PAPA, PAROLIN, ZUPPI, PIZZABALLA – BUONOMO A SANT’IPPOLITO – di GIUSEPPE RUSCONI – www.rossoporpora.org – 9 aprile 2026
Alcuni spunti dai discorsi papali della Settimana Santa, dai colloqui telefonici di Leone XIV con Zelenski e Herzog, dagli interventi relativi alla situazione in Terrasanta da parte dei cardinali Parolin, Zuppi, Pizzaballa. Il giurista Vincenzo Buonomo su conflitti e diritto internazionale a Sant’Ippolito. Piccola galleria fotografica riferita alla Via Crucis vivente 2026 di Filettino.
PAPA LEONE XIV: DALL’OMELIA DELLA MESSA CRISMALE DEL GIOVEDI’ SANTO 2 APRILE 2026, BASILICA DI SAN PIETRO
. Sorelle e fratelli carissimi, i santi fanno la storia. È questo il messaggio dell’Apocalisse. “Grazia a voi e pace da Gesù Cristo, il testimone fedele, il primogenito dei morti e il sovrano dei re della terra” (Ap 1,5). Questo saluto fa sintesi del cammino di Gesù in un mondo conteso tra potenze che lo devastano. Al suo interno sorge un popolo nuovo, non di vittime, ma di testimoni. In quest’ora oscura della storia è piaciuto a Dio inviarci a diffondere il profumo di Cristo dove regna l’odore della morte. Rinnoviamo il nostro “sì” a questa missione che ci chiede unità e che porta la pace. Sì, noi ci siamo! Superiamo il senso di impotenza e di paura! Noi annunciamo la tua morte, Signore, proclamiamo la tua risurrezione, nell’attesa della tua venuta. (NdR: Queste parole racchiudono un messaggio fondamentale per l cristiani nel mondo, un vero programma pastorale: essere realisti, pieni di speranza, consapevoli della propria responsabilità terrena)
PAPA LEONE XIV: DAL MESSAGGIO ‘URBI ET ORBI’ DI DOMENICA DI PASQUA 5 APRILE 2026, PIAZZA SAN PIETRO
. Nella luce della Pasqua, lasciamoci stupire da Cristo! Lasciamoci cambiare il cuore dal suo immenso amore per noi! Chi ha in mano armi le deponga! Chi ha il potere di scatenare guerre, scelga la pace! Non una pace perseguita con la forza, ma con il dialogo! Non con la volontà di dominare l’altro, ma di incontrarlo!
. Ci stiamo abituando alla violenza, ci rassegniamo ad essa e diventiamo indifferenti. Indifferenti alla morte di migliaia di persone. Indifferenti alle ricadute di odio e divisione che i conflitti seminano. Indifferenti alle conseguenze economiche e sociali che essi producono e che pure tutti avvertiamo. C’è una sempre più marcata “globalizzazione dell’indifferenza”, per richiamare un’espressione cara a papa Francesco (…)
. La croce di Cristo ci ricorda sempre la sofferenza e il dolore che circondano la morte e lo strazio che essa comporta. Tutti abbiamo paura della morte e per paura ci voltiamo dall’altra parte, preferiamo non guardare. Non possiamo continuare ad essere indifferenti! E non possiamo rassegnarci al male! Sant’Agostino insegna: “Se hai paura della morte, ama la risurrezione!” (Sermo 124, 4). Amiamo anche noi la risurrezione, che ci ricorda che il male non è l’ultima parola, perché è stato sconfitto dal Risorto.
. La pace che Gesù ci consegna non è quella che si limita a fare tacere delle armi, ma quella che tocca e cambia il cuore di ciascuno di noi! Convertiamoci alla pace di Cristo! Facciamo udire il grido di pace che sgorga dal cuore! Per questo, invito tutti a unirsi a me nella veglia di preghiera per la pace che celebreremo qui nella Basilica di san Pietro il prossimo sabato, 11 aprile.
PAPA LEONE XIV: DUE COLLOQUI TELEFONICI PARTICOLARI
Venerdì Santo 3 aprile 2026 la Sala Stampa vaticana ha riferito in due comunicati di altrettanti colloqui telefonici del Papa.
