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    VOCI SULLA GUERRA IN UCRAINA/PAPA, IVAN SOLTANOVSKY, JEFFREY SACHS

    VOCI SULLA GUERRA IN UCRAINA/PAPA, IVAN SOLTANOVSKY, JEFFREY SACHS  - di GIUSEPPE RUSCONI – www.rossoporpora.org – 25 febbraio 2026

    A quattro anni dall’invasione russa dell’Ucraina alcune riflessioni di papa Leone XIV, dell’ambasciatore russo presso la Santa Sede Ivan Soltanovsky, dell’economista americano Jeffrey Sachs

     

    PAPA LEONE XIV: DAL ‘DOPO ANGELUS’ DI DOMENICA 22 FEBBRAIO 2026. PIAZZA SAN PIETRO – Appello per l’Ucraina

    . Sono passati ormai quattro anni dall’inizio della guerra contro l’Ucraina (NdR: in materia ci sono opinioni diverse). Il mio cuore va ancora alla drammatica situazione che sta sotto gli occhi di tutti: quante vittime, quante vite e famiglie spezzate, quanta distruzione, quante sofferenze indicibili! Davvero ogni guerra è una ferita inferta all’intera famiglia umana: lascia dietro di sé morte, devastazione e una scia di dolore che segna generazioni.

    . La pace non può essere rimandata: è un’esigenza urgente, che deve trovare spazio nei cuori e tradursi in decisioni responsabili. Per questo rinnovo con forza il mio appello: tacciano le armi, cessino i bombardamenti, si giunga senza indugio a un cessate-il-fuoco e si rafforzi il dialogo per aprire la strada alla pace.

    . Invito tutti a unirsi nella preghiera per il martoriato popolo ucraino e per tutti coloro che soffrono a causa di questa guerra e di ogni conflitto nel mondo, perché possa risplendere sui nostri giorni il dono tanto atteso della pace.

     

    IVAN SOLTANOVSKY (AMBASCIATORE RUSSIA PRESSO SANTA SEDE): RIFLESSIONI SULLA GUERRA IN UCRAINA (24 febbraio 2026)

    Ivan Soltanovsky, ambasciatore della Federazione Russa presso la Santa Sede e il Sovrano Militare Ordine di Malta, ha elaborato un documento con alcune riflessioni personali sulla guerra in Ucraina, pubblicizzate martedì 24 febbraio 2026. Ne riproduciamo ampi stralci.

    . (premessa): Ho sempre preferito un dialogo aperto e franco, sia con chi è d’accordo con me, sia con chi non lo è. Oggi, però, desidero condividere pubblicamente alcune riflessioni sulla crisi ucraina. Ritengo giusto che trovi spazio un’opinione diversa da quella mainstream, non per imporre un’opinione, ma per spiegare meglio la nostra visione e richiamare l’attenzione su alcune questioni che ci preoccupano.

    . (inizio guerra): Nel discorso pubblico europeo la guerra in Ucraina si fa spesso coincidere con il 24 febbraio 2022. Oggi si ricorderanno i “quattro anni di guerra in Ucraina”, si parlerà di pace e della necessità del dialogo. Molti esprimeranno solidarietà a Kiev, accompagnandola con accuse contro la Russia. La triste verità, però, è che il conflitto armato in Ucraina era già in corso dal 2014 e iniziò senza l’intervento russo.

