POLONIA/TUSK IL ‘LIBERALE’ - PAPA/DAL VIAGGIO IN TURCHIA E IN LIBANO - di GIUSEPPE RUSCONI – www.rossoporpora.org – 16 dicembre 2025
Le imprese mediatiche di Donald Tusk il ‘liberale’ , un democratico purissimo alla salsa di Bruxelles. Il viaggio apostolico di Leone XIV in Turchia e in Libano, originariamente concepito per ricordare solennemente con gli ortodossi il 1700.mo anniversario del primo concilio di Nicea, ha offerto anche altri spunti interessanti di riflessione riguardanti sia la Turchia che il Libano (però il Papa non ha messo piede nel Libano meridionale, il più sofferente, in cui era molto atteso)
POLONIA: COME IL 'LIBERALE' DONALD TUSK COLTIVA LA LIBERTA’ DEI MEDIA
L’11 dicembre 2025 La Nuova Bussola Quotidiana ha pubblicato un’intervista del vaticanista Wlodzimierz Redzioch a Jolanta Hajdasz, dal 2024 presidente dell’Associazione dei giornalisti polacchi. Ne riproduciamo alcuni passi che indubbiamente richiamano ai distratti, a ciechi e sordi quale sia oggi, a due anni dall’entrata in carica del primo ministro Donald Tusk – dal 2014 al 2019 presidente del Consiglio europeo, un cosiddetto liberale la cui formazione fa parte del Partito popolare europeo (!!!) – la condizione dello Stato di diritto a Varsavia.
. (l’assalto immediato alla tv di Stato): L'aggressione ai media pubblici in Polonia è avvenuta appena una settimana dopo l’insediamento del governo, è stata brutale e ha visto la partecipazione degli agenti di sicurezza ingaggiati dal governo. Nessuno nei media pubblici era preparato a un'azione del genere e la polizia è rimasta passiva e non ha risposto alle chiamate dei dipendenti della Televisione Polacca, della Radio Polacca e dell'Agenzia di Stampa Polacca.
. (governo Tusk voluto da Bruxelles e Berlino, “per ripristinare la legalità”): Questo è un chiaro esempio dell'ipocrisia delle élite europee. Se il governo di un partito di destra come Diritto e Giustizia (PiS) avesse agito come Donald Tusk, sono certa che tutte le istituzioni dell'Unione Europea avrebbero protestato e la Polonia avrebbe pagato milioni di euro di multe per aver violato il principio della libertà di parola e per la scandalosa interferenza dei politici nell'indipendenza dei media. Invece oggi l'Europa rimane in silenzio e sostiene Tusk.
. (che cosa rappresentano per Tusk i media?) Dipende quali media. I media mainstream, i principali media liberali e persino quelli di sinistra sono la sua base mediatica e il suo principale strumento di lotta politica. Può sempre contare su di loro; le sue dichiarazioni vengono sempre citate, il suo punto di vista presentato come l'unico o il più corretto possibile, e coloro che lo criticano su questi media avranno sempre un'immagine negativa: vengono ridicolizzati, emarginati o diffamati, e il loro punto di vista viene presentato in modo distorto o non viene presentato affatto. Invece i media conservatori che presentano onestamente il punto di vista dell'opposizione vengono apertamente attaccati da Tusk: spesso rifiuta di consentire ai loro giornalisti di partecipare alle sue conferenze stampa e non fornisce loro informazioni, e, sulle orme del Primo Ministro, i ministri del suo governo e alcuni parlamentari della coalizione di governo fanno lo stesso. Inoltre, il governo esercita pressioni informali sugli inserzionisti pubblicitari affinché non pubblichino annunci sui media non filogovernativi. Tusk e i suoi sostenitori nei media hanno chiesto anche il boicottaggio delle aziende che hanno osato fare pubblicità, ad esempio, su media come TV Republika e la TV cattolica Trwam. Questi media sono finanziati dai contributi volontari della gente. Fortunatamente ci sono tanti media indipendenti che rompono il monopolio mediatico dei media filogovernativi.
. (norme contro i ‘discorsi d’odio’…strumento pr colpire l’opposizione?) Questi timori sono assolutamente giustificati. I procedimenti giudiziari e le verifiche che già affliggono i media indipendenti dimostrano che abbiamo ragione di temere. Tra i media colpiti ci sono TV Republika, Radio Maryja, TV Trwam e organizzazioni come l’Associazione dei Giornalisti Polacchi (SDP). I "discorsi d'odio" saranno un'altra scusa per cercare di metterci a tacere.
