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    ALGERIA, AGOSTINO/P-I. FUX - PAPA, TRUMP, PAPA - EL DEBATE

    ALGERIA, AGOSTINO/P-I. FUX – PAPA, TRUMP, PAPA - EL DEBATE  - di GIUSEPPE RUSCONI – www.rossoporpora.org – 13 aprile 2026

    Incominciato il lungo viaggio in quattro nazioni africane di Leone XIV. Il Papa in Algeria, sulle orme di Sant’Agostino: alcuni spunti dall’intervista rilasciata dal diplomatico svizzero Pierre-Yves Fux a Kto, radio cattolica francofona. Parole forti, inequivocabili del Papa sulla guerra, Trump punto sul vivo reagisce a testa bassa, Francis Robert Prevost (sollecitato) replica. Intervista di ‘El Debate’ a Giuseppe Rusconi sul referendum italiano del 22/23 marzo 2026.

    PIERRE-YVES FUX: AGOSTINO L’AFRICANO, da un’intervista dell’11 aprile 2026 a Kto, Radio cattolica francofona (rubrica L’invité de la Matinale)

    (Abbiamo conosciuto e apprezzato l’oggi cinquantottenne Pierre-Yves Fux come ambasciatore svizzero presso la Santa Sede dal 2014 al 2018, poi a Cipro e, dal 2022 al 2025 in Algeria. Oggi è a capo della divisione Eurasia a Berna, presso il Dipartimento federale degli Affari Esteri. Appassionato di lingua latina e greca e indagatore degli scrittori cristiani dell’antichità, è stato tra l’altro uno degli organizzatori del colloquio scientifico internazionale di Algeri e Annaba del 2001 sull’africanità e l’universalità di Sant’Agostino)

    . “Sono africano”, rispondeva a certi suoi detrattori Sant’Agostino, figlio di un romano e di una berbera (come dice il nome), Santa Monica.

    . Si può dire che regni un certo consenso in Algeria nell’essere fieri e attaccati a Sant’Agostino, anche se da prospettive molto diverse. Evidentemente per i cattolici Agostino è un santo, un grande santo che si venera congiuntamente a Charles de Foucald, ai martiri di Tibhirin e altri. Per i cristiani evangelici della Cabilia (NdR: regione berbera a est di Algeri) non è un santo, ma una figura eminente cabila. Per gli intellettuali musulmani è un filosofo algerino, uno che ha scritto trattati filosofici. Per i musulmani in genere è qualcuno che rimanda al passato romano, ma non è un pagano.

    . L’africanità di Sant’Agostino si misura nelle sue opere, ma ancora di più nei suoi sermoni, nelle sue lettere, nei suoi scritti quotidiani.

    . In tempi burrascosi (arrivarono anche i Vandali) Agostino si fa “dottore della pace”, che intende come tranquillità nell’ordine. Nella Civitas Dei parla ampiamente della teologia della pace… pace che va di pari passo con giustizia e perdono, certo ambedue non facili da raggiungere. (NdR: Pierre-Yves Fux ha scritto anche un saggio su pace e guerra secondo Sant’Agostino)

    LEONE XIV: DAL DISCORSO AI MEMBRI DELLO SINODO DELLA CHIESA DI BAGHDAD DEI CALDEI, 10 aprile 2026, Palazzo apostolico

    . (…) Le regioni in cui è sorta la luce della fede – orientale lumen – non possono fare a meno dei credenti in Gesù, dei cristiani, che stanno al Medio Oriente come le stelle al cielo. Si diradino le nubi che oscurano questa luce: i cristiani in tutto il Medio Oriente siano rispettati, non solo a parole: godano di vera libertà religiosa e di piena cittadinanza, senza essere trattati da ospiti o da cittadini di seconda classe!

    . Fratelli, siete segni di speranza in un mondo segnato da violenze assurde e disumane, che in questo tempo, mosse dall’avidità e dall’odio, dilagano con ferocia proprio nelle terre che hanno visto sorgere la salvezza, nei luoghi sacri dell’Oriente cristiano, profanati dalla blasfemia della guerra e dalla brutalità degli affari, senza riguardo per la vita della gente, ritenuta al massimo come effetto collaterale dei propri interessi. Ma nessun interesse può valere la vita dei più deboli, dei bambini, delle famiglie; nessuna causa può giustificare il sangue innocente versato. Voi, chiamati a essere instancabili operatori di pace nel nome di Gesù, aiutateci a proclamare chiaramente che Dio non benedice alcun conflitto; a gridare al mondo che chi è discepolo di Cristo, principe della pace, non sta mai dalla parte di chi ieri impugnava la spada e oggi lancia le bombe; a ricordare che non saranno le azioni militari a creare spazi di libertà o tempi di pace, ma solo la paziente promozione della convivenza e del dialogo tra i popoli.

