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    LA TURRITA/UNA VITA INTENSA DA GIUBIASCO A ROMA: INTERVISTA A GIUSEPPE RUSCONI

    LA TURRITA/ UNA VITA INTENSA DA GIUBIASCO A ROMA: INTERVISTA A GIUSEPPE RUSCONI - www.rossoporpora.org – 17 marzo 2026

     

    Riproduciamo l’intervista a Giuseppe Rusconi apparsa nel  mensile illustrato del Bellinzonese e del Piano di Magadino ‘La Turrita’ (editore Armando Dadò, numero di marzo 2026), curata per la rubrica ‘Profili’ da Cristina Ferrari (collaborazione di Danilo Mazzarello, grafica di Giuseppe Gruosso). A fine intervista una galleria fotografica.

     

    L’intervista, intitolata “Giuseppe Rusconi – Una vita intensa da Giubiasco a Roma”, è stata curata da Cristina Ferrari. Appare nella rubrica ‘Profili’ ed è preceduta da una scheda biografica sintetica.

    Luogo e data di nascita

    Bellinzona, 3 maggio 1949

    Genitori

    Pietro ed Elden Regusci

    Attinenza

    Bellinzona

    Domicilio

    Roma

    Stato civile

    Coniugato con Paola Senesi

    Figli

    Valeria e Pietro

    Percorso scolastico

    Elementari a Giubiasco, ginnasio a Bellinzona e liceo a Lugano. In seguito, Università Cattolica del Sacro Cuore a Milano.

    Professione

    Già docente di italiano e storia e giornalista a Palazzo federale, oggi è attivo come vaticanista.

    Hobby

    Lettura, musica popolare e religiosa, passeggiate in montagna e tennis. A suo tempo tifoso del Giubiasco e del Bellinzona, ora lo è della Lazio.

    Giuseppe Rusconi appartiene a un’antica famiglia di Bellinzona. Da ormai quarant’anni ha scelto Roma come sua terra d’adozione (con una parentesi di sette anni a Berna). Docente di italiano e storia fino al 1988, è stato giornalista parlamentare a Palazzo federale per il Corriere del Ticino e ha collaborato sia con lo stesso quotidiano sia con il Giornale del Popolo. Tornato a Roma nel 1996 per una ricerca negli archivi vaticani, è stato addetto alle pubbliche relazioni di un gruppo economico, dirigendo anche il mensile cattolico il Consulente RE. Nel 2013 ha aperto il blog www.rossoporpora.org, che tratta prevalentemente argomenti relativi al mondo cattolico anche attraverso interviste a diverse personalità.

     

    Partiamo subito dal Ticino: le mancano il suo Cantone d’origine e Bellinzona? E che dire di quello che oggi è il quartiere di Giubiasco dove è cresciuto?

    Sentir parlare di Giubiasco come di un quartiere mi fa un po’ effetto. Ai miei tempi era un Comune tra i più importanti, politicamente (un “feudo” liberale-radicale guidato da Libero Olgiati) ed economicamente del Cantone. Di ricordi ne ho tanti: già a sei anni andavo a prendere il Corriere della Sera per nonna Dirce alla cartoleria Giuliani e il latte per mamma Elden da Ghisletta. Alle sette di mattina attraversavo la Piazza per servire messa, poi andavo a scuola nel Palazzo comunale con il maestro Ugo Martignoni dal gran vocione, che mi mandava alla posta o a raccogliere i bossoli allo stand di tiro dei Saleggi, visto che finivo sempre prima degli altri. In età più matura non posso dimenticare le tante partite di tennis a Giubiasco e al Colombaia di Bellinzona. Ricordo con piacere quella parte della mia vita e oggi cerco di sostituire almeno un po’ il Ticino frequentando il villaggio laziale di Filettino, perla preziosa dei Monti Simbruini, a 1075 metri di altezza, dove il tempo è ancora scandito ogni quarto d’ora dall’orologio del campanile. 

    Si è laureato con 110 e lode all’Università del Sacro Cuore di Milano con una tesi su I maggiori problemi politici del Canton Ticino tra il 1906 e il 1910, alla luce delle cronache e delle polemiche della stampa di partito del tempo. Oggi ha ancora un senso l’esistenza di quel tipo di stampa?

