10 MAGGIO A S. PIETRO: IL CARD. VALLINI PARLA A 200 DIRIGENTI SCOLASTICI - di GIUSEPPE RUSCONI – www.rossoporpora.org – 25 marzo 2014

 

Lunedì mattina 24 marzo appuntamento insolito nella Sala della Conciliazione in Laterano: in vista del raduno nazionale sulla scuola, che si terrà il 10 maggio a piazza San Pietro, il cardinale Vicario Agostino Vallini ha illustrato a 200 dirigenti di istituti statali e paritari di Roma gli aspetti essenziali della sfida educativa odierna. Prima di lui Maddalena Novelli, direttore generale dell’Ufficio scolastico regionale, ha presentato cifre e attese della scuola romana.

 

 

Lunedì 24 marzo per due occasioni la Chiesa italiana ha fatto sentire la sua voce in relazione alla sfida educativa – per certi versi drammatica - cui quotidianamente siamo confrontati.

Parole chiare, inequivocabili nella prolusione del cardinal Angelo Bagnasco, presidente della Cei

In serata il tema è stato parte importante della prolusione del cardinal Angelo Bagnasco in apertura del Consiglio permanente della Cei. Prima di denunciare l’imposizione dell’ideologia del ‘gender’ in ormai diverse scuole italiane (vedi su www.rossoporpora.org l’articolo “Gender, Bagnasco: I genitori non si facciano intimidire, reagiscano”), il presidente dell’episcopato nazionale aveva introdotto l’argomento ricordando le parole di papa Francesco del 29 novembre 2013 (“Il compito educativo è una missione chiave”) e il percorso su cui si è incamminata in questo secondo decennio del secolo la Chiesa italiana. Di tale percorso la tappa del prossimo dieci maggio a piazza San Pietro è particolarmente significativa: incontrando il Papa, ha rilevato Bagnasco, “riaffermeremo l’urgenza del compito educativo; la sacrosanta libertà dei genitori nell’educare i figli; il grave dovere della società – a tutti i livelli e forme – di non corrompere i giovani con idee ed esempi che nessun padre e nessuna madre vorrebbero per i propri ragazzi; il diritto ad una scuola non ideologica e supina alle mode culturali imposte; la preziosità irrinunciabile e il sostegno concreto alla scuola cattolica”.

Per il presidente della Cei – che ha confermato di privilegiare un linguaggio immediatamente comprensibile anche da politici, intellettuali, giornalisti mentalmente sordi - la scuola cattolica “è un patrimonio storico e plurale del nostro Paese, offrendo un servizio pubblico seppure in mezzo a grandi difficoltà e a prezzo di sacrifici imposti dall’ingiustizia degli uomini: ingiustizia che i responsabili fanno finta di non vedere pur sapendo – tra l’altro – l’enorme risparmio che lo Stato accantona ogni anno grazie a questa peculiare presenza”. Più chiaro di così…

Il Convegno al Laterano 

In mattinata invece l’emergenza educativa è stata al centro del Convegno “La Chiesa per la scuola di tutti”, promosso dall’Ufficio Scuola del Vicariato e svoltosi – presenti 200 dirigenti scolastici di istituti statali e paritari di Roma - in un’aula del Palazzo del Laterano particolarmente evocativa:  quella, di Sisto V, in cui furono firmati i Patti lateranensi l’11 febbraio 1929. Si deve subito dire che i lavori sono stati accompagnati con grande attenzione dalla platea, che è apparsa ben motivata: molti dirigenti hanno in effetti seguito le relazioni tenendo sulle ginocchia il testo, di cui hanno evidenziato i passi più significativi.

La riflessione di Maria Maddalena Novelli, direttore generale dell’Ufficio scolastico regionale del Lazio

Dopo le calde parole di benvenuto di don Filippo Morlacchi (direttore dell’Ufficio Scuola), il direttore generale Maria Maddalena Novelli ha – nella relazione introduttiva – evidenziato i numeri della scuola di Roma: 1400 istituzioni scolastiche (500 statali e 900 paritarie), 406mila alunni (320mila nelle scuole statali e 86mila nelle paritarie), 44500 docenti (35mila e 9500), 12mila unità di personale amministrativo.

Passando a trattare delle ‘periferie’ della scuola, Maddalena Novelli ha ricordato i numeri degli alunni stranieri: sono oggi 46mila (40mila e 6 mila), “di cui solo il 5% non è nato in Italia”. Gli alunni disabili sono 13.400 (12mila e 1400). Grave il problema della dispersione scolastica, che coinvolge non meno di 9mila ragazzi del primo biennio delle superiori.

