LEONE XIV/PACE, NOSTRA AETATE E EBRAISMO – PIZZABALLA – MERKEL – SACHS – di GIUSEPPE RUSCONI – www.rossoporpora.org – 31 ottobre 2025
Due importanti discorsi di papa Leone XIV: sulla pace a conclusione dell’Incontro internazionale di Sant’Egidio (28 ottobre), su ‘Nostra aetate’ e antisemitismo nell’udienza generale del 29 ottobre. Il card. Pizzaballa su Terra Santa, farisei e pubblicani nell’omelia della messa di apertura di ‘Osare la pace’ (26 ottobre). L’ex- cancelliera Angela Merkel e l’economista Jeffrey Sachs sulla guerra in Ucraina.
PAPA LEONE XIV: DAL DISCORSO A CHIUSURA DELL’INCONTRO INTERNAZIONALE ‘OSARE LA PACE’, Colosseo-Arco di Costantino, 28 ottobre 2025
MAI LA GUERRA E’ SANTA, SOLO LA PACE E’ SANTA! LA PACE E’ LA PRIORITA’ DI OGNI POLITICA. DIO CHIEDERA’ CONTO A CHI NON HA CERCATO LA PACE O HA FOMENTATO LE TENSIONI E I CONFLITTI
Si è concluso con un vibrante discorso papale il 39.mo Incontro internazionale su religioni e culture in dialogo, promosso come sempre dalla Comunità di Sant’Egidio (vedi anche https://www.rossoporpora.org/rubriche/vaticano/1255-leone-xiv-mov-pop-zuppi-burke-riccardi-orban-in-vaticano.html ). Diamo conto in questa sede del discorso di papa Leone nella cerimonia di chiusura – preceduta da un momento di preghiera - svoltasi al Colosseo e davanti all’Arco di Costantino, in uno scenario molto suggestivo, presenti i rappresentanti delle principali religioni mondiali (tra l’altro folte le delegazioni ebraica e musulmana). Più oltre torneremo anche sull’omelia del card. Pierbattista Pizzaballa durante la messa inaugurale di domenica 26 ottobre nella basilica di San Giovanni in Laterano. Dal discorso papale (pronunciato con una forte sottolineatura vocale dei passi più importanti e applaudito più volte a scena aperta) estrapoliamo alcuni brani indubbiamente di spessore.
. (la guerra non risolve i conflitti, la preghiera aiuta): Abbiamo pregato per la pace secondo le nostre diverse tradizioni religiose e ora ci siamo raccolti insieme per lanciare un messaggio di riconciliazione. I conflitti sono presenti ovunque ci sia vita, ma non è la guerra che aiuta ad affrontarli, né a risolverli. La pace è un cammino permanente di riconciliazione. Vi ringrazio perché siete venuti qui a pregare per la pace, mostrando al mondo quanto la preghiera sia decisiva. Il cuore umano deve infatti disporsi alla pace e nella meditazione si apre, nella preghiera esce da sé. Rientrare in sé stessi per uscire da sé stessi. Questo testimoniamo, offrendo all’umanità contemporanea gli immensi tesori di antiche spiritualità. (…) Basta guerre, con i loro dolorosi cumuli di morti, distruzioni, esuli! Noi oggi, insieme, manifestiamo non solo la nostra ferma volontà di pace, ma anche la consapevolezza che la preghiera è una grande forza di riconciliazione.
. (l’intuizione storica di papa Wojtyla): San Giovanni Paolo II, il 27 ottobre 1986, invitò i leader religiosi del mondo ad Assisi a pregare per la pace: mai più l’uno contro l’altro, ma l’uno accanto all’altro. Fu un momento storico, una svolta nei rapporti tra le religioni. Nello “spirito di Assisi”, anno dopo anno, sono continuati questi incontri di preghiera e dialogo, che hanno creato un clima di amicizia tra i leader religiosi e hanno accolto tante domande di pace. Il mondo oggi pare essere andato nella direzione opposta, ma noi ricominciamo da Assisi, da quella coscienza del nostro compito comune, da quella responsabilità di pace. Ringrazio la Comunità di Sant’Egidio e tutte le organizzazioni, cattoliche e non solo, che, spesso controcorrente, tengono vivo questo spirito.