    . (2014 e 2015, Colpo di Stato, incendio di Odessa): Nel 2014 ebbe luogo a Kiev un colpo di Stato, che portò alla sostituzione del potere e al rovesciamento del Presidente legittimo del Paese. La nuova classe politica scelse una direzione che assunse un carattere ultranazionalista, visibile soprattutto sul piano linguistico e culturale. Furono adottate leggi e pratiche discriminatorie nei confronti della popolazione russofona, che nell’Ucraina di allora ammontava a circa il 40%. In un Paese complesso ed eterogeneo, con legami familiari, economici e storici profondi con la Russia, questa scelta aggravò le divisioni invece di ridurle. Il risultato fu la secessione della Crimea e del Donbass, nonché la repressione del dissenso in altre aree russofone. Uno degli episodi più tragici e simbolici fu l’incendio doloso nella Casa dei Sindacati di Odessa, il 2 maggio 2014, nel quale persero la vita 48 “filorussi” e centinaia rimasero feriti. Nel marzo 2025, anche la Corte europea dei diritti dell’uomo, esaminando questo caso, ha riconosciuto violazioni legate alla mancata prevenzione della violenza, all’insufficienza dei soccorsi e all’ineffettività delle indagini.

    . (Operazioni militari nel Donbass, attacchi alla Crimea): Da lì iniziarono le operazioni militari contro i propri concittadini. Kiev definì quell’azione militare “Operazione Antiterrorismo” (ATO); in seguito quel formato fu sostituito dalla Joint Forces Operation (JFO), entrata in vigore il 30 aprile 2018. Né l’ATO né la JFO furono ufficialmente chiamate “guerra” dalle autorità ucraine, anche se già allora si trattava di una guerra vera e propria. Furono proclamati “terroristi” i propri cittadini di regioni intere. In quegli anni il Donbass visse combattimenti, bombardamenti e paura quotidiana, con famiglie costrette a vivere sotto una minaccia costante. Il bilancio fu di migliaia di civili morti e feriti. Anche la Crimea, che in seguito a un referendum decise di far parte della Federazione Russa, visse un periodo molto difficile. Dopo il 2014 la penisola fu colpita da una grave crisi idrica a causa del blocco del Canale della Crimea del Nord, che prima garantiva circa l’85% del fabbisogno idrico della Crimea, in primo luogo per l’agricoltura. Fu un colpo durissimo: in molte zone la produzione agricola crollò quasi a zero. A questo si aggiunse la crisi energetica: nel novembre 2015, il sabotaggio delle linee elettriche provenienti dall’Ucraina provocò blackout estesi e lo stato d’emergenza. (…) Se tutto questo non è guerra, come dovremmo chiamarlo? Per questo la formula dei “quattro anni di guerra” è sbagliata e non aiuta a comprenderne tutta la vera cronologia. Il 12 aprile 2026, giorno in cui il mondo ortodosso celebrerà la Pasqua di Resurrezione, la guerra in Ucraina compirà dodici anni. L’operazione militare speciale, iniziata quattro anni fa, è soltanto una fase di questa guerra. E tutti auspichiamo che sia l’ultima.

    . (Perché si è arrivati all’uso della forza?): La decisione di avviare l’operazione militare in Ucraina, una delle più difficili nella storia recente della Russia, è stata preceduta da anni di tentativi diplomatici, sia sul conflitto ucraino sia sull’assetto di sicurezza europeo nel suo complesso. La Russia ha cercato per anni di discutere il tema della sicurezza in Europa nelle sedi multilaterali, compresa l’OSCE, e nel dialogo con la NATO. Il Consiglio Russia–NATO, creato nel 2002, nasceva proprio da questa idea: ridurre il rischio di crisi attraverso consultazione e cooperazione. (…) Nel 2009, Mosca avanzò anche una proposta di trattato sulla sicurezza europea, basata sul principio dell’“indivisibilità della sicurezza”. La proposta è stata respinta. Sul piano ucraino il tentativo più importante furono gli Accordi di Minsk: il Protocollo del 5 settembre 2014, il Memorandum del 19 settembre 2014 e il Pacchetto di misure del 12 febbraio 2015. Il loro senso politico era chiaro: cessate il fuoco, ritiro delle armi pesanti e l’autonomia del Donbass all’interno dell’Ucraina.