La società odierna è caratterizzata da una “crescente disarticolazione”, contro cui deve combattere la scuola, che nella relazione trova la sua forza (senza di essa “sparisce il senso della scuola, che rimarrebbe costituita solo da mura e funzionari”). In una città che è dispersiva e “che spesso divide”, la scuola “si connota  come luogo davvero abitato, di bambini, di ragazzi, di adulti e di relazioni”. Perciò non può essere considerata una pubblica amministrazione come le altre. Purtroppo “oggi la scuola lamenta di essere appesantita da una richiesta di efficientismo senza direzione, senza visione; irrompono domande crescenti e disordinate – da parte di numerosi soggetti – anche di procedure complicate”. La scuola va aiutata poiché è essenziale per la cura della coesione sociale; eppure la nostra società sembra considerare l’educazione “solo in termini di acquisizione di competenze, lontana da un’idea di comunità che educa, che forma persone e le accompagna nella vita”. C’è oggi “qualche segno di speranza”, che si ritrova in chi “vede i guasti prodotti dall’aver subordinato l’uomo al denaro e il lavoro alla finanza”. Intanto però i giovani sono lasciati soli, “senza riferimenti valoriali certi e, quindi, senza autorità”; così come “la solitudine accompagna anche i docenti, che hanno perduto l’importante ruolo sociale e l’autorevolezza necessaria in una relazione educativa per sua natura prevalentemente asimmetrica”.  E’ quindi ormai urgente una “mobilitazione di adulti testimoni per affrontare l’emergenza educativa”, in cui giochi un ruolo essenziale la ricerca di un’alleanza solida tra scuola, famiglia, comunità del territorio, ‘luoghi’ educativi che in non pochi casi sono espressione della Chiesa. Un’alleanza concreta tra chi è cosciente che “la capacità (o l’incapacità) di educare costituisce il problema centrale di una società”.

L’analisi lucida e anche cruda, ma non priva di speranza, del cardinal Agostino Vallini 

Ampia e articolata la relazione del cardinal Vallini, che nella prima parte ha evidenziato due sfide gravi poste dal nuovo contesto educativo. La prima è derivata “dall’impatto travolgente delle nuove tecnologie”, connotate dalla velocità dei cambiamenti, dall’universalità della trasformazione, dall’incalzare delle scoperture scientifiche. La seconda tocca profondamente le radici dell’identità: si palesa con “la visione antropologica che va affermandosi e che si distanzia da quella classica dell’uomo ‘animale-razionale’, arricchita dall’idea ebraico-cristiana dell’uomo immagine di Dio”. Nella nuova visione l’uomo è considerato “niente altro che il risultato dell’evoluzione cosmica e biologica”. E, “se la conoscenza scientifica è l’unica forma di conoscenza del nostro essere”, ne deriva tra l’altro che il ruolo del docente “non è più quello del maestro-testimone di valori”, ma quello “dell’animatore culturale, in una visione sempre più meccanicistica dell’apprendimento”.

I giovani sono travolti dal turbine che li investe. Oggi – ha rilevato il cardinale Vicario – “non stanno con noi, sono pochi anche in parrocchia, I giovani sono soprattutto quelli del muretto, quelli della notte, quelli della violenza. Tanti però vorrebbero qualcosa di diverso”. Un’azione educativa efficace si può però realizzare solo “lavorando in rete”. E qui “i genitori restano i primi educatori, titolari del diritto-dovere di educare i figli, sancito dalla Costituzione Repubblicana (art. 30)”. L’alleanza tra scuola e famiglia è oggi certamente “molto fragile e delicata”, considerato come la seconda “quando c’è, spesso è smarrita e non preparata ad assumersi le responsabilità educative”, mentre la prima è caratterizzata dalla presenza degli insegnanti che “investiti di responsabilità superiori alle loro forze, spesso si sentono inadeguati”.

Bisogna però crederci, fiduciosi che “bambini, ragazzi, giovani cerchino ardentemente – oggi più che in passato – figure di riferimento credibili”, che uniscano in sé professionalità e testimonianza di vita e operino per un’educazione integrale dell’alunno, valorizzandone non solo gli aspetti tecnici e scientifici. Scriveva Jacques Maritain nel 1959, ha ricordato il cardinale, parole attualissime anche oggi: “La gioventù contemporanea è stata sistematicamente privata di ogni ragione di vita. E questo è un crimine spirituale”.

La scuola, ha continuato Agostino Vallini, deve anche essere”inclusiva”, accogliendo tutti e facendo in modo che “nessuno vada perduto”. Bisogna ridurre la dispersione scolastica, impegnarsi a proporre “una vita buona”. Qui il cardinale Vicario ha fatto riferimento a un’attualità che allarma: “I tristissimi fenomeni delle cosiddette baby squillo, dell’abuso di bevande alcooliche o del gioco d’azzardo tra i giovanissimi, non solo sono sintomo di una società malata o di contesti familiari particolarmente difficili, ma sono gli effetti negativi evidenti di una società che non è più capace di proporre ai ragazzi qualcosa di bello, di buono e di vero”.