. Il primo con Volodymir Zelensky, presidente dell’Ucraina. E ne ha riferito nei termini seguenti: “Nella mattinata di oggi si è svolto un colloquio telefonico tra il Santo Padre Leone XIV e S.E. il Signor Volodymyr Zelensky, Presidente dell’Ucraina. Nel cordiale colloquio, il Santo Padre ha formulato voti augurali in occasione delle festività pasquali, ribadendo la Sua vicinanza al popolo ucraino. (…) Infine è stato rinnovato l’auspicio che, con l’impegno e il concorso della comunità internazionale, si possa giungere quanto prima alla cessazione delle ostilità e a una pace giusta e duratura”.
. Il secondo con Isaac Herzog, presidente dello Stato di Israele. E ne ha riferito neri termini seguenti: “Nella mattinata di oggi, si è svolta una telefonata tra il Santo Padre Leone XIV e S.E. il Sig. Isaac Herzog, presidente dello Stato di Israele, in occasione delle festività pasquali. Durante il colloquio, è stata ribadita la necessità di riaprire tutti i possibili canali di dialogo diplomatico, per porre fine al grave conflitto in corso, in vista di una pace giusta e duratura in tutto il Medio Oriente. Nel prosieguo della conversazione ci si è soffermati sull’importanza di proteggere la popolazione civile e di promuovere il rispetto del diritto internazionale e umanitario “.
Trovate le differenze. E’ vero che, già da vescovo, Francis Robert Prevost non ha mai fatto mistero della sua condanna dell’invasione russa dell’Ucraina e in questo si è distanziato da papa Francesco, tendenzialmente equidistante dai due contendenti (ricordate la Nato che “abbaia” ai confini dell’Ucraina?). E si comprende dunque che il colloquio con Zelensky sia stato definito “cordiale”. A differenza di quello con Herzog (definito “colloquio” senza aggettivi). Papa Leone non pare uomo da grandi gesti ed è sicuramente meno profilato rispetto a papa Francesco rispetto al conflitto mediorientale (vedi anche il suo comportamento timido verso i cristiani del Libano meridionale durante il suo recente viaggio nel Paese dei Cedri, comportamento cui ha cercato di mettere una pezza anche in questi giorni indirizzando un messaggio di solidarietà agli abitanti della cittadina di Debel, isolata e impossibilitata a ricevere aiuti umanitari a causa del conflitto tra Israele e Hezbollah). Tuttavia papa Leone non poteva ignorare il grave episodio accaduto il 29 marzo, Domenica delle Palme, quando al patriarca cardinale Pizzaballa e al custode di Terrasanta padre Ielpo è stato impedito manu militari di accedere al Santo Sepolcro. Da qui il “colloquio” nudo e crudo. Nel comunicato da notare anche il riferimento al rispetto del diritto internazionale e umanitario, calpestato di continuo a causa della folle politica del governo israeliano (e del suo alleato statunitense, un po’ squilibrato e un po’ ricattato).
DOPO IL GRAVE EPISODIO DEL 29 MARZO 2026 A GERUSALEMME, CON IL DIVIETO DI ACCESSO (POI REVOCATO) AL PATRIARCA PIZZABALLA E AL CUSTODE IELPO: PAROLIN (ANCHE UCRAINA E GAZA), ZUPPI
. Il 30 marzo 2026 il cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato (accompagnato dall’arcivescovo Paul R. Gallagher) ha incontrato l’ambasciatore israeliano presso la Santa sede Yaron Sideman. La Sala Stampa vaticana ha dato lo stesso giorno l’informazione in questi termini, ricordando “lo spiacevole episodio” del giorno prima, in cui al patriarca Pizzaballa e al custode Ielpo “la polizia israeliana aveva impedito l’accesso alla Basilica del Santo Sepolcro a Gerusalemme”: "Durante la conversazione si è espresso rammarico per l’accaduto, in merito al quale sono stati offerti chiarimenti, e si è preso atto dell’intesa raggiunta tra il Patriarcato Latino di Gerusalemme e le Autorità locali circa la partecipazione alle liturgie del Triduo Santo presso la Basilica del Santo Sepolcro a Gerusalemme".
