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INTERVISTA ALL'ATTRICE FRANCESCA CALABRESE - di GIUSEPPE RUSCONI - www.rossoporpora.org -'IL CONSULENTE RE ONLINE' DI OTTOBRE 2010

 

E’ la sera di sabato 31 luglio. Tre ragazze siedono in poltrona sul palco del teatro delle Terme Anticolane di Fiuggi. Siamo all’ultimo atto della terza edizione del Fiuggi Family Festival.

 

Le tre sono tra le protagoniste di alcune serie per ragazzi prodotte da Disney Channel e stanno rispondendo, prima della proiezione in anteprima di episodi autunnali, ad alcune domande su un tema tanto attuale quanto delicato, il tema principe anche del Festival: la famiglia. Sono spigliate, anche assennate, riscuotono applausi da parte dei genitori e dei bambini presenti.

 

Con una di loro ci ritroviamo poi per un’intervista più ampia, che prende spunto proprio da Fiuggi: è Francesca Calabrese, è quasi diciannovenne (nata a Busto Arsizio il 4 dicembre 1991), ha appena conseguito la maturità presso il locale Liceo Crespi, si è iscritta alla Cattolica (Economia)…

 

Francesca, partiamo da Fiuggi, dalla serata finale del Fiuggi Family Festival… perché avevi già sentito parlare di questo Festival…

A dire il vero no, non ne avevo mai sentito parlare. Quando mi hanno chiamata per dirmi di andarci, sono un po’ caduta dal pero. Però non è che io sia arrivata a Fiuggi del tutto digiuna di informazioni sull’evento. Mi sono informata un po’, soprattutto via internet.

Ti aspettavi l’accoglienza che hai avuto, insieme con le tue due colleghe della Disney Channel Valentina Colombo e Sara Santostasi? Oppure ti immaginavi un ambiente diverso?

Mi aspettavo la situazione che poi ho trovato: un ambiente – mi si passi un po’ il termine – molto casalingo, molto piacevole, di familiarità tra le persone. Semmai pensavo di essere più tesa durante la lunga intervista fatta a noi tre: invece ero a mio agio, rilassata durante quella che è stata sostanzialmente una chiacchierata tra amici…Anche i bambini, perfino gli adulti erano tutti interessati. Ho un ricordo bellissimo, anche se noi abbiamo vissuto solo la serata finale e ci siamo perse quelle precedenti, che, a quanto mi hanno raccontato, dovevano essere state pure godibilissime, deliziose…

Beh, voi siete state un po’ la ciliegina sulla torta. Ho notato che tra i molti bambini presenti tanti ti conoscevano (e te l’hanno fatto sapere). Questo per un’attrice è certo gratificante, fa piacere…

 

 …( sorride) Moltissimo, moltissimo…

Questo riconoscerti mi ha un po’ sorpreso, perché la Disney Channel non è la Rai: è meno diffusa e richiede un canone aggiuntivo per vederla…Non tutti hanno i soldi o la voglia di sborsare altro denaro…non si sa mai chi ti segue e chi no.

E’ vero. Anche a me talvolta capita di incontrare gruppi di ragazzini che ti conoscono tutti. Altre volte è diverso: due ragazze sanno chi sei, la terza confessa di non saperlo… e però ti chiede ugualmente l’autografo. In effetti la Disney Channel oggi è molto diffusa tra i bambini; io comunque ho incominciato a vederla solo tre anni fa, dopo che avevo già girato la prima serie di “Fiore e Tinelli”!

Io non ce l’ho ancora e dunque, per preparare l’intervista, ho guardato i filmato su youtube

A Fiuggi il pubblico era prevalentemente di bambini …

L’età del nostro pubblico di “Fiore e Tinelli” varia generalmente tra gli otto e i quindici anni. Però trovo a volte anche bambini di cinque o sei anni che mi puntano il dito contro e dicono compiaciuti “Tu sei Fiore!”…

Penso che abbiano fratelli e sorelle che ti sono devoti…Veniamo al tema di Fiuggi: la famiglia. Di quello si è parlato, naturalmente anche nella serata finale…Incominciamo dalla tua famiglia televisiva, un po’ bizzarra, con genitori hippies, anche se tu e tuo fratello siete invece ‘normali’…Questa tua tele-famiglia si contrappone a quella del tuo amato (di nascosto) Tinelli, che ha genitori ‘tradizionali’ nei comportamenti…

Recito volentieri, con piacere, nel mio ruolo. Recitiamo da complici davanti alla telecamera, siamo amici fuori del set. E siamo tutti consapevoli che recitiamo, dunque ci vestiamo di un personaggio che non coincide con quello che siamo noi veramente. Per esempio i miei ‘genitori televisivi’ non sono così hippies come sembra…

Nella realtà la tua famiglia ti piace?

Sì, mi piace. E’ vero però che ha conosciuto qualche incrinatura e da qualche anno i miei  sono separati. Però io ho sempre vissuto molto serenamente tale situazione e ho sempre avuto la fortuna di poter andare da mio papà o da mia mamma o da tutti e due insieme senza che fossero frapposti ostacoli dall’uno o dall’altra. So però che in tanti casi non è così: i conflitti sono molto aspri e i figli soffrono tanto. Allora… la mia famiglia non è così idilliaca, ma ci si vive ancora bene…

Quando dico ‘famiglia’ tu cosi intendi?

