In questo ‘Rossoporpora’ alcuni spunti offerti dal cardinale Parolin nel Convegno promosso da “Il Timone” su IA, fede e ragione. Poi l’interpretazione data dal cardinale Zuppi all’incontro di san Francesco con il lupo di Gubbio. Infine una riflessione ampia sull’iniziativa per la salvaguardia della neutralità, posta in votazione domenica 27 settembre 2026: il popolo svizzero vorrà sancire i principi della neutralità nella Costituzione (escludendo l’adozione di sanzioni verso Stati terzi)?
IL CARD. PAROLIN AL CONVEGNO DE ‘IL TIMONE’: IA … IL RITORNO DEL CULTO DELLA DEA RAGIONE?
Dalla fine del 1792, prima a Parigi e poi in parti consistenti della Francia Rivoluzionaria (in particolare in Borgogna, a Lione, nel nord … in Vandea intanto divampava la rivolta controrivoluzionaria) fu introdotto il culto della dea Ragione. Ciò da parte di giacobini estremisti (ma non solo), in spregio al cattolicesimo, considerato una superstizione carnevalesca e complice di quella monarchia borbonica il cui capo, re Luigi XVI, era stato ghigliottinato il 21 gennaio 1793. Quello della dea Ragione era un culto imposto con la violenza, in nome di un razionalismo ateo, contro persone e chiese in una fase rivoluzionaria chiamata non a caso ‘del Terrore’; fu poi sostituito nei primi mesi del 1794 da quello dell’Essere Supremo cui si riferiva Robespierre (a sua volta ghigliottinato).
Perché ci occupiamo oggi di questa fase non certo gloriosa della Rivoluzione francese? Presto detto: è stata evocata, a conclusione di un Convegno su IA, fede e ragione (svoltosi mercoledì 16 settembre 2026 presso la Camera dei Deputati), dal cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin in riferimento all’idolatria di cui viene circondata ormai sovente l’intelligenza artificiale. Queste le parole del porporato: “Non si può non riconoscere un esito sorprendente della società tecnocratica: l’intelligenza artificiale appare sempre più l’icona della dea Ragione, che da strumento si trasforma in deus ex-machina, in grado non solo di soddisfare ogni domanda e curiosità con risposte che assumono il carattere del dogma, ma di prevedere e precedere le domande: una sorta di nume tutelare che, mentre offre una risposta, controlla chi pone la domanda e lo spinge verso l’omologazione a un sistema sempre più costringente. La mitologia antica aveva già immaginato figure simili: Chronos che mangia i suoi figli o Moloch che richiede il sacrificio di giovani vite”.
Certo, ha poi osservato Parolin, non bisogna essere “catastrofisti a buon mercato (…) Non è la paura che deve motivarci, ma nemmeno l’accoglienza incondizionata”. E’ un nuovo fenomeno storico con cui ci si deve confrontare seriamente, consci che “l’intelligenza artificiale quale prodotto ultimo e più evoluto della scienza, vanto della tecnica nata dalla rivendicazione di autonomia e libertà dell’uomo, sta paradossalmente diventando la divinità che sta fagocitando gli spazi di libertà e capacità decisionale, per omologare l’uomo al sistema, assoggettato al dominio di una piccola lobby di plutocrati”.
Conclusione: “La macchina può essere un aiuto o un pericolo. Su questa autostrada del futuro, chi farà le regole di velocità e di precedenza? Se oggi, come dice il Papa, ‘i principali motori dello sviluppo sono attori privati, spesso transnazionali, dotati di risorse e capacità di intervento superiori a quelli di molti governi’ (Magnifica Humanitas, 5), è urgente pensare delle regole in grado di mettere questo potenziale enorme a servizio del bene comune”.
