Spunti di interesse dall’introduzione del cardinale Matteo Maria Zuppi all’82.ma Assemblea generale della Cei, di cui è presidente. Aperta nel pomeriggio di lunedì 25 maggio, l’Assemblea si chiuderà giovedì 28 con il discorso del Papa. Una parte iniziale e nove paragrafi, sui temi più diversi.
CARD. MATTEO MARIA ZUPPI: SPUNTI DALL’INTRODUZIONE ALL’82.ma ASSEMBLEA GENERALE DELLA CEI. CON QUALCHE NOTA (i neretti sono nostri)
. (Pace a voi): Proprio un anno fa, abbiamo accolto le prime parole che Papa Leone XIV, appena eletto, ha rivolto a quanti accorrevano in Piazza San Pietro. Erano le parole semplici e decisive del Signore Risorto: “Pace a voi»”(Gv 20,19). Non un semplice saluto, ma l’annuncio del Risorto alla comunità: la parola che apre le porte chiuse, fa superare la paura, rimette in cammino, fa gustare oggi quello che non finisce e di cui abbiamo bisogno. (…)
. (Magnifica humanitas/MH : Oggi sentiamo di estendere la nostra gratitudine per il dono dell’Enciclica “Magnifica humanitas”, che accogliamo come un dono prezioso, un faro di luce nel buio di pensiero e di violenza che talvolta avvertiamo intorno a noi. Questo documento, nel solco della Dottrina sociale della Chiesa, ci sprona nell’impegno a fare del bene comune, della destinazione universale dei beni, della sussidiarietà, della solidarietà e della giustizia sociale i principi di riferimento in un’epoca in cui la grande sfida è custodire l’umano. Infatti, “può accadere che aumentino i mezzi senza che cresca in pari misura l’umanità: si ‘ha di più’ ma non si ‘è di più’, e la persona rischia di essere valutata soprattutto in base alle prestazioni che garantisce” (MH 94).
. (Teologia della prosperità e guerra): Ci sentiamo interpellati di fronte alle guerre, alle diseguaglianze sociali, allo sfruttamento del lavoro, al modello tecnocratico e agli egoismi verso le migrazioni dei popoli, alla cosiddetta “teologia della prosperità”. Questa è vantaggiosa solo per i potenti e legittima i conflitti armati, come fossero parte dello sviluppo di una cultura, chiamando addirittura in causa il nome di Dio, che starebbe dalla parte del più forte. (NdR: che la ‘teologia della prosperità’ di per sé legittimi i conflitti armati sembra un po’ azzardato affermarlo…)
. (Un fraintendimento diffuso): Papa Leone chiarisce un fraintendimento che pure tanti sostenitori ha trovato in passato, equivoco del quale era stato vittima anche Leone XIII “quando alcuni obiettavano che la Chiesa non doveva sprecare energie in questioni mondane, ma preoccuparsi di comunicare un messaggio di vita eterna” (MH 3). Con apostolica franchezza l’Enciclica ci ricorda che quel Papa “rispondeva con realismo e sapienza che l’annuncio del Vangelo non può dimenticare la vita concreta dei popoli” (MH 3). Come Leone XIII si misurò non con generiche “cose nuove”, ma con la rerum novarum cupiditas, cioè la bramosia di esse, così Leone XIV aiuta tutti, cattolici e cristiani di altre tradizioni, credenti e non credenti, singoli e popoli, a guardare senza infingimenti ai rischi che ci stanno davanti e a cercare senza pigrizia ciò che può salvare il bene insostituibile della dignità umana, lasciandosi “provocare dalle domande” (MH 45) di questa generazione, diverse da quelle delle generazioni passate, ma uguali in un’urgenza che il Papa sottolinea.
. (Condivisione della verità e non possesso, verità che matura…): Ci piace fare nostro, come Chiese in Italia, l’invito ad accogliere la verità come dono da condividere e non come possesso da esigere. Ci impegniamo a tradurre l’aspirazione verso la verità più profonda (cfr. MH 11) con scelte concrete che animeranno l’orizzonte pastorale dei prossimi anni, come peraltro il Papa ci ha chiesto nel nostro primo incontro del giugno 2025. Sentiamo, infatti, il pericolo di un fondamentalismo della verità. (…). La Chiesa non alza né pianta bandiere di conquista, ma cammina nella storia avviando processi di incarnazione della fede. Se “la verità non è un territorio da difendere, ma un bene da condividere” (MH 25), dobbiamo accettare che la verità del Vangelo cresca nel tempo, maturi “dentro l’intreccio concreto delle vite, delle comunità e delle culture” (MH 25 (…) Proprio le diversità nel popolo di Dio hanno saputo esprimere la cattolicità della Chiesa. (NdR: ci si può domandare se il ‘maturare’ implichi anche l’adattarsi …c’è una differenza non da poco tra i due verbi!)
