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    LEONE XIV: INTERVISTA, MARTIRI, DIALOGO INTERRELIGIOSO, SUORE COMPIEGNE

    LEONE XIV: INTERVISTA, MARTIRI, DIALOGO INTERRELIGIOSO, SUORE COMPIEGNE – di GIUSEPPE RUSCONI – www.rossoporpora.org – 15 settembre 2025

    La prima intervista da papa di Leone XIV a Crux, noto giornale online statunitense: dalle anticipazioni  (pubblicate anche dal quotidiano peruviano El Comercio). Commemorazione ecumenica a San Paolo dei martiri del XXI secolo. Dialogo interreligioso nel Bangladesh: un messaggio papale. Le carmelitane di Compiègne, canonizzate a dicembre 2024 da papa Francesco, commemorate a Parigi: un telegramma papale a firma Parolin.

     

    Il 14 settembre Robert Francis Prevost, 267.mo papa della Chiesa cattolica, ha compiuto settant’anni. Da tempo, già da quando era priore dell’Ordine degli Agostiniani, conosceva una coppia di giornalisti americani, gli Allen.  Lui, John, voce nota e autorevole nel panorama mediatico statunitense, editore ormai da un decennio del giornale online Crux. Lei, Elise Ann, moglie di John e vaticanista sempre di Crux a Roma. Nessuna meraviglia che la prima intervista di Leone XIV sia stata data proprio a Crux e concretamente a Elise: chi tra i giornalisti conosce per lunga frequentazione un nuovo Papa è indubbiamente favorito nella sua comunicazione…e vien qui spontaneo alla mente il caso dei coniugi giornalisti Stefania Falasca e Gianni Valente in riferimento a Jorge Mario Bergoglio, vecchio amico di famiglia.

    Per festeggiare il compleanno rotondo di Leone XIV uscirà il 18 settembre in spagnolo in Perù una sua biografia a cura di Elise Ann Allen, intitolata “Leon XIV: ciudadano del mundo, misionero del siglo XXI” (successivamente anche in inglese e in portoghese). Alcuni estratti del libro sono stati anticipati domenica da Crux e dal più influente e antico quotidiano peruviano, El Comercio (fondato nel 1839, di tendenza conservatrice). Al centro del libro l’intervista sviluppatasi per diverse ore in due tempi (Castelgandolfo il 10 luglio, appartamento privato nel palazzo del Sant’Uffizio dentro il Vaticano il 30 luglio) Di seguito, in nostra traduzione, riproduciamo alcuni estratti dalle anticipazioni (con la scelta solo di alcuni dei molti temi della lunga intervista) apparse sul giornale edito a Lima sotto il titolo “El papel (compito) de papa es nuevo para mi. Estoy aprendiendo mucho”.

    Domanda su Prevost primo papa statunitense e secondo dell’America latina. Con quale identità si identifica maggiormente?

    Risposta del Papa - Credo che la risposta sia: con tutte e due. Sono, ovviamente, statunitense, e mi sento molto statunitense, però nel contempo amo molto il Perù, il popolo peruviano, per il che è anch’esso parte di quello che sono. La metà della mia vita ministeriale l’ho passata in Perù e di conseguenza la prospettiva latinoamericana è molto preziosa per me. Ciò si riflette perciò nell’apprezzamento che ho per la vita della Chiesa in America latina, che è stato rilevante sia nei miei rapporti con papa Francesco come nel comprendere parte della visione che egli aveva della Chiesa e come procedere sorretti da una vera visione profetica per la Chiesa di oggi e di domani.

    Domanda sui primi due mesi, due mesi e mezzo da Papa e su come consideri il compito derivatone.

    Risposta del Papa - Ho ancora moltissimo da apprendere. Nel compito c’è una rilevante parte pastorale: e in tale contesto sento di essermi potuto muovere senza grandi difficoltà. Ancora mi sorprende la risposta (della gente), quanto continui a essere amica, l’avvicinarmi a persone di ogni età (…) Apprezzo chiunque, apprezzo tutti,  vengano da dove vengano, e li ascolto.