Considerazioni, quelle di Parolin, che meritano certo una riflessione approfondita e che sono state accolte con grande attenzione da chi ha voluto e potuto essere presente nella Sala del Refettorio della Camera dei Deputati per seguire il Convegno promosso dal mensile cattolico Il Timone, una rivista sempre ricca di spunti di approfondimento che arricchiscono l’esperienza umana del lettore. Il Convegno, aperto dal presidente della Camera Lorenzo Fontana, è tato moderato dal direttore Lorenzo Bertocchi, che ha posto subito sul tavolo domande fondamentali per un corretto confronto con l’inarrestabile ascesa dell’IA: “Che cosa dà valore all’uomo? Dove trova valore l’uomo?”. Evidente il fil rouge dell’incontro, fondato su una lettura attenta dell’enciclica di Leone XIV ‘Magnifica humanitas’. Hanno portato il loro contributo come relatori l’ex-ministro Giulio Tremonti (che nel dilagare dell’IA vede “una drammatica caduta del livello culturale”, lo storico don Roberto Regoli (che sostiene come il tema dell’IA costituisca una grande opportunità per la riflessione cristiana), la bioeticista Giulia Bovassi (per la quale nei rapporti con l’IA l’errore maggiore sarebbe aderire senza riflettere al “paradigma tecnocratico e funzionalista”). L’ex-presidente del Senato Marcello Pera, scorrazzando sul paradosso filosofico dei ‘corvi neri’ – tutti i corvi sono neri, ciò che non è nero non è corvo – ha evidenziato come tale asserzione sia in fondo un omaggio della ragione alla fede (come possiamo essere sicuri che tutti i corvi, trapassati o futuri, siano neri?). Il giornalista de Il Foglio Matteo Matzuzzi ha invece rievocato la libertà di pensiero del cardinale Giacomo Biffi. A novembre Il Timone uscirà con un inserto speciale riguardante il Convegno.
IL CARD. ZUPPI E IL LUPO DI GUBBIO
Lunedì 21 settembre 2026, introducendo i lavori della sessione autunnale del Consiglio permanente della Conferenza episcopale italiana (Cei), il cardinale presidente Matteo Maria Zuppi, riflettendo su san Francesco e la pace, ha aggiunta la sua – densa di attualità - alle tante interpretazioni dell’incontro tra il Poverello di Assisi e il lupo di Gubbio, così come tramandatoci dai “Fioretti”. Un approfondimento non banale che riproponiamo volentieri a chi ci legge (il neretto è nostro).
Il racconto del lupo di Gubbio ricorda il valore della pace politica. In realtà San Francesco può parlare con il lupo proprio perché disarmato e proprio per questo lo disarma. Il suo amore per la pace diventa intelligenza umana e di relazione: negozia lui con il lupo, quello che così poco i responsabili delle nazioni cercano di fare, cedendo alla tentazione di risolvere i conflitti con le armi. Negozia perché ama la pace, conosce le cause della violenza e cerca le soluzioni, le crede possibili, le rende praticabili.
Crede nelle soluzioni perché disarmato. Non è facile, scontato. Può apparire pericoloso, incauto, qualcuno facilmente lo giudica ingenuo o peggio ancora traditore di Gubbio e dei suoi valori. Dialogo è superare le ragioni unilaterali per accogliere la ragione comune: “Io so bene che per la fame tu hai fatto ogni male” (Fioretti, cap. XXI; FF 1852), dice Francesco al lupo. E fa un ‘patto della pace’: il lupo promette di non fare più del male agli uomini e, in cambio, gli abitanti di Gubbio si impegnano a nutrirlo e a mantenerlo ogni giorno.
Pace, per san Francesco, non è vivere senza l’altro, ma finalmente insieme. Infatti, non porta il lupo lontano, pensando che questo dia sicurezza a Gubbio e in fondo anche al lupo. Sarebbe stata la soluzione più facile e accettata, ma premessa sempre per nuove violenze. Lo riporta proprio nella città, insegando agli uni e all’altro a vivere insieme, riconciliando, risolvendo le cause della violenza con il pensarsi insieme, ricostruendo la fraternità. Non è un sogno: è l’unica via possibile. Le città e i rapporti sociali non si pacificano senza perdono, che Francesco canta nel Cantico delle creature: “Laudato si’, mi’ Signore, per quelli ke perdonano per lo Tuo amore e sostengo infirmitate et tribulazione. Beati quelli ke ’l sosterrano in pace, ka da Te, Altissimo, sirano incoronati”.
