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A COLLOQUIO CON IL VESCOVO DI LUGANO SULL'INIZIATIVA SVIZZERA ANTI-MINARETI - 'IL CONSULENTE RE ONLINE' DI OTTOBRE 2009

Nell'intervista il pastore della diocesi ticinese illustra le ragioni che hanno motivato la Conferenza episcopale svizzera a respingere l’iniziativa. Monsignor Grampa giudica non fondate (per insufficiente conoscenza della realtà elvetica) le critiche venute da Magdi Cristiano Allam e Roberto de Mattei

 

Nato a Busto Arsizio (nel Varesotto) nel 1936, monsignor Pier Giacomo Grampa già a diciotto anni si è trasferito nel Canton Ticino per finire gli studi presso il Seminario di Lugano. Ordinato sacerdote da monsignor Angelo Jelmini nel 1959, licenziato in teologia a Innsbruck, il futuro vescovo di Lugano ha svolto il suo servizio pastorale quasi interamente presso il Liceo Papio di Ascona (fondato da san Carlo Borromeo), diventandone rettore. Il 18 dicembre 2003, ha ricevuto la nomina episcopale, succedendo a monsignor Giuseppe Torti: il rito e l’ingresso sono avvenuti il 25 gennaio 2004. Il suo motto? Patiens in adversis. Certo monsignor Grampa non è un vescovo ‘comodo’: di carattere tendenzialmente sanguigno, appassionato, gran lavoratore e lottatore, si è impegnato fortemente in questi anni anche per salvare il quotidiano diocesano, il Giornale del Popolo, diretto oggi da Claudio Mésoniat. Non di rado le sue prese di posizione su vari argomenti hanno fatto discutere l’opinione pubblica. Anche in quest’ultimo caso, su un argomento così scottante come quello dei rapporti con l’Islam. Sul tema vedi pure l’intervista al parlamentare cattolico e leghista Giorgio Salvadé, fautore dell’iniziativa.  

Monsignor Grampa, la Conferenza dei Vescovi svizzeri il 9 settembre ha deciso di opporsi all'iniziativa popolare contro la costruzione dei minareti, in votazione i1 29 novembre. La notizia ha suscitato un notevole interesse in Italia (e non solo). Lei ha preparato la bozza della presa di posizione episcopale (poi confermata dai Suoi confratelli). Lo storico cattolico Roberto de Mattei, ne "Il Consulente RE" online uscito a fine settembre ha detto - nell'ambito di un'intervista sull’ islamizzazione dell'Europa - di aver letto "con grande sorpresa" della decisione, che considera "un grande errore". Monsignor Grampa, si può considerare una sorpresa il 'no' dei vescovi svizzeri all'iniziativa? Perché?

 

Per chi conosce il contesto della storia svizzera le indicazioni dei Vescovi non rappresentano certo una sorpresa. I cattolici di questo Paese sono stati vittima per oltre 120 anni di articoli costituzionali di eccezione odiosi nei loro confronti perché proibivano l’istituzione di nuove diocesi, la fondazione di nuovi conventi e la presenza dei Gesuiti.

 

Memori del Vangelo che ci ricorda di non fare agli altri quello che non vogliamo venga fatto a noi, perché introdurre misure discriminatorie per i musulmani? E, da un punto di vista di una democrazia moderna ed occidentale, su che base introdurre dei provvedimenti ostili di principio nella carta fondamentale?

Per De Mattei la decisione è "un grande errore". Perchè per Lei non lo è?

 

Se stanno le premesse sopra esposte non ritengo che sia stato “un grande errore” la nostra presa di posizione, che viene travisata se letta come appoggio alla costruzione di minareti. Semplicemente si ricorda che esistono altre vie legali di ordinaria amministrazione (leggi urbanistiche, di rilevanza sociale e di pubblica utilità) per risolvere un eventuale contenzioso.

Anche Magdi Cristiano Allam - l'eurodeputato dell'Udc italiana (guidata da Pierferdinando Casini e Rocco Buttiglione), ha criticato duramente la decisione dei vescovi svizzeri, in un articolo pubblicato da "Libero" il  13 settembre e intitolato "Quei vescovi intimiditi in ginocchio da Allah”. Lei, monsignor Grampa, si reputa "intimidito" dall Islam?

 

Magdi Cristiano Allam dimostra di non conoscere il contesto socio-culturale di cui giudica. Può essere rassicurato che i Vescovi svizzeri non sono intimiditi di fronte all’Islam, né tanto meno sono in ginocchio davanti ad Allah.

 

Sempre Magdi Cristiano Allam (un musulmano 'laico', che al termine del suo percorso di conversione ha ricevuto il  battesimo in San Pietro da papa Benedetto XVI) scrive tra l'altro che "oggi l'islamicamente corretto trionfa ovunque in Europa e trova i suoi fervidi paladini all'interno stesso della Chiesa cattolica”, raddoppiando poco dopo: “L'islamicamente corretto si rileva nel fatto che la Chiesa  non ha il coraggio di dire che il terrorismo islamico non è affatto figlio della povertà, bensì la corretta trasposizione dei numerosi versetti coranici che istigano all’odio...". Che cosa risponde a Magdi Cristiano Allam?

 

Noi non siamo preoccupati di essere “islamicamente corretti”, ma cristianamente coerenti, ed abbiamo il coraggio di ricordare e deplorare il terrorismo islamico, ma anche di ricordare che non tutti i musulmani sono terroristi. Non vorrei citare frasi di Gesù che dicono che è venuto a portare fuoco e spada, ma devono venire interpretate e collocate nel contesto generale del suo insegnamento.