. (a 60 anni dalla Dichiarazione ‘Nostra aetate’): La preghiera nello “spirito di Assisi”, per la Chiesa cattolica, si fonda sulla base solida espressa dalla Dichiarazione Nostra aetate del Concilio Vaticano II, cioè sul rinnovamento del rapporto tra la Chiesa cattolica e le religioni. E della Dichiarazione Nostra aetate proprio oggi celebriamo il sessantesimo anniversario di promulgazione: era il 28 ottobre 1965. Insieme ribadiamo l’impegno al dialogo e alla fraternità, voluto dai padri conciliari, che ha dato tanti frutti.
. (mai la guerra è santa, solo la pace è santa): Lo scorso anno vi siete incontrati a Parigi e Papa Francesco vi aveva scritto per l’occasione: “Dobbiamo allontanare dalle religioni la tentazione di diventare strumento per alimentare nazionalismi, etnicismi, populismi. Le guerre si inaspriscono. Guai a chi cerca di trascinare Dio nel prendere parte alle guerre!”. Faccio mie queste parole e ripeto con forza: mai la guerra è santa, solo la pace è santa, perché voluta da Dio! Con la forza della preghiera, con mani nude alzate al cielo e con mani aperte verso gli altri, dobbiamo far sì che tramonti presto questa stagione della storia segnata dalla guerra e dalla prepotenza della forza e inizi una storia nuova. Non possiamo accettare che questa stagione perduri oltre, che plasmi la mentalità dei popoli, che ci si abitui alla guerra come compagna abituale della storia umana. Basta! È il grido dei poveri e il grido della terra. Basta! Signore, ascolta il nostro grido!
. (la pace è la priorità di ogni politica): La cultura della riconciliazione vincerà l’attuale globalizzazione dell’impotenza, che sembra dirci che un’altra storia è impossibile. Sì, il dialogo, il negoziato, la cooperazione possono affrontare e risolvere le tensioni che si aprono nelle situazioni conflittuali. Devono farlo! Esistono le sedi e le persone per farlo. “Mettere fine alla guerra è dovere improrogabile di tutti i responsabili politici di fronte a Dio. La pace è la priorità di ogni politica. Dio chiederà conto a chi non ha cercato la pace o ha fomentato le tensioni e i conflitti, di tutti i giorni, i mesi, gli anni di guerra”. Questo è l’appello che noi leader religiosi rivolgiamo con tutto il cuore ai governanti. Facciamo eco al desiderio di pace dei popoli. Ci facciamo voce di chi non è ascoltato e non ha voce. Bisogna osare la pace!
PAPA LEONE XIV: DALL’UDIENZA GENERALE, mercoledì 29 ottobre 2025, Piazza San Pietro
‘NOSTRA AETATE’: LA CHIESA NON TOLLERA L’ANTISEMITISMO E LO COMBATTE. LE CIRCOSTANZE POLITICHE E LE INGIUSTIZIE DI ALCUNI NON CI DISTOLGANO DALL’AMICIZIA CON GLI EBREI (NdR: E’ una sottolineatura molto importante questa, che distingue chiaramente tra religione e politiche governative, insomma tra ebraismo e condotte dello Stato di Israele)
. (a 60 anni da Nostra aetate ): Sessant’anni fa, il 28 ottobre 1965, il Concilio Vaticano II, con la promulgazione della dichiarazione Nostra aetate, aprì un nuovo orizzonte di incontro, rispetto e ospitalità spirituale. Questo luminoso Documento ci insegna a incontrare i seguaci di altre religioni non come estranei, ma come compagni di viaggio sulla via della verità; a onorare le differenze affermando la nostra comune umanità; e a discernere, in ogni ricerca religiosa sincera, un riflesso dell’unico Mistero divino che abbraccia tutta la creazione.