    Quel tipo di stampa è figlio della seconda metà dell’Ottocento, quando conservatori e liberali erano falangi compatte e nemiche. Oggi la società è molto cambiata anche dal punto di vista della comunicazione che, essendo più ampia e flessibile, porta ognuno a farsi le proprie idee indipendentemente dagli ordini di scuderia. Oggi i social giocano un ruolo preponderante in tale dinamica e, a causa di ciò, dilagano approssimazione ed estremizzazione. Non di rado si assiste a un trionfo delle emozioni e a un tonfo della razionalità.

    In gioventù ha fatto parte di Azione Cattolica. È stato attivo anche nei Giovani liberali-radicali ticinesi. Che ricordi ha di quel periodo?

    Sono cresciuto all’oratorio, tra partite di calcio e film: uno che mi impressionò grandemente fu L’assedio dell’Alcazar sulla Guerra civile spagnola. Organizzavamo anche spettacoli e talvolta settimane di vacanza. Ne ricordo una a Isone, dove allestimmo un grande Tour de Suisse con le biglie. Il fatto di essere cattolico non mi ha mai impedito di fare politica in Azione giovanile liberale-radicale: sono stato tra l’altro presidente a Giubiasco, vicepresidente cantonale e consigliere comunale. Una volta piombò a casa mia Massimo Pini, che mi “prelevò” per fare un comizio a Gorduno con l’intenzione di mettermi in lista per i giovani liberali-radicali nelle elezioni del Consiglio di Stato del 1971. 

    Ha cominciato la sua carriera come insegnante di letteratura italiana e storia. Il prof più temuto con quello di matematica! Ha mantenuto buoni rapporti con qualche suo ex alunno?

    A dire il vero non mi sono mai accorto di essere il più temuto. Mi pare di avere sempre coltivato l’umanità nei miei rapporti con gli allievi. Penso che ci siamo anche molto divertiti: per esempio, al ginnasio di Giubiasco mettemmo in scena una riduzione del Guglielmo Tell di Schiller, capra compresa. Ho mantenuto tanti bei rapporti con gli ex allievi, in specie con quelli degli anni 1978-88 del Liceo svizzero di Roma. 

    Nel 1988 il salto nel mondo del giornalismo come corrispondente da Berna. Perché questa nuova sfida?

    Sin da ragazzo ho coltivato la vocazione all’insegnamento, al giornalismo e alla politica. Al ginnasio di Bellinzona avevo creato un giornaletto, il Pungiglione. Mio papà Pietro mi forniva la carta copiativa. Avevo anche due città simbolo: Berna e la Roma papale. Nel 1988 ero fidanzato da un anno con la mia futura moglie Paola. Pensavamo di restare a Roma a vita, ma una sera mi telefonò l’allora direttore del Corriere del Ticino Sergio Caratti, con cui già collaboravo occasionalmente. Mi propose di diventare corrispondente da Palazzo federale. Potevo forse dire di no? Per Paola fu una sorta di choc. A novembre presi servizio a Berna e a gennaio ci sposammo nella Cappella del Coro di San Pietro, celebrante il ticinese monsignor Franco Biffi con don Mario Ferracuti, pedagogista; i testimoni furono Sergio Caratti e Alberto Wirth, fondatore della Scuola Svizzera di Roma. Restammo a Berna per alcuni anni: a Palazzo federale feci una gran bella esperienza negli anni in cui Flavio Cotti era consigliere federale. Introdussi una novità nelle conferenze stampa: ponevo le domande in italiano e pretendevo che i consiglieri federali capissero. 

    Tornato a Roma all’inizio del 1996, curò l’indagine archivistica che fu poi pubblicata dall’editore Dadò col titolo Ecclesiastici ticinesi a Roma nel Settecento.

    A Roma tornai dopo alcuni anni grazie all’allora vescovo Eugenio Corecco, conosciuto a Palazzo federale, dove a ogni sessione celebrava la messa per i parlamentari. Voleva completare la storia della diocesi e testò la mia disponibilità a fare il ricercatore negli Archivi vaticani per ricostruire le vite di alcuni ecclesiastici ticinesi illustratisi nel Settecento alla corte papale, alcuni come predicatori apostolici. Ho così cercato di evidenziare figure semisconosciute come quelle di Agostino Maria Neuroni, consigliere di Maria Teresa d’Austria e di Benedetto XIV, creato poi vescovo di Como, di Giuseppe Maria Luvini, di Giovanni Fraschina dal Bosco e diversi altri. Il 12 dicembre 2007 presentai la mia ricerca anche a papa Benedetto XVI. 