 

I fautori dell'iniziativa popolare sostengono che l'edificazione dei minareti va proibita perché il minareto è “una rivendicazione di potere politico-religioso, che della libertà di religione essenzialmente non ne vuole sapere”. E dunque "non si può paragonare al campanile della chiesa”. E’ vero secondo Lei?

 

Il problema fondamentale dell’Islam è di non distinguere, come invece Gesù insegna a fare, tra Cesare e Dio. Ma nelle nostre democrazie moderne, frutto anche del travaglio di secoli di storia  cristiana, questa distinzione è acquisita e deve valere per tutti, anche per gli islamici.

 

Chi non vuole saperne della libertà di religione non è in regola con il Vangelo, e non rispetta lo spirito delle nostre democrazie con o senza minareti. Il problema non sono i minareti, ma le teste da cambiare.

 

Ancora i favorevoli all'iniziativa citano alcune parole famose dell’odierno primo ministro turco Recep Erdogan, pronunciate alcuni anni fa quand’era “soltanto” sindaco di Istanbul: “ I minareti sono le nostre baionette, le cupole i nostri elmi, le moschee le nostre caserme e i fedeli il nostro esercito”. Monsignor Grampa, è proprio in torto chi voterà “si” all’iniziativa ?

 

Sì, perché non si risponde ad affermazioni farneticanti ed inaccettabili con ritorsioni: non democratiche, non ragionevoli, non cristiane.

 

Per gli iniziativisti se si respingesse l’iniziativa, crescerebbero come funghi i minareti. Cui seguirebbero logicamente i muezzin. E allora potrebbe capitare che come accade in Germania i muezzin dicano di rinunciare alla preghiera pubblica sempre che i cattolici imbavaglino le campane.  Fantascienza, Mons. Grampa ?

 

Non so se è fantascienza, certo è previsione catastrofica che per il momento non si giustifica.

 

Io ho appena terminato di visitare le 256 parrocchie della mia diocesi e mi sono imbattuto in ottocento, novecento campanili, quattro o cinque moschee o per meglio dire locali di preghiera islamica e neanche in un minareto.

 

Quanto al confronto minareti-muezzin e campanili, devo dire che lo stesso non regge.

E’ diversa la funzione culturale, civile e storica avuta dai campanili e dal suono delle campane, che ritmavano le ore del giorno, annunciavano l’arrivo del medico, chiamavano a raccolta contro il fuoco, la grandine o le calamità naturali, ancora suonano a festa per tutte le ricorrenze della vita, con funzione non solo religiosa, ma anche sociale. Il campanile e le campane erano e sono a servizio degli uomini di una comunità, non di una fede religiosa soltanto.

 

Quindi nessuna fantascienza: si tratta di saper distinguere sempre e non fare parti uguali tra realtà diseguali.

 

Nel comunicato dei vescovi svizzeri si scrive tra l’altro che “in certi Paesi di religione islamica i cristiani in particolare subiscono delle restrizioni nella loro pratica religiosa e delle limitazioni nella costruzione di edifici sacri".

Rilevano alcuni che questo passo è un po’ troppo morbido rispetto alla realtà, che è assai peggiore. E’ vero ?

 

 

E’ vero che la realtà è molto complessa e in certi casi anche più dura e persecutoria.

 

Ma non possiamo pervertirci noi in attesa che si convertano gli altri. Noi dobbiamo mettere in pratica i dettami del Vangelo, anche quando gli altri non capiscono ed offrire la nostra testimonianza senza ingenuità, ma anche senza ricatti. Ritengo che i cristiani debbano dare l’esempio, perché anche gli altri facciano quello che è giusto, riconoscendo i diritti fondamentali di ogni uomo.

 

Monsignor Grampa, che cosa teme di più nell’ultimo mese di campagna ? E quali conseguenze si prefigura se l’iniziativa fosse accolta ?

 

Che la si imposti male, in modo fuorviante, come certi cartelloni propagandistici stanno dimostrando. I problemi veri non sono i minareti, ma quello che si predica nelle moschee, si insegna nelle scuole coraniche, si pretende di imporre in spregio ai diritti che devono valere per tutti, e non venire attuati con ricatto, ma con il dialogo, il confronto, la forza della ragione e seguendo le leggi di un dettato democratico non teocratico.

 

Se l’iniziativa venisse accolta, non dovrebbe inficiare il diritto fondamentale alla libertà religiosa, ma renderebbe certo più difficile il lavoro di integrazione ed il rapporto con gli Stati islamici, perché favorirebbe la ritorsione.

 

Che cosa si sente di dire ai cattolici ticinesi (ce ne saranno sicuramente) che voteranno “sì” ? Pecorelle smarrite ?

 

In quante altre decisioni, riguardanti materie morali ben più impegnative, si pensi ad esempio all’aborto,  i cattolici non hanno seguito l’insegnamento del Magistero?

Occorre comprendere le ragioni, ricercare le cause, educare le coscienze, insistere sulle strade del dialogo, del rispetto reciproco, della libertà responsabile, della conversione continua delle menti e dei cuori. Il Vangelo non manca di offrire indicazioni puntuali di metodo per restare fedeli agli insegnamenti dell’unico e vero Maestro.

 

Fidiamoci maggiormente della luce che ci viene dalla parola rivelata, piuttosto che delle chiusure, paure e durezze del nostro cuore.