LEONE XIV/VARIA - PIZZABALLA/ALBANESE – OTTOLENGHI/UCEI – di GIUSEPPE RUSCONI – www.rossoporpora.org – 17 febbraio 2026
Qualche passo dai discorsi di papa Leone XIV a Carabinieri, Misericordie d’Italia e Prefetti. In visita a sorpresa a Avellino (per ringraziare la parrocchia di Santa Maria Assunta in Cielo per gli aiuti a Gaza) il patriarca Pizzaballa parla della situazione nella Striscia ed esprime anche un giudizio su Francesca Albanese, relatrice dell’ONU sui territori palestinesi occupati. Livia Ottolenghi nuovo presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane.
PAPA LEONE XIV: DAL DISCORSO AI CARABINIERI DELLA COMPAGNIA SAN PIETRO E DI ROMA E PROVINCIA, SALA CLEMENTINA, 13 febbraio 2026 – Gerarchia, comando, obbedienza
. (Buona Novella nell’esercito): Penso agli albori del cristianesimo in questa città, quando nei vari ambienti, anche nell’esercito, cominciò a circolare la Buona Notizia di Gesù: un nuovo modo di vivere e di pensare, un Dio che è amore, misericordia, perdono; una fraternità tra tutti gli uomini e le donne che supera ogni differenza sociale ed etnica.
. (Gerarchia, comando, obbedienza): Cari amici, voi siete militari e sapete bene che cosa vogliono dire gerarchia, comando, obbedienza. Queste parole le usiamo anche nella Chiesa, trasformate dalla novità del Vangelo. E, analogamente, il Vangelo, lungo i secoli, ha permeato le strutture, i criteri, i modi di agire e di pensare delle civiltà dove è penetrato; lo ha fatto non con una rivoluzione violenta, ma con una trasformazione pacifica, dall’interno, attraverso le coscienze, la conversione dei cuori. Così il Vangelo ha portato ovunque il senso di Dio e dell’uomo: il rispetto assoluto della vita e della persona umana, insieme all’adorazione di Dio e di Lui solo. E allora, riflettiamo: non è forse questo che può e deve accadere in ogni epoca, anche nel mondo e nella Roma di oggi? È così, e ne abbiamo conferma al livello più alto del Magistero della Chiesa cattolica: nel Concilio Vaticano II, negli insegnamenti e negli esempi dei Papi. Siamo chiamati a riscoprire l’essenzialità del messaggio cristiano e lo stile della Chiesa nascente, per incarnarli nel nostro mondo così diverso, molto più complesso. Ma “Gesù Cristo è lo stesso ieri e oggi e per sempre” (Eb, 13-18)
All’udienza i carabinieri (guidati dai vertici dell’Arma) sono stati accompagnati dall’Ordinario militare per l’Italia mons. Gian Franco Saba (vedi anche https://www.rossoporpora.org/rubriche/italia/1266-cappellani-militari-evangelici-intervista-a-mons-gian-franco-saba.html )
PAPA LEONE XIV: DAL DISCORSO AI MEMBRI DELLE MISERICORDIE D’ITALIA, SALA CLEMENTINA, 14 febbraio 2026 – Spiritualità, carità, attenzione ai bisogni dell’oggi
. (La spiritualità delle Misericordie): Le Misericordie hanno una storia secolare, che affonda le sue radici nell’età medievale e che incarna tre dimensioni importanti della vita laicale cristiana: la spiritualità, la carità e l’attenzione ai bisogni di oggi. Prima di tutto consideriamo la spiritualità. Fin dai suoi primordi, la vostra realtà associativa ha attinto forza e ispirazione primariamente dalla vita di fede e dalla pratica sacramentale dei suoi membri. Così è stato quando, nella Firenze del XIII secolo, in un clima di guerre e di lotte intestine alle stesse comunità civili ed ecclesiali, grazie all’opera di figure luminose come San Pietro Martire e Piero di Luca Borsi, alcuni fedeli laici decisero di intraprendere un cammino diverso, di devozione e di servizio. Il loro esempio, forse proprio per la sua genuina semplicità, rapidamente contagiò molti, nella Penisola prima e poi anche in altri Paesi, fino a giungere in Portogallo e di là nelle Americhe.