    . (Accordi di Minsk non rispettati): Nonostante le garanzie politiche di Germania e Francia, gli Accordi di Minsk non furono rispettati. Le successive ammissioni pubbliche di Angela Merkel e François Hollande, secondo cui Minsk servì a guadagnare tempo per rafforzare militarmente l’Ucraina, hanno rafforzato in Russia la convinzione che il processo negoziale fosse stato usato non per risolvere il conflitto, ma per preparare un’ulteriore fase della guerra contro il Donbass. Nel dicembre 2021, dopo il fallimento del processo di Minsk, Mosca presentò agli Stati Uniti e alla NATO progetti di accordo sulle garanzie di sicurezza, mirati a riavviare il dialogo per risolvere la crisi tra Russia e Occidente. Nel 2022, alla luce della reazione poco costruttiva alle proposte russe, divenne evidente che l’Occidente non voleva dialogare, mentre l’Ucraina veniva sempre più trasformata in un avamposto militare contro la Russia, con una minaccia diretta e grave per la sicurezza nazionale.

    . (C’è ancora posto per la diplomazia?): Ci sarebbe ancora spazio per la diplomazia? Sì, lo spazio esiste ancora. In altre parole, gli obiettivi dell’operazione militare in Ucraina possono essere raggiunti anche per via politico-diplomatica. È la strada più difficile, ma è quella giusta. Tuttavia, bisogna essere onesti: un semplice cessate il fuoco non basta. Se non si risolvono le cause del conflitto, il rischio è una tregua fragile che prepara una nuova fase ancora più sanguinosa. L’esperienza degli anni precedenti lo dimostra.

    L’ambasciatore Soltanovsky constata poi l’ “evidente aggravarsi” della condizione della popolazione russofona in Ucraina, della situazione della Chiesa ortodossa ucraina e rileva come la comunità internazionale abbia “troppo spesso ignorato le sofferenze delle popolazioni del Donbass e della Crimea”, nonché quelle delle regioni russe di confine attaccate dall’Ucraina. Tra l’altro, segnala l’ambasciatore, “nelle aree abitate vengono disseminati i cosiddetti lepestki (“petali”), mine antipersona appena visibili. La parola “petaloso”, un tempo così bella, non ci fa più sorridere come prima”.

    . (bambini ucraini deportati ): Anche oggi viene rilanciato senza un’adeguata verifica il mito dei “20.000 bambini ucraini deportati”, trasformato in uno strumento politico-mediatico per consolidare l’immagine della Russia come nemico assoluto, utile anche a logiche interne di mobilitazione e consenso. Il numero dei nominativi che finora la nostra Ambasciata ha ricevuto non supera 1.200. Tra questi nominativi ci sono persone maggiorenni, minori finiti in Russia insieme ai genitori fuggiti dalla guerra e anche persone che, come è emerso, risiedono nel territorio dell’Unione europea. Ci sono casi complessi che vengono esaminati direttamente dai responsabili da parte della Russia e dell’Ucraina. In queste discussioni talvolta prendono parte anche rappresentanti della Santa Sede. Il nostro approccio è molto semplice: se dalla parte ucraina vi è un rappresentante legale che sta cercando il minore, la parte russa farà tutto il possibile per favorire il ricongiungimento della famiglia. È deplorevole che una questione umanitaria così sensibile, sulla quale è in corso un lavoro molto serio, venga utilizzata a fini politici e propagandistici.

    . (negoziati): Tutti questi fattori nel loro insieme complicano in modo significativo la ricerca di una soluzione pacifica. Tuttavia, i negoziati si sono svolti e continuano a svolgersi. Nel 2022 si sono tenuti contatti diretti in Bielorussia e in Turchia. Sono stati interrotti su iniziativa della parte ucraina sotto un’evidente pressione esterna da parte di chi intendeva riarmare Kiev e gettarla in un attacco suicida contro la Russia. Ai negoziati si è tornati solo tre anni dopo: ci sono stati contatti in Turchia (2025), ad Abu Dhabi e a Ginevra (2026). Questa fase delicata richiede prudenza, pazienza e tenacia.