DAI DISCORSI DI PAPA LEONE XIV IN TURCHIA E IN LIBANO (CON QUALCHE NOTA)
. (Ankara, Palazzo presidenziale, 27 novembre 2025, Turchia e origini del Cristianesimo, crocevia di sensibilità, Giovanni XXIII): Grazie di cuore per la cortese accoglienza! Sono lieto di iniziare dal vostro Paese i viaggi apostolici del mio pontificato, dal momento che questa terra è legata inscindibilmente alle origini del cristianesimo e oggi richiama i figli di Abramo e l’umanità intera a una fraternità che riconosca e apprezzi le differenze. (…) L’immagine del ponte sullo Stretto dei Dardanelli, scelta come emblema di questo mio viaggio, esprime con efficacia il ruolo speciale del vostro Paese. Voi avete un posto importante nel presente e nel futuro del Mediterraneo e del mondo intero, anzitutto valorizzando le vostre interne diversità. (NdR: ci si può chiedere se la Turchia moderna e contemporanea abbia effettivamente valorizzato la presenza della diversità’ cristiana…). Prima di collegare Asia ed Europa, Oriente e Occidente, infatti, quel ponte lega la Türkiye a sé stessa, ne compone le parti e così ne fa, per così dire, dall’interno un crocevia di sensibilità, che omologare rappresenterebbe un impoverimento. (…) Desidero assicurare che all’unità del vostro Paese intendono contribuire positivamente anche i cristiani, che sono e si sentono parte dell’identità turca, tanto apprezzata da San Giovanni XXIII, da voi ricordato come il “Papa turco” per la profonda amicizia che lo legò sempre al vostro popolo.
. (Ankara, Palazzo presidenziale, 27 novembre 2025, valore della famiglia in Turchia): Signore e Signori, ho parlato di “famiglia umana”. Si tratta di una metafora che ci invita a stabilire un collegamento – ancora una volta un ponte – fra i destini di tutti e l’esperienza di ciascuno. Per ognuno di noi, infatti, la famiglia è stata il primo nucleo della vita sociale, in cui sperimentare che senza l’altro non c’è “io”. Più che in altri Paesi, la famiglia conserva nella cultura turca una grande importanza e non mancano iniziative per sostenerne la centralità. Al suo interno, infatti, maturano atteggiamenti essenziali per la convivenza civile e una prima, fondamentale sensibilità verso il bene comune. Certo, ogni famiglia può anche chiudersi in sé stessa, coltivare inimicizie, o impedire a qualcuno dei suoi membri di esprimersi, fino a ostacolare lo sviluppo dei suoi talenti. Tuttavia, non è da una cultura individualistica, né dal disprezzo del matrimonio e della fecondità, che le persone possono ottenere maggiori opportunità di vita e di felicità. A questo inganno delle economie consumistiche, in cui le solitudini diventano business, è bene rispondere con una cultura che apprezza gli affetti e i legami. (…). Nella vita familiare infatti emergono in modo del tutto specifico il valore dell’amore coniugale e l’apporto femminile. Le donne, in particolare, anche attraverso lo studio e la partecipazione attiva alla vita professionale, culturale e politica, sempre più si mettono a servizio del Paese e della sua positiva influenza nel panorama internazionale. Dunque, sono molto da apprezzare le importanti iniziative in tal senso, a sostegno della famiglia e del contributo femminile alla piena fioritura della vita sociale.
. (Ankara, Palazzo presidenziale, 27 novembre 2025, Turchia operatrice di pace): Signor Presidente, possa la Türkiye essere un fattore di stabilità e di avvicinamento fra i popoli, a servizio di una pace giusta e duratura. La visita in Türkiye di quattro Papi – Paolo VI nel 1967, Giovanni Paolo II nel 1979, Benedetto XVI nel 2006 e Francesco nel 2014 – attesta che la Santa Sede non solo mantiene buone relazioni con la Repubblica di Türkiye, ma desidera cooperare a costruire un mondo migliore con l’apporto di questo Paese, che costituisce un ponte tra Est e Ovest, tra Asia ed Europa, e un crocevia di culture e religioni. L’occasione stessa di questo viaggio, il 1700° anniversario del Concilio di Nicea, ci parla di incontro e di dialogo, come pure il fatto che i primi otto Concili ecumenici si tennero nelle terre dell’attuale Türkiye. Oggi più che mai c’è bisogno di personalità che favoriscano il dialogo e lo pratichino con ferma volontà e paziente tenacia. Dopo la stagione della costruzione delle grandi organizzazioni internazionali, seguita alle tragedie delle due guerre mondiali, stiamo attraversando una fase fortemente conflittuale a livello globale, in cui prevalgono strategie di potere economico e militare, alimentando quella che Papa Francesco chiamava “terza guerra mondiale a pezzi”. Non bisogna cedere in alcun modo a questa deriva! Ne va del futuro dell’umanità.
