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    LEONE XIV/MOV. POP. - ZUPPI - BURKE - RICCARDI - ORBAN IN VATICANO

    LEONE XIV/MOV. POP. – ZUPPI -BURKE – RICCARDI - ORBAN IN VATICANO - di GIUSEPPE RUSCONI – www.rossoporpora.org – 28 ottobre 2025

    Un discorso di forte impatto di Leone XIV per il Giubileo dei Movimenti popolari: “Sono con voi!”). Il card. Zuppi al Movimento per la Vita. Dall’omelia del card. Burke nella messa pontificale in San Pietro per il pellegrinaggio tradizionalista. Un’intervista di Andrea Riccardi a La Stampa su ‘Osare la pace’. Ancora Zuppi sul tema. Viktor Orbán in Vaticano per la pace in Ucraina.

     

    PAPA LEONE XIV: DALL’UDIENZA GIUBILARE AI MOVIMENTI POPOLARI, AULA NERVI, 23 OTTOBRE 2025

    L’udienza giubilare è stata inserita nel contesto del V Incontro internazionale dei Movimenti popolari presso lo Spin Time, l’immobile occupato e trasformato in centro sociale (400 le persone ospitate, decine le associazioni) di via Santa Croce in Gerusalemme. All’incontro, cui il card. Vicario di Roma Baldo Reina ha portato il saluto inaugurale, hanno partecipato tra gli altri anche il card. gesuita Michael Czerny, prefetto del Dicastero dello sviluppo umano integrale e il card. Konrad Krajewski, Elemosiniere di Sua Santità che nel 2018 riattaccò la corrente dell’immobile staccata per morosità (circa 300mila euro).

    . (Tierra, techo, trabajo: diritti sacri): Più di dieci anni fa, qui in Vaticano, Papa Francesco vi ha detto che eravate venuti per piantare una bandiera. Cosa c’era scritto? “Terra, casa e lavoro”. “Tierra, techo, trabajo”, come ci ha detto Guadalupe poco fa. Era una “cosa nuova” per la Chiesa, ed era una cosa buona! Facendo eco alle richieste di Francesco, oggi dico: la terra, la casa e il lavoro sono diritti sacri, vale la pena lottare per essi, e voglio che mi sentiate dire “Ci sto!”, “sono con voi”! Chiedere terra, casa e lavoro per gli esclusi è una “cosa nuova”? Visto dai centri del potere mondiale, certamente no; chi ha sicurezza finanziaria e una casa confortevole può considerare queste richieste in qualche modo superate. Le cose veramente “nuove” sembrano essere i veicoli autonomi, oggetti o vestiti all’ultima moda, i telefoni cellulari di fascia alta, le criptovalute e altre cose di questo genere. Dalle periferie, però, le cose appaiono diverse; lo striscione che sventolate è così attuale che merita un intero capitolo nel pensiero sociale cristiano sugli esclusi nel mondo di oggi.

    . (dallo Spin Time al Vaticano: la Chiesa è con voi): Oggi portate di nuovo lo stendardo della terra, della casa e del lavoro, camminando insieme da un centro sociale – Spin Time – al Vaticano. Questo camminare insieme testimonia la vitalità dei movimenti popolari come costruttori di solidarietà nella diversità. La Chiesa deve essere con voi: una Chiesa povera per i poveri, una Chiesa che si protende, una Chiesa che corre dei rischi, una Chiesa coraggiosa, profetica e gioiosa!

    . (il ricordo del Perù): Come Vescovo in Perù, sono felice di aver sperimentato una Chiesa che accompagna le persone nei loro dolori, nelle loro gioie, nelle loro lotte e nelle loro speranze. Questo è un antidoto contro un’indifferenza strutturale che si va diffondendo e che non prende sul serio il dramma di popoli spogliati, derubati, saccheggiati e costretti alla povertà.

