Alcuni spunti di riflessione tratti dal discorso di Leone XIV alla Sapienza durante la visita pastorale del 14 maggio 2026 – Cuba e Santa Sede: gli incontri vaticani del 7 maggio 2026 di Marco Rubio, alcune note e un commento di Rosa Maria Payà. La messa di venerdì 15 maggio 2026 per la pace e lo sviluppo sociale a Cuba: l’omelia del card. Michael Czerny, gli interventi di padre Massimo Nevola e dell’ambasciatore Rodriguez Hernandez
Giovedì 14 maggio 2026 papa Leone XIV ha fatto una visita pastorale alla Sapienza di Roma, ricevuto con tutti gli onori e applaudito più volte sia dai docenti che da un folto gruppo di studenti dell’università fondata da Bonifacio VIII nel 1303. Visita pastorale, discorso e saluti pastorali.
Anche per questo (oltre che per le attuali circostanze internazionali che vedono nel Papa il più coriaceo difensore di una pace ‘disarmata e disarmante’… il che gli attira diffuse simpatie anche nel campo laico e perfino laicista), il trattamento riservato da La Sapienza a Robert Francis Prevost è stato ben diverso da quello – oggettivamente grottesco – di cui fu vittima nel 2008 il mite Joseph Ratzinger, per natura non certo disposto a guerre di trincea. E’ vero che Benedetto XVI era stato invitato a inaugurare l’anno accademico (e dunque l’occasione vedeva la scienza prevalere sulla pastoralità): ciò aveva suscitato le ire di una settantina di docenti (tra cui il futuro Nobel per la fisica Giorgio Parisi), firmatari di due lettere. La prima il 14 novembre 2007 di Marcello Cini, la seconda -originariamente privata, indirizzata al rettore – di 67 professori il 23 novembre successsivo. Questi ultimi, anche fondandosi su una controversa conferenza del 15 febbraio 1990 - sempre alla Sapienza- dell’allora cardinale Ratzinger, chiedevano l’annullamento dell’invito. Seguirono polemiche accese, manifestazioni di un gruppo di studenti contrari all’invito (che tra l’altro occuparono il rettorato) e, in un clima ormai arroventato, la rinuncia – il 15 gennaio 2008 -di Benedetto XVI a partecipare all’inaugurazione. Il discorso papale fu letto comunque il 17 gennaio 2008 dal prorettore. Ed era naturalmente un testo scientifico (non pastorale), come è richiesto a chi è invitato a un’occasione di questo tipo: il Papa infatti ragionava da accademico del ruolo di teologia e fede nell’acquisizione del sapere e anche sul concetto di laicità. Da qui il malcontento dell’inquisizione laicista, suscettibile quant’altri mai se qualcuno espone un concetto di laicità positiva fondato sulla collaborazione tra Chiesa e Stato, tra ragione e fede.
Leone XIV: Non si chiami ‘difesa’ un riarmo che aumenta tensione e insicurezza
Veniamo ora a papa Leone XIV, di cui proponiamo alcuni passi contenuti nel discorso del 14 maggio 2026 in Aula Magna. In particolare riteniamo utile evidenziare subito quanto detto a proposito di difesa e riarmo: “Non si chiami ‘difesa’ un riarmo che aumenta tensioni e insicurezza, depaupera gli investimenti in educazione e salute, smentisce fiducia nella diplomazia, arricchisce élite cui nulla importa del bene comune”. E’ una considerazione tanto dura quanto vera, che molti governanti (vedi tanti membri del partito popolare europeo, ma non solo, al centro, a sinistra e a destra) che dicono di essere cristiani dovrebbero imparare a memoria, concretizzandola nelle loro decisioni quotidiane.
. (Studenti palestinesi da Gaza): La vostra Università si caratterizza come polo d’eccellenza in diverse discipline e, al contempo, per il suo impegno in favore del diritto allo studio, anche di chi ha minori disponibilità economiche, delle persone con disabilità, dei detenuti e di chi è fuggito da zone di guerra. Ad esempio, apprezzo molto che la Diocesi di Roma e la Sapienza abbiano firmato una convenzione per l’apertura di un corridoio umanitario universitario dalla striscia di Gaza (NdR: il 24 febbraio 2026 la Sapienza, il Vicariato e la Comunità di Sant’Egidio hanno sottoscritto un protocollo d’intesa che prevede una serie di agevolazioni per le studentesse e gli studenti di Gaza, che potranno studiare alla Sapienza, alloggiare nelle residenze universitarie del Vicariato e frequentare le scuole di italiano per stranieri di Sant’Egidio. I primi quattro -tre studentesse e uno studente- sono arrivati a Roma martedì 12 maggio 2026)
. (Sant’Agostino e i suoi ‘gravi errori’ giovanili): Sapete che sono legato spiritualmente a Sant’Agostino, che fu un giovane inquieto: fece anche gravi errori, ma nulla andò perduto della sua passione per la bellezza e la sapienza.