. (fondamentali nella Dichiarazione i rapporti con l’ebraismo, al punto 4, il più articolato): In particolare, non va dimenticato che il primo orientamento di Nostra aetate fu verso il mondo ebraico, con cui San Giovanni XXIII intese rifondare il rapporto originario. Per la prima volta nella storia della Chiesa doveva così prendere forma un trattato dottrinale sulle radici ebraiche del cristianesimo, che sul piano biblico e teologico rappresentasse un punto di non ritorno. “Il popolo del Nuovo Testamento è spiritualmente legato con la stirpe di Abramo. La Chiesa di Cristo infatti riconosce che gli inizi della sua fede e della sua elezione si trovano già, secondo il mistero divino della salvezza, nei patriarchi, in Mosè e nei profeti” (NA, 4). Così, la Chiesa, “memore del patrimonio che essa ha in comune con gli Ebrei, e spinta non da motivi politici, ma da religiosa carità evangelica, deplora gli odi, le persecuzioni e tutte le manifestazioni dell’antisemitismo dirette contro gli Ebrei in ogni tempo e da chiunque” (ibid.). Da allora, tutti i miei predecessori hanno condannato l’antisemitismo con parole chiare. E così anch’io confermo che la Chiesa non tollera l'antisemitismo e lo combatte, a motivo del Vangelo stesso.
. (circostanze politiche e ingiustizie di alcuni non ci distolgano dall’amicizia con gli ebrei): Oggi possiamo guardare con gratitudine a tutto ciò che è stato realizzato nel dialogo ebraico-cattolico in questi sei decenni. Ciò non è dovuto solo allo sforzo umano, ma all’assistenza del nostro Dio che, secondo la convinzione cristiana, è in sé stesso dialogo. Non possiamo negare che in questo periodo ci siano stati anche malintesi, difficoltà e conflitti, che però non hanno mai impedito la prosecuzione del dialogo. Anche oggi non dobbiamo permettere che le circostanze politiche e le ingiustizie di alcuni ci distolgano dall’amicizia, soprattutto perché finora abbiamo realizzato molto.
. (dialogo con tutte le religioni): Lo spirito della Nostra aetate continua a illuminare il cammino della Chiesa. Essa riconosce che tutte le religioni possono riflettere “un raggio di quella verità che illumina tutti gli uomini” (n. 2) e cercano risposte ai grandi misteri dell’esistenza umana, così che il dialogo deve essere non solo intellettuale, ma profondamente spirituale. La Dichiarazione invita tutti i cattolici – vescovi, clero, persone consacrate e fedeli laici – a coinvolgersi sinceramente nel dialogo e nella collaborazione con i seguaci di altre religioni, riconoscendo e promuovendo tutto ciò che è buono, vero e santo nelle loro tradizioni (cfr ibid.). Questo è oggi necessario praticamente in ogni città del mondo dove, a motivo della mobilità umana, le nostre diversità spirituali e di appartenenza sono chiamate a incontrarsi e a convivere fraternamente.
. (agire insieme…): Quindi, cari fratelli e sorelle, a sessant’anni dalla Nostra Aetate, possiamo chiederci: cosa possiamo fare insieme? La risposta è semplice: agiamo insieme. Più che mai, il nostro mondo ha bisogno della nostra unità, della nostra amicizia e della nostra collaborazione. Ciascuna delle nostre religioni può contribuire ad alleviare le sofferenze umane e a prendersi cura della nostra casa comune, il nostro pianeta Terra. Le nostre rispettive tradizioni insegnano la verità, la compassione, la riconciliazione, la giustizia e la pace. Dobbiamo riaffermare il servizio all'umanità, in ogni momento. Insieme, dobbiamo essere vigilanti contro l’abuso del nome di Dio, della religione e dello stesso dialogo, nonché contro i pericoli rappresentati dal fondamentalismo religioso e dall'estremismo.
. (…anche nell’affrontare lo sviluppo dell’intelligenza artificiale): Dobbiamo anche affrontare lo sviluppo responsabile dell’intelligenza artificiale, perché, se concepita in alternativa all’umano, essa può gravemente violarne l’infinita dignità e neutralizzarne le fondamentali responsabilità. Le nostre tradizioni hanno un immenso contributo da dare per l’umanizzazione della tecnica e quindi per ispirare la sua regolazione, a protezione dei diritti umani fondamentali.