    . (la denuncia di Leone XIII): Quando il mio predecessore Leone XIII scrisse la Rerum novarum alla fine del XIX secolo, non si concentrò sulla tecnologia industriale o sulle nuove fonti di energia, ma piuttosto sulla situazione dei lavoratori.  È qui che risiede la forza evangelica del suo messaggio: l’attenzione principale era rivolta alla situazione dei poveri e degli oppressi di quel tempo. E, per la prima volta e con assoluta chiarezza, un Papa disse che le lotte quotidiane per la sopravvivenza e per la giustizia sociale erano di fondamentale importanza per la Chiesa. Leone XIII denunciò la sottomissione della maggioranza al potere “di pochi; così che un piccolo numero di uomini molto ricchi ha potuto imporre alle masse brulicanti dei poveri lavoratori un giogo poco migliore della schiavitù stessa”.  Questa era la grande disuguaglianza dell’epoca.

    . (il paradosso odierno dell’esclusione): Quando parliamo di esclusione, ci troviamo anche di fronte a un paradosso. La mancanza di terra, cibo, alloggio e lavoro dignitoso coesiste con l’accesso alle nuove tecnologie che si diffondono ovunque attraverso i mercati globalizzati. I telefoni cellulari, i social network e persino l’intelligenza artificiale sono alla portata di milioni di persone, compresi i poveri. Tuttavia, mentre sempre più persone hanno accesso a Internet, i bisogni primari rimangono insoddisfatti. Assicuriamoci che, quando vengono soddisfatti bisogni più sofisticati, quelli fondamentali non vengano trascurati. Tale arbitrarietà sistemica fa sì che le persone siano private di ciò che è necessario e sommerse da ciò che è accessorio. In breve, la cattiva gestione genera e aumenta le disuguaglianze con il pretesto del progresso. E non avendo al centro la dignità umana, il sistema fallisce anche nella giustizia.

    . (sull’industria farmaceutica): Non vorrei tacere poi sulla “novità” dell’industria farmaceutica, che certamente rappresenta per certi versi un grande progresso, ma non è priva di ambiguità; nella cultura attuale, non senza l’ausilio di certe campagne pubblicitarie, si propina una sorta di culto del benessere fisico, quasi un’idolatria del corpo e, in questa visione, il mistero del dolore è interpretato in modo riduttivo; ciò può portare anche alla dipendenza dall’assunzione di antidolorifici, la cui vendita va ovviamente a incrementare i guadagni delle stesse case di produzione. Ciò ha portato anche alla dipendenza dagli oppioidi, che sta devastando in particolare gli Stati Uniti; si pensi per esempio al fentanil, la droga della morte, la seconda causa di morte tra i poveri in quel Paese. Il dilagare di nuove droghe sintetiche, sempre più letali, non è solo un crimine dei trafficanti di droga, ma è una realtà che ha a che fare con la produzione dei farmaci e con il suo guadagno, privi di un’etica globale.

    . (la Chiesa è con i movimenti popolari): Nell’Esortazione apostolica Dilexi te ho voluto ricordare che “vari movimenti popolari, composti da laici e guidati da leader popolari, [...] sono stati spesso guardati con sospetto e persino perseguitati”. Eppure le vostre lotte sotto la bandiera della terra, della casa e del lavoro per un mondo migliore meritano incoraggiamento. E come la Chiesa ha accompagnato la formazione dei sindacati in passato, oggi dobbiamo accompagnare i movimenti popolari. Questo significa accompagnare l’umanità, camminare insieme nel rispetto condiviso della dignità umana e nel desiderio comune di giustizia, amore e pace. La Chiesa sostiene le vostre giuste lotte per la terra, la casa e il lavoro.(…)  Grazie, grazie a tutti voi! E andate avanti nel cammino, con gioia e speranza! Grazie. Entonces oremos juntos como Jesús nos ha enseñado.