Il seme da cui è germogliato e cresciuto il grande albero di cui fate parte è dunque di natura sacramentale – si fonda sul Battesimo – e quindi morale e ascetica. Questo implica per voi il compito, affinché la pianta continui a crescere, di coltivare prima di tutto con grande impegno la formazione cristiana degli associati, attraverso la preghiera, la catechesi, la fedeltà ai Sacramenti – specialmente alla Messa domenicale, alla Confessione –, la coerenza morale delle scelte e degli stili di vita, secondo i valori del Vangelo e della tradizione associativa testimoniata dai vostri Statuti. (…)
. (La carità delle Misericordie): E veniamo alla seconda dimensione: la carità. La vostra storia testimonia che un’autentica vita di fede non può ridursi a uno spiritualismo disincarnato, ma sfocia necessariamente nella sensibilità ai bisogni degli altri e nel servizio generoso, senza risparmio. Penso a tanti vostri confratelli e consorelle, che hanno pagato di persona, anche a caro prezzo, la fedeltà al compito loro assegnato: ad essi vanno il nostro grande grazie e la nostra preghiera.
Dove c’è bisogno, le Misericordie sono presenti, nelle situazioni straordinarie di emergenza, nei territori di guerra, come nei mille servizi nascosti di solidarietà quotidiana, “a testimoniare – lo disse Papa Francesco – il Vangelo della carità tra i malati, gli anziani, i disabili, i minori, gli immigrati e i poveri” (…) Attraverso le Case del Noi, gli Empori solidali, i Banchi alimentari, l’assistenza domiciliare, i servizi di ascolto e accompagnamento, voi stabilite con le persone relazioni di fiducia e percorsi di reintegrazione sociale, che si collocano ben oltre la semplice erogazione di servizi, pur qualificati. Non vi limitate a “fare per”, ma vi impegnate a “camminare con”. (…)
. (L’attenzione delle Misericordie ai bisogni dell’oggi ): E c’è un ultimo aspetto su cui soffermarci: l’attenzione ai bisogni dell’oggi, che pure vi caratterizza. Infatti, grazie a una solida base spirituale e comunitaria e allo zelo per il bene del prossimo, le Misericordie sono da secoli testimoni di capacità di adattamento e di aggiornamento, mostrando che fare “insieme” e fare “per amore” aiuta anche ad agire in modo libero e creativo, (…) Ne sono segno le tante e diversificate attività da voi abbracciate in centinaia di anni, a seconda dei bisogni del prossimo; come pure la presenza, in questa sala, oltre ai confratelli e alle consorelle, anche dei fratres, nati in tempi recenti per promuovere la cultura del dono attraverso la donazione del sangue, degli organi e dei tessuti; e anche della “Piccola misericordia”, in cui si impara a vivere la carità subito, da bambini. (…)
Dopo l’udienza sono state benedetti un’ambulanza (per la comunità di Ivano-Frankivs’k in Ucraina) e un ambulatorio mobile (per Betlemme e la Striscia di Gaza).
Sull’origine, lo sviluppo e le attività delle Misericordie ricordiamo l’ampia intervista rilasciataci dal presidente Domenico Giani (vedi https://www.rossoporpora.org/rubriche/interviste-a-personalita/1215-domenico-giani-semi-di-bene-dalla-gendarmeria-alle-misericordie.html )
Per quanto riguarda gli aiuti umanitari delle Misericordie a Gaza (inoltrati in collaborazione con i vertici militari e diplomatici, le Nazioni Unite e il Sovrano Militare Ordine di Malta), segnaliamo che due carichi (17 tonnellate, novembre 2024 e oltre 50 tonnellate, gennaio 2025) hanno raggiunto a inizio settembre 2025 la loro destinazione, dopo lunghi mesi in cui erano stati bloccati a causa delle note difficoltà di accesso alla Striscia. Un’altra raccolta (non per singoli cittadini, ma riguardante ditte) è stata lanciata a novembre 2026 con le stesse modalità. In particolare sono necessari beni alimentari a lunga conservazione come farina, pasta, salsa di pomodoro in scatola, legumi in scatola, oltre a alimenti per l’infanzia come latte in polvere e biscotti secchi (scadenza minima: 8 mesi)
PAPA LEONE XIV: DAL DISCORSO AI PREFETTI DELLA REPUBBLICA ITALIANA, Sala Clementina, 16 febbraio 2026 – Leggi e coscienza
. (Concordia sociale da salvaguardare): Vigilando sulla concordia sociale, il Prefetto contribuisce a tutelare il presupposto irrinunciabile della libertà e dei diritti dei cittadini. Tutta la popolazione beneficia di questo servizio, soprattutto le fasce più deboli. Infatti, quando lo spazio civico è libero da disordini, i poveri trovano più agevolmente accoglienza, gli anziani sperimentano maggiore tranquillità, migliorano i servizi destinati alle famiglie, ai malati e ai giovani, favorendo uno sguardo più fiducioso sul futuro.