Restando al cardinale Parolin, segnaliamo un passo dell’intervista che lo stesso ha rilasciato all’ultimo numero di Dialoghi, trimestrale dell’Azione Cattolica Italiana. Nel contesto di una riflessione su Ucraina e Gaza, ha detto il Segretario di Stato: “Molti governi si sono indignati per gli attacchi contro i civili ucraini da parte dei missili e dei droni russi, imponendo sanzioni agli aggressori. Non mi sembra che sia accaduto lo stesso con la tragedia della distruzione di Gaza”. Un ‘doppio standard’ che palesa una crisi profonda della diplomazia (“muta, incapace di attivare strumenti alternativi”) in un mondo in cui “sembra venuta meno la coscienza del valore della pace, la coscienza della tragicità della guerra, la coscienza dell’importanza di regole condivise e del rispettarle”.
. Il 29 marzo 2026 il cardinale Matteo Maria Zuppi, saputo del “gravissimo episodio” di Gerusalemme, aveva espresso la solidarietà sua e dei vescovi italiani telefonando al cardinale Pizzaballa: “A nome dei Vescovi italiani manifesto lo sdegno per ‘una misura grave e irragionevole’, condividendo quanto dichiarato nel comunicato congiunto del Patriarcato e della Custodia. Si è trattato di un fatto doloroso per i tanti cristiani che, vivendo in quelle terre, rappresentano una testimonianza essenziale di speranza per tutti i popoli in contesti di divisione e conflitto. A tutti i cristiani di Terra Santa assicuriamo la nostra preghiera, perché continuino a essere promotori di pace, mentre auspichiamo che l’incidente odierno sia chiarito immediatamente. Le autorità locali e le organizzazioni internazionali hanno il dovere inderogabile di garantire la libertà religiosa in Terra Santa, condizione imprescindibile per qualsiasi processo di pace autentico. Rinnoviamo il nostro appello affinché si aprano spazi di dialogo e si giunga presto a soluzioni ragionevoli”.
PATRIARCA PIZZABALLA: DALLA MEDITAZIONE DELLA DOMENICA DELLE PALME, 29 MARZO 2026, GERUSALEMME- GETHSEMANE
. Carissimi fratelli e sorelle in Cristo,
il Signore vi dia pace!
Siamo al Gethsemane, il luogo dove Gesù, giunto al culmine del suo cammino verso Gerusalemme, si fermò e pianse. I suoi occhi non cercavano le mura maestose o il tempio splendente: guardavano il cuore della città che amava, e vedeva la difficoltà della Città Santa a riconoscere il tempo della grazia.
. Oggi, in questo pomeriggio di Domenica delle Palme, siamo qui senza la processione, senza le palme che sventolano per le strade. Non è una mancanza formale: è la guerra che ha sospeso il nostro cammino festoso, rendendo difficile persino la gioia semplice di seguire il nostro Re. I nostri fratelli e sorelle di Terra Santa oggi non possono riempire le strade né unire la loro voce al corteo festoso. Ma la loro assenza non è vuota davanti al Signore. Lui non cerca strade trionfali, ma entra là dove la porta è socchiusa, dove la fedeltà è pane quotidiano. Il Crocifisso Risorto non smette di passare in mezzo a noi. Anche quando la strada è sbarrata (…)
. Oggi Gesù torna a piangere su Gerusalemme. Piange su questa città che rimane segno di speranza e di dolore, di grazia e di sofferenza. Piange su questa Terra Santa che ancora non sa riconoscere il dono della pace. Piange su tutte le vittime di una guerra che non accenna a finire, sulle famiglie divise, sulle speranze infrante. Ma il pianto di Gesù non è mai sterile: è un pianto che apre gli occhi, che interpella, che rivela.
