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LEGGE OMOFOBIA: PASSIONE E SPERANZA.. LA MANIF E’ TORNATA! – di GIUSEPPE RUSCONI – www.rossoporpora.org – 11 gennaio 2013

 

A piazza Santi Apostoli è tornata la Manif pour tous Italia: più calore, più gente, più associazioni, più parlamentari delle volte precedenti. Ma c’è ancora tanto da testimoniare e lavorare. Presente il card. Raymond Burke: “Molti cattolici ancora dormono, non reagiscono”. Grande manifestazione a Roma il 2 febbraio. Anche il Movimento per la Vita aderisce alla ‘Manif’. Giovanardi: forte ostruzionismo in Senato per dare tempo alla popolazione di conoscere le norme liberticide anti-omofobia. Belletti: occupare con modalità diverse e fantasia gli spazi pubblici.

 

 

Si attendeva anche con curiosità il ritorno in piazza a Roma della ‘Manif pour tous Italia’ in un sabato pomeriggio invernale di una città sonnacchiosa, perdipiù impegnata nella corsa ai saldi. Quanti avrebbero voluto e potuto essere ai Santi Apostoli? A bocce ferme si può dire che molto, moltissimo resta ancora da fare per prima di tutto far conoscere agli italiani la pericolosità delle norme ‘anti-omofobia’ (il primo scalino verso la proposta delle cosiddette ‘nozze gay’, per l’adozione in tali unioni, per l’utero in affitto… tutte cose che interessano molto la finanza internazionale). Tuttavia gli ottocento (tanti i giovani) scesi in piazza a Roma erano il doppio di quelli di luglio, agosto e settembre in prossimità di Montecitorio. Erano molto calorosi, desiderosi di sventolare le bandiere della ‘Manif’, ben decisi a proseguire una lotta che si prospetta impari, ma non ancora perduta. I promotori della ‘Manif’ stavolta sono riusciti ad accrescere con ingressi importanti il numero delle associazioni aderenti, dal Forum delle Associazioni familiari all’Associazione famiglie numerose, includendo vari Comitati in difesa di vita e famiglia. E’ stato letto l’intervento di Guido Guastalla (comunità ebraica di Livorno); ha parlato dal palco, molto applaudito, Jean-Pierre Delaume-Myard (uno dei portavoce della ‘Manif pour tous France, che è omosessuale), con particolare convinzione ha incitato i manifestanti il senatore valdese Lucio Malan. La speranza è, come in Francia, di riuscire a coinvolgere anche altre associazioni di confessione o religione diversa, come i musulmani.

Decine le bandiere rosa e quelle azzurre in piazza, oltre a striscioni come quello venuto dalla Siena profonda (retto tra gli altri da due contradaioli):  “Ogni uomo ha diritto a un padre e una madre. Il reato di omofobia limita la libertà di pensiero”. Diversi pargoli, Jean, Daria, Livia, Lavinia, Daniele, Davide, ben assistite dalle maestre Irene, Emanuela, Cecilia, con le mani creano gioiosamente cartelloni sulla famiglia di padre, madre e figli. Maria Rachele, Arianna e Francesco invece reggono un grande striscione colorato con il logo della ‘Manif’ su sfondo tricolore.

PRESENTE IL CARDINALE RAYMOND BURKE

Ai Santi Apostoli anche il cardinale statunitense Raymond Burke: una presenza molto importante che consola e incoraggia i molti che sentono un clima poco favorevole (allo stesso interno del mondo cattolico) alle forti testimonianze pubbliche di piazza in favore di vita e famiglia. Il porporato è preoccupato per la “mancanza di reazione” che oggi si registra nel mondo cattolico rispetto all’avanzata della nota lobby: “Sono inquieto anche per gli Stati Uniti – ci dice – e recentemente ho dato interviste sia in Spagna che in Usa nella speranza di scuotere l’apatia di troppi cattolici sul tema”. Ribadisce poi il cardinale, che “benedice i manifestanti” : “Non siamo estremisti come vogliono dipingerci, seguiamo il buon senso, la ragione”. Purtroppo oggi sono “in molti a sentirsi smarriti”.