. (Iznik, nei pressi degli scavi archeologici dell’antica basilica di San Neofito, 28 novembre 2025, incontro ecumenico di preghiera per i 1700 anni del primo concilio di Nicea): In un tempo per molti aspetti drammatico, nel quale le persone sono sottoposte a innumerevoli minacce alla loro stessa dignità, il 1700° anniversario del Primo Concilio di Nicea è un’occasione preziosa per chiederci chi è Gesù Cristo nella vita delle donne e degli uomini di oggi, chi è per ciascuno di noi. Questa domanda interpella in modo particolare i cristiani, che rischiano di ridurre Gesù Cristo a una sorta di leader carismatico o di superuomo, un travisamento che alla fine porta alla tristezza e alla confusione (…) La riconciliazione è oggi un appello che proviene dall’intera umanità afflitta da conflitti e violenze. Il desiderio di piena comunione tra tutti i credenti in Gesù Cristo è sempre accompagnato dalla ricerca di fraternità tra tutti gli esseri umani. Nel Credo Niceno professiamo la nostra fede «in un solo Dio Padre»; tuttavia, non sarebbe possibile invocare Dio come Padre se rifiutassimo di riconoscere come fratelli e sorelle gli altri uomini e donne, anch’essi creati a immagine di Dio (cfr Conc. Ecum. Vat. II, Dich.Nostra aetate, 5). (…) Possa Dio Padre, onnipotente e misericordioso, ascoltare la fervida preghiera che gli rivolgiamo oggi e concedere che questo importante anniversario porti frutti abbondanti di riconciliazione, di unità e di pace. (NdR: in verità la presenza ortodossa è stata caratterizzata da non poche assenze. In primo luogo l’assenza del Patriarcato di Mosca e dei patriarcati ad esso legati, neanche invitati dal Patriarcato di Costantinopoli; ma anche quella dei patriarchi di Gerusalemme e Antiochia, che hanno inviato un rappresentante. Modesta poi la presenza delle altre chiese e comunità ecclesiali cristiane)
. ( Istanbul, Palazzo Patriarcale, 29 novembre 2025, dalla Dichiarazione congiunta sottoscritta con il patriaca Bartolomeo I di Costantinopoli): La commemorazione del 1700° anniversario del Primo Concilio Ecumenico di Nicea, celebrata alla vigilia del nostro incontro, è stata uno straordinario momento di grazia. Il Concilio di Nicea, tenutosi nel 325 d.C., fu un evento provvidenziale di unità. Lo scopo di commemorare questo evento, tuttavia, non è semplicemente quello di ricordare l'importanza storica del Concilio, ma di spronarci ad essere costantemente aperti allo stesso Spirito Santo che parlò attraverso Nicea, mentre affrontiamo le numerose sfide del nostro tempo. Siamo profondamente grati a tutti i leader e i delegati di altre Chiese e Comunità ecclesiali che hanno voluto partecipare a questo evento. Oltre a riconoscere gli ostacoli che impediscono il ripristino della piena comunione tra tutti i cristiani – ostacoli che cerchiamo di affrontare attraverso la via del dialogo teologico – dobbiamo anche riconoscere che ciò che ci unisce è la fede espressa nel Credo di Nicea. Questa è la fede che salva nella persona del Figlio di Dio, vero Dio da vero Dio, homoousios (NdR: consustanziale) con il Padre, che per noi e per la nostra salvezza si è incarnato e ha abitato in mezzo a noi, è stato crocifisso, è morto ed è stato sepolto, è risorto il terzo giorno, è asceso al cielo e verrà di nuovo a giudicare i vivi e i morti. (…) L'obiettivo dell'unità dei cristiani include il fine di contribuire in modo fondamentale e vivificante alla pace tra tutti i popoli. Insieme alziamo fervidamente le nostre voci invocando il dono divino della pace sul nostro mondo. Tragicamente, in molte sue regioni, conflitti e violenza continuano a distruggere la vita di tante persone. Ci appelliamo a coloro che hanno responsabilità civili e politiche affinché facciano tutto il possibile per garantire che la tragedia della guerra cessi immediatamente, e chiediamo a tutte le persone di buona volontà di sostenere la nostra supplica. In particolare, rifiutiamo qualsiasi uso della religione e del Nome di Dio per giustificare la violenza. Crediamo che un autentico dialogo interreligioso, lungi dall'essere causa di sincretismo e confusione, sia essenziale per la convivenza di popoli appartenenti a tradizioni e culture diverse.