Il Vangelo della Passione che abbiamo poc’anzi ascoltato ci consegna il racconto di come Gerusalemme ha risposto a quell’amore. Abbiamo sentito il tradimento di Giuda, il rinnegamento di Pietro, il silenzio di Pilato, il grido della folla che chiede la croce. Abbiamo visto il Signore spogliato, coronato di spine, inchiodato tra due ladroni, schernito da quanti passavano. Sembra che il buio abbia vinto. Eppure, in quelle pagine, c’è un filo luminoso che non si spezza: Gesù rimane fedele fino alla fine, consegnando il suo spirito nelle mani del Padre; la terra trema, le rocce si spezzano, e lì, in quel momento drammatico, il centurione confessa: “Davvero costui era Figlio di Dio!” (Mt 27,54).
È un particolare quest’ultimo che ci interpella ancora oggi. Il centurione è un soldato che appartiene al mondo della forza, di un potere che si impone. Per mestiere, misura il successo dalla capacità di piegare gli altri, di vincere, di dominare. Eppure, davanti a quest’uomo inchiodato sulla croce, davanti a un amore che non si difende, davanti a una fedeltà che non si piega nemmeno alla morte, il centurione cambia. Il suo criterio di giudizio si spezza. Scopre che la vera potenza non sta nella sua forza o nella spada che uccide, ma nella vita che si dona. E pronuncia la confessione più alta: lui è il Figlio di Dio. Nel momento in cui il potere della morte sembra prevalere, la verità si rivela, l’amore si manifesta e la salvezza si compie.
PATRIARCA PIZZABALLA: DALL’OMELIA DELLA MESSA DI PASQUA, 5 APRILE 2026, SANTO SEPOLCRO, GERUSALEMME
. Pasqua non è una frase da ripetere; è una porta da attraversare. La pietra è stata tolta. Il varco è aperto. Ma noi dobbiamo decidere se restare dentro o uscire.
Uscire significa, concretamente: scegliere il perdono quando sarebbe più facile irrigidirsi; scegliere la verità quando sarebbe più comodo adattarsi; scegliere la speranza quando tutto suggerisce il contrario; scegliere di fare il bene, come Gesù “passò facendo del bene”, anche se non fa rumore, anche se non dà prestigio.
Perché questo è il giudizio della Risurrezione su di noi: non ci chiede se sappiamo parlare di Pasqua; ci chiede se viviamo da risorti. Non ci chiede se abbiamo parole corrette, ma se abbiamo un cuore in movimento. Non ci chiede se sappiamo trovare Dio solamente nei luoghi sacri, ma se sappiamo riconoscerlo vivo nei segni concreti della vita, là dove la vita e la morte si incrociano ogni giorno.
E allora, ancora una volta, qui, nel Santo Sepolcro, nel punto in cui la storia ha cambiato direzione, noi non diciamo una frase di circostanza. Diciamo una decisione. Diciamo un annuncio che ci supera e ci precede: Il Signore è risorto!
E proprio perché è risorto, non lo troveremo mai dove lo avevamo messo. Lo troveremo davanti a noi, a chiamarci fuori.
Buona Pasqua!
A SANT’IPPOLITO IL PROF. BUONOMO SU CONFLITTI E DIRITTO INTERNAZIONALE
La ricerca della pace in tempi brutali come i nostri è, come sanno i nostri lettori (vedi ad esempio: https://www.rossoporpora.org/rubriche/italia/1265-impagliazzo-a-s-ippolito-religioni-e-dialogo-parolin-pace-e-legalita.html ), il fil rouge del ciclo di incontri 2025-2026 promosso dal Gruppo Cultura della parrocchia romana di Sant’Ippolito martire a piazza Bologna. A tale proposito martedì 17 marzo 2026 abbiamo avuto la fortuna di ascoltare il professor Vincenzo Buonomo, che ha proposto riflessioni certo interessanti sul tema “Conflitti e diritto internazionale”, un ambito in cui il noto giurista già rettore della Lateranense è voce considerata assai tra gli esperti del ramo.