Il cardinal Vallini e l’incontro del 10 maggio in piazza San Pietro

Il relatore si è poi occupato di rispondere ad alcune domande che, nonostante tutte le spiegazioni date fin qui, ricorrono continuamente su internet e nei massmedia, quando si parla di Chiesa ed educazione: “Perché la Chiesa vuole occuparsi di educazione? Non è questo un compito esclusivo dello Stato, unico soggetto competente ad insegnare i valori ai propri cittadini? Lo fa forse per fare del proselitismo?”. Richiamate ad esempio le parole di papa Francesco nell’esortazione apostolica Evangelii gaudium (Una fede autentica… implica sempre un profondo desiderio di cambiare il mondo… La Chiesa non può né deve rimanere ai margini della lotta per la giustizia), il cardinal Vallini ha ribadito che “la fede ha rilevanza pubblica ed è chiamata a dare una nuova direzione etica alla storia”. Considerati poi i tempi di “profonda crisi delle istituzioni educative”, l’impegno della Chiesa per l’educazione “diventa un preciso obbligo morale”.

La Chiesa è presente in tre forme nel mondo della scuola italiana: con i battezzati (un numero molto alto di persone), con gli insegnanti di religione cattolica, con la scuola cattolica. Ciò ricordato, veniamo allora all’incontro del 10 maggio in piazza San Pietro. A tale proposito queste le parole del cardinal Vallini: “L’incontro intende dar voce soprattutto al primo cerchio, quello più ampio, che riguarda tutti i battezzati presenti nella scuola e i tanti appassionati operatori del settore. Desidero precisare che non sarà un’esibizione – posso garantirlo – per mostrare alla società italiana che i cattolici sono tanti né tantomeno un’occasione per chiedere fondi per le scuole cattoliche. Assolutamente no, non è quella la sede. Certo, per tutto quanto si è detto, desideriamo ardentemente che le scuole cattoliche possano continuare ad esistere, e senza un adeguato finanziamento – che invece è assicurato in altri Paesi d’Europa! – sarà sempre più difficile. Le scuole continuamente chiudono e chiuderanno. A chi contesta il finanziamento ricordo la seduta dell’Assemblea Costituente del 29 aprile 1947 in cui si è discusso l’emendamento Corbino: se lo rilegga! Ma – ripeto – non è questo lo scopo dell’incontro. Il 10 maggio vogliamo piuttosto manifestare a tutti che la Chiesa non abbandona il campo, anzi vuole rinnovare il proprio impegno educativo a favore di tutti”.

La Chiesa, del resto, ha concluso il cardinale Vallini, “non vuole occupare spazi di potere”, ma “attivare processi di crescita, collaborando con tutti”. Perciò “non vuole imporre dogmi a nessuno: chiede solo di poter offrire il suo contributo alla comune impresa”. Guardiamo con speranza a questo compito difficile ma entusiasmante.

Hanno poi preso la parola due dirigenti scolastici: Clara Rech (Liceo statale Ennio Quirino Visconti) e Andrea Forzoni (Scuola cattolica paritaria Marymount). La prima ha sviluppato una riflessione su “cultura, umanesimo e fede a Roma”, il secondo si è occupato dell’identità e del ruolo della scuola cattolica, insistendo sulla forza del binomio libertà-responsabilità: “La vera sfida che attende la scuola italiana – ha detto Forzoni – è creare orizzonti di senso per le nuove generazioni”. Don Filippo Morlacchi, prima di dare indicazioni logistiche sulla giornata del 10 maggio, ha evidenziato la necessità di testimonianza richiesta a tutti per fronteggiare incisivamente l’emergenza educativa. Si ritorni all’essenziale, pur senza ignorare che viviamo nell’era della complessità. Se sono gli insegnanti a fare la scuola, i dirigenti – che sono stati ottimi insegnanti – li aiutino ad essere all’altezza come testimoni! Quattro principi (tratti dall’ Evangelii gaudium) possono aiutare a fare della scuola “non più solo un ospedale da campo, ma il luogo della cura educativa”. Il primo: il tempo è superiore allo spazio (“Non pretendere un controllo simultaneo su tutto, ma attivare processi di crescita, senza l’ossessione dei risultati immediati”) . Il secondo: l’unità prevale sul conflitto (“Non esasperare le differenze, ma cercare l’unità sull’essenziale”). Il terzo: la realtà è più importante dell’idea (bisogna evitare tra l’altro “i progetti più formali che reali, i fondamentalismi antistorici, gli intellettualismi senza saggezza”). Il quarto: il tutto è superiore alla parte (“la doverosa attenzione ai singoli non deve mai far perdere di vista l’insieme”)

Concludendo l’incontro certo ricco di stimoli sul tema di un'educazione feconda per la società, il vescovo ausiliare Lorenzo Leuzzi - che si occupa tra l’altro della pastorale universitaria - ha chiesto di investire sulla conoscenza. Tantopiù che la cultura in cui siamo immersi “si è soffermata molto sul guardare, senza conoscere”.