SALVAGUARDARE LA NEUTRALITA’ SVIZZERA: UN’INIZIATIVA OPPORTUNA SU CUI SI PRONUNCERA’ IL POPOLO DOMENICA 27 SETTEMBRE 2026
Ancorare, precisandone i contenuti, il concetto di neutralità nella Costituzione elvetica? Rendere la pratica della neutralità meno flessibile, invertendo la tendenza recente ad associarsi a sanzioni decise da un gruppo di Stati (Unione europea) contro un altro (la Russia)? Sono due domande cui il popolo darà risposta domenica 27 settembre 2026, approvando o respingendo un’iniziativa popolare sulla salvaguardia della neutralità svizzera lanciata dall’associazione ‘Pro Svizzera’ e da ambienti dell’Unione democratica di centro (Udc, il partito più forte nella Confederazione, di destra moderata) e condivisa, oltre che dalla Lega dei Ticinesi e da singoli esponenti del Centro e dei verdi liberali, anche dal Partito del lavoro (comunista) e dal Movimento svizzero per la pace. Contrari tutti gli altri partiti e le grandi organizzazioni, compresa la Conferenza episcopale, che – per voce della sua commissione ‘Giustizia e Pace’ – invita a votare ‘NO’ all’iniziativa. I sondaggi lasciano poche possibilità al SI, ma non si può ignorare che il Comitato dei favorevoli è presieduto dall’ex- consigliere nazionale Udc, Walter Wobmann, che già era alla testa dei comitati promotori e vittoriosi delle iniziative contro la costruzione di nuovi minareti (2009) e contro la dissimulazione del viso (2022).
La neutralità nella Costituzione svizzera odierna
La parola ‘neutralità’ appare nell’art. 173 a. che precisa le competenze del parlamento (Assemblea federale)
Art. 173 a. L’Assemblea federale ha inoltre i compiti e le attribuzioni seguenti: a. prende provvedimenti a tutela della sicurezza esterna, dell’indipendenza e della neutralità della Svizzera
… e nell’art. 185.1, che replica l’art. 173 a. ma riferito all’esecutivo nazionale (Consiglio federale): Il Consiglio federale prende provvedimenti a tutela della sicurezza esterna, dell’indipendenza e della neutralità della Svizzera.
L’iniziativa sulla neutralità
Lanciata l’8 novembre 2022, depositata con 129.806 firme valide (ne bastavano 100mila) l’11 aprile 2024, è stata valutata negativamente dal Consiglio federale (governo) nel messaggio del 27 novembre 2024. E’ stata discussa nel maggio 2025 dal Consiglio degli Stati (Camera dei Cantoni, Senato) che le ha opposto un controprogetto, una mediazione con cui si accoglieva l’inserimento dei contenuti a livello costituzionale, ma senza i limiti riguardanti le sanzioni contro uno Stato. Nel marzo 2026 il Consiglio nazionale (Camera del popolo, Camera dei deputati) decideva invece di respingere direttamente l’iniziativa, senza controprogetto. Restando le due Camere per tre volte sulle rispettive posizioni, la Conferenza di conciliazione bicamerale decideva a debole maggioranza di non opporre un controprogetto all’iniziativa e di raccomandarne al popolo il rifiuto. Una decisione poi accolta il 20 marzo 2026 dalle due Camere. Dal Consiglio nazionale con 124 no, 65 sì, 5 astensioni; dal Consiglio degli Stati con 29 no, 10 sì, 5 astensioni. Si è fissato così il voto popolare al 27 settembre 2026.
Il testo dell’iniziativa
La Costituzione federale è modificata come segue:
Art. 54a Neutralità svizzera
1) La Svizzera è neutrale. La sua neutralità è permanente e armata.
2) La Svizzera non aderisce ad alleanze militari o difensive. È fatta salva una collaborazione con tali alleanze in caso di aggressione militare diretta contro la Svizzera o in caso di atti preparatori in vista di una simile aggressione.
3) La Svizzera non partecipa a scontri militari tra Stati terzi e non adotta neanche misure coercitive non militari nei confronti di Stati belligeranti. Sono fatti salvi gli obblighi verso l’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) e i provvedimenti volti a impedire l’elusione delle misure coercitive non militari adottate da altri Stati.