GLI INTERVENTI DI GIANFRANCO AMATO, FRANCESCO BELLETTI, DEL PORTAVOCE DELLA 'MANIF' FRANCESE

Intanto, dopo il saluto appassionato – “Abbiamo il dovere morale di ritrovarci qui ed ora” -di Filippo Savarese (portavoce della ‘Manif’), Gianfranco Amato (presidente dei Giuristi italiani per la Vita) ricorda i contenuti liberticidi della legge ‘antiomofobia”, in discussione al Senato dopo essere stata approvata dalla Camera e “tipica degli Stati totalitari”. Noi la respingiamo, poiché “vogliamo essere liberi di dire in piazza e non nelle sacrestie quello che vogliamo dire”.

Francesco Belletti ha condiviso subito “il gesto di sovranità popolare” connesso alla manifestazione, osservando che “diventa sempre più rischioso dire quello che si pensa sulla legge ‘antiomofobia’. Ha concluso – citando la statua di Enea, Anchise e Julo – che “il Paese ha bisogno di tutte e tre le generazioni e non di sedicenti diritti da garantire a tutti”. Il presidente del ‘Forum delle Famiglie’ ci ha prospettato poi l’opportunità/la necessità di intensificare, variandola con fantasia, la testimonianza pubblica dei contrari all’incombente ‘pensiero unico’.

Jean-Pierre Delaume-Myard ha portato il saluto della ‘Manif’ francese, rilevando di battersi perché è la ragione che lo impone: “Il mio impegno non ha nulla a che fare con la mia sessualità”, ha detto l’oratore che è anche portavoce dell’associazione ‘Homovox’. Delaume-Myard non vuole che tra vent’anni qualche giovane – cresciuto tra due gay – lo rimproveri di non essersi battuto perché tutti potessero avere un padre e una madre. Ricordate le “gravi discriminazioni” patite dalla ‘Manif’ francese con corredo di “violenze poliziesche”, l’oratore ha riaffermato che “la vera diversità è tra uomo e donna” e ha dato appuntamento alla grande manifestazione europea del 2 febbraio, che si svolgerà in cinque capitali: Roma, Parigi, Londra, Madrid e Berlino: “Non ci rassegneremo mai, mai, mai”, ha gridato in un tripudio di applausi e di sventolii.

LETTO L'INTERVENTO DI GUIDO GUASTALLA (COMUNITA' EBRAICA DI LIVORNO)

Altro momento importante quando dal palco è stato letto l’intervento di Guido Guastalla, della Comunità ebraica di Livorno: “ Esprimo il mio punto di vista, che però ritengo in accordo con la nostra tradizione e con l’insegnamento rabbinico della Torah e del Talmud”. Citati tra gli altri Piero Ostellino (per il suo bell’editoriale sul ‘Corriere della Sera’) e il cardinale Jorge Mario Bergoglio (per il suo colloquio con il Rabbino Capo di Buenos Aires Abraham Skorka, in cui il futuro Papa valuta come “regresso antropologico” il cosiddetto ‘matrimonio gay’), Guido Guastalla ha concluso la sua testimonianza rilevando: “Siamo ancora liberi di dire queste cose fino a che la legge proposta dall’on. Scalfarotto non venisse approvata. Una volta approvata (…) si renderebbe necessaria una legge contro l’eterofobia e soprattutto a difesa del diritto di libertà di espressione, che ci è così caro e a cui non vorremmo rinunciare”.