. (Niente interpretazione à la carte del Magistero…): Per questo, non si può piegare il magistero a conferma del proprio pensiero estrapolandone parti che fanno comodo: il magistero, invece, va letto nella Chiesa e con la Chiesa, in comunione con il Papa e i Vescovi, ma anche in ascolto dei battezzati che ogni giorno hanno le mani in pasta con la vita sociale. (NdR: Quanto sono soggetti alle mode, alle correnti prevalenti di pensiero i battezzati?)
. (Dottrina sociale diversificata?):Siamo popolo e non la somma di singoli interessi. La sinodalità rimane uno stile da vivere nel quotidiano. Come non rimanere consolati dall’affermazione della “Magnifica humanitas” secondo cui “non è realistico pensare che la Dottrina sociale possa proporre una risposta unica e valida per tutti i contesti” (MH 26)? (NdR: Anche vero, ma attenti a non costruire la Dottrina sociale sulla sabbia di un mondo volubile)
Siamo chiamati a leggere questo tempo, con le sue ferite e le sue attese, alla luce di quella pace che il Risorto dona non quando tutto è facile, ma proprio mentre le porte sono chiuse e i discepoli hanno paura. Per questo, ci aiuta e possiamo farci accompagnare dalla scena del Risorto che visita i discepoli nel Cenacolo.
Seguono nove paragrafi, da cui estrapoliamo qualche passo che ci sembra interessante
1. Il Cenacolo e il nostro tempo
. (La pace cristiana non è rimozione del male): La pace cristiana nasce da ferite non cancellate, ma trasfigurate. Non è rimozione del male: la presenza del Risorto rende possibile una vita nuova proprio dentro la storia ferita.
. (Un mondo travagliato, in cui domina il linguaggio della violenza e il riarmo è presentato come destino inevitabile): Questa parola illumina il nostro tempo. Viviamo in un mondo attraversato da guerre, paure, solitudini, diffidenze. La violenza sembra tornata a essere considerata il linguaggio normale della politica internazionale. Il riarmo, diverso dalla difesa, viene presentato come un destino inevitabile. La diplomazia fatica, il diritto internazionale è indebolito, la fiducia tra i popoli appare fragile.
. (Pace a voi contro la cultura della forza che avvelena anche i nostri comportamenti ): Eppure, proprio qui, in questo Cenacolo largo che è la storia odierna, la Chiesa ascolta ancora la parola del Risorto: “Pace a voi”. La Chiesa vive in questo tempo difficile, che è un tempo di conflitti per troppi popoli, un tempo in cui si fa ricorso all’odio e allo scontro più che al dialogo e all’incontro. “La costruzione di un mondo in stato di belligeranza permanente è un male”, scrive papa Leone (MH 210). Sappiamo come questa “cultura violenta della potenza” (MH 192) produce tanti dolori, morti, distruzioni e come, progressivamente, crei una cultura della forza che si riverbera non solo nelle relazioni tra Stati, ma anche sulla società stessa e nel comportamento delle persone.
. (La follia della guerra che nessun algoritmo può rendere moralmente accettabile): L’esperienza dolorosa di questi ultimi anni e dei conflitti aperti mostra la follia della guerra. Infatti, la guerra è cambiata, anche con un utilizzo sempre più largo della tecnologia, ed è sempre più lunga per le armi temibili – tecnologiche – messe in campo. Non è vero che può essere pulita, evitando un gran numero di vittime. E poi a livello globale, con le sue conseguenze, la guerra colpisce anche i Paesi che non sono direttamente coinvolti. “È errata la convinzione che la deterrenza nucleare sia condizione indispensabile per la sicurezza” (MH 194) e non “esiste algoritmo che possa rendere la guerra moralmente accettabile” (MH 198). (NdR: Realisticamente la deterrenza nucleare – c’è stata per decenni – purtroppo si è dimostrata fin qui importante per la sicurezza. La guerra fondata sugli algoritmi apre invece certamente scenari di disumanità da incubo).