    L’aspetto del tutto nuovo di questo servizio è quello di essere stato elevato al livello di leader mondiale. E’ qualcosa di molto pubblico, la gente conosce le conversazioni telefoniche o sa degli incontri che ho avuto con capi di Stato di vari Paesi di tutto il mondo, in un momento in cui la voce della Chiesa ha un compito importante da svolgere. Sto imparando molto sul come la Santa Sede ha giocato un ruolo nel mondo diplomatico per molti anni (…) Tutto è nuovo per me quanto alla pratica. Sono stato attento all’attualità per molti anni. Sempre ho fatto in modo da restare aggiornato, però il compito da Papa è certamente nuovo per me. Sto imparando molto e mi sento sfidato, ma non oppresso.

    Essere Papa, chiamato a confermare gli altri nella loro fede, che è la cosa più importante, è qualcosa che può accadere solo per grazia di Dio; non c’è altra spiegazione. Lo Spirito Santo è la sola spiegazione. Come sono stato eletto per un servizio come questo, per questo ministero? Per la mia fede, per la quale ho vissuto, per la mia comprensione di Gesù Cristo e del Vangelo… direi di sì, sono qui. Spero di essere in grado di confermare gli altri nella loro fede, perché è questo il compito fondamentale che spetta al successore di Pietro.

    Domanda sull’Ucraina e gli sforzi di pace della Santa Sede.

    Risposta del Papa: La Santa Sede, da quando è incominciata la guerra, si è molto sforzata di mantenere una posizione veramente neutrale. (…) Credo che diversi protagonisti (NdR: della politica mondiale) devono premere incisivamente perché le parti in guerra dicano: basta, cerchiamo altri modi di risolvere le nostre divergenze.

     

    PAPA LEONE XIV: DALL’OMELIA PER LA COMMEMORAZIONE DEI MARTIRI E DEI TESTIMONI DELLA FEDE DEL XXI SECOLO, insieme ai Rappresentanti delle altre Chiese e Comunioni cristiane, Basilica di San Paolo Fuori Le Mura, 14 settembre 2025 

    . Tanti fratelli e sorelle, anche oggi, a causa della loro testimonianza di fede in situazioni difficili e contesti ostili, portano la stessa croce del Signore: come Lui sono perseguitati, condannati, uccisi. Di essi Gesù dice: “Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli. Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia” (Mt 5,10-11). Sono donne e uomini, religiose e religiosi, laici e sacerdoti, che pagano con la vita la fedeltà al Vangelo, l’impegno per la giustizia, la lotta per la libertà religiosa laddove è ancora violata, la solidarietà con i più poveri. Secondo i criteri del mondo essi sono stati “sconfitti”. In realtà, come ci dice il Libro della Sapienza: “Anche se agli occhi degli uomini subiscono castighi, la loro speranza resta piena d’immortalità” (Sap 3,4).

    . Fratelli e sorelle, nel corso dell’Anno giubilare, celebriamo la speranza di questi coraggiosi testimoni della fede. È una speranza piena d’immortalità, perché il loro martirio continua a diffondere il Vangelo in un mondo segnato dall’odio, dalla violenza e dalla guerra; è una speranza piena d’immortalità, perché, pur essendo stati uccisi nel corpo, nessuno potrà spegnere la loro voce o cancellare l’amore che hanno donato; è una speranza piena d’immortalità, perché la loro testimonianza rimane come profezia della vittoria del bene sul male.

    . Sì, la loro è una speranza disarmata. Hanno testimoniato la fede senza mai usare le armi della forza e della violenza, ma abbracciando la debole e mite forza del Vangelo, secondo le parole dell’apostolo Paolo: “Mi vanterò quindi ben volentieri delle mie debolezze, perché dimori in me la potenza di Cristo. […] Infatti quando sono debole, è allora che sono forte” (2Cor 12,9-10).

    . Cari fratelli e sorelle, non possiamo, non vogliamo dimenticare. Vogliamo ricordare. Lo facciamo, certi che, come nei primi secoli, anche nel terzo millennio “il sangue dei martiri è seme di nuovi cristiani” (Tertulliano). Vogliamo preservare la memoria insieme ai nostri fratelli e sorelle delle altre Chiese e Comunioni cristiane. Desidero quindi ribadire l’impegno della Chiesa Cattolica a custodire la memoria dei testimoni della fede di tutte le tradizioni cristiane.