L'INTERVENTO DI DIVERSI PARLAMENTARI E RAPPRESENTANTI DI ASSOCIAZIONI

Se Pietro Invernizzi (portavoce delle ‘Sentinelle in piedi’) ha ribadito che “Non vogliamovivere in un Paese in cui si va in prigione per avere espresso pubblicamente la propria opinione” – nel contempo viene distribuito un bavaglio bianco a simboleggiare le vere intenzioni della nota lobby – Luca Volonté (attivissimo in campo europeo) chiede che ci si opponga con tutte le forze “a una barbarie, a una legge che tratta i bambini come oggetto, che impedisce loro di avere un padre e una madre, frutto di una ideologia totalitaria”. Volonté ha poi attaccato la vice-ministra Maria Cecilia Guerra (Presidenza del Consiglio dei Ministri, dipartimento delle pari opportunità), che “fa la guerra” contro il buonsenso e che ha patrocinato le famigerate linee-guida ad uso dei giornalisti per “un’informazione rispettosa delle persone Lgbt”. Linee-guida (partorite dall’Ufficio nazionale contro le discriminazioni razziali/Unar) che successivamente il senatore Malan ha definito “manuale di propaganda del dottor Goebbels, volto alla distruzione della nostra società”. Eugenia Roccella ha invitato con forza a “scendere in piazza”, anche perché “l’attuale maggioranza parlamentare non rispecchia quella vera del Paese”. Anche la deputata di centro-destra ha attaccato le già citate ‘Linee-guida’ e ha evidenziato il tentativo (fin qui riuscito grazie ai numeri in Parlamento) della nota lobby di sottacere al popolo italiano la reale posta in gioco in materia di legge ‘antiomofobia’. Dopo Toni Brandi ( di ‘Pro Vita’), che ha rilevato come con le nuove norme se qualcuno si sente “soggettivamente offeso”, può denunciare l’autore della presunta offesa, Carlo Giovanardi ha annunciato la presentazione di centinaia di emendamenti per ritardare l’esame della legge ‘antiomofobia’, così da dar tempo ai cittadini di rendersi conto della pericolosità delle norme proposte. Da parte sua Gianluigi Gigli ha portato l’adesione del ‘Movimento italiano per la Vita’ alle testimonianze promosse dalla ‘Manif’ e ha rimarcato che “il reale significato della legge citata è quello di intimidire tutto un Paese”. Ricordati i tristi episodi di Casale Monferrato, della scuola Faà di Bruno a Torino, dell’imprenditore Guido Barilla, del sindaco Marino che ha impedito l’uso (già concesso) della Sala della Protomoteca in Campidoglio per un Convegno dell’Associazione ‘Famiglia domani’, Gigli si è scagliato con forza contro il tentativo di “rieducare un popolo intero tramite strumenti come quello delle ‘Linee-guida’ dell’Unar”. Trasmesse al Ministero dell’Istruzione, esse saranno riversate sui docenti: “Siamo allo smarrimento completo del comune denominatore antropologico”. Gigli ha poi annunciato che, nel caso di un’approvazione definitiva dell'annunciata legge sulle 'unioni civili', non avrà “un minuto di ripensamento e passerà all’opposizione di un Governo pur fin qui sostenuto”. Maurizio Gasparri da parte sua ha ricordato anche il grave flagello della droga, che proposte irresponsabili vorrebbero de facto legittimare; poi hanno parlato rappresentanti del ‘Comitato della Famiglia’ (denunciata l’esposizione di una bandiera gay sul pennone capitolino), del ‘Comitato Sì alla Famiglia’ (fondato a Torino), del ‘Movimento europeo Difesa Vita e Dignità umana’ (“Dobbiamo reagire! Svegliamoci, gente!”), dell'Associazione nazionale famiglie numerose (Cristina, madre di otto figli, ha evidenziato la scarsa tutela da parte dello Stato delle famiglie con ricca prole). Prima della conclusione (tra l’altro si è comunicato che i toscani manifesteranno a Firenze il 19 gennaio), il senatore Lucio Malan ha svolto un intervento appassionato e punteggiato di applausi da parte dei manifestanti (che avevano del resto già sottolineato più volte con forza il loro consenso a tante affermazioni degli oratori precedenti). Il parlamentare valdese di centro-destra ha richiamato l’attenzione sulla tattica del silenzio in cui vengono avvolte decisioni fondamentali in materia antropologica, come l’imposizione nelle scuole dell’ideologia ‘gender’. Per Malan occorre testimoniare senza indugi e massicciamente la volontà di “difendere la democrazia e la libertà nel nostro Paese”, gravemente intaccate dalla legge ‘antiomofobia’. Ed è lì, ha chiosato il portavoce della ‘Manif’ Filippo Savarese, che si misurerà la tenuta del Governo. Perché tale legge vale la caduta dello stesso”.