GAZA E DINTORNI: PIZZABALLA, GUGEROTTI, ZUPPI, LA STORICA EBREA ANNA FOA – di GIUSEPPE RUSCONI – www.rossoporpora.org – 26 luglio 2025
Si susseguono in questi giorni le prese di posizione ecclesiali su quanto sta succedendo a Gaza. Qui ancora reazioni del card. Pierbattista Pizzaballa e del card. Claudio Gugerott,i prefetto delle Chiese orientali. Una dichiarazione congiunta del card. Zuppi e di Daniele De Paz (Comunità ebraica di Bologna). Un commento della storica ebrea Anna Foa su ‘La Stampa’
CARD. PIERBATTISTA PIZZABALLA, DALL’INTERVISTA AI MEDIA VATICANI (ANTONELLA PALUMBO), 21 luglio 2025, intervista ai media vaticani sotto il titolo: “Pizzaballa: il dramma Gaza, governo israeliano non giustificabile”
. (Immagini della permanenza di tre giorni – in parte costretta - a Gaza City, presso la parrocchia della Sacra Famiglia): Le immagini che mi restano, rispetto alle volte precedenti, sono quelle delle enormi distese di tende che prima non c'erano. Quando sono andato, erano tutti al sud, c'era il corridoio Netzarim che chiudeva. Sono tornati su, adesso c'è più di un milione di persone che non ha dove vivere. Soprattutto lungo il mare, ci sono lunghe distese di tende, dove la gente vive in condizioni di estrema precarietà sia dal punto di vista igienico che sotto qualsiasi altro profilo. E poi, l'altra immagine è l'ospedale: i bambini mutilati, accecati per le conseguenze dei bombardamenti.
(desiderio di vita nei volti dei cristiani di Gaza): Sì. Resto sempre stupito, devo dire. Queste poche centinaia di persone, è vero, sono molto protette, però non sono esenti dagli stessi problemi di tutti gli altri: mancanza di cibo, da mesi non vedono verdura, non vedono carne, come tutti gli altri, insomma. Però vedo, anche nei bambini, sicuramente la stanchezza, ma anche la vitalità, il desiderio. Finché c'è una persona che ha un desiderio di fare qualcosa, di cambiare, vuol dire che c'è ancora vita in loro, e questo l'ho notato.
(evacuazione di Gaza): (la popolazione) resterà lì. C'è chi partirà, senz'altro, ma la maggioranza resterà lì. Non sa dove andare, prima di tutto, ma non vuole neanche partire, perché ha le radici lì, ha la casa lì, o meglio, avevano la casa lì, e vogliono ricostruirla lì. Il Papa su questo è stato molto chiaro: niente trasferimenti di popoli, non ci saranno riviere a Gaza.
(nel dopo-Angelus di domenica 20 luglio il Papa ha detto che bisogna rispettare il divieto di punizione collettiva): (parole) Molto chiare, molto forti e molto attese.
(popolazione affamata e colpita dai bombardamenti): Non riusciamo a capire le ragioni di tutto questo e, come il Papa giustamente ha detto - e anche noi lo ripetiamo continuamente - tutto questo non è giustificabile. Vorrei chiarire una cosa: non abbiamo nulla contro il mondo ebraico e non vogliamo assolutamente apparire come coloro che vanno contro la società israeliana e contro l'ebraismo, ma abbiamo il dovere morale di esprimere con assoluta chiarezza e franchezza la nostra critica alla politica che questo governo sta adottando a Gaza.
(aiuto non solo ai cristiani): L'altra cosa molto importante da dire è che non ci siamo mai dedicati solo ai cristiani. Era nostro dovere, come pastori, visitare la nostra comunità, ma fin dal principio siamo sempre stati molto chiari su tutto quello che sta accadendo a tutta Gaza e tutte le nostre attività, siano gli ospedali, la Caritas, gli aiuti, sono prevalentemente per tutta la comunità, a cominciare dai nostri vicini, sono per tutti. Il Patriarcato latino, la nostra diocesi, arriva - quando le frontiere ancora lo permettevano, ma riprenderemo presto - a oltre 40 mila persone, sono quasi tutti praticamente musulmani.