    . (lavoro prezioso della Santa Sede, card. Matteo Zuppi): In questo contesto attribuiamo grande valore al lavoro della Santa Sede, che continua a tenere aperti spazi di ascolto e di fiducia quando molti altri cercano soltanto lo scontro. La Santa Sede svolge un lavoro prezioso: ricostruire la fiducia un passo alla volta. Il cardinale Matteo Zuppi, che ha compiuto due visite a Mosca e ha promosso alcune iniziative umanitarie, ha dato un contributo importante, dimostrando un autentico sforzo creativo nell’affrontare dossier difficili e nel mantenere aperti i canali di comunicazione. A mio avviso, gli esiti positivi delle trattative che finora hanno avuto luogo tra Russia e Ucraina – soprattutto sul piano umanitario – sono stati raggiunti anche grazie al lavoro diplomatico della Santa Sede.

    . (pace non scontata, ma unica strada da perseguire): La pace non è scontata: per raggiungerla sono necessari gli sforzi di tutte le persone di buona volontà. È una strada lunga, fragile, spesso impopolare. Ma è l’unica strada degna dell’Europa e rispettosa della sofferenza che questo conflitto ha già imposto a troppi.

     

    JEFFREY SACHS: LA PACE NELLE MANI DELLA GERMANIA (CON L’AIUTO DI ITALIA E FRANCIA) – La RUSSIA NON VUOLE INVADERE L’EUROPA – da un’intervista rilasciata a Salvatore Cannavò de “Il Fatto Quotidiano” del 24 febbraio 2026

    Il 24 febbraio 2026 “Il Fatto Quotidiano” ha pubblicato un’intervista (di Salvatore Cannavò) non priva di interesse al noto economista americano Jeffrey Sachs, da tempo molto attento alle dinamiche che si sviluppano nell’Est europeo. Tre domande con relative risposte hanno attirato in particolare la nostra attenzione.

    . (Situazione sul campo di battaglia): La situazione è tale che a mio giudizio la Russia vincerà la guerra, nel senso che raggiungerà i suoi tre obiettivi: il controllo del territorio, l’impegno dell’Ucraina alla neutralità permanente e alla non adesione alla Nato, e l’assenza di truppe Nato di stanza in Ucraina dopo la cessazione dei combattimenti.

    . (Aveva alternative Zelensky oltre alla difesa del Paese quando la Russia ha invaso l’Ucraina?): Avrebbe potuto e dovuto firmare l’accordo di pace che stava per essere siglato il 15 aprile 2022, basato sulla neutralità e sostanzialmente sull’accordo di Minsk II – molto migliore dei termini odierni – e che avrebbe forse risparmiato la morte o gravi ferite a 1-2 milioni di ucraini da allora. Biden ha rifiutato quella pace. Una vergogna, e l’Europa ha seguito l’esempio.

    . (Chi ha davvero le chiavi della pace?): Meloni, Merz e Macron. Dovrebbero dire la verità al popolo europeo: la Russia non invaderà l’Europa. La pace con la Russia attraverso la diplomazia è possibile. La responsabilità della Germania è la più alta. La Germania promise a Gorbaciov ed Eltsin (nel febbraio 1990) che la Nato non si sarebbe spostata verso Est. Poi Germania e Stati Uniti hanno tradito la promessa. La Germania ha stretto un accordo con Yanukovich (NdR: presidente ucraino) il 21 febbraio 2014 per impedire un colpo di Stato e poi ha tradito l’accordo il giorno dopo accettando il colpo di Stato. Nel 2015 la Germania ha promesso che avrebbe applicato l’accordo Minsk II. Poi ha tradito e non ha applicato l’accordo Minsk II. Quindi Merz dovrebbe assumersi la responsabilità di contribuire a portare la pace tra l’Europa e la Russia. Il presidente del Consiglio Meloni dovrebbe sostenerlo.

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