     

    CARD. ZUPPI AL MOVIMENTO PER LA VITA: CHI DIFENDE LA VITA, DIFENDE LA PACE

    Il Movimento italiano per la Vita ha ricordato con un Convegno nelle Marche dal 3 al 5 ottobre 2025 il cinquantesimo del primo Centro di Aiuto alla Vita. Oltre al messaggio papale di apprezzamento a firma del card. Pietro Parolin, appare significativo il messaggio inviato dal presidente della Cei, card. Matteo Maria Zuppi. Ne estrapoliamo qualche passaggio.

    . (Il Movimento per la Vita costruisce il futuro): Carissimi amici del Movimento per la Vita, desidero portarvi il saluto della Chiesa italiana che vi accompagna nel vostro servizio così importante per la Chiesa stessa e per la società. Un servizio che quest’anno celebra i suoi primi 50 anni. Coincide con il Giubileo, dedicato alla speranza. Ed è quella che avete testimoniato e reso possibile con il vostro servizio. Il Movimento per la Vita costituisce un punto di riferimento per chiunque voglia impegnarsi per il bene comune con serietà, coerenza, passione, dedizione, coraggio. Costruisce oggi il futuro e lo regala a tante situazioni purtroppo segnate dalla disperazione, dalla povertà.

    . (perdita del desiderio di trasmettere la vita): Constatiamo la perdita del desiderio di trasmettere la vita, mentre ”l’apertura alla vita con una maternità e paternità responsabile è il progetto che il Creatore ha inscritto nel cuore e nel corpo degli uomini e delle donne, una missione che il Signore affida agli sposi e al loro amore”.

    . (difesa della vita, difesa della pace): Voi siete testimoni di questo amore per la vita sin dal momento in cui essa, piccola e fragile, si accende nel grembo della mamma, e cercate di difenderla quando è minacciata dall’indifferenza o dall’egoismo, fino al suo compimento, nella debolezza che sempre chiede di essere curata e sostenuta.

    Ecco: chi difende la vita difende la pace, perché senza questa ogni vita è minacciata e dispersa. Riconoscere la dignità delle nostre sorelle e dei nostri fratelli più piccoli significa rafforzare la consapevolezza della uguale dignità di tutti. Ed è anche per questo che il vostro servizio è importante: la tutela dell’uomo che comincia ad esistere, e che quindi non è ancora nato, è il punto di partenza per tutelare con decisione la vita di ogni uomo nato in qualsiasi luogo, in qualsiasi condizione e circostanza.

     

    CARD. BURKE: DALL’OMELIA IN SAN PIETRO DURANTE IL PELLEGRINAGGIO SUMMORUM PONTIFICUM, 25 OTTOBRE 2025

    Dal 24 al 26 ottobre 2025 si è svolto il 14.mo pellegrinaggio ad Petri Sedem del Coetus Internationalis Summorum Pontificum che fa riferimento all’omonimo Motu proprio di Benedetto XVI del 2007. Il pellegrinaggio, cui hanno partecipato alcune migliaia di fedeli tradizionalisti, si è aperto venerdì 24 ottobre con i Vespri pontificali presieduti dal card. Matteo Maria Zuppi, presidente della Cei (è la seconda volta dopo quella del 2022) nella basilica di San Lorenzo in Lucina, davanti a una grande folla. Sabato 25 invece il card. Raymond Leo Burke ha presieduto – dopo tre anni di astinenza forzata per il divieto posto da papa Francesco - la messa pontificale all’altare della Cattedra della Basilica di San Pietro (tremila i fedeli, tra cui primeggiavano i giovani). Erano presenti anche i cardinali Walter Brandmüller e Ernest Simoni. Riproduciamo alcuni passi significativi dell’omelia del card. Burke. 