    (NdR: Domenica 12 aprile il cinquantottenne arcivescovo Amel Nona è stato eletto nuovo patriarca della Chiesa cattolica caldea, dopo la rinuncia del 10 marzo scorso da parte del settantasettenne cardinale Louis Raphael Sako).

     

    LEONE XIV: DALLA RIFLESSIONE DURANTE LA VEGLIA DI PREGHIERA PER LA PACE, sabato 11 aprile 2026, Basilica di San Pietro

    . (…) La guerra divide, la speranza unisce. La prepotenza calpesta, l’amore solleva. L’idolatria acceca, il Dio vivente illumina. Basta un poco di fede, una briciola di fede, carissimi, per affrontare insieme, come umanità e con umanità, quest’ora drammatica della storia. La preghiera, infatti, non è rifugio per sottrarci alle nostre responsabilità, non è anestetico per evitare il dolore che tanta ingiustizia scatena. È invece la più gratuita, universale e dirompente risposta alla morte: siamo un popolo che già risorge! In ognuno di noi, in ogni essere umano, il Maestro interiore insegna infatti la pace, sospinge all’incontro, ispira l’invocazione. Alziamo allora lo sguardo! Rialziamoci dalle macerie! Niente ci può chiudere in un destino già scritto, nemmeno in questo mondo in cui sembrano non bastare i sepolcri, perché si continua a crocifiggere, ad annientare la vita, senza diritto e senza pietà.

    . La preghiera ci educa ad agire. Le limitate possibilità umane si congiungono nella preghiera alle infinite possibilità di Dio. Pensieri, parole e opere infrangono, allora, la demoniaca catena del male e si mettono a servizio del Regno di Dio: un Regno in cui non c’è spada, né drone, né vendetta, né banalizzazione del male, né ingiusto profitto, ma solo dignità, comprensione, perdono. Abbiamo qui un argine a quel delirio di onnipotenza che attorno a noi si fa sempre più imprevedibile e aggressivo. Gli equilibri nella famiglia umana sono gravemente destabilizzati. Viene trascinato nei discorsi di morte persino il Nome santo di Dio, il Dio della vita. Scompare allora un mondo di fratelli e sorelle con un solo Padre nei cieli e, come in un incubo notturno, la realtà si popola di nemici. Ovunque si avvertono minacce, invece di chiamate all’ascolto e all’incontro. Fratelli e sorelle, chi prega ha coscienza del proprio limite, non uccide e non minaccia la morte. Invece, alla morte è asservito chi ha voltato le spalle al Dio vivente, per fare di sé stesso e del proprio potere l’idolo muto, cieco e sordo (cfr Sal 115,4-8), cui sacrificare ogni valore e pretendere che il mondo intero pieghi il ginocchio.

    . Basta con l’idolatria di sé stessi e del denaro! Basta con l’esibizione della forza! Basta con la guerra! La vera forza si manifesta nel servire la vita. San Giovanni XXIII con semplicità evangelica, scrisse: “Dalla pace tutti traggono vantaggi: individui, famiglie, popoli, l’intera famiglia umana»” E ripetendo le parole lapidarie di Pio XII aggiungeva: “Nulla è perduto con la pace. Tutto può essere perduto con la guerra” (Lett. enc. Pacem in terris, 62).

    . Uniamo, dunque, le energie morali e spirituali di milioni, miliardi di uomini e donne, di anziani e di giovani che oggi credono nella pace, che oggi scelgono la pace, che curano le ferite e riparano i danni lasciati della follia della guerra. Ricevo tante lettere di bambini dalle zone di conflitto: leggendole si percepisce, con la verità dell’innocenza, tutto l’orrore e la disumanità di azioni che alcuni adulti vantano con orgoglio. Ascoltiamo la voce dei bambini!

    . Cari fratelli e sorelle, certo vi sono inderogabili responsabilità dei governanti delle Nazioni. A loro gridiamo: fermatevi! È il tempo della pace! Sedete ai tavoli del dialogo e della mediazione, non ai tavoli dove si pianifica il riarmo e si deliberano azioni di morte! Vi è però, non meno grande, la responsabilità di tutti noi, uomini e donne di tanti Paesi diversi: un’immensa moltitudine che ripudia la guerra, coi fatti, non solo a parole. La preghiera ci impegna a convertire ciò che resta di violento nei nostri cuori e nelle nostre menti: convertiamoci a un Regno di pace che si edifica giorno per giorno, nelle case, nelle scuole, nei quartieri, nelle comunità civili e religiose, rubando terreno alla polemica e alla rassegnazione con l’amicizia e la cultura dell’incontro. Torniamo a credere nell’amore, nella moderazione, nella buona politica. Formiamoci e giochiamoci in prima persona, ciascuno rispondendo alla propria vocazione. Ognuno ha il suo posto nel mosaico della pace!