. (L’inquietudine giovanile … noi siamo un desiderio, non un algoritmo!): Dell’inquietudine esiste però anche un volto triste: non dobbiamo nasconderci che molti giovani stanno male. Per tutti ci sono stagioni difficili; qualcuno però può avere l’impressione che non finiscano mai. Oggi questo dipende sempre più dal ricatto delle aspettative e dalla pressione delle prestazioni. È la menzogna pervasiva di un sistema distorto, che riduce le persone a numeri esasperando la competitività e abbandonandoci a spirali d’ansia. Proprio questo malessere spirituale di molti giovani ci ricorda che non siamo la somma di quel che abbiamo, né una materia casualmente assemblata di un cosmo muto. Noi siamo un desiderio, non un algoritmo
. (Chi siamo?): A voi giovani questo malessere chiede: “Chi sei?” (…) Noi siamo i nostri legami, il nostro linguaggio, la nostra cultura: a maggior ragione, è vitale che gli anni dell’università siano il tempo dei grandi incontri.
. (Un mondo storpiato dalle guerre e dalle parole di guerra): Perciò, a chi è più adulto il malessere giovanile domanda: “Che mondo stiamo lasciando?”. Un mondo purtroppo storpiato dalle guerre e dalle parole di guerra. Si tratta di un inquinamento della ragione, che dal piano geopolitico invade ogni relazione sociale. La semplificazione che costruisce nemici va allora corretta, specie in università, con la cura per la complessità e il saggio esercizio della memoria. In particolare, il dramma del Novecento non va dimenticato. Il grido “mai più la guerra!” dei miei Predecessori, così consonante al ripudio della guerra sancito nella Costituzione Italiana, ci sprona a un’alleanza spirituale con il senso di giustizia che abita il cuore dei giovani, con la loro vocazione a non chiudersi tra ideologie e confini nazionali.
. (Spese militari, riarmo, difesa): Ad esempio, nell’ultimo anno la crescita della spesa militare nel mondo, e in particolare in Europa, è stata enorme: non si chiami “difesa” un riarmo che aumenta tensioni e insicurezza, depaupera gli investimenti in educazione e salute, smentisce fiducia nella diplomazia, arricchisce élite cui nulla importa del bene comune.
. (Deriva disumana del rapporto tra guerra e nuove tecnologie): Occorre inoltre vigilare sullo sviluppo e l’applicazione delle intelligenze artificiali in ambito militare e civile, affinché non de-responsabilizzino le scelte umane e non peggiorino la tragicità dei conflitti. Quanto sta avvenendo in Ucraina, a Gaza e nei territori palestinesi, in Libano, in Iran descrive la disumana evoluzione del rapporto fra guerra e nuove tecnologie in una spirale di annientamento. Lo studio, la ricerca, gli investimenti vadano nella direzione opposta (…)
Cuba/1: Gli incontri vaticani di Marco Rubio – comunicato ufficiale, qualche nota
Giovedì 7 maggio 2026 il Segretario di Stato statunitense Marco Rubio, di origine cubana, è stato in visita in Vaticano, incontrando prima il Papa, poi l’omologo vaticano cardinale Pietro Parolin e l’arcivescovo Paul R. Gallagher.
Ecco il comunicato ufficiale della Sala Stampa della Santa Sede:
Nel corso dei cordiali colloqui che il Segretario di Stato americano Marco Rubio ha avuto questa mattina in Vaticano, prima con Sua Santità Papa Leone XIV e successivamente con S. Em.za il Card. Pietro Parolin e S.E. Mons. Paul R. Gallagher, è stato rinnovato il comune impegno per coltivare buone relazioni bilaterali tra la Santa Sede e gli Stati Uniti d'America.
Vi è stato poi uno scambio di vedute sulla situazione regionale e internazionale, con particolare attenzione ai Paesi segnati dalla guerra, da tensioni politiche e da difficili situazioni umanitarie, nonché sulla necessità di lavorare instancabilmente in favore della pace.
Qualche nota.