. (Necessario gridare la pace): Facciamo sentire la nostra voce, gridando che è tempo di fare la pace. La spesa militare mondiale ha raggiunto la punta più alta nel 2025 con 2.887 miliardi di dollari: un aumento di quasi il 3%. È destinata a crescere di molto nel 2026. L’Europa è il Continente che ha conosciuto il maggiore investimento in armi con un incremento medio rispetto al 2024 del 14%. (NdR: Un vero scandalo… ma tanti politici cosiddetti cristiani sono al guinzaglio delle lobbies degli armamenti e hanno represso dentro di séla voce della Dottrina sociale della Chiesa).
. (L’Italia di oggi): L’Italia naviga nel mondo dell’età della forza tra crisi e incertezze.
. (Il dialogo non è espressione della cultura della resa): Il dialogo non è mai debolezza. Avviarlo non è resa o peggio complicità. Solo il dialogo può sottrarre il mondo al vortice del riarmo, con i suoi giganteschi interessi, per di più non accompagnato da un analogo sforzo per cercare, preparare e percorrere vie di pace. (NdR: Naturalmente il dialogo non paga, se ci si spoglia della propria identità credendo di compiacere l’altro… come capita sempre più spesso. L’ultimo caso, veramente orripilante ma tanto significativo, è la rinuncia alla processione pubblica del Corpus Domini attorno al Duomo di Milano. Cristiani o conigli?)
. (Grazie a chi manifesta solidarietà concreta ai popoli oppressi, anche pagando di persona): E ringrazio quanti in tanti modi, pagando anche di persona con ricatti, soprusi e violenze, manifestano concreta solidarietà nell’enorme sofferenza dei popoli colpiti da volenze e guerre. A questo proposito, desidero ricordare che anche quest’estate, dal 21 giugno al 2 agosto, centinaia di bambini ucraini vivranno in Italia un tempo di serenità e fraternità grazie al progetto “È più bello insieme” promosso dalla rete Caritas. (NdR: Difficile non leggere nella prima frase un sostegno alle grandi manifestazioni di piazza in solidarietà con il popolo palestinese e anche alle spedizioni della Flotilla, propagandistiche quanto si vuole, ma vissute da persone disposte a essere imprigionate e maltrattate pur di non lasciare calare il silenzio sull’orrore di Gaza e sulla pulizia etnica in Cisgiordania).
2. Una memoria che si fa speranza
Pochi giorni fa, a Gemona, abbiamo ricordato i cinquant’anni dal terremoto del Friuli (6 maggio 1976).
. (Mons. Battisti: come la Chiesa può animare la ricostruzione del Paese ): Senza arroganza, anzi con molta preveggenza, Mons. Battisti (Mons. Alfredo Battisti, arcivescovo di Udine dal 1973 al 2000) si fece carico di un programma di ricostruzione alla luce del bene comune, non di interessi particolari o ecclesiastici. Fin dai giorni successivi all’evento, disse: «Prima le fabbriche, poi le case e poi le chiese». Ma la Chiesa non era al termine di questa storia, bensì dentro il processo di ricostruzione, anzi nel cuore di esso. Non è una vecchia storia, ma è una memoria che ci insegna molto anche nel presente, pur in mutate condizioni. La Chiesa può essere, rispettosamente e tenacemente, anima della ricostruzione morale, umana, del tessuto sociale del nostro Paese. Rispettosa con tutti, ma con l’ambizione di servire tutti.
. (Come ricostruire ): A Venzone le pietre del Duomo furono numerate, una ad una, migliaia di pietre raccolte, custodite, ricollocate. È un’immagine che parla alla Chiesa e alla società. Non si ricostruisce cancellando il passato; non si rinnova cominciando da zero. C’è un futuro che nasce solo se sappiamo custodire ciò che ci ha preceduto, purificandolo, ricomponendolo, dandogli una nuova collocazione e prospettiva. (NdR: Molto intensa e centrata questa immagine del card. Zuppi).
3. Con gratitudine
4. Annuncio del Vangelo e promozione umana: un unico respiro
5. Costruire comunità in un Paese di solitudini
. (La perfezione non è di questo mondo… neanche delle comunità cristiane): La comunità cristiana non è il luogo dei perfetti. Guai alla tentazione di comunità di presunti puri! Diventeremmo tutti dei fratelli maggiori che non comprendono non solo il minore ma lo stesso Padre!