    . (Cristo Re come antidoto alla confusione dilagante): Quando riflettiamo sulla ribellione contro l’ordine e la pace che Dio ha impresso in ogni cuore umano — ribellione che trascina il mondo, e perfino la Chiesa, in una crescente confusione, divisione e distruzione degli altri e di sé stessi — comprendiamo, come comprese Papa Pio XI, l’importanza del nostro culto a Cristo sotto il titolo di Re del Cielo e della Terra. Un simile culto non è una forma di ideologia. Non è l’adorazione di un’idea o di un ideale astratto. È comunione con Cristo Re, soprattutto mediante la Santissima Eucaristia, nella quale comprendiamo, accogliamo e viviamo la nostra stessa missione regale in Lui. È la realtà nella quale siamo chiamati a vivere: la realtà dell’obbedienza alla Legge di Dio scritta nei nostri cuori e nella stessa natura di tutte le cose. È la realtà dei nostri cuori, uniti al Cuore Immacolato di Maria, e che trovano sempre più pienamente il loro riposo nel Sacratissimo Cuore di Gesù.

    . (le virtù dell’Usus Antiquior e la nuova comprensione di Summorum Pontificum): La Messa Pontificale di oggi è celebrata secondo la Forma più antica del Rito Romano, l’ Usus Antiquior. La Chiesa celebra il 18º anniversario della promulgazione del Motu Proprio Summorum Pontificum, con il quale Papa Benedetto XVI ha reso possibile la celebrazione regolare della Messa secondo questa forma, in uso sin dai tempi di San Gregorio Magno. Nel privilegio di partecipare oggi al Santo Sacrificio della Messa, non possiamo non pensare ai fedeli che, nel corso dei secoli cristiani, hanno incontrato il Signore e hanno approfondito la loro vita in Lui attraverso questa venerabile forma del Rito Romano. Molti furono ispirati a praticare l’eroismo della santità, fino al martirio. Coloro fra noi che sono abbastanza anziani da essere cresciuti pregando Dio secondo l’ Usus Antiquior non possono non ricordare quanto esso ci abbia aiutato a mantenere lo sguardo fisso su Gesù, specialmente nel rispondere alla nostra vocazione nella vita. Infine, non possiamo non ringraziare Dio per il modo in cui questa venerabile forma del Rito Romano ha condotto molti alla fede e ha approfondito la vita di fede di coloro che, per la prima volta, ne hanno scoperto l’incomparabile bellezza, grazie alla disciplina stabilita da Summorum Pontificum. Rendiamo grazie a Dio perché, attraverso Summorum Pontificum, tutta la Chiesa va maturando una comprensione e un amore sempre più profondi per il grande dono della Sacra Liturgia, così come ci è stata trasmessa, in una linea ininterrotta, dalla Tradizione Apostolica, dagli Apostoli e dai loro successori.

     

    ANDREA RICCARDI: RIARMO RISCHIOSO, NON SVALUTARE LA DIPLOMAZIA 

    Si conclude oggi con una preghiera per la pace al Colosseo, alla presenza di papa Leone XIV, il 39.mo Incontro internazionale su religioni e culture in dialogo, promosso dalla Comunità di Sant’Egidio. Quest’anno il programma si è sviluppato sotto il motto ‘Osare la pace”. Un tema che il fondatore di Sant’Egidio, Andrea Riccardi, ha evidenziato anche nell’intervista rilasciata a Giacomo Galeazzi e apparsa su ‘La  Stampa’ di giovedì 23 ottobre. Ne ridiamo qualche sapore. 

    . (Gaza e Ucraina): A Gaza la situazione è travagliata ed estremamente complicata. In Ucraina è grave per il rinvio dell’incontro Trump-Putin e il dramma è lo stallo. Lì bisogna dialogare sempre, anche senza precondizioni per un motivo umanitario e uno militare. L’Ucraina soffre troppo, il paese è distrutto, ha dieci milioni di profughi all’estero. Intanto la Russia non riesce a vincere.