     

    PAPA LEONE XIV: DAL MESSAGGIO (28 agosto 2025) ALL’INCONTRO DI DIALOGO INTERRELIGIOSO NEL BANGLADESH (6-12 settembre 2025)

    . Sono lieto di porgere saluti d’amicizia ai partecipanti all’incontro interreligioso in Bangladesh. Soprattutto vi auguro la pace che può giungere solo da Dio, una pace che sia “disarmata e disarmante, umile e perseverante” e “che cerca sempre la carità, che cerca sempre di essere vicino specialmente a coloro che soffrono” (Prima benedizione ‘Urbi et Orbi, 8 maggio 2025).

    . Mi congratulo con gli organizzatori di questo incontro per avere scelto come tema “Promuovere una cultura di armonia tra fratelli e sorelle”. Di fatto, questo tema rispecchia lo spirito di apertura fraterna che persone di buona volontà cercano di promuovere con i membri di altre tradizioni religiose. Inoltre, nasce dalla convinzione che la nostra comunità umana sia veramente una cosa sola, in origine e fine sotto Dio (cfr. Concilio Vaticano II, Dichiarazione sulle relazioni della Chiesa con le religioni non cristiane Nostra aetate, 28 ottobre 1965, n. 1)

    . A tale riguardo potremmo giustamente parlare di “cultura” in due sensi. Cultura può significare la ricca eredità di arti, idee e istituzioni sociali che caratterizzano ogni popolo. Al tempo stesso la cultura può essere intesa come ambiente fecondo che sostiene la crescita. Proprio come un ecosistema sano permette a piante differenti di fiorire fianco a fianco, anche una sana cultura sociale permette a comunità diverse di prosperare in armonia. Una simile cultura deve essere coltivata con attenzione. Esige il sole della verità, l’acqua della carità e il suolo di libertà e giustizia. Sappiamo dai momenti dolorosi della storia che quando si trascura la cultura dell’armonia le erbacce possono soffocare la pace. Il sospetto mette radici; gli stereotipi si irrigidiscono; gli estremisti sfruttano le paure per seminare divisione. Insieme, quali compagni nel dialogo interreligioso, siamo come giardinieri che si prendono cura di questo campo della fraternità, aiutando a mantenere fertile il dialogo e a eliminare le erbacce del pregiudizio.

    . Di fatto, l’evento stesso che condividete oggi è una bella testimonianza. Afferma che le differenze di credo o di origine non ci devono necessariamente dividere. Al contrario, nell’atto di incontrarsi in amicizia e dialogo, ci schieriamo insieme contro le forze di divisione, l’odio e la violenza, che troppo spesso hanno flagellato l’umanità. Dove altri hanno seminato diffidenza, noi scegliamo la fiducia; dove altri potrebbero alimentare la paura, noi cerchiamo la comprensione; dove altri vedono le differenze come barriere, noi le riconosciamo come vie di arricchimento reciproco (cfr. Francesco, Incontro ecumenico e interreligioso per la pace, 1° dicembre 2017).

    . In verità, costruire una cultura di armonia significa condividere non solo idee, ma anche esperienze concrete. Come ci ricorda san Giacomo: «Religione pura e senza macchia davanti a Dio […] è questa: visitare gli orfani e le vedove nelle sofferenze» (Gc 1, 27). Da questo punto di vista possiamo dire che una misura autentica dell’amicizia interreligiosa è la nostra disponibilità a stare insieme nel servizio ai più vulnerabili della società. Il Bangladesh è già stato testimone di esempi incoraggianti di questa unità negli ultimi anni, quando persone di fedi differenti si sono unite in solidarietà e preghiera in tempi di disastri naturali o di tragedia. Questi gesti costruiscono ponti — tra fedi, tra teoria e pratica, tra comunità — di modo che tutti i bangladesi, e di fatto l’intera umanità, possano passare dal sospetto alla fiducia, dall’isolamento alla collaborazione.

