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    DIALOGO EBRAICO-CATTOLICO: CONOSCERE PER RICONOSCERE

    DIALOGO EBRAICO-CATTOLICO: CONOSCERE PER RICONOSCERE – di GIUSEPPE RUSCONI – www.rossoporpora.org – 7 novembre 2025

    All’ambasciata d’Italia presso la Santa Sede mercoledì 5 novembre la presentazione ufficiale delle 24 schede per conoscere l’ebraismo, elaborate da Cei e Ucei per i docenti di religione cattolica nelle scuole. Una svolta nel dialogo, fondata sulla conoscenza dei fondamenti dell’ebraismo e non più sulle sofferenze del popolo ebraico culminate nella Shoah. Il card.  Zuppi, rav Riccardo Di Segni, Noemi Di Segni, mons. Delio Olivero, don Giuliano Savina e Livia Ottolenghi.

    Da un paio d’anni, soprattutto per quanto successo dopo il massacro di Hamas del 7 ottobre 2023, il dialogo – già di per sé non facile - tra cattolici ed ebrei arranca. A dire il vero, a partire dal Concilio ecumenico vaticano II (vedi in particolare il punto 4 della Dichiarazione Nostra Aetate del 1965) si è caratterizzato come dialogo – certo approfondito - tra addetti ai lavori più che vera e propria comprensione e condivisione quotidiana a livello popolare (dove si è rivelato più superficiale). Tuttavia in questi mesi anche ad alto livello non sono mancate polemiche aspre condite da giudizi sferzanti da una parte e dall’altra. Si è sentito non raramente in ambito cattolico un rivelatore “Ah, questi ebrei…quanto sono suscettibili…reagiscono male a ogni critica!”, derivato anche da una distinzione insufficiente tra politica (scellerata) del governo israeliano (comunque sostenuto da una maggioranza di elettori israeliani) e mondo ebraico. In quest’ultimo ambito poi si è percepito un risentimento, quasi un astio verso la controparte, accusata in sostanza di essere “filo-palestinese” e addirittura “filo-Hamas” (nel mirino papa Francesco, il cardinale patriarca Pizzaballa e ultimamente anche il cardinale Parolin).

    E allora …non poteva capitare in un momento più adatto la presentazione  - avvenuta mercoledì 5 novembre 2025 - delle “Schede per conoscere l’ebraismo” (24 in tutto, ma suscettibili di aumentare) elaborate in sette anni a quattro mani da un gruppo di esperti della Conferenza episcopale italiana (Cei) e dell’Unione delle Comunità ebraiche italiane (Ucei). Dov’è avvenuta la presentazione? Presso l’ambasciata d’Italia presso la Santa Sede, un cantiere effervescente di iniziative che la portano a essere considerata spesso come un ponte tra attori diversi (quello cattolico non manca mai) in dialogo fecondo e creativo. Le ‘Schede’ erano già state illustrate il 4 giugno scorso ma in sede riservata, in una sala del Ministero dell’Istruzione e del Merito, con l’intervento anche del ministro Giuseppe Valditara.

    Alla presentazione pubblica, dopo il saluto dell’ambasciatore Francesco Di Nitto, sono intervenuti come relatori da parte cattolica il cardinale Matteo Maria Zuppi (presidente della Cei), il vescovo di Pinerolo Delio Olivero (presidente della Commissione episcopale per l’ecumenismo e il dialogo), don Giuliano Savina (direttore dell’Ufficio nazionale ad hoc della Cei). Hanno portato un contributo ebraico la presidente dell’Ucei Noemi Di Segni, il presidente della Comunità rabbinica italiana rav Alfonso Arbib (in videocollegamento), il Rabbino Capo di Roma rav Riccardo Di Segni, l’assessore dell’Ucei alle Politiche educative Livia Ottolenghi. Moderatori Ernesto Diaco (Cei) e rav Ariel Di Porto (Ucei).

     

    IL CARD. ZUPPI E L’AMICIZIA EBRAICO-CRISTIANA

    E’ stata un’occasione importante per ricucire ufficialmente un’amicizia, mai in fondo venuta meno, perché – come ha rilevato il cardinale Zuppi – “un’amicizia vera non ignora le difficoltà, ma le affronta”. E’ un’amicizia di antica data quella di Zuppi con la Comunità ebraica di Roma, derivata già dalla frequentazione della stessa scuola (il liceo Virgilio) di Riccardo Di Segni (che l’ha frequentata qualche anno prima) e rafforzata dalla militanza del cardinale in quella Comunità di Sant’Egidio da sempre vicina alla vita del Portico d’Ottavia.

    “Schede per conoscere l’ebraismo”… eh sì, perché – come ha ricordato mons. Olivero citando Paul Ricoeur (filosofo francese di confessione protestante) – “il non-riconoscimento ferisce il soggetto nella sua stessa capacità di esistere”.

