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LE TENTAZIONI DI MARINO, SINDACO ANNUNCIATO – di GIUSEPPE RUSCONI – www.rossoporpora.org – 10 giugno 2013

 

Tutto come previsto. Ignazio Marino è il nuovo sindaco di Roma. Ha conquistato il voto di circa il 29% degli elettori romani (63,9% dei votanti nel secondo turno), mentre il rivale Gianni Alemanno è riuscito a raggranellare solo il 16% di consensi nell’intero corpo elettorale (36,1% dei votanti nel secondo turno). 

 

Nel primo turno Marino era al 22%, Alemanno poco sotto il 15%. E’ dunque fallita la remuntada auspicata dal sindaco uscente, che fondava le sue speranze su un’improbabile mobilitazione degli astenuti di due settimane fa. Non solo è fallita, ma Alemanno è riuscito a malapena a conservare i voti del primo turno. Anche Marino non ha troppo da rallegrarsi, poiché è stato eletto da poco meno di tre elettori su dieci, con una partecipazione sotto il 50%, inferiore di 18 punti a quella di cinque anni fa per la sfida Rutelli-Alemanno. Quest'ultimo è stato votato da meno della metà dei sostenitori di allora. 

E’ però chiaro che abbarbicarsi alla partecipazione globale insoddisfacente è un po’ come arrampicarsi sui vetri per negare l’evidenza che in democrazia (sia pure nella nostra, che è più formale che sostanziale) vince chi ha un voto più dell’avversario. E chi sta a casa (fosse pure per i motivi più giustificati) non ha poi il diritto di lamentarsi sull’esito del confronto.

Gianni Alemanno aveva vinto clamorosamente cinque anni fa, in una situazione politica molto diversa . Era il 2008, l’anno in cui il centrodestra aveva ottenuto a livello nazionale una vittoria chiarissima e beneaugurante per la governabilità del Paese. Un consenso che masochisticamente lo stesso centrodestra è riuscito a sperperare a causa dell’emergere di personalismi rovinosi e di sciagurate leggi ad personam, in una congiuntura economica che sempre più si aggravava. Alemanno ha fatto le spese anche di tale situazione. Per il resto non ha governato come molti speravano: ad esempio, volendo e/o dovendo sistemare gli amici, ne ha sistemati alcuni – del tutto incompetenti, qualcuno anche truffaldino – in posizioni in cui potevano comunque fare gravi danni all’amministrazione. E puntualmente l’hanno fatto. Anche su temi come la sicurezza (vedi i nomadi che continuano a sfruttare i minori nell’accattonaggio ad esempio in metropolitana) e il trasporto pubblico (vedi il malfunzionamento delle metropolitane e l’esasperazione prodotta negli utenti dalle attese per i mezzi di superficie) Alemanno non ha dato grandi soddisfazioni. A suo favore l’introduzione del quoziente familiare in tema di aiuto alla famiglia o la difesa sempre fatta del diritto alla vita (escludendo l’infelice e opportunistico video-benvenuto ai gaypridisti dell’anno scorso).

Si vedrà come il chirurgo Marino saprà affrontare i gravi problemi quotidiani di una capitale difficile da governare come Roma. Certo non dovrebbe dimenticarsi che Roma è anche il centro del cattolicesimo. Temiamo però che colui che si definisce ‘cattolico adulto’ persegua come promesso il riconoscimento dei cosiddetti ‘nuovi diritti’. Che fine farà la difesa e il promuovimento dei valori non negoziabili, quel 'no' al loro superamento che Alemanno aveva pur sempre garantito? Da tale punto di vista è pesante la responsabilità di queilla parte di cattolici che con il loro voto sembrano essersi mostrati inclini al compromesso proprio su quei valori. Perdipiù in un momento in cui la vittoria del centrosinistra in tutta Italia crea un clima di attesa euforica tra le varie lobby libertarie che ormai influenzano grandemente il clima culturale emarginando i cattolici fedeli nella sua completezza alla dottrina sociale della Chiesa. Non sappiamo se e come reagirà papa Bergoglio. Per quanto ha fatto in Argentina e ha dimostrato fin qui, possiamo presumere che il pontefice gesuita -. pur condividendo naturalmente i capisaldi della dottrina sociale della Chiesa (vedi anche la forte difesa e il promovimento dei ‘valori non negoziabili’) – privilegerà un approccio morbido con il neo-sindaco di Roma, che si vanta di aver scritto un libro con il cardinal Martini. Papa Francesco, fermo nei principi, cerca però prima di tutto ciò che unisce e ci pare sia alieno da una contrapposizione dura in materia, ad esempio attraverso mobilitazioni di piazza. Si vedrà se tale approccio riuscirà da una parte a frenare almeno parzialmente Marino e i suoi, dall’altra se non porterà alla fin fine a uno scoraggiamento dei militanti cattolici più convinti e attivi in una materia tanto delicata. Il prossimo futuro ce lo dirà, considerato come, per dare un segno visibile del cambiamento (Zapatero e Hollande, dittatore non nella forma ma nella sostanza, hanno seguito la stessa sciagurata strada), Ignazio Marino e i suoi compagni di strada a Roma e in tutta Italia punteranno subito a gesti clamorosi (pur se preannunciati) proprio nell'ambito della concessione dei cosiddetti ‘nuovi diritti’.