Volo Istanbul-Beirut, 30 novembre 2025, dalla conferenza-stampa
. (Erdogan e governo turco): In modo molto speciale ringrazio il governo della Turchia, il presidente Erdogan e le tante persone che ha messo a nostra disposizione per assicurare che il viaggio fosse un successo totale: il suo elicottero personale, molti mezzi di trasporto, organizzazione, nonché la presenza dei ministri in vari momenti della visita, che penso che sia stata un grande successo.
. (Nel 2033 tutti a Gerusalemme?): Saluto tutti. Buon viaggio! Mi suggerisce [Matteo Bruni] che dica una parola dopo la riunione importante ecumenica a Nicea. Ieri mattina abbiamo parlato di futuri incontri possibili. Uno sarebbe nell’anno 2033, duemila anni della Redenzione, della Resurrezione di Gesù Cristo, che evidentemente è un evento che tutti i cristiani vogliamo celebrare. È stata accolta l’idea, l’invito ancora non lo abbiamo fatto ma la possibilità è di celebrare per esempio in Gerusalemme nel 2033 questo grande evento della Resurrezione. Ci sono anni per prepararlo ancora. Però è stato un incontro molto bello, perché cristiani di diverse tradizioni sono stati presenti e hanno potuto anche partecipare a questo momento.
. (Beirut, Piazza dei Martiri, primo dicembre 2025, Incontro ecumenico e interreligioso, campanili e minareti): Cari amici, la vostra presenza qui oggi, in questo luogo straordinario dove minareti e campanili stanno fianco a fianco, eppure entrambi si slanciano verso il cielo, testimonia la fede duratura di questa terra e la persistente dedizione del suo popolo all’unico Dio. In questa amata terra possano suonare insieme ogni campana e ogni adhān: possa ogni richiamo alla preghiera fondersi in un unico inno, elevato non solo per glorificare il misericordioso Creatore del cielo e della terra, ma anche per
. (Beirut, Piazza dei Martiri, primo dicembre 2025, Incontro ecumenico e interreligioso, Gesù e la donna siro-fenicia, i cedri e gli ulivi): Sebbene il ministero pubblico di Gesù si sia svolto principalmente in Galilea e in Giudea, i Vangeli riportano anche episodi in cui egli visitò la regione della Decapoli – nonché i dintorni di Tiro e Sidone –, dove incontrò la donna siro-fenicia, la cui incrollabile fede lo portò a guarire sua figlia (cfr Mc 7,24-30). Perciò, questa terra significa più di un semplice luogo d’incontro tra Gesù e una madre implorante: diventa un luogo in cui umiltà, fiducia e perseveranza superano ogni barriera e incontrano l’amore sconfinato di Dio, che abbraccia ogni cuore umano. In effetti, questo è "il nucleo stesso del dialogo interreligioso: la scoperta della presenza di Dio al di là di ogni confine e l’invito a cercarlo insieme con riverenza e umiltà". Se il Libano è rinomato per i suoi maestosi cedri, anche l’olivo rappresenta una pietra miliare del suo patrimonio. L’olivo non solo abbellisce lo spazio in cui ci riuniamo oggi, ma è anche lodato nei testi sacri del Cristianesimo, dell’Ebraismo e dell’Islam, servendo come simbolo senza tempo di riconciliazione e pace. La sua lunga vita e la straordinaria capacità di prosperare anche negli ambienti più difficili simboleggiano resistenza e speranza, nonché quel perdurante impegno, che è necessario per coltivare una convivenza pacifica. Da questo albero è tratto un olio che guarisce – un balsamo per le ferite fisiche e spirituali – manifestando la compassione infinita di Dio per tutti coloro che soffrono. Inoltre, l’olio fornisce anche luce, richiamando l’appello ad illuminare i nostri cuori attraverso la fede, la carità e l’umiltà.