     

    DONALD TRUMP: VIOLENTO  ATTACCO A PAPA LEONE XIV (base militare di Andrews, social Truth dall’aereo Air Force One, domenica 12 aprile, lunedì 13 aprile 2026)

    . (base militare di Andrews): Non sono un grande fan di Papa Leone: è una persona molto liberale, ed è un uomo che non crede nella lotta alla criminalità (…) gioca con un Paese che vuole dotarsi di armi nucleari.

    . (social Truth): (papa Leone XIV) è un debole sul fronte della criminalità e pessimo in politica estera (…) parla della paura nei confronti dell'amministrazione Trump, ma non menziona la paura che la Chiesa cattolica, e tutte le altre organizzazioni cristiane, hanno provato durante il Covid, quando venivano arrestati sacerdoti, ministri di culto e chiunque altro per aver celebrato funzioni religiose

    . Preferisco di gran lunga suo fratello Louis perché è totalmente Maga. Lui ha capito tutto (…) Non voglio un Papa che trovi terribile il fatto che l'America abbia attaccato il Venezuela, un Paese che stava inviando enormi quantità di droga negli Stati Uniti e che, ancor peggio, stava svuotando le proprie carceri riversando nel nostro Paese assassini, spacciatori e criminali violenti. E non voglio un Papa che critichi il presidente americano poiché sto facendo esattamente ciò per cui sono stato eletto, con una vittoria schiacciante, vale a dire portare la criminalità ai minimi storici e creare il più grande mercato azionario della storia

    . Leone dovrebbe essermi grato perché, come tutti sanno, la sua nomina è stata una sorpresa sconcertante. Non figurava in nessuna lista dei papabili ed è stato scelto dalla Chiesa esclusivamente perché americano; si riteneva, infatti, che quello fosse il modo migliore per gestire il rapporto con il presidente Donald J. Trump. Se io non fossi alla Casa Bianca, Leone non sarebbe in Vaticano.

    . Purtroppo l'atteggiamento di Leone, troppo debole sul fronte della criminalità e su quello delle armi nucleari, non mi va affatto a genio. Né mi piace il fatto che incontri simpatizzanti di Obama come David Axelrod, un fallito della sinistra, uno di coloro che avrebbero voluto vedere arrestati fedeli e membri del clero. Leone dovrebbe darsi una regolata nel suo ruolo di Papa, usare il buon senso, smettere di assecondare la sinistra radicale e concentrarsi sull'essere un Grande Papa, anziché un politico. Questo comportamento gli sta arrecando un danno gravissimo e, cosa ancora più importante, sta danneggiando la Chiesa cattolica!

     

    PAPA LEONE XIV: RISPOSTA A TRUMP (13 aprile 2026, su sollecitazione di alcuni giornalisti, aereo papale verso l’Algeria)

    . Io non guardo al mio ruolo come a un politico, non sono un politico, io non voglio entrare in un dibattito con lui (NdR: Donald Trump). Non penso che il messaggio del Vangelo debba essere abusato come alcuni stanno facendo. Io continuo a parlare forte contro la guerra, cercando di promuovere la pace, promuovendo il dialogo e il multilateralismo con gli Stati per cercare soluzioni ai problemi. Troppa gente sta soffrendo oggi, troppi innocenti sono stati uccisi e credo che qualcuno debba alzarsi e dire che c’è una via migliore (…) Lo dico per tutti i leader del mondo, non solo lui: cerchiamo di finire con le guerre e promuovere pace e riconciliazione”.

    . Io non ho paura dell’amministrazione Trump. Continuerò a parlare a voce alta del messaggio del Vangelo, quello per cui la Chiesa lavora. Noi non siamo politici, non guardiamo alla politica estera con la stessa prospettiva. Ma crediamo nel messaggio del Vangelo come costruttori di pace.

     

    EL DEBATE INTERVISTA GIUSEPPE RUSCONI SUI RISULTATI DEL REFERENDUM ITALIANO DEL 22/23 MARZO 2026

    (Riproduciamo in lingua originale l’articolo – riguardante i risultati del referendum italiano del 22/23 marzo 2026 – apparso, a firma di José Maria Ballester Esquivias, su ‘El Debate’, grande quotidiano cattolico online, generalista, di orientamento conservatore, che si ispira alla dottrina sociale della Chiesa. www.eldebate.com )

    Estas son las razones del revés de Meloni en el referéndum

    El exportavoz parlamentario Luca Volontè y el cronista parlamentario Giuseppe Rusconi explican en El Debate el nuevo escenario político italiano

    José Maria Ballester Esquivias

    Mas una serie de errores en cadena ha desemboscado en un revés político. Preguntado por El Debate, Giuseppe Rusconi, de la publicación digital Rosso Porpora, que combina las funciones de vaticanista con las de cronista parlamentario. En primer lugar, señala a las explicaciones sobre el contenido de la reforma: «Resultaron demasiado técnicas para la gran mayoría de los votantes».