6. Giustizia: un metodo che rimetta al centro la persona
. (Referendum sulla giustizia e fraintendimenti ) Il nostro mondo è segnato da una crescente “polarizzazione”, che ostacola il dialogo e l’incontro e alimenta un linguaggio aggressivo, oppositivo e violento, anche nel contesto politico. Il confronto democratico rappresenta un grande valore, ma troppo spesso si dissolve e lascia spazio a uno scontro che prescinde dai contenuti. Si accusa l’altra parte di non voler collaborare, mentre nello stesso tempo si rinnovano giudizi e modalità che rendono impossibile ogni collaborazione. Più volte, con libera e accorata insistenza — che solo il pregiudizio o un’ignoranza strumentale possono fraintendere — abbiamo ribadito che, per le riforme che riguardano l’architettura fondamentale della vita del Paese, è necessario un clima costituente, capace di coinvolgere il più possibile le forze politiche e la società civile. (NdR: da notare quel “solo il pregiudizio o un’ignoranza strumentale possono fraintendere”… però a volte il “fraintendimento” può trovare qualche fondamento anche in certa realtà, da non generalizzare, ma pur sempre esistente).. Il recente referendum sulla giustizia ha consegnato al Paese un risultato che ci sembra rappresentare un invito, rivolto a tutti, a riaprire con serietà e nel rispetto delle istituzioni la domanda essenziale: quale giustizia vogliamo costruire? Una giustizia credibile ha bisogno di tempi ragionevoli, decisioni prevedibili, norme chiare, istituzioni rispettate e persone responsabili. La Costituzione ci ricorda che le pene devono tendere alla rieducazione del condannato. È una pagina che non abbiamo ancora finito di leggere.
7. Giovani: evitare che odio generi altro odio
. (L’esempio di Davide): Il problema dei giovani oggi non è soltanto cosa fanno, ma cosa sognano – o non riescono più a sognare. È difficile non lasciarsi prendere dallo scoraggiamento, ma poi ecco, sulle pagine di Avvenire, la lettera di Davide, 22 anni, accoltellato lo scorso ottobre a Milano da alcuni giovanissimi, in buona parte minorenni. “Non odio – scrive Davide –. Dovrei farlo, credo, sarebbe logico, ma non mi riesce... Se sei veramente in grado di metterti nei panni di chi dovresti odiare, forse, sei in grado anche di perdonare. E qualche parte dentro di me, che non voleva finisse così, lo ha fatto. Ho compassione per loro e li abbraccio”. Sono parole importanti in un tempo in cui prevalgono rabbia e invocazioni di vendetta. Forse il punto è proprio questo: i giovani non possono essere descritti soltanto come “violenti” o “smarriti”. Accanto a chi si perde nella brutalità, esistono ragazzi capaci di una maturità straordinaria. Che mondo stiamo consegnando ai più giovani? Che mondo vogliamo costruire insieme a loro? Come annunciare e vivere con loro il Vangelo di Gesù e che sia una passione personale e radicale?
8. La sinodalità come forma della Chiesa
9. La speranza come compito comune
. (Casa e cambiamenti climatici): Mi rendo conto di aver richiamato temi diversi (…). Ne aggiungo due: la casa e i cambiamenti climatici. È importante che le istituzioni tornino finalmente a guardare con attenzione alle tante persone e famiglie che soffrono per la mancanza di un alloggio dignitoso. In quest’ottica, il Piano Casa del Governo può rappresentare un passo significativo: auspichiamo che le risorse stanziate possano crescere ulteriormente e che fin da subito si promuovano – con i ministeri, gli enti locali e il Terzo Settore –percorsi di accompagnamento sociale, relazionale ed educativo che aiutino i più vulnerabili a ricostruire autonomia. Anche su questo siamo pronti a dare il nostro contributo.
Mi preme ricordare, però, un’altra questione molto importante e spesso dimenticata: sulle persone e sui territori più fragili incide fortemente la crisi climatica, che colpisce soprattutto chi ha meno strumenti per difendersi, chi vive in abitazioni precarie, chi abita zone esposte, chi dispone di minori reti di protezione. Non possiamo limitarci a intervenire soltanto nell’emergenza: occorre educare le comunità alla prevenzione, alla cura del creato, alla responsabilità collettiva e alla custodia concreta dei luoghi.