TURCHIA E MAR NERO: INTERVISTA A MARCO ANSALDO – di GIUSEPPE RUSCONI – www.rossoporpora.org – 26 novembre 2025
C’è un mare tra Europa e Asia generalmente assai sottovalutato: è il Mar Nero, che tuttavia oggi ha assunto un rilievo particolare a causa della guerra in corso tra Russia e Ucraina. Tra i Paesi rivieraschi anche la Turchia, sempre più protagonista nella politica mondiale: di Turchia e Mar Nero parliamo con l’ex-vaticanista di Repubblica, inviato speciale, saggista Marco Ansaldo, che a Istanbul è di casa…
L’abbiamo conosciuto come acuto, pacato e amabile vaticanista di Repubblica tra il 2010 e il 2016, un periodo di grandi avvenimenti per la Santa Sede, segnato dal declinare tra mille tensioni del pontificato razionale di Joseph Ratzinger e dai primi anni di quello movimentista di Jorge Mario Bergoglio, con l’emergere di polemiche molto aspre relative in particolare ai temi dei migranti e della famiglia. Marco Ansaldo - genovese doc nato il 5 maggio 1959 (tra l’altro visceralmente sampdoriano) – ha lavorato a Repubblica (oltre che presso la rivista di geopolitica Limes, con cui continua a collaborare)) dal 1987 al 2022, da inviato speciale, corrispondente dall’estero (tra l’altro Berlino, Mosca, New York) e, come detto, anche vaticanista. Conosce capillarmente la Turchia (vi ha abitato e l’ha frequentata per oltre trent’anni, vedi anche https://www.rossoporpora.org/rubriche/vaticano/1149-la-vida-nueva-del-papa-la-turchia-di-ansaldo-un-testo-di-lisa-billig.html ) e ha seguito da vicino, da Gerusalemme, le turbolente e dolorose vicende mediorientali. Autore di saggi, ideatore e curatore di cicli di conferenze nazio nali e internazionali, da poche settimane è presidente dei Musei del mare e delle migrazioni di Genova (MuMA). A febbraio 2026 uscirà per Marsilio un suo libro che avrà come soggetto il Mar Nero (“Mare Nero. Sei paesi, le leggende, la guerra” è in uscita a febbraio 2026 per Marsilio). E’ un tema questo che il collega ha trattato anche nella prima giornata della VI edizione delle ‘Giornate del Mare’ di Limes, svoltasi a Roma al Tempio di Adriano il 18 e il 19 ottobre 2025, colloquiando con Mirko Mussetti e Orietta Moscatelli.
Caro Marco, la prima è una domanda che, apparentemente banale, in realtà non lo è… Perché il Mar Nero si chiama così?
Perché ai tempi di Omero era un grande lago salato non navigabile, inospitale e oscuro, una massa di flutti da sempre considerati rischiosi. Per il colore opaco delle sue acque, la cui densità è nota da generazioni, e perché spesso esposto a nebbie talmente impenetrabili, oltre che a improvvisi uragani, che in tempi passati hanno falcidiato imbarcazioni e carichi. Mare realmente nero. Non ha i riflessi caldi del Mediterraneo, né le acque trasparenti cristalline dei Tropici, né le asperità del Mar Rosso. Ecco il perché del nome.
Per entrare nel Mar Nero bisogna passare dagli Stretti dei Dardanelli e del Bosforo. Anche per uscirne, con gli Stretti in ordine inverso. La Turchia è padrona degli Stretti, nel senso anche che ha la possibilità di bloccarne il passaggio? Se sì, in quale caso può intervenire?
Benché il Mar Nero sia costeggiato da sei Stati (Bulgaria, Georgia, Romania, Russia, Turchia, Ucraina), in virtù della Convenzione di Montreux del 1936 Ankara può aprire o chiudere i propri Stretti, in caso di guerra, alle navi da combattimento. In questo senso la Turchia è arbitro, e detiene letteralmente le chiavi di accesso al mare, che regola a propria discrezione.
Storicamente la Turchia, che ha comunque una sua vocazione mediterranea, si è interessata seriamente del Mar Nero?
Sempre, ma ora ancor di più. Ankara ha scoperto di recente importantissimi giacimenti di gas e petrolio. Ha così deciso di spostare le proprie navi specializzate nella prospezione delle acque, dal Mediterraneo al Mar Nero. E gioca su tutti i fronti. Dopo che Erdogan nel 2019 ha scoperto il mare, in senso geopolitico, firmando un Memorandum di intesa con la Libia che rende quell’intera porzione marittima una zona esclusiva fra Ankara e Tripoli, la Turchia si è allargata su altri fronti: sull’Egeo le controversie con la Grecia sono storiche, quindi dopo l’attacco della Russia all’ Ucraina ha rafforzato le proprie postazioni anche sul Mar Nero.
Per la Turchia il Mar Nero è un mare più di pace (commerci, gas) o di guerra?
Giocando abilmente su più fronti, per Ankara è entrambe le cose. La Turchia sa perfettamente che il Mar Nero oggi assume i contorni di un centro di gravità nuovo, dove si giocano interessi mondiali di primaria importanza. E si comporta di conseguenza, con grande abilità e spregiudicatezza, nello stile di Erdogan, tanto criticato nel rispetto dei diritti, quanto rispettato in politica estera.
Quale rilievo specifico assume oggi il Mar Nero nella politica della Turchia di Erdogan?