    . (Putin): In Alaska non è andata come sperato. Nessuno sa cosa abbia davvero in mente Vladimir Putin ma non c’è alternativa a dialogare senza precondizioni per porre fine alla carneficina e salvare la faccia allo stesso Putin ma anche a Trump e Zelensky. Come diceva durante la guerra fredda il cardinale Achille Silvestrini, ragione diplomatica e militare devono conciliarsi con una via d’uscita decorosa per i protagonisti coinvolti. Putin non riesce ad avere la meglio sul campo, più si combatte più la situazione si impantana».


    . (guerra e industria degli armamenti): Meglio litigare intorno a un tavolo che su un campo di battaglia, come insegna Jean Monnet, tra i padri fondatori dell’Unione europea. Poi più passa il tempo e si fa la guerra più il complesso militare-industriale decide. Dwight Eisenhower che da generale aveva vinto il secondo conflitto mondiale nell’ultimo discorso da presidente Usa mise in guardia da questo pericolo. L’espansione del complesso militare-industriale prende troppo spazio. E anche il riarmo diventa un modo per rafforzare un’economia in crisi».

    . (riarmo parola rischiosa e necessità di una diplomazia incisiva): Riarmo è una parola rischiosa. Se con essa si intente deterrenza serve una diplomazia che funzioni ed oggi non è così. Si sta amplificando uno stallo drammatico.


    . (pace, diplomazia, religioni): (C’è) la svalutazione della diplomazia come lento e costruttivo dialogo che punti a un giusto “compromesso”. Le religioni non possono assistere come spettatori inerti. E in questo periodo vediamo che alcune religioni benedicono la guerra. Lo “spirito di Assisi” inizia da Giovanni Paolo II nell’ottobre 1986 e tendeva a dissociare le religioni dall’attrazione fatale della guerra e farne una forza debole di pace. Sono stata svalutate quelle che Giorgio La Pira chiamava le “tensioni unitive”, screditate in questa che è un’età della forza, un tempo di guerra. E cioè la pace, l’ecumenismo, il dialogo, il negoziato, il disarmo, la cooperazione.

    . (indebolimento della memoria della guerra): Durante la guerra fredda i riferimenti alla cultura della pace non hanno certo impedito i conflitti, ma hanno costituito un limite, un’alternativa. Dalla memoria dell’orrore veniva l’imperativo morale e politico a non oltrepassare alcuni limiti, a fare la pace. La memoria della guerra ha perso valore, la speranza di pace si è indebolita.

     . (incidenza delle religioni): Le religioni hanno alle spalle storie di coinvolgimento nella guerra, fino alla sua sacralizzazione. Si è arrivati persino al punto di proclamare la guerra in nome di Dio. Un’autentica e scandalosa bestemmia. Perciò adesso gli uomini di religione devono insistere perché si passi dall’età della forza all’incontro e al dialogo.

     

    CARD. ZUPPI: I GRANDI CALCOLANO LE CONVENIENZE, GLI UMILI CERCANO LA PACE 

    Tra i relatori dell'Incontro internazionale 'Osare la pace 'promosso da Sant’Egidio anche il santegidino cardinale Matteo Maria Zuppi, delle cui riflessioni riproduciamo qualche scampolo significativo.

    . (La pace come intesa dai grandi e dagli umili): Questo è il problema: bisogna scegliere la pace, combattere la guerra, le sue cause, tutto quello che la favorisce e la rende possibile. Osa la pace chi sceglie di cercarla, amarla, difenderla, costruirla nelle relazioni quotidiane e nella necessaria architettura della pace che regoli i rapporti tra le nazioni. Non sono i grandi che cercano la pace, ma gli umili! I grandi calcolano le convenienze. Gli umili sanno che la pace conviene a tutti. Solo gli umili compiono cose grandi.

