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IN MORTE DEL CARD. LOPEZ TRUJILLO: IL RICORDO DI PAOLA BINETTI - 'IL CONSULENTE RE' DI GIUGNO 2008

 

Fermo nell'affermazione dei valori, chiaro nella logica delle argomentazioni

 

Al cardinale Lopez Trujillo è spesso toccato il difficile compito di mostrare come la famiglia, con tutta la complessità delle trasformazioni sociali che l’hanno accompagnata in questi anni, può essere valorizzata dalle interpretazioni che scaturiscono dal cono di luce del Magistero della Chiesa. Una sintesi non sempre facile, costantemente riproposta anche a partire da elementi fortemente conflittuali tra di loro. La famiglia che scaturiva dalle sue riflessioni, teologicamente fondate, ma sempre filtrate da una forte esperienza pastorale, era un luogo di affetti e di forte condivisione solidale, prima ancora che scenario concreto di un esercizio costante delle virtù che lui stesso chiamava familiari. Metteva sullo stesso piano la generosità del dare e la gratitudine del ricevere, la magnanimità del perdonare e l’umiltà del chiedere scusa…

Negli interventi che faceva nei molteplici convegni cui era invitato, sapeva passare facilmente dal tono accademico dell’uomo di cultura al pathos proprio di chi vuol essere capito e cerca il consenso e la condivisione da parte di chi ascolta. La sintesi tra Logos, Pathos ed Ethos era la cifra che definiva il suo stile di grande comunicatore, paterno nei toni, fermo nell’affermazione dei valori, chiaro nella logica delle argomentazioni.

Nel recente dibattito parlamentare sul tema Famiglia-famiglie, che ha tanto appassionato anche l’opinione pubblica con le proposte dei pacs, dei dico, ecc…, ha mantenuto e ci ha aiutato a mantenere una posizione sempre chiara sul piano dei principi e sempre comprensiva nei confronti delle persone, di tutte le persone…

Finiva con il parlare di famiglia qualunque fosse il punto di innesco della conversazione. Il suo modello antropologico aveva sempre un taglio relazionale. Nell’analisi di qualunque problema rimandava sempre alla responsabilità con cui ognuno deve saper accogliere l’altro, includendolo nella dialettica relazionale grazie al calore umano prima ancora che alla propria capacità di convincimento. Era facile scoprire in lui quella dimensione della filiazione divina che lo faceva sentire figlio di un Dio Padre, che tutto capiva e tutto perdonava perché tutto amava. Difficile immaginare qualcuno meglio radicato in un ruolo come quello che per tanti anni ha svolto al servizio della famiglia e delle famiglie di tutto il mondo: per questo credo che mancherà a molti di noi!!!