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IN MORTE DEL CARD. LOPEZ TRUJILLO: IL RICORDO DI ABELARDO LOBATO - 'IL CONSULENTE RE' DI GIUGNO 2008

 

Dialogante e lottatore, servo buono e fedele della Chiesa. Da Granada il ricordo commosso del suo maestro domenicano padre Abelardo Lobato

Solo alcuni mesi di morire l’avevo incontrato in piena forma. La notizia della sua morte, per lui il dies natalis, è stata per me molto dolorosa, poiché se n’è andato anche qualcosa di mio. Molti mi hanno fatto le condoglianze, perché sapevano dell’amicizia che ci univa da tanti anni. Fu mio allievo a Roma, mi chiamò a collaborare in Colombia, mi nominò consultore del Pontificio Consiglio per la Famiglia, era un buon amico che mi invitava a restare a Roma per collaborare con lui. Non si aspettava di morire. Mi aveva chiamato dalla clinica Pio XI dov’era ricoverato e mi scrisse una lettera di suo pugno per dirmi che, recuperata la salute, avrebbe potuto ben fare un viaggio in Spagna venendomi a trovare a Granada e collaborando con me presso la cattedra tomista dell’Università di Murcia. Non aveva potuto partecipare all’ultima Assemblea plenaria del Pontificio Consiglio, come del resto ha ricordato nel suo messaggio papa Benedetto XVI. I suoi ultimi giorni sono stati di lenta agonia e di totale affidamento al Signore. Il ruscello della sua vita è ormai sfociato nel grande mare dell’Aldilà.  

Era un amico fedele. Mi diceva che ammirava Giovanni Paolo II perché, tra le sue grandi qualità umane, aveva anche quella dell’amicizia vera. Quando uno sta in alto, è facile che molti presumano di essergli ‘amici’, però in verità l’amicizia profonda è reciproca e selettiva.

Quando venne a Roma per completare i suoi studi, avevo iniziato i miei corsi all’Angelicum. Lo studente Lopez Trujillo seguì la mia ‘lettura’ del trattato De ente et essentia di san Tommaso e il corso kantiano sulla Kritik der reinen Vernunft. Non veniva solo ad ascoltare in aula, ma anche a conversare con il suo docente. E’ da quegli anni che siamo diventati e restati amici. I dieci anni di differenza di età sparivano: egli aveva un’esperienza maggiore della vita umana e delle sue possibilità, io avevo più tempo per studiare e per tenermi aggiornato con le correnti filosofiche.

A partire dagli Anni Settanta passavo parte delle vacanze in America latina, collaborando anche con l’Università bolivariana di Medellin, ospite del locale Seminario. Ero delegato della Santa Sede a Strasburgo per i diritti umani e l’arcivescovo Lopez Trujillo era presidente della conferenza episcopale colombiana. Fui testimone della persecuzione contro di lui. Una notte uno squadrone di guerriglieri arrivò al Seminario di Medellin per sequestrarlo…però lui proprio quella notte era rimasto a dormire nella parrocchia che stava visitando. In Colombia ci sono quattro università domenicane e a quei tempi era molto vivo il dibattito sulla teologia della liberazione: non pochi confratelli difendevano la linea di Camilo Torres. Lopez Trujillo era in disaccordo totale e in polemico sia con Gustavo Gutierrez che con la teologia della liberazione di impronta marxista. Per ‘salvare’ Lopez Trujillo Giovanni Paolo II lo chiamò a Roma e appoggiò il modo con cui dirigeva il CELAM dopo la Conferenza di Puebla. Nel 1990 lo nominò presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia. Io avevo lavorato con il cardinale Gagnon in occasione della conferenza di Vienna. Lopez Trujillo mi nominò membro del Pontificio Consiglio Il dicastero per la Famiglia ha sviluppato una grande attività con il passare degli anni: gli Incontri mondiali, i documenti annuali. Ho assistito agli Incontri mondiali di Roma, Rio de Janeiro, Buenos Aires, in Romania; ho collaborato al Lexicon e anche al documento sulla procreazione umana. Quest’ultimo testo ha visto la sua stesura definitiva nell’agosto scorso nella Sierra tra Madrid e Avila Il cardinale scendeva in piscina con i suoi galleggianti che gli permettevano di leggere e conversare. Le giornate agostano erano intense anche culturalmente, perché il cardinale era un uomo di gusto squisito. Ha collaborato con me nelle attività della SITA, in Congressi, negli omaggi che mi hanno fatto per i miei 75 e 80 anni, nell’ingresso quale rettore a Lugano e presentandomi a papa Benedetto XVI.

Il cardinale Lopez Trujillo lascia orme ben chiare di vita esemplare, di fedeltà dottrinale, di apostolato valente e chiarissimo nelle questioni dottrinali. Era un uomo di dialogo. E un lottatore. Una volta lo vidi accolto nell’aula magna gremitissima dell’Università di Friburgo da molti fischi… ma poi alla fine si congedò tra gli applausi. Dormiva in media meno di cinque ore: di notte leggeva, scriveva, progettava. Intentò causa a una giornalista colombiana che nei giorni del Conclave l’aveva accusato di essere amico dei narcotrafficanti: la vinse e la somma pagata dalla giornalista la destinò a un’opera sociale per i bambini di Nazareth.

Mi confidava che si sentiva molto fortunato nella sua esistenza: non poteva pretendere di più in ambito umano, familiare, sacerdotale, ecclesiale. Il “di più” è riservato all’altra parte dell’esistenza, che è tutto bene non miscelato a nessun male. Mi consola molto in questo momento la speranza di incontrarlo. Il suo progetto di vita si è interrotto prima del mio. Ci incontreremo in Paradiso. Mi pare di sentire oggi la voce del Padre che lo accoglie sulla soglia e gli dice: Rallegrati, servo buono e fedele, entra nella gioia della Famiglia divina. Caro amico Alfonso, grazie, ex corde!