Dell’incontro diamo qui qualche eco a beneficio di chi ci legge. Subito il relatore ha evidenziato come il diritto internazionale, contrariamente a quanto si continua a ripetere, non è affatto morto. Però quello oggi in vigore de facto non è il diritto internazionale sancito dalla carta dell’Onu dell’ottobre 1945, ma quello antecedente. Cioè il diritto internazionale come stabilito nell’ottobre 1648 (dopo la Guerra dei Trent’Anni) con i trattati di Westfalia (in particolare quelli di Münster e di Osnabrück).
Ciò è testimoniato dal fatto che l’articolo 2 della Carta che prescrive di risolvere le controversie in modo pacifico è ormai violato, dopo che per quasi ottant’anni era stato generalmente (NdR: negli ultimi decenni non così generalmente…) accettato. Così è anche per il divieto di uso o minaccia della forza, irriso da almeno un decennio. E l’art. 51 della Carta che prevede l’uso della forza solo come legittima difesa? Oggi “è saltato per volontà degli Stati” e “gli Stati hanno deciso di esternalizzare i conflitti dal contesto dell’Onu”. Insomma chi detiene la forza, impone le regole. Qualcuno dice di avere un problema di sicurezza? Allora aggredisce…. “ma la legittima difesa preventiva – ha sottolineato Buonomo – non esiste!”. Se il Consiglio di sicurezza dell’Onu funzionasse, non saremmo a questo punto. Nato come l’Onu escludendo i 14 perdenti della II Guerra mondiale, il Consiglio di Sicurezza da oltre vent’anni (vedi guerra del 2003 contro l’Iraq), “ha avallato situazioni di fatto” incompatibili con la Carta dell’ONU.
Ci sono alternative a un’ONU ormai poco considerata? Il professor Buonomo ha citato l’ “Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai”, che ha competenze di carattere politico, militare, economico (gli Stati membri ‘coprono’ quasi 5 miliardi di persone). Anche i Brics (oggi in 13), “che hanno incominciato a fare esercitazioni militari congiunte”. Poi il “Board of Peace” trumpiano per Gaza (22 i Paesi aderenti) che sembra significare “una privatizzazione dei conflitti”.
Diverse le domande sul multilateralismo, sulla situazione mediorientale, sulle organizzazioni internazionali tradizionali (“che non incidono più”), sul rischio che si dissolva “l’esperienza libanese di coesistenza”, sulla posizione dell’Unione europea (“fuori da ogni tipo di cabina di regia nei conflitti in corso”), sul molto controverso riarmo (“I Paesi che possono stanno operando per il riarmo completo a scapito della voglia di protagonismo sullo scenario mondiale”), infine sulla valenza dell’elemento religioso (“che va liberato dai conflitti internazionali”… non si può tornare a Urbano II e all’uso strumentale della religione!).
Un’altra bella serata a Sant’Ippolito dunque. Il prossimo appuntamento è per martedì 14 aprile alle 20.30, sempre al cinema delle Provincie (viale delle Provincie 41): si parlerà della proposta di istituire un Ministero della Pace con Laila Simoncelli (Associazione Papa Giovanni XXIII) e si rifletterà su un’esperienza di convivenza interreligiosa in Israele, quella di Neve Shalom.
Segnaliamo anche che la parrocchia di sant’Ippolito martire ha vissuto un triduo pasquale ancora più frequentato di sempre: un’esperienza di riti, di letture, di devozione che - accompagnata sempre dal magnifico coro diretto da Micol Fontana – ha coinvolto in media circa 600 persone. Motivo questo di speranza in tempi in cui tante, troppe chiese sono desolatamente vuote anche in occasioni fondamentali come questa!
P.S. Il 3 aprile 2026 si è svolta la tradizionale Via Crucis vivente a Filettino (vedi anche https://www.rossoporpora.org/rubriche/cultura/1242-filerttino-2-giovani-gloria-e-il-sindaco.html ). A seguire una breve galleria fotografica (foto di Alessandro De Romanis) riguardante l’edizione di quest’anno, sempre molto suggestiva, vissuta non come evento turistico, tenutasi (come quella del 2025) in condizioni climatiche sfavorevoli.