. Non è consuetudine che un Segretario di Stato (in questo ministro degli esteri) sia ricevuto in udienza dal Papa. La tensione innescata dalla reazione rozza e scomposta del presidente statunitense Donald Trump a diverse affermazioni di Leone XIV sul tema pace e guerra ha reso opportuno questo incontro (anche nell’interesse elettorale di Rubio, cattolico dichiarato, che punta alla successione di Trump). Date le circostanze, superiore alla media la durata dell’incontro tra il Papa e Rubio (45 minuti). Lo stesso si dica anche della permanenza di Rubio in Segreteria di Stato (oltre un’ora e mezzo).
. Lo stesso comunicato ufficiale della Santa Sede è inusuale per la visita di un Segretario di Stato. Tuttavia, sempre date le circostanze, si è ritenuto di farlo. Sono sette righe (stavolta comprensibilmente meno del solito), in cui i colloqui sono definiti ‘cordiali’ (come nella gran parte dei casi) e in cui si evidenzia il rinnovo del “comune impegno per coltivare buone relazioni bilaterali”, un’aggiunta spia del fatto che tali relazioni hanno patito per le intemperanze di Trump.
. La Sala Stampa ha poi precisato che nei colloqui si è parlato di Medio Oriente (con un accento particolare su Iran e Libano), di conflitti in Africa e di Cuba. Si ricorderà che Rubio è nato nel 1971 a Miami da genitori emigrati da Cuba nel 1956 al tempo della dittatura di Fulgencio Batista ( dunque tre anni prima della conquista del potere da parte di Fidel Castro) ed è stato senatore repubblicano della Florida dal 2011 al 2025 quando è stato voluto da Donald Trump come primo segretario di Stato statunitense di origine latino-americana. Cattolico, padre di quattro figli, ha sempre dato voce alle richieste degli esuli cubani anticastristi, in cui prevale la voglia di rivincita nei confronti del regime dell’Avana. Cattolico fedele alla Chiesa e nel contempo fautore di misure ancora più drastiche nei confronti del regime cubano, il suo problema personale è conciliare il suo essere cattolico che constata come la Chiesa da sempre abbia scelto la strada della mediazione con il regime castrista e l’enorme pressione comprensibilmente rancorosa degli esuli cubani. Una conciliazione tra le due esigenze al momento appare quantomeno ardua, anche in prospettiva delle ambizioni presidenziali a livello nazionale, con larga parte dei cattolici favorevoli alla pace disarmata e disarmante di Leone XIV. Rubio e il Dipartimento di Stato hanno espresso apprezzamento complessivo (senza entrare nei dettagli, salvo che sulla difesa della libertà religiosa) dei colloqui vaticani. Tuttavia lo stesso Rubio poche ore dopo ha annunciato nuove sanzioni, in particolare contro il gruppo economico di natura militare GAESA - il maggiore dell’isola – che controlla turismo, edilizia, commercio, finanza, logistica e che è in mano al quarantenne nipote di Raul Castro, detto Raulito.
Cuba/2: Rosa Maria Payà sui colloqui vaticani di Rubio
I nostri lettori dalla memoria più lunga forse si ricorderanno di Rosa Maria Payà, l’oggi trentasettenne figlia di Oswaldo Payà, fondatore del Movimiento Cristiano de Liberacion (ispirato alla dottrina sociale della Chiesa) e in tale veste sorvegliato costantemente dalla polizia politica cubana, morto nel 2012 in un incidente automobilistico molto sospetto (vedi anche https://www.rossoporpora.org/rubriche/interviste-a-personalita/401-cuba-2-anni-fa-moriva-oswaldo-paya-intervista-alla-figlia-rosa-maria.html ; https://www.rossoporpora.org/rubriche/interviste-a-personalita/12-cuba-parlano-i-dissidenti.html ; https://www.rossoporpora.org/rubriche/interviste-a-personalita/377-cuba-la-famiglia-paya-ricevuta-questa-mattina-dal-papa.html ; https://www.rossoporpora.org/rubriche/interviste-a-personalita/517-francesco-a-cuba-intervista-a-ofelia-acevedo-vedova-paya.html ). Dopo la morte del padre (definito un “buon cristiano” dal cardinale Jaime Ortega y Alamino durante i funerali da lui presieduti a l’Avana) le ‘attenzioni’ della polizia politica verso la famiglia Payà sono proseguite con intensità crescente, tanto che la famiglia nel 2013 si è dovuta trasferire a Miami. Rosa Maria in particolare ha fondato la piattaforma Cuba decide e si è impegnata in una azione costante e incisiva per la libertà del popolo cubano sulla scia del padre, anche in sede europea. Marco Rubio nel 2025 l’ha voluta come membro della Commissione interamericana per i diritti umani, in rappresentanza degli Stati Uniti.