. (Non comandare per bramosia di dominio, ma per dovere di cura – Legge e coscienza : Giova ricordare un insegnamento di Sant’Agostino, che proprio da Sant’Ambrogio (NdR: santo patrono dei prefetti) ricevette il Battesimo. Scriveva il Vescovo di Ippona: “Coloro che comandano stanno a servizio di quanti ne sembrano comandati. Non comandano infatti per bramosia di dominio, ma per dovere di cura; non con l’arroganza di prevalere, ma con la bontà di provvedere” (De civitate Dei, XIX, 14). Questo basilare principio si accorda con quanto disposto dalla Costituzione Italiana, che all’articolo 98 afferma: “I pubblici impiegati sono al servizio esclusivo della Nazione”. Sancendo tale esclusività, il dettato costituzionale attesta il senso sorgivo del vostro nobile servizio, che risponde certamente alle leggi dello Stato, ma ancor prima alla coscienza, che le conosce, le comprende e le applica con fermezza ed equità. Da un lato, infatti, le leggi sono espressione della volontà popolare, dall’altro la coscienza si fa interprete della vostra personale umanità: entrambe vanno custodite libere da pressioni, esercitando tanto il rigore quanto la magnanimità quali virtù ben temperate negli uomini retti.
. (Collaborazione, responsabilità, condotta di vita): Sapete bene quale disciplina interiore sia richiesta per governare e promuovere l’ordine del proprio pensiero, prima che quello della Repubblica; appunto per questo, servire la Nazione significa dedicarsi con mente limpida e coscienza integra alla collettività, cioè al bene comune del popolo italiano. In tal senso, l’alta carica che ricoprite esige una duplice testimonianza. La prima si realizza nella collaborazione tra i diversi organi e livelli amministrativi dello Stato; la seconda si attua connettendo responsabilità professionale e condotta di vita, come esempio di dedizione dato ai vostri concittadini, specialmente alle nuove generazioni. In proposito, auspico che la vostra autorevolezza contribuisca a migliorare il volto della burocrazia, cooperando a rendere sempre più virtuosa la cura della società.
AVELLINO: IL CARDINALE PIERBATTISTA PIZZABALLA SU GAZA E SU FRANCESCA ALBANESE (“CONTROVERSA, MA PER CERTI VERSI ANCHE MOLTO CORAGGIOSA”)
In viaggio da Cosenza ad Arezzo, il cardinale Pierbattista Pizzaballa venerdì pomeriggio 13 febbraio 2026 ha fatto una sosta in Irpinia, a Avellino, nella frazione di Valle Ponticelli, presso la parrocchia di Santa Maria Assunta in Cielo. E’ stato un gesto molto gradito di ringraziamento da parte del patriarca latino di Gerusalemme per la vicinanza concreta (raccolta di denaro) dimostrata dalla comunità verso la popolazione di Gaza.
Durante l’incontro Pizzaballa ha osservato tra l’altro: “Sono sempre molto colpito nel vedere la vicinanza e la solidarietà di tutti, sia degli anziani che dei giovani - esordisce Pizzaballa - che non riescono a rimanere indifferenti e a chiudere gli occhi davanti al dramma di quello che è accaduto e sta ancora accadendo oggi, in forme diverse, in Terra Santa. Gaza è diventata l'emblema dolorosissimo della tragedia che coinvolge israeliani e palestinesi. Da un punto di vista politico è molto difficile prevedere prospettive diverse se non ci sono nuovi volti. Le prospettive di pace non possono presumibilmente passare attraverso Netanyahu e Abu Mazen, ma attraverso volti nuovi. Ad ogni modo, non si può decidere per i palestinesi senza i palestinesi. Questo mi commuove quando ci penso. Vedere la dignità e l'umanità di coloro che il grande mondo della finanza non considera, se non come merce da usare affinché acquistino, mi colpisce sempre. I grandi possono decidere quello che vogliono, ma alla fine saranno i piccoli miti a costruire il mondo”.