CARD. PIZZABALLA: IL CORAGGIO DI OSARE LA PACE ANCHE IN TERRA SANTA. FARISEI E PUBBLICANI
La messa inaugurale dell’Incontro internazionale ‘Osare la pace’ è stata presieduta domenica 26 ottobre 2025 in San Giovanni in Laterano dal cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca di Gerusalemme dei Latini. La sua omelia ha preso spunto dal Vangelo del giorno, quello della parabola del fariseo e del pubblicano, saliti al tempio per pregare (Lc 18, 9-14)…
. ( il fariseo, il pubblicano): Siamo dunque nel tempio, dove due uomini salgono per pregare. Due uomini, due preghiere, due cuori. Uno si presenta con l’orgoglio di chi si ritiene giusto; l’altro con l’umiltà di chi si riconosce peccatore. Il fariseo, pur osservando la Legge, non entra in relazione con Dio. Alza lo sguardo, ma non guarda a Dio: vede solo se stesso. Parla di sé, si confronta con gli altri, giudica. Non è descritto come ipocrita: è sinceramente religioso, e compie persino più di quanto la Legge richieda. Proprio per questo si sente a posto, con la coscienza tranquilla, e si ritiene migliore degli altri. Il pubblicano, invece, si affida. Tiene lo sguardo abbassato, ma è guardato da Dio, a differenza del fariseo. Riconosce il proprio peccato senza giustificarsi, senza difendere la propria condotta. Non minimizza i propri errori, ma si presenta davanti a Dio così com’è, senza maschere. Non cerca scuse, non si paragona, non si assolve da solo. Si limita a dire: “O Dio, abbi pietà di me peccatore”, e così si pone davanti a Dio nella verità. La verità di chi riconosce che solo Dio è giusto, e che nella Sua giustizia accoglie ogni uomo, anche il peccatore. In Dio, misericordia e giustizia sono inseparabili: fare giustizia significa perdonare.
. (quanti farisei nel mondo!) L’atteggiamento del fariseo è più diffuso di quanto sembri. È l’atteggiamento di chi confida nella forza, nella superiorità morale, nella presunzione di essere nel giusto. Di chi, di conseguenza, si arroga il diritto di giudicare gli altri e di interpretarli a proprio piacimento: “Ti ringrazio perché non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adulteri, e neppure come questo pubblicano” (Lc 18,11). Un atteggiamento che può annidarsi non solo nel cuore delle persone, ma anche in molte istituzioni, noi compresi. Un atteggiamento che, anziché costruire relazioni con Dio e tessere legami giusti con l’uomo, innalza barriere, genera incomprensione, fomenta violenza. Quanta sofferenza si può causare in nome della propria idea di giustizia, imposta e fuori da un contesto di rispetto e di ascolto!
. (Terra Santa e idea della forza risolutiva): Penso, in questo momento, alla nostra Terra Santa. Un odio profondo e lacerante ci ha invaso, creando divisioni tra i popoli e all’interno degli stessi popoli. Opinioni legittimamente diverse si trasformano in giudizi taglienti, che feriscono profondamente le relazioni. Come il fariseo, anche oggi molti si ergono a giudici, convinti di essere nel giusto. Ma il Vangelo ci ricorda che non è la forza del nostro giudizio a giustificarci, bensì la verità del nostro cuore davanti a Dio. Domina l’idea che la forza sia condizione necessaria per costruire la pace, che solo con le armi si possa imporre una soluzione giusta ai conflitti, che per fare giustizia sia necessario annientare l’avversario. Eppure, abbiamo visto quali macerie materiali, umane e spirituali tutto questo ha prodotto. Il nostro tempo sembra segnato da conflitti, da ferite aperte, da popoli che si guardano con sospetto o con paura. Ognuno è convinto di essere nel giusto, che ciò che ha fatto e continua a fare sia legittimo, persino necessario. È un circolo vizioso difficile da spezzare. Certo, c’è anche tanto dolore. Una sofferenza autentica, che merita rispetto e ascolto, e che nessuno ha il diritto di minimizzare.