     

    PAPA LEONE XIV SULLE CARMELITANE DI COMPIEGNE, MARTIRI DELLA RIVOLUZIONE FRANCESE (telegramma a firma del cardinale Pietro Parolin in nome del Papa, sabato 13 settembre 2025)

    Il 17 luglio 1794, nei mesi più bui del Terrore giacobino, furono ghigliottinate a Parigi sedici carmelitane scalze provenienti dal monastero di Compiègne, città a 90 km a nord di Parigi. Quando scoppiò la Rivoluzione francese, erano state invitate dal locale Comitato di Salute pubblica ad abbandonare la vita monastica. Rifiutarono e nell’estate del 1792 furono cacciate dal convento, separate e obbligate a indossare abiti civili. Costituirono però una rete per cui continuarono a restare in contatto sotto la direzione della superiora. Scoperte, il 24 giugno 1794 furono trasferite a Parigi, dove furono rinchiuse nel tristemente celebre carcere della Conciergerie. Il 17 luglio 1794, dopo la festa della Madonna del Carmelo che avevano celebrato gioiosamente in carcere, furono condannate a morte dal Tribunale rivoluzionario. Caricate su due carrette, cantarono i Salmi e intonarono il Veni Creator Spiritus ai piedi della ghigliottina.

    Beatificate in San Pietro da Pio X il 27 maggio 1906, sono state canonizzate da papa Bergoglio il 18 dicembre 2024. Si è trattato in questo caso di una canonizzazione ‘equipollente’ (fondata sull’antichità del culto, sulla fama di santità o di martirio, sulla attestazione di miracoli derivati dall’intercessione di chi viene canonizzato e caratterizzata dall’estensione alla Chiesa universale di un culto locale). Sabato 13 settembre 2025 è stata celebrata a Notre Dame dall’arcivescovo di Parigo Laurent Ulrich una messa solenne di ringraziamento, in cui è stata data lettura da parte del nunzio apostolico Celestino Migliore del telegramma papale a firma del card. Parolin. Lo riproduciamo.

    . Nell’azione di rendimento di grazie che risuona oggi sotto le volte di Notre-Dame de Paris, in onore della canonizzazione delle sedici carmelitane di Compiègne, Sua Santità Papa Leone XIV è profondamente lieto di unirsi alla gioia di tutti i fedeli.

    . Sono trascorsi più di due secoli dalla morte eroica di queste religiose sul patibolo, durante il periodo del grande terrore. Fra i numerosi fedeli, religiosi e sacerdoti martirizzati nel corso della Rivoluzione francese, le carmelitane di Compiègne hanno suscitato in modo particolare l’ammirazione dei loro stessi carcerieri e hanno impresso nelle menti e nei cuori più induriti un turbamento benefico, aprendo la strada al divino. L’abbondanza delle opere letterarie e artistiche ispirate dal loro martirio dimostra, se mai ce ne fosse bisogno, che gli artisti non si sono sbagliati, come non lo ha fatto la folla sorprendentemente silenziosa al momento del supplizio. La pace del cuore, che abitava queste figlie di Santa Teresa, che andarono incontro al martirio lodando Dio con inni e salmi cari alla liturgia della Chiesa, era realmente frutto di un’immensa carità, ma anche della fede e della speranza teologali che le animavano.

    . Davanti al patibolo, le carmelitane di Compiègne non sono più vittime di un arresto, ma autrici di un dono supremo che rende attuale l’offerta dei loro voti religiosi. Lì, spogliate in apparenza di tutto, sono in realtà restate ricche dei loro voti e dell’atto di consacrazione con il quale avevano offerto liberamente la loro vita a Dio “perché la pace fosse ristabilita nella Chiesa e nello Stato”.

    . Animate dalla speranza teologale, le carmelitane sono certe della fecondità misteriosa della loro vita donata per amore, seguendo la via tracciata da Cristo, convinte che, anche nel cuore della sofferenza più ingiusta, si nasconde il seme di una vita nuova. “Come potremmo avercela con questi poveri infelici che ci aprono le porte del Cielo?”, esclamò la priora, l’ultima a essere ghigliottinata, offrendo un sorriso ai carnefici: “vi perdono con tutto il cuore come spero che Dio perdoni me!”. Offerta totale, perdono e gratitudine, gioia e pace: sono questi i frutti della carità che hanno invaso l’anima delle nostre martiri. Che possiamo imparare da loro la forza e la fecondità di una vita interiore tutta rivolta alle realtà celesti!

    . In questo giorno di azione di rendimento di grazie per la canonizzazione delle carmelitane di Compiègne, Sua Santità Papa Leone XIV imparte di tutto cuore la sua Benedizione apostolica a tutti i fedeli e ai pastori presenti nella cattedrale di Notre-Dame de Paris, senza dimenticare le numerose persone che da più lontano si uniscono a questo evento che fa gioire l’intera Chiesa.

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