    . (mobilitazioni e opinione pubblica): In questi mesi abbiamo visto nei nostri paesi molte persone scendere in piazza per protestare contro la guerra. E non dimentichiamo che se ognuno è un pezzo dell’unica guerra mondiale, questo ci aiuta a essere attenti verso tutti gli altri. Molti dicono: rassegnati, accettala, la guerra è una triste ma ineluttabile realtà della storia dell’uomo. Addirittura qualcuno pensa che sia necessaria, perché purifica e genera cambiamento. Nessuno dice davvero di volerla ma molti si arrendono ad essa. Dimentichiamo che Dio non vuole la guerra dell’uomo contro l’uomo. 

    . (osiamo la pace con Dietrich Bonhoeffer): Tutti, nel piccolo e nel grande, possiamo fare la pace. Nel 1934, un anno dopo l’ascesa al potere di Hitler e solo cinque anni prima dell’inizio della seconda guerra mondiale, il pastore evangelico luterano, Dietrich Bonhoeffer, s’interrogava con profonda e consapevole inquietudine: “Chi invoca la pace, così che il mondo ascolti, sia obbligato ad ascoltare? Perché temiamo l’ululato di rabbia delle potenze mondiali? Perché non sottraiamo loro il potere e lo restituiamo a Cristo? Oggi possiamo ancora farlo. L’ora incalza: il mondo è armato fino ai denti e la diffidenza brilla terribile in ogni occhio, alle fanfare di guerra si può dar fiato domani stesso – che altro aspettiamo? Vogliamo divenire complici come mai lo siamo stati prima? Vogliamo dire a questo mondo non una mezza parola, ma una parola intera, una parola coraggiosa, una parola cristiana. Vogliamo pregare che ci vengano date queste parole oggi stesso; chissà se l’anno prossimo ci riuniremo ancora?”.

    . (non confondiamo sicurezza e guerra): Un incontro come questo ha un valore enorme, è un otre di lacrime da asciugare. Sappiamo che un incontro così disinquina l‘aria elettrica di pregiudizi e ignoranza, contrasta i produttori di odio e di armi, è un ponte per smascherare la disinformazione interessata. Certo, ci misuriamo con quello che, come dice Andrea Riccardi, è il “tempo della forza”. E quindi inevitabilmente della violenza, ad iniziare da quella verbale, offensiva, rozza, falsamente verace che deve apparire risolutiva e convincente e istiga l’inimicizia e l’intolleranza. La forza distrugge o genera sempre altra forza, produce assuefazione tanto che non se può fare a meno. La forza fa credere che questa ci protegga, tanto che diventa l’unica via per risolvere il giusto problema della sicurezza. La forza costringe tutti al rialzo temibile, geometrico, pericoloso delle armi. (…) Osiamo la pace per garantire la sicurezza senza le armi. Non confondiamo mai sicurezza e guerra! Che tradimento è quando questo avviene! Le prime parole che ci ha rivolto Papa Leone hanno chiarito cosa è la pace e anche come la si raggiunge: “disarmata e disarmante”. Scegliere la pace significa disarmare il cuore da parole e gesti violenti, smaltire i semi di odio, pregiudizi, purificare la memoria, scegliere la giustizia e il perdono, perché solo se disarmati possiamo disarmare.

    . (Parlamento europeo ed educazione militare nelle scuole): Mi ha molto addolorato che il Parlamento Europeo in aprile scorso abbia votato una risoluzione in cui si parla di “educare i giovani” alla guerra: “è necessaria una comprensione più ampia delle minacce e dei rischi per la sicurezza al fine di creare (…) una nozione globale di difesa… occorre mettere a punto programmi educativi per i giovani volti a migliorare le conoscenze e a facilitare i dibattiti sulla sicurezza, la difesa e l’importanza delle forze armate” . Le armi – ad iniziare dai coltellini o dalle pistole – si imparano subito! Quello che l’Europa invece deve davvero insegnare è cercare – umanesimo cristiano e umano - una sicurezza senza armi! L’Europa è nata sul “jamais plus” e non può certo accettare un’educazione che faccia illudere che se si vuole la pace bisogna preparare la guerra. Prepariamo la pace, altrimenti la guerra ci distruggerà.