. (costruire la pace): La pace si fonda sulla fede e sulla conversione a Dio. Sullo stare nel modo giusto davanti a Lui, come il pubblicano, non come il fariseo. Quando riconosciamo che senza Dio non possiamo nulla. Se invece costruiamo la convivenza umana solo su modelli esclusivamente umani, sull’idea di potenza e di superiorità, allora costruiamo sulla sabbia. Un edificio che, alla fine, crollerà. Quando l’uomo si fa padrone di se stesso, finisce per rovinarsi. Quando le istituzioni, anziché servire le proprie comunità, si sentono superiori e autosufficienti, generano rovina. La pace non si costruisce con le dichiarazioni, ma con cuori che si lasciano toccare da Dio e dall’altro. (…) La pace non è soltanto una convenzione sociale, un armistizio, una tregua o l’assenza di guerra, frutto di sforzi diplomatici o di equilibri geopolitici, pur necessari. La pace è riconoscere la verità e la dignità di ogni uomo, è saper vedere nell’altro il volto di Dio. Quando il volto dell’altro si dissolve, svanisce anche il volto di Dio, e con esso la possibilità di una pace autentica. Nessuno è un’isola: distruggere il volto dell’altro significa dissolvere anche il proprio.
. (parole esigenti e i pubblicani di oggi): La pace è frutto di giustizia, di verità, di misericordia. È il volto di Dio che si riflette nei nostri volti, quando ci lasciamo riconciliare con Lui e tra di noi. Misericordia, giustizia, verità, pace: parole centrali nella vita del mondo, ma che possono sembrare lontane dall’esperienza concreta di tanti popoli. Parole esigenti, che in Terra Santa – da dove provengo – suscitano talvolta persino fastidio. Perché appaiono come slogan, parole vuote, distanti dalla realtà di chi è schiacciato da conflitti atavici. Eppure, la testimonianza di persone coraggiose – i pubblicani di oggi – anche nel dramma del nostro tempo, ha restituito concretezza e verità a queste parole. È la testimonianza di chi sa battersi il petto (Lc 18,13), riconoscersi bisognoso di misericordia, e perciò capace di offrirla; di chinarsi sulle ferite altrui; di scorgere negli altri il volto di Dio. Giovani che il 7 ottobre hanno perso gran parte della loro famiglia e oggi dedicano il loro tempo ad aiutare altre famiglie devastate da quel giorno. Altri che, sotto le bombe, offrono protezione. Famiglie affamate che condividono il poco che hanno a chi ha perduto proprio tutto. Giovani che rischiano la vita per soccorrere feriti e malati. Madri che si uniscono per prendersi cura dei bambini rimasti soli. Insegnanti senza scuola che non rinunciano a cercare i loro alunni per continuare a istruirli. E tanti altri ancora. Abbiamo bisogno di questi testimoni. (…) Saranno loro a ricostruire nuovi modelli di convivenza dalle macerie di questo tempo.
GUERRA IN UCRAINA: ANGELA MERKEL RICORDA E JEFFREY SACHS SINTETIZZA
La guerra in Ucraina prosegue e continua a mietere morti, feriti, sfollati, profughi, distruzioni. Per il momento non si vede via d’uscita immediata (nonostante resti in piedi l’opzione di incontro Trump-Putin a Budapest) per un conflitto che ha cause diverse, tra cui certamente un espansionismo della Nato tale da allarmare sempre più una Russia che si è sentita minacciata nella propria esistenza tanto da adottare, come purtroppo sappiamo, contromisure estreme. A tale proposito sembra interessante proporre a chi ci legge quanto dichiarato in tempi recenti da due indubbi conoscitori della politica internazionale in riferimento ai rapporti tra Occidente e Russia: l’ex-cancelliera tedesca Angela Merkel e l’economista Jeffrey Sachs (che è stato tra l’altro consulente negli Anni Novanta dei presidenti russi Gorbaciov e Eltsin, del presidente ucraino Kuchma e successivamente, negli Anni Duemila, consigliere speciale di tre segretari generali dell’ONU, Annan, Ki-Moon e Guterres). Da notare che Sachs è stato molto apprezzato per le sue idee sullo sviluppo sostenibile da papa Francesco, che l’ha nominato membro ordinario della Pontificia Accademia delle Scienze Sociale (sui temi etici invece Sachs è incompatibile con la dottrina cattolica, considerate le sue note posizioni sull’aborto come strumento per ridurre la cosiddetta sovrappopolazione).