     

    RICCARDO DI SEGNI: IMMAGINE DELLA SHOAH IN CRISI, VENIAMO INSULTATI, BISOGNA PUNTARE SUL POSITIVO, SULLA CONOSCENZA DELL’EBRAISMO

    Conoscere oggi è ancora più importante di sempre. Ha rilevato nel suo intervento Riccardo Di Segni che, come gli ha detto recentemente un ministro della Repubblica  tra i giovani sta dilagando il “mito di Gaza”, mentre la Shoah non suscita più quelle emozioni provate dai coetanei di alcuni anni fa. “Nel passato i testimoni della Shoah o i loro congiunti o rappresentanti andavano nelle scuole. Oggi non più, perché veniamo insultati”. Proprio per questo, ha evidenziato il Rabbino Capo di Roma, le ‘Schede’ possono costituire una svolta: nei 24 capitoli la Shoah ( “la cui immagine è entrata in crisi nella comunicazione”) è molto marginale. E il discorso viene portato dal piano – negativo -  delle sofferenze ebraiche subite a quello – positivo – della conoscenza di fondamenti utili anche a ricordare ai cattolici le loro radici.

     

    IL CARD. ZUPPI E IL RIPASSO DEI FUORI-CORSO

    Le ‘Schede’ saranno utilizzate dagli insegnanti di religione cattolica nelle loro lezioni. Benissimo. Tuttavia si pone l’esigenza di allargare il discorso all’intero mondo educativo, non confinandolo in una sorta di riserva per pochi. Un comparto, comunque, che “merita maggior attenzione”, come ha detto il cardinale Zuppi. Il quale ha postillato: “Tutti quanti abbiamo bisogno di un ripasso delle nostre conoscenze”. Dunque le ‘Schede’ – “applicazione concreta della Nostra Aetate” - dovrebbero essere fruite non solo dagli studenti, ma anche “dai fuori-corso… e siamo tantissimi!”.

    L’auspicio per un allargamento della platea di beneficiari delle ’Schede è stato fatto proprio da diversi relatori. Anche a livello di scuole ebraiche – ha osservato Noemi Di Segni – andrebbe data quell’informazione sulla fede cristiana, a volte ostacolata da “pregiudizi” e “scarsa conoscenza”. E’ un dialogo reciproco da rafforzare anche per arginare le “strumentalizzazioni” del conflitto israelo-palestinese, ha rilevato la presidente dell’Ucei, che si è augurata anche che in quest’anno del Giubileo cattolico si insista nell’evidenziare le radici ebraiche del cristianesimo. In tal senso le ‘Schede’ sono uno “strumento utilissimo” per “combattere le falsità, cercando la verità”, come ha detto il rav Alfonso Arbib. Il che significa non fermarsi “all’apparenza delle cose, ma andare al di là, perché le falsità si nutrono di apparenza”.

     

    LE ‘SCHEDE’ , UNA ELABORAZIONE A QUATTRO MANI INCOMINCIATA SETTE ANNI FA

    Le ’Schede’ - “punto di svolta, punto di non ritorno” (Diaco) – sono un lavoro in divenire, hanno sottolineato don Giuliano Savina e Livia Ottolenghi. L’obiettivo è anche che oltrepassino le frontiere italiane: già è stata fatta un’edizione in inglese, ne è stata annunciata una in romeno. Livia Ottolenghi ha ricostruito l’iter delle ‘Schede’, incominciato nel 2018, quando si decise da parte cattolica ed ebraica di rafforzare il dialogo a partire dal settore educativo. Un obiettivo “oggi più che mai” necessario e urgente, per contrastare il crescente antisemitismo. E questi sono anche i giorni in cui si ricorda significativamente il sessantesimo anniversario della Nostra Aetate. Molteplici le parole-chiave dell’opera per Savina e Ottolenghi. Da “collaboranza” (vedi Chat GPT, collaborazione più alleanza) a “condivisione”, da “promozione” a “coesione sociale”. Infine ad “amicizia”.

    Le 24 schede permettono di acquisire una conoscenza di base dell’ebraismo e anche dei suoi rapporti con il cristianesimo. Si incomincia con i capitoli su Bibbia ebraica e Torah. Si affrontano poi temi come “Giustizia e misericordia”, “Precetti e valori”, “La donna nella cultura ebraica”. Saranno probabilmente molto letti i capitoli dedicati a “Gesù/Yeshua ebreo” e “Paolo/Shaul ebreo”. Proprio come è prevedibile lo siano quelli su “Il popolo d’Israele e la terra d’Israele” e il conclusivo intitolato “Israele” (sulla storia dello Stato ebraico, unico capitolo scritto senza l’apporto di religiosi, ma solo di laici… vi abbiamo trovato un’osservazione che ci sembra un po’ troppo drastica: “…l’articolo 80 dello Statuto dell’ONU confermò la legittimità del nuovo Stato, confutando la falsa e cinica affermazione che Israele sia nato come risarcimento per la Shoah”. A dire il vero ci pare legittimo ipotizzare che la nascita dello Stato di Israele sia dovuta anche alle emozioni e ai sensi di colpa suscitati dalla tragedia della Shoah…). Non mancherà per finire abbondanza di lettori per due capitoli particolari, anch’essi importanti per comprendere la vita ebraica quotidiana: “Ebraismo a tavola” e  “Riso e gioia, umorismo e ironia”. Buona lettura in laetitia!

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