    Veniamo alla sua rubrica Rossoporpora, dal 2013 attiva sull’omonimo blog.

    Nel 1998, grazie a don Virgilio Levi, già vicedirettore de L’Osservatore Romano, sono entrato nel Gruppo RE che si proponeva di affiancare economicamente la Chiesa. Da responsabile delle pubbliche relazioni del Gruppo ho incontrato quasi duecento cardinali e vescovi nelle loro sedi, conoscendo così anche l’Italia. Ho trasformato nei contenuti la rivista del Gruppo, Il Consulente RE, divenendone direttore e creando tra l’altro una rubrica specifica per i cardinali, Rossoporpora, diventata poi blog (www.rossoporpora.org) dal 14 febbraio 2013. È un blog personale, di contenuti prevalentemente attinenti al mondo cattolico, in cui mi prefiggo di aiutare i lettori – grazie a un’informazione accurata – a interpretare alcuni fatti ecclesiali e non solo. 

    Ha curato numerose interviste a personalità, tra cui molti cardinali. Ricorda qualche episodio, in positivo e in negativo?

    Di episodi negativi non ne ho vissuti. Ricordo invece Joseph Ratzinger che, da cardinale, dopo una conferenza stampa in cui avevo posto una domanda insidiosa sui vescovi svizzeri, mi disse uscendo (prima di rispondere veramente): «Lei è svizzero, io bavarese; non c’è bisogno di altri convenevoli». E mi diede la mano, con grande stupore dei miei colleghi baciatori d’anello. Ancora il cardinale Ratzinger, nel settembre del 2004, mi spiegò perché era contrario all’ingresso della Turchia nell’UE: la notizia finì anche nella prima pagina del Corriere della Sera. Un’intervista del 2017 al capo dei gesuiti Arturo Sosa Abascal fece il giro del mondo perché, a proposito delle parole di Gesù riportate nel Vangelo di Matteo (19, 3-6) «Non divida l’uomo ciò che Dio ha congiunto», l’interpellato disse che ai tempi di Gesù “non c’era il registratore”. In un’altra occasione, nel 2005, il cardinale Alfonso Lopez Trujillo rinviò di due giorni l’intervista perché aveva chiesto il benestare dell’appena eletto papa Ratzinger per poter attaccare il premier spagnolo anticattolico Josè Luis Zapatero. Non posso non citare anche le interviste fatte al maestro di musica monsignor Pablo Colino, già direttore del coro della Cappella Giulia, con cui ha collaborato per anni suor Dolores Bozzetti, già direttrice dell’Istituto Santa Maria di Bellinzona. Per finire segnalo di avere intervistato anche non porporati, come le attrici Sophie Marceau, Giovanna Mezzogiorno e Cristiana Capotondi. 

    Lei ha scritto anche L’impegno. Come la Chiesa italiana accompagna la società nella vita di ogni giorno (Rubbettino), pubblicato nel 2013 e presentato tra l’altro a papa Francesco; ma la Chiesa odierna, fra calo delle vocazioni, chiese che si spopolano, scandali e altro, incarna ancora il vero Vangelo?

    La Chiesa è fatta di persone che, come tali, hanno dei limiti. Non lo dico per giustificare, ma per constatare. Certo provoca amarezza e anche indignazione lo scandalo dentro la Chiesa: succede in tanti ambienti, è vero, ma un comportamento simile da parte di consacrati a Dio sconcerta. Senza contare che ciò discredita ancora di più la Chiesa in una società molto secolarizzata: da ciò il forte calo delle vocazioni. Le chiese si svuotano, ma non sempre: Sant’Ippolito martire a Roma è un’eccezione. Molti giovani si allontanano, molti bambini crescono senza il segno della Croce e nel migliore dei casi ci devono pensare i nonni. Questo detto, però, oggi mi sembra che i cattolici praticanti, pur essendo diventati minoranza, lo siano con maggiore convinzione. E questa vuol essere una nota ottimistica sul futuro della Chiesa, che potrà ancora annunciare il Vangelo, postulando con forza pace e giustizia per il mondo.  

    P.S. A fine intervista una galleria fotografica di alcuni momenti citati nell’intervista.

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