A chi gli aveva segnalato che Francesca Albanese, dal 2022 relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati, è originaria di Ariano Irpino, il porporato bergamasco ha così risposto: “Non sapevo fosse di queste zone. È una figura controversa, per certi versi anche molto coraggiosa. È stata capace di far alzare l'attenzione sul dramma di Gaza e del mondo palestinese, creando anche tante polemiche. Mi auguro che queste polemiche, più o meno strumentali, non facciano dimenticare il dramma dei palestinesi. Perché non c'è più l'emergenza immediata dei bombardamenti, ma c'è comunque bisogno di tenere viva l'attenzione per la ricostruzione da un punto di vista non solo delle infrastrutture, ma anche del tessuto civile e della vita politica”.
LIVIA OTTOLENGHI SUCCEDE A NOEMI DI SEGNI ALLA TESTA DELL’UCEI
Cambio della guardia alla presidenza dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane (UCEI). Domenica 15 febbraio 2026 il Consiglio del maggior organismo ebraico ha eletto a grande maggioranza (42 sì, 4 bianche) quale nuovo presidente Livia Ottolenghi. La sessantatreenne docente universitaria di odontoiatria (alla Sapienza di Roma) succede così a Noemi Di Segni, che ha presieduto l’UCEI per nove anni e mezzo. E’ un incarico tanto prestigioso (il più importante in ambito ebraico insieme con quello di Rabbino Capo di Roma) quanto delicato in anni in cui non sono mancati e non mancano contrasti seri all’interno della Comunità, mentre all’esterno (per ignoranza crescente della storia, ma anche per ragioni originate da politiche inaccettabili e scellerate del governo israeliano) sono in aumento fenomeni inquietanti di vero e proprio antisemitismo che evocano un passato tragico che si pensava non potesse più ripetersi.
Livia Ottolenghi non è una sconosciuta, essendo stata molto attiva nelle istituzioni ebraiche e assessore uscente alla Scuola e all’Educazione proprio dell’UCEI. La ricordiamo tra i motori della collaborazione tra comunità ebraica e conferenza episcopale italiana nell’allestimento e nella stesura delle 24 schede di conoscenza del mondo ebraico a beneficio degli insegnanti di religione cattolica nelle scuole italiane presentata qualche mese fa. Scrivevamo tra l’altro a tale proposito nel nostro sito (vedi https://www.rossoporpora.org/rubriche/vaticano/1257-dialogo-ebraico-cattolico-conoscere-per-riconoscere.html ): Le ’Schede’ - “punto di svolta, punto di non ritorno” (Diaco) – sono un lavoro in divenire, hanno sottolineato don Giuliano Savina e Livia Ottolenghi. L’obiettivo è anche che oltrepassino le frontiere italiane: già è stata fatta un’edizione in inglese, ne è stata annunciata una in romeno. Livia Ottolenghi ha ricostruito l’iter delle ‘Schede’, incominciato nel 2018, quando si decise da parte cattolica ed ebraica di rafforzare il dialogo a partire dal settore educativo. Un obiettivo “oggi più che mai” necessario e urgente, per contrastare il crescente antisemitismo. E questi sono anche i giorni in cui si ricorda significativamente il sessantesimo anniversario della Nostra Aetate. Molteplici le parole-chiave dell’opera per Savina e Ottolenghi. Da “collaboranza” (vedi Chat GPT, collaborazione più alleanza) a “condivisione”, da “promozione” a “coesione sociale”. Infine ad “amicizia”. A Livia Ottolenghi gli auguri di www.rossoporpora.org per un servizio fecondo non solo per la Comunità ebraica ma anche per la società italiana nella sua interezza.