CARD. PIERBATTISTA PIZZABALLA, DALL’INTRODUZIONE ALLA CONFERENZA-STAMPA CONGIUNTA CON IL PATRIARCA ORTODODSSO TEOFILO III, 22 luglio 2025, Gerusalemme, Centro Notre Dame de Jerusalem (Il neretto nel testo è nostro)
. il Patriarca Teofilo III ed io siamo tornati da Gaza con il cuore spezzato. Ma anche incoraggiati dalla testimonianza di molte persone che abbiamo incontrato.
. Siamo entrati in un luogo devastato, ma anche pieno di meravigliosa umanità. Abbiamo camminato tra le polveri delle rovine, tra edifici crollati e tende ovunque: nei cortili, nei vicoli, per le strade e sulla spiaggia – tende che sono diventate la casa di chi ha perso tutto. Ci siamo trovati tra famiglie che hanno perso il conto dei giorni di esilio perché non vedono alcuna prospettiva di ritorno. I bambini parlavano e giocavano senza battere ciglio: erano già abituati al rumore dei bombardamenti.
. Eppure, in mezzo a tutto questo, abbiamo incontrato qualcosa di più profondo della distruzione: la dignità dello spirito umano che rifiuta di spegnersi. Abbiamo incontrato madri che preparavano da mangiare per gli altri, infermiere che curavano le ferite con gentilezza e persone di tutte le fedi che continuavano a pregare il Dio che vede e non dimentica mai.
. Cristo non è assente da Gaza. È lì, crocifisso nei feriti, sepolto sotto le macerie eppure presente in ogni atto di misericordia, in ogni candela nell'oscurità, in ogni mano tesa verso chi soffre.
È importante sottolineare e ripetere che la nostra missione non è rivolta a un gruppo specifico, ma a tutti. I nostri ospedali, rifugi, scuole, parrocchie – San Porfirio, la Sacra Famiglia, l'ospedale arabo Al-Ahli, la Caritas – sono luoghi di incontro e condivisione per tutti: cristiani, musulmani, credenti, scettici, rifugiati, bambini.
Gli aiuti umanitari non sono solo necessari, sono una questione di vita o di morte. Rifiutarli non è un ritardo, ma una condanna. Ogni ora senza cibo, acqua, medicine e riparo provoca un danno profondo.
L'abbiamo visto: uomini che resistono al sole per ore nella speranza di un semplice pasto. È un'umiliazione difficile da sopportare quando la si vede con i propri occhi. È moralmente inaccettabile e ingiustificabile.
Sosteniamo quindi l'opera di tutti gli attori umanitari – locali e internazionali, cristiani e musulmani, religiosi e laici – che stanno rischiando tutto per portare la vita in questo mare di devastazione umana.
E oggi leviamo la nostra voce in un appello ai leader di questa regione e del mondo: non può esserci futuro basato sulla prigionia, lo sfollamento dei palestinesi o sulla vendetta. Deve esserci un modo per restituire la vita, la dignità e tutta l'umanità perduta. (…)
. Quando questa guerra sarà finita, avremo un lungo viaggio davanti a noi per iniziare il processo di guarigione e riconciliazione tra il popolo palestinese e il popolo israeliano, dalle troppe ferite che questa guerra ha causato nella vita di troppi: una riconciliazione autentica, dolorosa e coraggiosa. Non dimenticare, ma perdonare. Non cancellare le ferite, ma trasformarle in saggezza. Solo un percorso di questo tipo può rendere possibile la pace, non solo politicamente, ma anche umanamente.