A proposito degli incontri vaticani di Marco Rubio, Rosa Maria Payà ci ha rilasciato un breve commento: “L’incontro di Rubio con il Papa mi è sembrato molto positivo. In riferimento alla situazione a Cuba non ho visto fin qui una presa di posizione forte da parte del Vaticano e mi preoccupa che qualche membro della gerarchia stia incontrando alcuni prigionieri politici amici per tentare di convincerli ad andare in esilio. Spero che la posizione ufficiale della Chiesa sia in futuro quella di accompagnare il popolo che soffre nel suo desiderio di libertà. Le nuove sanzioni statunitensi alla leadership militare sono un atto di solidarietà con il popolo cubano. Per decenni GAESA e i generali che la gestiscono hanno vissuto nel lusso a spese delle sofferenze della nostra nazione, mentre i cubani comuni patiscono la fame e affrontano blackout.”
Cuba/3: Messa per Cuba a Sant’Ignazio. L’omelia del card. Czerny, gli interventi di padre Nevola e dell’ambasciatore Rodriguez Fernandez
Messa pro pace e sviluppo sociale a Cuba nel tardo pomeriggio di venerdì 15 maggio nella chiesa gesuita romana di Sant’Ignazio di Loyola. Richiesta dall’ambasciata di Cuba presso la Santa Sede, è stata presieduta dal cardinale Michael Czerny (prefetto del Dicastero per lo Sviluppo umano integrale) e concelebrata da una decina di confratelli gesuiti. Presenti, oltre all’ambasciatore Leyde Ernesto Rodriguez Hernandez e al suo omologo presso il Quirinale, diversi membri del corpo diplomatico, in maggioranza latino-americani. Nelle prime file però anche Italia, Russia, Austria, Croazia, Macedonia del Nord, Palestina, Lega Araba, Azerbajan e Giappone.
A destra dell’altare un ovale della Vergine della Carità del Cobre, molto venerata nell’isola. In chiesa anche alcune suore brigidine, presenti all’Avana grazie ai rapporti molto amichevoli dell’allora vulcanica abbadessa madre Tecla Famiglietti con Fidel Castro. Sulla scia della indimenticabile visita pastorale del 1998 di Giovanni Paolo II nel Paese caraibico, nel 2003 le brigidine aprirono il complesso (convento, accoglienza, foresteria) all’Avana, benedetto dal cardinale Crescenzio Sepe e successivamente altri conventi nell’isola.
Il benvenuto, con parole significative, è stato dato da padre Vincenzo D’Adamo, rettore di Sant’Ignazio: “Portiamo nella preghiera dinanzi a Dio l’impegno personale e istituzionale per la promozione della pace e dello sviluppo sociale a Cuba e in tutti i Paesi, in particolare quelli minacciati dal potere imperialista della violenza in tutte le sue forme economiche, finanziarie e militari”.
DALL’OMELIA DEL CARD. CZERNY
. Questa sera portiamo davanti all’altare del Signore le sofferenze, le speranze e le attese del popolo cubano. Lo facciamo con rispetto, con sincerità, con affetto profondo per una terra che custodisce una storia ricca di dignità, cultura, sacrificio, fede e resilienza.
. La Dottrina Sociale della Chiesa ci ricorda con chiarezza che la pace autentica si fonda su pilastri morali e spirituali prima ancora che politici o economici. San Giovanni XXIII, nella Pacem in terris, indicava nella verità, nella giustizia, nella libertà e nell’amore le condizioni indispensabili per una convivenza degna dell’uomo. Sono parole che conservano una forza straordinaria anche nel nostro tempo. La giustizia domanda un’attenzione concreta verso coloro che soffrono di più. La libertà chiede spazi reali di partecipazione, ascolto e responsabilità condivisa. La verità diventa uno stile di dialogo sincero, capace di superare la propaganda, le rigidità e le sfiducie reciproche. L’amore apre al cammino della solidarietà, alla condivisione dei beni materiali, culturali e spirituali tra i popoli.
. Papa Leone XIV (…) ha ricordato che nessun ordine stabile può nascere dalla forza delle armi o dalla pressione che umilia i popoli (NdR: un chiaro accenno alla politica odierna degli Stati Uniti). (…) Nello stesso spirito gli aiuti umanitari dovrebbero arrivare in quantità sufficiente e senza ostacoli, senza mai essere strumentalizzati per fini politici o geopolitici” (NdR: altro accenno all’odierna politica degli Stati Uniti).