Molto rilievo. Perché attraverso i mari Erdogan ha trasformato la propria dottrina di politica estera sostituendo, al primo punto, l’ingresso di Ankara nell’Unione Europa con la nuova teoria della ‘Mavi Vatan’, cioè della ‘Patria Blu’…
… alla fine dell’intervista, nella galleria, pubblichiamo una cartina – opera di Laura Canali di Limes - che illustra i contorni della ‘Patria Blu’…
Questa e le altre sono strumenti preziosi che aiutano a comprendere la situazione geopolitica. Con questa impostazione rivoluzionaria della ‘Patria Blu’, la Turchia amplia il proprio territorio estendendolo alle sue acque, e anche oltre vista la labilità di alcuni confini marittimi. Se dunque l’Egeo è da sempre conteso alla Grecia, oggi il Mediterraneo orientale, già Mare Nostrum, sta diventando Mar Turcum. E pure il Mar Nero, di fatto, ricade sotto la regia turca grazie alla guerra fra Mosca e Kiev, soggette a sottostare alle direttive di Ankara se vogliono entrare o uscire dal ‘grande lago salato’.
A proposito, come si possono definire oggi i rapporti geopolitici ed economici turco--russi?
Di competizione collaborativa. Una definizione solo apparentemente in contraddizione. Un tempo Vladimir Putin guardava a Recep Tayyip Erdogan come a un suo junior partner. L’ascesa del leader turco nella politica internazionale ha ribaltato la prospettiva, e oggi Ankara è un soggetto fondamentale nella diplomazia e nei tavoli principali di negoziato. Tre esempi. Nel Caucaso, grazie al protagonismo dell’Azerbaigian - alleato della Turchia – a discapito dell’Armenia un tempo sostenuta da Mosca, la Turchia oggi domina. In Libia i militari turchi non solo regolano la Tripolitania, ma pochi mesi fa l’intelligence italiana ha segnalato che Ankara si sta allargando anche alla Cirenaica un tempo guidata dai russi. In Siria il nuovo presidente al Sharaa, cioè l’ex militante qaedista al Jolani, entrato a Damasco cacciando Bashar al Assad sostenuto da Mosca, è eterodiretto da Erdogan e dal suo fidato ministro degli Esteri, Hakan Fidan, già capo dei servizi segreti di Ankara.
Come si pone la Turchia in particolare di fronte alla guerra tra Russia e Ucraina?
Con un atteggiamento ‘laico’, giocando abilmente fra due sponde. Da un lato sostiene il presidente ucraino Volodymyr Zelenski, anche attraverso un aiuto militare rappresentato dai droni turchi – leader mondiali del settore – capaci di salvare Kiev soprattutto nel primo anno di guerra. Dall’altro, non applicando le sanzioni a Mosca, difatti le spiagge turche negli ultimi anni si sono riempite di vacanzieri russi, in difficoltà a soggiornare altrove. Ad Antalya e a Istanbul si sono anche svolti i due primi, e finora unici, negoziati diretti fra Russia e Ucraina nel 2022 che hanno quanto meno permesso lo sblocco delle derrate di grano che stavano marcendo, e di cui Africa e Medio Oriente, ma anche l’Europa, avevano bisogno.
Qual è il suo atteggiamento verso le irrequietezze caucasiche?
Ankara è molto attenta a sostenere le etnie storicamente a lei vicine, come ad esempio quelle dei Tatari. Di recente, più volte Erdogan si è espresso a favore dei Tatari, ricordandone l’origine turca e la religione musulmana, e inviando sostentamenti e aiuti. In questo modo la Turchia continua a mantenere una presa anche su tutti quei Paesi dell’Asia centrale, dal Kazakistan al Turkmenistan, turcofoni e islamici, sempre meno vicini a Mosca e sempre più attenti al nuovo faro rappresentato da Ankara.
Oggi la Turchia si può anche definire una potenza mediterranea con uno sguardo particolare verso l'Africa?
La Turchia oggi è il nuovo protagonista in Africa, in concorrenza diretta con Cina e Russia. Negli ultimi anni Ankara ha investito moltissimo nel continente, attraverso la compagnia aerea di bandiera che è presente in 42 paesi africani su 52, e aprendo ambasciate e consolati in quasi tutte le capitali. Per fare un esempio, nel Corno d’Africa, in Paesi come Somalia ed Etiopia, Erdogan è andato in visita ufficiale diverse volte, fondando madrasse (scuole islamiche), aprendo vie commerciali, ospitando studenti in patria: iniziative che nel giro di poco tempo avranno un ritorno formidabile per il suo Paese.
Tu sei anche un grande tifoso di calcio (in particolare della Sampdoria). Che cosa succederà con gli Europei del 2032 organizzati insieme da Italia e Turchia?
Negli ultimi quindici anni la Turchia ha costruito almeno venticinque stadi nuovi. Mentre l’Italia fatica a rimodernare i propri, ormai vetusti. Caro Giuseppe, scordiamoci la finalissima a Roma: Erdogan la imporrà a Istanbul.
E su questa previsione, una mazzata non solo calcistica ma molto di più, chiudiamo l’intervista.
In Galleria una foto di Marco Ansaldo e tre cartine geopolitiche di Mar Nero e Turchia create da Laura Canali (che ringraziamo) per la rivista Limes.