CARD. CLAUDIO GUGEROTTI, PREFETTO DEL DICASTERO VATICANO DELLE CHIESE ORIENTALI: DAL MESSAGGIO DI SOLIDARIETA’ AL CARD. PIERBATTISTA PIZZABALLA, 17 luglio 2025 (dopo l’attacco israeliano alla parrocchia della Sacra Famiglia, definito il 23 luglio 2025 da Israele – dopo una rapida inchiesta militare un “incidente”, causato “da una deviazione accidentale del proiettile”… insomma l’ennesimo “errore”…)
. Eminenza,
inorridito e offeso dalla violenza esercitata anche su quanti avevano cercato rifugio nella Parrocchia della Sacra Famiglia a Gaza, ponendosi sotto la diretta protezione di Dio, il Dicastero per le Chiese Orientali desidera alzare la sua voce per condannare un gesto disumano, fra tanti altri, che viola l’antico diritto d’asilo, riconosciuto come progresso della civiltà. (…)
. A questi coraggiosi appelli di Lei e di vari capi di Chiese ci uniamo perché si ponga fine a questo scempio perpetrato qui e in tutte le guerre e si promuova quella “gloria di Dio” che sant’Ireneo di Lione ci ricorda essere “l’uomo vivente”. Ne deriva che l’uomo ucciso è la vergogna di Dio. E noi che altro possiamo offrire a Dio se non la nostra vergogna di non essere in grado di porre fine a questa barbarie, restando alla finestra a guardare come se tutto ciò non ci appartenesse e non fosse profezia di morte per l’intera umanità, qualora continui a demolire le proprie fondamenta e le radici del progetto di Dio che ha voluto la creazione come diffusione di amore? (…)
. Vi accompagniamo con la preghiera perché Dio irrompa tra questa folla di sordi e di ciechi che preferiscono il crepitio delle armi, solo perché impedisce loro di intendere il grido straziante dei derelitti. Dio è giudice soprattutto dove giustizia è ignorata e calpestata, cioè dove si tenta di uccidere Dio stesso che si identifica con la vittima, che nessuno difende.
CARD. MATTEO MARIA ZUPPI: IL DOCUMENTO CONGIUNTO SU GAZA CON LA COMUNITA’ EBRAICA DI BOLOGNA, RAPPRESENTATA DAL PRESIDENTE DANIELE DE PAZ, 22 luglio 2025
Il cardinale Matteo Maria Zuppi, da buon santegidino, ha sempre molto coltivato il dialogo con ebrei e musulmani, sia quand’era a Roma (dove in particolare sono storici i rapporti tra Sant’Egidio e la Comunità ebraica romana) che a Bologna. Nella città felsinea, di cui è arcivescovo, anche a giugno, si era illustrato come mediatore nella spinosa questione dell’esposizione della bandiera palestinese dalla sede del Comune dopo la constatazione di quanto di orribile sta succedendo a Gaza. Dopo gli sviluppi ancora più tragici delle ultime settimane, con l’accrescersi della tensione tra il mondo cattolico (a ogni livello) e il governo di Israele, il presidente della CEI ha voluto dare un segnale distensivo pubblicizzando il documento che segue – elaborato con il presidente della Comunità ebraica di Bologna Daniele De Paz - apparso sul portale della diocesi mercoledì pomeriggio 22 luglio 2025 sotto il titolo “Sulla guerra a Gaza e sulla responsabilità comune per la pace”. Lo riproduciamo integralmente (il neretto è già nel testo del documento)
. Noi, rappresentanti delle comunità cristiana ed ebraica a Bologna, figli dell’Unico Dio pacifico e misericordioso, riconoscendoci Fratelli tutti, uniamo la nostra voce consapevoli della gravità dell’ora presente e della responsabilità morale che ci unisce come credenti e come cittadini.
. Di fronte alla devastazione della guerra nella Striscia di Gaza diciamo con una sola voce: fermi tutti. Tacciano le armi, le operazioni militari in Gaza e il lancio di missili verso Israele. Siano liberati gli ostaggi e restituiti i corpi. Si sfamino gli affamati e siano garantite cure ai feriti. Si permettano corridoi umanitari. Si cessi l’occupazione di terre destinate ad altri. Si torni alla via del dialogo, unica alternativa alla distruzione. Si condanni la violenza.
. Ci uniamo al grido dell’umanità ferita che non vuole e non può abituarsi all’orrore della violenza: basta guerra. È il grido dei palestinesi e degli israeliani e di quanti continuano a credere nella pace, coscienti che questa può arrivare solo nell’incontro e nella fiducia, che il diritto può garantire nonostante tutto. Come ricorda il Salmo: “Cercate la pace e perseguitela” (Sal 34,15). E come insegna la sapienza antica: “Chi salva una vita, salva il mondo intero”. Ma è tragicamente vero il contrario: chi uccide un uomo uccide il mondo intero.