4) La Svizzera si avvale della propria neutralità permanente per prevenire e risolvere i conflitti e offre i propri buoni uffici in qualità di mediatrice.
Si noterà che, oltre alla novità delle precisazioni costituzionali, fondamentale è il punto 3), in cui si evidenzia che la Confederazione non adotta “misure coercitive non militari” verso Stati belligeranti (ad esclusione di quelle votate dall’ONU, di cui la Svizzera è membro dal 2002). Fondamentale, perché dal 2022 la Svizzera ha adottato quasi integralmente le sanzioni di un gruppo di Stati (l’UE) contro uno “Stato belligerante”, cioè la Russia. Ha compromesso così la sua credibilità di Stato neutrale oppure ha interpretato la neutralità in modo flessibile, valutando gli interessi del Paese?
Ignazio Cassis (ministro degli Esteri): Ci sono guerre e guerre…
IL 7 settembre 2026, rispondendo in diretta a ’20 Minuten’ sulle sanzioni contro Mosca che ha invaso l’Ucraina, ha evidenziato Ignazio Cassis che “Una tale violazione del diritto internazionale non può essere semplicemente condannata; bisogna dimostrare con fatti concreti che non possiamo accettarla”.
Spontanea e logica a questo punto una domanda successiva sul perché non si sanzionano allora anche altri Paesi per violazioni grossolane dello stesso diritto internazionale (ad esempio Stati Uniti, Israele, ecc…) . Disarmante la risposta del ministro degli esteri elvetico: “Un’ottima domanda, che mi permette di dire che ogni guerra è diversa”. E bravo il signor consigliere federale Ignazio Cassis, che con tale risposta ci ha fatto capire come va il mondo, neutralità compresa …
Tra gli argomenti per il SI
. La Svizzera è affidabile perché la sua neutralità non è selettiva, bensì permanente, e deve perciò manifestarsi nei confronti di ogni guerra o conflitto. Il pericoloso avvicinamento alle strutture dell’UE e della NATO condurrebbe la Svizzera verso dipendenze militari e conflitti.
. Una neutralità totale comporta la rinuncia a misure coercitive di tipo economico. Le sanzioni raramente colpiscono i diretti responsabili, mentre spesso colpiscono la popolazione civile, in particolare donne e bambini, provocando fame, miseria e morte.
. La neutralità svizzera è un freno all’abuso di potere e alla frenesia bellica.
. La Svizzera continua ad adempiere i propri obblighi nei confronti dell’ONU e utilizza la propria neutralità per prevenire conflitti e promuovere la pace. Presta aiuto umanitario a tutte le persone colpite.
Tra gli argomenti per il NO
. L’iniziativa intende sancire nella Costituzione una definizione rigida della neutralità, limitando così le opzioni della Svizzera e ostacolando la tutela degli interessi del Paese come avvenuto finora.
. Se accettata, l’iniziativa ostacolerebbe la cooperazione in materia di sicurezza.
, Per difendersi la Svizzera deve poter fare affidamento sulla solidità della propria industria degli armamenti. L’iniziativa danneggia anche il settore tecnologico e degli armamenti nazionale.
. Se l’iniziativa fosse accettata, la Svizzera non potrebbe più adottare numerose sanzioni pronunciate contro Stati belligeranti. Ciò avrebbe ripercussioni sugli interessi e sulla reputazione della Svizzera e in alcuni casi potrebbe provocare reazioni negative da parte degli altri Stati.
. L’iniziativa intende sancire una prassi che è in parte già applicata.
Da parte nostra, considerando in particolare anche il clima di furore bellicista che permea oggi la politica estera ed economica dell’Unione europea, pensiamo che l’iniziativa svizzera sulla neutralità sia un’occasione da non perdere: è opportuno evitare che la Svizzera sia trascinata a poco a poco in conflitti militari internazionali e nel contempo un SI elvetico all’iniziativa sarebbe un segnale forte lanciato a chi vuole arruolarci per le sue presunte necessità geopolitiche e industriali.