    . (Erasmo da Rotterdam e la pace ingiusta): Erasmo da Rotterdam già nel 1517 disse: “Qualsiasi pace ingiusta è quasi sempre preferibile alla più giusta delle guerre” . Pace e giustizia, certamente. Ma dobbiamo anche dire che giusta è la pace. Altrimenti l’odio si fa cultura, inquina, riempie di fake news, arma i pensieri e le mani. L’odio non è mai inerte. Per questo va disarmato subito, al suo inizio, prima che si trasformi e si diffonda. Però crediamo che anche la pace è contagiosa.

     

    VIKTOR ORBAN IN VATICANO PER LA PACE IN UCRAINA

    Di papi Viktor Orbán ne ha incontrato fin qui quattro, l’ultimo lunedì 27 ottobre 2025. Forse è stato il più importante tra i colloqui avuti con i successori di Pietro, il polacco, il tedesco, l’argentino, l’americano. Infatti è facilmente ipotizzabile che il premier ungherese abbia voluto illustrare a Leone XIV origine, contenuti e prospettive della sua attività di mediatore pragmatico perché le armi tacciano in Ucraina. Ed è altrettanto ipotizzabile che abbia trovato orecchie molto attente, quelle di un uomo come il papa americano che disdegna i fronzoli spesso di rito, vuole capire e mira al sodo. Niente convenevoli dunque per Orbán, ma rigore nell’esporre e tentativo serio di convincere. Un lunedì mattina insomma molto impegnativo per l’ ‘uomo nero’ secondo Bruxelles e tuttavia si può pensare assai soddisfacente: ha trovato interlocutori molto concentrati e interessati sia in Leone XIV che successivamente e molto a lungo nel cardinale Parolin (un diplomatico che vuole e sa ascoltare... ha parlato stamattina 28 ottobre di "un bell'incontro" con il premier ungherese). Del resto le relazioni bilaterali tra Santa Sede e Budapest sono da anni molto buone (“solide” nel comunicato ufficiale). Se papa Francesco di suo ha sempre avuto un debole per l’Ungheria (derivato in particolare dalle sue esperienze argentine con le suore esuli dopo l’insurrezione del 1956), c’è un tema che ha unito e unisce con forza negli sforzi diplomatici i due Stati: quello della ricerca della pace in Ucraina (oltre a quelli della difesa della famiglia e della protezione dei cristiani perseguitati in Medio Oriente e in Africa). Un tema che oggi vede Orbán in primo piano sul proscenio internazionale nel tentativo di concretizzare a Budapest un incontro risolutivo tra Trump e Putin per il momento solo rinviato ma non annullato, l’unico in grado di risparmiare vite umane e nuove distruzioni all’Ucraina. Non è fantascienza, a dispetto degli scongiuri miserevoli delle streghe e degli stregoni di Bruxelles, ipotizzare che l’incontro si faccia, magari a sorpresa, magari anche tra breve (un po’ come è accaduto per Gaza, pur se le due situazioni sono molto diverse).

    Prima dell’incontro in Vaticano aveva scritto Viktor Orbán su Facebook: “Il mondo si sta lentamente abituando alle guerre. Negli ultimi due decenni, i conflitti militari sono divampati uno dopo l'altro in tutto il mondo: dal Caucaso al Medio Oriente, e ora la guerra russo-ucraina che infuria da tre anni. Notizie e immagini di distruzione e vittime di guerra ci piovono addosso. All'inizio siamo scossi, poi rattristati, e infine iniziamo ad abituarci. Ma man mano che il mondo si abitua alle guerre, queste diventano sempre più pericolose, come un incendio in una torrida giornata estiva. Se non facciamo nulla, prima o poi le fiamme raggiungeranno il nostro Paese, le nostre case e il futuro dei nostri figli. Se vogliamo preservare la pace in Ungheria, non possiamo nuotare con la corrente mainstream di Bruxelles".

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