www.rossoporpora.org – 17 settembre 2017

 

Stamattina, domenica 17 settembre 2017, sorpresa all’edicola: l’ ‘Avvenire’ era fasciato in un doppio paginone a colori di propaganda per l’approvazione della legge sullo ‘Ius soli-ius culturae”. E aveva un editoriale strapieno di…

 

Questa domenica mattina all’edicola, chiedendo come di solito ‘Avvenire’, ci siamo ritrovati tra le mani il giornale incartato in un doppio paginone, dal titolo d’apertura a caratteri cubitali “TUTTI ITALIANI NON ANCORA CONCITTADINI” ( NdR: un titolo già truffaldino) su sfondo di tante fotine a colori di giovani di origine straniera. Con caratteri grandi il doppio del solito ecco sulla destra, su fondo grisaille, l’editoriale del direttor Tarquinio, dal titolo (molto modesto) “Diamo una legge a presente e futuro” e dalla conclusione seguente: “Dipende da noi, anche con una legge giusta e finalmente tempestiva, farli essere (NdR: i ‘nuovi italiani’) e sentire continuatori e interpreti del nostro grande passato e protagonisti del presente e del futuro comuni. Insieme”. Fin qui, roba da Grosse Bertha, bum bum bum in linea spavalda con la campagna scriteriata condotta da tempo per lo ius soli/ius culturae dal quotidiano galantino.

E i contenuti e le forme dell’editoriale?

Oggi è la domenica della XXIV settimana del Tempo ordinario. E la prima lettura è tratta dal libro del Siracide (27,30 – 28,9). Che dice tale lettura biblica?

Rancore e ira sono cose orribili, e il peccatore le porta dentro. (…) Un uomo che resta in collera verso un altro uomo, come può chiedere la guarigione al Signore? Lui che non ha misericordia per l’uomo suo simile, come può supplicare per i propri peccati?”

L’Avvenire notoriamente è un cultore della Misericordia bergogliana. Nelle 75 righe di editoriale a firma Marco Tarquinio - una vibrante filippica in difesa della legge sullo Ius soli/Ius culturae già approvata dalla Camera dei deputati e in attesa di essere discussa in Senato – ritroviamo le seguenti parole ed espressioni riferite a chi dissente dalla proposta nuova legge:

“Mettere paura - chiusura e grettezza in modo da non generare più figli né dai nostri lombi né grazie alla nostra cultura e al nostro spirito - battaglia condotta per calcolo politicante, con manifestazioni di aperta xenofobia e rimettendo in circolo pregiudizi colmi di vergognoso e sempre meno celato razzismo – atto di cecità e di ingiustizia – presunto calcolo politico elettorale – piccineria umana, miseria morale e, insieme, una scelta pratica imprevidente e imprudente – tanti politici  e purtroppo anche non pochi (dis)informatori hanno continuato a diffondere slogan e favole cattive – atteggiamenti e propagande sprezzanti che umiliano la loro (NdR: dei ‘nuovi italiani’) italianità – sembrano ‘strillati apposta’ per generare in vecchi e nuovi italiani quei reciproci sentimenti di esclusione e di estraneità – sguardi cattivi e atti di respingimento e d marginalizzazione non generano altro che sofferenza e ostilità, picconano ogni patto civile, minano la solidarietà – un’imprevidenza incredibile, un’imprudenza grave”.

In tutto questo sproloquio evidenziamo una frase se possibile ancora più delirante del resto. La riproduciamo integralmente: “Chi è e perché vuol farci vivere nella chiusura e nella grettezza, in modo da non generare più figli né dai nostri lombi né grazie alla nostra cultura e al nostro spirito?”. In pratica si accusano i dissenzienti di essere degli abortisti, contrastando la nuova legge: è il colmo della protervia!

Insomma, il direttore galantino va a tutto Siracide, demonizzando ogni dissenso (ragionato e/irrazionale) contro la proposta nuova legge, come se un ‘no’ motivato razionalmente fosse anch’esso un’espressione del peggiore razzismo. L’editoriale, iroso e rancoroso, bastona con violenza inaudita (pur non citandoli esplicitamente) anche i molti cattolici ( e per il momento lettori di Avvenire…ma la pazienza ha un limite!)  che non sono d’accordo con le norme in discussione parlamentare.

Le prime reazioni non si sono fatte attendere. Già alla nostra edicola di stamattina il commento di un acquirente di Avvenire era “Lo butterò nel cestino”. E’ poi certo che almeno alcuni parroci si sono rifiutati di distribuire Avvenire nelle chiese. Ci sono giunte mail da cattolici praticanti, in cui la prosa di Tarquinio è definita “ignobile, vergognosa, insultante, menzognera”. Furenti le reazioni su Facebook  di Avvenire: ve le risparmiamo.

A questo punto ci si chiede perché Avvenire ha scelto con protervia di esaltare la proposta di nuova legge con suono di trombe e tamburi, in modo a dir poco provocatorio e divisivo come stamattina. Tra l’altro: chi ha pagato il doppio paginone a colori? Forse i soldi dell’8 per mille? E chi l’ha voluto il doppio paginone? Galantino, il peggior segretario generale della Cei di tutti i tempi?  E perché? Si vuol dare forse al Pd di Renzi la possibilità di incamerare una legge importante prima delle elezioni (e l’Avvenire preferirebbe in tal caso che fosse quella sullo Ius soli/ius culturae rispetto alla legge – anch’essa molto contrastata – sul fine vita)? Che sia questo editoriale anche il canto del cigno di Tarquinio? In ogni caso, sembra proprio che Avvenire abbia preso de facto il posto della defunta Unità, diventando nel contempo voce di una corrente del Pd, dell’area boldrina, del mondo catto-fluido così remissivo ai voleri del mondo. Ma non più voce del cattolicesimo italiano. Pietà, Signor, per Avvenire e il suo direttor. Perché il Siracide non fa sconti.