. Anche papa Francesco, durante il suo viaggio apostolico a Cuba nel 2015 (vedi https://www.rossoporpora.org/rubriche/papa-francesco/520-francesco-a-cuba-con-qualche-nota.html ), nella storica omelia a Plaza de la Revolucion, invitò con forza a mettere la persona concreta al centro della vita sociale e politica (…) Affermò che il servizio “non è mai ideologico” (…) Non si servono le ideologie, ma le persone”.
. Risuona tuttavia con intensità profetica l’appello di san Giovanni Paolo II: “Che il mondo si apra a Cuba e Cuba si apra al mondo”. Non era uno slogan politico. Era un invito spirituale e umano ad abbattere muri di incomprensione” (…)
. Stasera siamo qui, soprattutto, per pregare. (…) Il Vangelo ci consegna una promessa: “La sua tristezza si convertirà in allegria”. Non è una promessa ingenua. E’ la certezza cristiana che Dio continua a essere attivo dentro la storia umana, anche quando dominano oscurità e sconcerto. (…) Preghiamo che ogni decisione politica, economica e internazionale sia illuminata dalla saggezza, dalla prudenza e da una ricerca sincera ricerca del bene delle persone.
DALL’INTERVENTO DI PADRE NEVOLA
A conclusione della liturgia, sempre accompagnata dai canti del maestro Vincenzo Zito (voce e organo) e prima della benedizione da parte del cardinale Czerny, va evidenziato l’intervento di padre Massimo Nevola, superiore della comunità di Sant’Ignazio, che conosce bene Cuba promuovendovi tra l’altro dal 2007 campi estivi di volontariato con la Lega Missionaria Studenti, la Comunità di Vita Cristiana, la Compagnia di Gesù. Quest’anno il campo sarà dal primo al 23 agosto e i 30 partecipanti, almeno diciottenni, saranno alloggiati all’Avana presso le brigidine. Attività previste: scuola di italiano, animazione parrocchiale, animazione in un asilo per disabili. Torniamo a qualche passo dell’intervento di padre Nevola.
. Il Vangelo ci insegna che altre strade vanno percorse, piuttosto che quelle della violenza, della repressione, delle incarcerazioni dei dissidenti (NdR:qui padre Nevola ha ben scandito le parole), di embarghi che diventano autentici assedi, di minacce di invasioni militari. (NdR: ce n’è sia per il governo cubano che per quello statunitense).
. Il mondo ha conosciuto e fatto proprio il motto degli antichi romani: si vis pacem, para bellum. Il Cristiano che giunge alla maturità della sua fede sa che è falso.
. Le crociate sono state risposte false. S. Francesco disarmato ha ottenuto più lui per la pace e la sicurezza dei cristiani in Terra Santa di otto crociate vinte e perse (NdR: una considerazione certo originale).
. Si vis pacem, para pacem! Cosa si ottiene con gli assedi se non un aumento di sofferenza nella povera gente?
. Visitiamo Cuba, aiutiamo il suo popolo a trovare nella pace strade nuove per la sua crescita sociale. L’intera Comunità Internazionale venga ora in suo aiuto e la condivisione di ciò che siamo ed abbiamo sia benedetta dal Signore, come un giorno benedisse e moltiplicò 5 pani e due pesci e ce ne fu per tutti.
DAL RINGRAZIAMENTO DELL’AMBASCIATORE RODRIGUEZ HERNANDEZ
Dopo la benedizione finale del cardinale Czerny ha preso la parola l’ambasciatore Leyde Ernesto Rodriguez Hernandez, che ha ringraziato “a nome del popolo e del governo della Repubblica di Cuba” per la santa messa e “per le profonde preghiere a favore della pace e contro le azioni di guerra incentrate su sanzioni economiche e misure coercitive unilaterali contrarie al diritto internazionale che trovano ora la loro massima espressione in un blocco energetico e illegale come punizione collettiva per tutto il popolo cubano” (NdR: intanto il card. Czerny lascia la cattedra e rientra in sacristia). Il diplomatico cubano ha poi ribadito che Cuba “non rappresenta una minaccia per la sicurezza nazionale per nessun’altra nazione” e ha citato infine “il nostro apostolo dell’indipendenza nazionale José Marti” con la sua “fede nel miglioramento umano, nella vita futura e nell’utilità della virtù”.
Segnaliamo infine, a proposito di aiuti alimentari, che anche Sant’Egidio ne ha inviato 46 tonnellate (riso, farina, olio, legumi, zucchero): 22 già giunte all’Avana il 9 maggio 2026 e le altre in viaggio per Santiago di Cuba (le due città dove la Comunità è presente).