    En segundo lugar, Rusconi recuerda que «en las últimas semanas se han producido ataques violentos y generalizados contra el poder judicial, al que ministros y altos funcionarios han calificado de organización mafiosa o de pelotón de fusilamiento». De a ahí que «muchos votantes hayan tenido la impresión de que el poder judicial –que ciertamente no es inmune a los errores en sus sentencias ni a la ideología de los individuos– estaba destinado a ser sometido al poder ejecutivo, despojándolo de la autonomía consagrada en la separación de poderes».

    Por último, «el resultado también se vio influenciado por la personalización que Giorgia Meloni, para salvar lo que se pudiera, intentó imprimir a la votación en los últimos días: sin duda, la primera ministra movilizó a un sector del electorado de centroderecha (aunque una minoría considerable votó en contra), pero sobre todo, movilizó al electorado de centroizquierda y recuperó a muchos abstencionistas, principalmente jóvenes, que en su mayoría votaron en contra».

    Rusconi insiste sobre los ataques a magistrados, si bien añade un matiz: «Han brindado a la oposición la oportunidad de movilizarse en nombre de la Constitución republicana. Sin embargo, no creo que estos ataques hayan sido decisivos». «Más bien», precisa, «percibo un resultado electoral que reveló un descontento generalizado, incluso entre jóvenes de todas las generaciones, con un Gobierno que se muestra ambiguo en temas como la paz, las armas y la guerra, y esencialmente sumiso tanto a Estados Unidos como a la industria armamentística».

    Tampoco quiere obviar el voto católico, siempre tan decisivo en Italia, una gran parte del catolicismo italiano ha apoyado, tanto abierta como encubiertamente, los argumentos a favor del No, aunque la Conferencia Episcopal se ha mantenido oficialmente neutral.

    Por su parte, Luca Volontè, exdiputado y antiguo portavoz parlamentario de la Unión Demócrata de Centro –heredera de la Democracia Cristiana y formación bisagra de los gobiernos de Silvio Berlusconi– no cree, a diferencia de Rusconi, que Meloni esté debilitada por la derrota. Prefiere ver el vaso medio lleno: «Muchos de los que votaron No han declarado que habrían aprobado reformas implementadas mediante leyes ordinarias». De ahí que «para el Gobierno de Meloni, esta es una gran oportunidad para presentar y asegurar la aprobación de nuevas reformas judiciales mediante leyes ordinarias antes de Navidad, desafiando a la oposición en su propio terreno».

    Al mismo tiempo, precisa, «todo el Gobierno de centroderecha debe realizar un análisis exhaustivo de los datos y los votos desfavorables a la reforma, incluso en las regiones italianas donde el centroderecha ha gobernado durante muchos años. Finalmente, se debe reflexionar seriamente sobre las causas de los escándalos, grandes y pequeños, provocados por políticos de centroderecha que con demasiada frecuencia ensombrecen el buen trabajo del Gobierno». Una alusión apenas velada, aunque no es el único, a determinadas actuaciones del secretario de Estado de Justicia, el controvertido Andrea Delmastro Delle Vedove.

    Rusconi: «El Gobierno –que incluye a algunas figuras objetivamente cuestionables– ya no puede permitirse errores antes de las elecciones de 2027. A menos que se convoquen anticipadamente, porque Giorgia Meloni –quien siente que su carisma se ha debilitado, sobre todo entre las generaciones más jóvenes [ahí coincide con Volontè) no se conforma con salir del paso. Pero tendrá que hacerlo durante más de un año, por lo que la reforma de la ley electoral corre el riesgo de quedar archivada». Al igual, por cierto, que las reformas sobre la autonomía de las regiones y de fortalecimiento del poder ejecutivo, hoy estancadas.

    Volonté destaca, asimismo, como otra baza para Meloni, la diversidad irreconciliable del frente del No: «Está plagado de primas donnas y líderes rivales, todos unidos contra Giorgia Meloni, la amenaza pseudofascista y la coalición de centroderecha». En su opinión, «los únicos puntos de verdadera unidad programática entre los partidos de esta coalición son los valores negativos del aborto, la ideología Lgtbi la inmigración irregular e incontrolada y la sustitución étnica, cultural y religiosa de la civilización del país, un antisemitismo arraigado, el deseo de un nuevo centralismo europeo y una fuerte aversión a la Administración Trump». Conclusión: «En este sentido, los llamados vencedores no son solo una coalición negativa; son una verdadera camarilla que amenaza el futuro del país».

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