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SARAIVA MARTINS: CONCISTORO, FAMIGLIA, DOTTRINA E PRASSI – di GIUSEPPE RUSCONI – www.rossoporpora.org – 21 febbraio 2014

 

Intervista al cardinale José Saraiva Martins sul Concistoro dedicato al tema della famiglia. Riflessione ampia a più voci, ma nessuno ha chiesto di modificare la dottrina sociale della Chiesa. La famiglia è iscritta prima di tutto nel cuore dell'uomo, poi è anche uno dei valori fondamentali del cattolicesimo. Divorziati risposati: la dottrina non permette che siano ammessi alla Comunione. Divorziati che hanno subito il divorzio, non per loro colpa: il Sinodo cercherà di trovare una soluzione che salvaguardi i principi della dottrina coniugandoli con una prassi che non escluda.

 

 

Dalla finestra dell’appartamento si osserva il viavai di piazza San Pietro. Siamo a colloquio con il cardinale portoghese José Saraiva Martins - già rettore dell’Urbaniana, segretario dell’Educazione cattolica e prefetto delle Cause dei Santi - sui contenuti dell’incontro cardinalizio di giovedì e venerdì sul tema della famiglia.

Eminenza, perché un Concistoro sulla famiglia?

Il Papa ha colto l’occasione della creazione di 19 nuovi porporati per farla precedere da un incontro del collegio cardinalizio su un argomento decisivo: la famiglia. Il motivo è semplice: quest’anno e il prossimo la Chiesa è stata chiamata da papa Francesco a riflettere proprio su tale tema. Sono appena rientrati i ‘questionari’ in materia inviati in autunno a tutte le diocesi, così da possibilmente coinvolgere consacrati e laici di tutto il mondo: i risultati saranno noti a breve. A ottobre, per discutere dello stesso tema, converranno a Roma vescovi da ogni continente e così accadrà anche nell’ottobre del 2015. Dunque il Concistoro è stato pensato come una prima possibilità di riflessione cardinalizia in vista del Sinodo.

Una riflessione feconda?

Per quanto ho ascoltato, sicuramente sì. Si sono tenuti ben presenti sia l’importanza che la problematicità odierna del tema.

Sulla concezione di famiglia Chiesa cattolica e società sembrano divergere in misura rilevante…

Purtroppo sono in contrasto. La famiglia, come ha detto papa Francesco, “oggi è disprezzata, maltrattata”. E’ un grave errore anche dal punto di vista della società, che proprio sulla tenuta della famiglia fonda il suo futuro. La famiglia è però fondamentalmente un’istituzione umana, senza un colore originario particolare, come si è visto anche recentemente…

.. per esempio in Francia, dove, accanto a centinaia di migliaia di cattolici, hanno sfilato contro la legge sul ‘matrimonio gay’ molti protestanti, ebrei, musulmani, non credenti.

Tale mobilitazione è stata una nuova dimostrazione di quanto si diceva.  

Nel saluto il Papa ha ribadito che non si tratta di cambiare la dottrina  della Chiesa, ma di cercare le vie di un accompagnamento pastorale “da attuare nelle condizioni odierne”. Che non sono certo facili…

La dottrina sociale resta fondamentale. Cristo del resto non è venuto a insegnarci nuove verità, ma a evidenziare quelle verità che sono iscritte da sempre nel cuore dell’uomo. La famiglia è una di queste. Dio ha creato l’uomo e la donna, maschio e femmina, tesi in quanto coppia alla procreazione. E su questo non si può cambiare. Nessuna voce nel Concistoro si è levata per sollecitare modifiche a tale legge autenticamente umana e dunque cristiana. E nessuna ha evidenziato il tema delle unioni tra persone dello stesso sesso.

Da una parte la dottrina che resta invariata; dall’altra la sua applicazione che alcuni (specie nel mondo germanico) vorrebbero flessibile nel mondo di oggi.  Ne ha parlato nella relazione introduttiva il cardinale Kasper, riflettendo in particolare sulla possibilità che i divorziati risposati possano ricevere la Comunione…

Il tema è stato citato anche in alcuni interventi in aula. Sarà però il Sinodo a trattare l’argomento in profondità. Compito del Concistoro era solo di preparare la via. Certo i principi sono chiarissimi. Non si può, secondo la dottrina sociale della Chiesa, riammettere i divorziati risposati alla Comunione. Ci sono però dei casi particolari in cui le domande premono.

Ci faccia un esempio…

Un coniuge ha dovuto subire un divorzio che non voleva. Vorrebbe di cuore poter ricevere la Comunione, ma oggi non può. Di per sé è vittima, non è colpevole del divorzio. E’ spontaneo allora pensare: perché negargli la Comunione? Penso che il Sinodo possa trovare qui una soluzione che riesca a conciliare la norma con il giusto accompagnamento pastorale di un caso come questo.

Nella relazione introduttiva si è affacciata come ipotesi di studio anche quella della via del sacramento della Penitenza per una eventuale riammissione del divorziato risposato alla Comunione…

Il caso qui è molto complesso. Che significa ‘pentimento’? In che cosa deve consistere? Come si può verificare? Il divorziato deve rinunciare alla nuova sposa, ipotesi che appare irrealistica? Qui sembra veramente difficile riuscire a conciliare dottrina e prassi.  

L’intervista appare anche nel ‘Corriere del Ticino’ del 24 febbraio 2014.