. Condanniamo ogni atto terroristico che colpisce civili inermi. Nessuna causa può giustificare il massacro di innocenti. Troppi bambini sono morti. Nessuna sicurezza sarà mai costruita sull’odio. La giustizia per il popolo palestinese, come la sicurezza per il popolo israeliano, passano solo per il riconoscimento reciproco, il rispetto dei diritti fondamentali e la volontà di parlarsi.
. Rigettiamo ogni forma di antisemitismo, islamofobia o cristianofobia che strumentalizza il dolore e semina solo ulteriore odio. Chiediamo alle istituzioni italiane e internazionali coraggio e lucidità perché aprano spazi di incontro e aiutino in tutti i modi vie coraggiose di pace. Il dolore unisca, non divida. Il dolore non provochi altro dolore. Dialogo non è debolezza, ma forza. La pace è sempre possibile. E comincia da qui, da noi. Fermi tutti!
LA STORICA EBREA ANNA FOA SU ‘LA STAMPA’, 24 luglio 2'025 - TITOLO: ‘MENTRE CI INDIGNIAMO, I BAMBINI MUOIONO. LA FAME E’ L’ULTIMA ARMA NELLE MANI DI BIBI’, CON OCCHIELLO: ‘LE IMMAGINI DA GAZA MI RICORDANO IL BIAFRA E I DEPORTATI EBREI NEI CAMPI DI STERMINIO’
Anna Foa, che i lettori di Rossoporpora.org conoscono (vedi ad esempio: https://www.rossoporpora.org/rubriche/vaticano/1207-papa-m-o-rosario-e-lettera-anna-foa-e-israele-peccati-e-penitenza.html ), è una storica ottantenne di padre ebreo laico (il famoso Vittorio Foa di ‘Giustizia e Libertà’, incarcerato dal fascismo dal 1935 al 1943, poi attivo nel Partito d’Azione e in quello socialista). Anna Foa si è formalmente ‘convertita’ all’ebraismo a quarant’anni, preparata e accompagnata dal Rabbino Capo di Roma Elio Toaff. E’ stata docente di Storia moderna per lunghi anni presso La Sapienza di Roma, autrice di numerose ricerche sulla storia degli ebrei in Italia e in particolare nella capitale. Ha vinto il Premio Strega saggistica 2025 per “Il suicidio di Israele”.
. (C’è una foto in evidenza sulla copertina del quotidiano Daily Express del 23 luglio…): Un bambino scheletrico, fra le braccia della madre, con un sacco nero della spazzatura come pannolino la sua bocca è aperta quasi a gridare aiuto. E’ un bambino di Gaza e sta chiaramente morendo di fame. Che dire davanti a questa foto e alle altre che appaiono nelle pagine interne, altrettanto terribili? (…) Mentre ci indigniamo e ci addoloriamo, quel bambino e tanti altri come lui muoiono. Sono immagini che ricordano il Biafra ( NdR: regione della Nigeria che si era proclamata indipendente e che era stata oggetto di un blocco economico durato più di tre anni, con centinaia di migliaia di morti per fame) della fine degli Anni Sessanta e – mi azzardo a dirlo anche se ho fin qui rifiutato di fare paragoni con la Shoah – le immagini dei deportati ebrei nei campi. Sono le immagini della fame che porta alla morte. “Il bambino si chiama Muhammad Zakariya Ayyoub al-Matouq, vive in una tenda della Striscia, e pesa come un bambino di tre mesi, sei chili, mentre prima pesava nove chili.
. Nel suo colloquio con Dio davanti a Sodoma, Abramo chiese a Dio di non distruggere Sodoma finché ci fossero stati tra i suoi abitanti almeno dieci giusti. Basteranno quei giusti che oggi gridano in Israele il loro orrore di fronte a quanto succede a salvare Israele o almeno il suo onore?
. Vorrei chiedere a quanti ancora se la sentono di sostenere che foto come queste sono parte della propaganda di Hamas, ebrei o non ebrei che siano, di smettere almeno di negare. Continuino a credere che Israele sta compiendo uno sterminio necessario, lo dicano anche, ma non neghino la realtà di queste immagini, non tolgano a quei bambini anche il loro nome, il loro dolore.