Angela Merkel ha sempre coltivato e coltiva una forte amicizia per l’Ungheria e non sorprende che il primo ottobre sia andata a Budapest, ricevuta con gli onori di un capo di Stato in carica da Viktor Orban (“Una volta cancelliera, per noi è sempre cancelliera”, così il premier magiaro), con cui ha discusso di Ucraina e Unione europea, ammirando poi dall’alto insieme a lui il panorama sempre suggestivo della città danubiana. L’occasione per la trasferta a Budapest era la presentazione della traduzione in ungherese della sua autobiografia “Freiheit” (Libertà). Per tre quarti d’ora ha poi risposto alle domande del giornalista Márton Gulyás del portale online Partizán, liberale di sinistra. Argomento dell’intervista (nostra traduzione dal tedesco): si sarebbe potuta evitare la guerra in Ucraina?
Un tema su cui non mancano le opinioni più diverse. Angela Merkel, da cancelliera tedesca, si era molto impegnata insieme con la Francia per un cessate il fuoco nel conflitto tra governo di Kiev e autorità separatiste filorusse del Donbass, favorendo la stipula degli Accordi di Minsk, in particolare di quello del 2015. Ma in realtà il conflitto (“a bassa intensità”) era continuato per le numerose violazioni degli Accordi commesse sia da Kiev che da Mosca. Nell’estate del 2021 accadde qualcosa: “Percepii che gli Accordi di Minsk, che avrebbero dovuto assicurare la pace in Ucraina, non erano più presi sul serio da Putin”– ha detto l’ex-cancelliera nell’intervista a Partizán. Con il presidente francese Macron propose allora all’Unione europea di intavolare in quanto tale colloqui diretti con Putin. Purtroppo “alcuni Stati si opposero. In particolare gli Stati baltici, ma anche la Polonia, poiché essi temevano che l’Unione europea finisse per dividersi sull’atteggiamento da tenere con la Russia”.
Angela Merkel si è poi chiesta: “Putin avrebbe invaso l’Ucraina, se non ci fosse stato il Coronavirus? Rispondendosi: “Nessuno può dirlo”. E aggiungendo: “Putin per paura del Coronavirus non ha preso parte al G-20 del 2021. Quando non ci si può incontrare, quando non ci si può guardare negli occhi illustrando le differenze di opinione, non si trova più nessun compromesso. Le videoconferenze non sono sufficienti. Il Coronavirus ha cambiato la politica mondiale”.
Fin qui Angela Merkel (le cui dichiarazioni hanno suscitato forti reazioni in Germania).
Di Jeffrey Sachs riproduciamo invece alcune risposte date nell’intervista rilasciata a Salvatore Cannavò de Il Fatto Quotidiano e pubblicata nell’edizione cartacea del 23 ottobre 2025, sotto il titolo “Il modo per finirla (NdR: la guerra in Ucraina) rimane uno solo: rinuncia alla Nato”.
. (posizione di Zelensky): La posizione di Zelensky non ha un grammo di attitudine al compromesso politico. Insiste sull’adesione dell’Ucraina alla Nato, sulla restituzione di tutti i territori, compresa la Crimea, e persino sul pagamento di risarcimenti da parte della Russia. Ma perché la Russia dovrebbe accettare un cessate il fuoco con Zelensky a queste condizioni? Non credo proprio che possa farlo e quindi la situazione è bloccata.
. (sui politici dell’Unione europea): I politici europei – in particolare Keith Starner, Emmanuel Macron e Friedrich Merz – sono semplicemente dei guerrafondai. Sospetto ormai che siano semplicemente degli agenti della propria industria degli armamenti. E, in ogni caso, sono profondamente detestati e diffidati dai propri cittadini. Sono politici falliti. L’opinione pubblica non vuole altre guerre.
. (importanza del complesso militare-industriale): La guerra in Ucraina è un progetto a lungo termine del complesso militare –industriale (Mic) statunitense ed europeo che risale a più di 30 anni fa, quando fu concordato il progetto di allargamento della Nato. Il Mic ha commesso un grave errore di calcolo, credendo che la Russia avrebbe ceduto da tempo alle pressioni, alle sanzioni e alle armi occidentali.
. (rinvio dell’incontro Trump-Putin a Budapest): Il problema è che Trump, come Zelensky, evita la politica reale. Vuole che i combattimenti cessino senza ammettere chiaramente che servirebbe dichiarare la fine della strategia di allargamento della Nato e stabilire una neutralità dell’Ucraina, e senza fare altre concessioni alle preoccupazioni della Russia in materia di sicurezza.