. (Bkerké, piazzale antistante il Patriarcato di Antiochia dei Maroniti, primo dicembre 2025, Incontro con i giovani, pagine gloriose ferite profonde): I loro racconti (NdR: di quattro giovani) parlano di coraggio nella sofferenza. Parlano di speranza nella delusione, di pace interiore nella guerra. Sono come stelle lucenti in una notte buia, nella quale già scorgiamo il chiarore dell’aurora. In tutti questi contrasti, molti tra noi possono riconoscere le loro stesse esperienze, nel bene come nel male. La storia del Libano è intessuta di pagine gloriose, ma è segnata anche da ferite profonde, che stentano a rimarginarsi. Queste ferite hanno cause che travalicano i confini nazionali e si intrecciano con dinamiche sociali e politiche molto complesse. Carissimi giovani, forse vi rammaricate di aver ereditato un mondo lacerato da guerre e sfigurato dalle ingiustizie sociali. Eppure c’è speranza, e c’è speranza dentro di voi!
. (Beirut, spianata sul lungomare, 2 dicembre 2025, dall’omelia della Santa Messa): Da questa spianata che si affaccia sul mare, anch’io posso contemplare la bellezza del Libano cantata dalla Scrittura. Il Signore vi ha piantato i suoi alti cedri, nutrendoli e saziandoli (cfr Sal 104,16), ha reso profumate le vesti della sposa del Cantico dei Cantici col profumo di questa terra (cfr Ct 4,11) e a Gerusalemme, città santa rivestita di luce per la venuta del Messia, Egli annuncia: “La gloria del Libano verrà a te, con cipressi, olmi e abeti, per abbellire il luogo del mio santuario, per glorificare il luogo dove poggio i miei piedi” (Is 60,13). Allo stesso tempo, però, tale bellezza è oscurata da povertà e sofferenze, da ferite che hanno segnato la vostra storia – sono appena stato a pregare nel luogo dell’esplosione, al porto –; è oscurata da tanti problemi che vi affliggono, da un contesto politico fragile e spesso instabile, dalla drammatica crisi economica che vi opprime, dalla violenza e dai conflitti che hanno risvegliato antiche paure. In uno scenario di questo tipo, la gratitudine cede facilmente il posto al disincanto, il canto della lode non trova spazio nella desolazione del cuore, la sorgente della speranza viene disseccata dall’incertezza e dal disorientamento. La Parola del Signore, però, ci invita a trovare le piccole luci splendenti nel cuore della notte, sia per aprirci alla gratitudine che per spronarci all’impegno comune a favore di questa terra (…) Ciascuno deve fare la sua parte e tutti dobbiamo unire gli sforzi perché questa terra possa ritornare al suo splendore. E abbiamo un solo modo per farlo: disarmiamo i nostri cuori, facciamo cadere le corazze delle nostre chiusure etniche e politiche, apriamo le nostre confessioni religiose all’incontro reciproco, risvegliamo nel nostro intimo il sogno di un Libano unito, dove trionfino la pace e la giustizia, dove tutti possano riconoscersi fratelli e sorelle e dove, finalmente, possa realizzarsi quanto ci descrive il profeta Isaia: "Il lupo dimorerà con l’agnello, il leopardo si sdraierà accanto al capretto, il vitello e il leoncello pascoleranno insieme" (Is 11,6). Questo è il sogno a voi affidato, è ciò che il Dio della pace mette nelle vostre mani. Libano, rialzati! Sii casa di giustizia e di fraternità! Sii profezia di pace per tutto il Levante!
. (Beirut, aeroporto Rafiq Hariri, 2 dicembre 2025, congedo, Libano meridionale): Ho incontrato, in questi pochi giorni, molti volti e stretto tante mani, ricevendo da questo contatto fisico e interiore un’energia di speranza. Siete forti come i cedri, gli alberi delle vostre belle montagne, e pieni di frutti come gli ulivi che crescono in pianura, nel sud e vicino al mare. Saluto, a questo proposito, tutte le regioni del Libano che non è stato possibile visitare: Tripoli e il nord, la Beqa’ e il sud del Paese, Tiro, Sidone – luoghi biblici –, tutte quelle aree, specialmente nel sud, che sperimentano una continua situazione di conflitto e di incertezza. A tutti il mio abbraccio e il mio augurio di pace. E anche un accorato appello: cessino gli attacchi e le ostilità. Nessuno creda più che la lotta armata porti qualche beneficio. Le armi uccidono, la trattativa, la mediazione e il dialogo edificano. Scegliamo tutti la pace come via, non soltanto come meta! (NdR: La mancata visita – necessariamente breve - di Leone XIV nel Libano meridionale, che vive “una continua situazione di conflitto e incertezza”, ha suscitato non poca delusione in chi se la attendeva come segno di presenza e speranza. C’è chi ha osservato che forse papa Francesco, uomo dai gesti imprevedibili e clamorosi, si sarebbe imposto sulle perplessità della sicurezza e avrebbe abbracciato anche i libanesi del sud, così bisognosi di sostegno).