 

La famiglia nel senso tradizionale del termine è indubbiamente quella con papà, mamma e, se c’è, prole. Ed è quella che anch’io auspico. Però, come si diceva a Fiuggi, emergono sempre più situazioni in cui famiglie si sciolgono e si ricostruiscono in modo diverso. E’ importante per me che nel microcosmo della famiglia si viva in modo positivo, ci si aiuti, ci si venga incontro. Nella società di adesso la famiglia tradizionale conosce delle difficoltà. Come osservava mia nonna, cinquanta anni fa si sopportava e si tirava avanti. C’era molta rigidità. Però oggi si esagera nel senso opposto. A volte certe decisioni importanti per le loro conseguenze vengono prese con molta leggerezza…

C’è in giro una forte deresponsabilizzazione che porta a scelte fragili che entrano in crisi al primo soffio di vento… Tu, con i tuoi diciotto anni e mezzo, ti prefiguri una famiglia con padre, madre e figli, anche se non i dieci di cui parlavi a Fiuggi?

Lì avevo fatto una premessa: voglio esporre un sogno, di quelli che uno fa con tutta la tranquillità del mondo! Poi si vedrà nella realtà. Non so che cosa mi riservi il futuro. Certo che mi prefiguro di formare una famiglia con padre, madre e figli!

Quando ti trovi con i tuoi amici, parlate di famiglia?

Ho avuto amiche e amici che hanno vissuto la mia stessa situazione o analoga: con loro certo si è parlato di famiglia, perché è un argomento che incideva sulla nostra carne. Chi invece vive in una famiglia ‘tranquilla’, in genere invece non ne parla molto, a volte mai.

Veniamo ai tuoi precoci inizi artistici. A otto anni hai incominciato a fare pubblicità…

E’ stato per caso. E’ andata così. Una volta l’anno facevo delle piccole sfilate per un’amica di mia mamma. L’amica a un certo punto suggerì a mia mamma di iscrivermi a un’agenzia. Seguì il consiglio, andò, mi iscrisse. Avevo otto anni e non è che mi entusiasmasse sostenere i provini per la pubblicità in televisione o per servizi fotografici. Gradualmente però incominciai a divertirmi…

A quattordici anni sei stata ‘promossa’ alla Disney Channel. Anche lì… non è che una si alzi la mattina decidendo di farsi assumere da una grande casa cinematografica americana…

Naturalmente no! La mia agenzia mi aveva proposto di andare a fare un provino per la Disney Channel. Ci andai. C’erano centinaia di ragazze, non poche ben più esperte di me in recitazione: io di recitazione non ne avevo mai fatta… Sono entrata, ho fatto il provino…poi m’hanno chiamata altre due volte. L’ultima sono restata cinque ore…

In che cosa consisteva l’ultimo provino?

 

Dovevo recitare una scenetta, poi ho dovuto improvvisare…

 Tu hai una forte gestualità…

 

Sì, è vero, gesticolo sempre…Insomma dal provino sono uscita contenta. E m’hanno fatto capire che, dopo cinque ore, non potevano dirmi di no…Ho avuto fortuna…

La Disney è conosciuta universalmente ed è prestigiosa, oltre che amata. Penso che il fatto di lavorare con la Disney Channel predisponga la gente ad accoglierti con una simpatia di partenza. La Disney è associata ai bambini, ai cartoni amati, ai ricordi infantili, alla famiglia. C’è poi un aspetto su cui dovrai chinarti tra qualche tempo: un certo rischio che la tua immagine sia ‘imprigionata’ nel ruolo comico disneyano per cui sei conosciuta…

Questo può essere vero. Bisogna allora da una parte saper cogliere l’occasione che ti è stata offerta, dall’altra – quando verrà il momento – variare il registro (sempre che te lo offrano). Non mi ritroverò più allora nei panni del ‘mio’ personaggio, Fiore e mi si vedrà … chissà come! Perché se tu, crescendo, cambi, poi non sei più credibile nei ruoli adolescenziali e non te li senti più addosso…Mi piacerebbe uscire dalla dimensione della comicità, che tra l’altro è una delle più impegnative perché … far ridere è molto difficile!

Torniamo al 2006, quando sei stata scelta come Fiore. Eri in prima liceo, al Crespi di Busto Arsizio. Come l’hai messa con la scuola?

 

Mi sono trovata a dover barcamenarmi tra scuola e Disney. Ho seguito – con un’insegnante cui sarò perennemente grata - per un mese e mezzo corsi di recitazione tre volte la settimana. Poi, ad aprile e maggio (mesi scolasticamente molto importanti) ecco le riprese della prima serie di “Fiore e Tinelli”, negli studi di Cologno Monzese davanti a quelli di Mediaset (vicini solo a livello…motorio). Sul set nei primi giorni ero bisognosa di aiuto, poi mi sono sempre trovata benissimo.

Quando hai rivisto quello che hai girato, cioè ti sei rivista diversa da quello che sei nella vita quotidiana, come ti sei trovata?

A dire la verità nella prima serie non mi sono troppo piaciuta…

Chissà quante battute comiche avrai dovuto studiare a memoria…

 

All’inizio le battute non rendono molto, poiché inevitabilmente tendi a pensare su quanto dici…io pensavo moltissimo…

Vuoi dirmi che in quelle circostanze non si deve pensare?

 

Esatto, hai ragione: non si deve pensare. Man mano che entri nel personaggio la battuta diventa automatica, vivi la scena!

Ritorniamo alla scuola…

 

La mattina andavo a scuola, il pomeriggio giravo (a volte fino alle nove o dieci di sera), poi tornavo a casa e studiavo…

La tua giornata non prevedeva il dormire?

A volte in classe mi si chiudevano gli occhi. Insomma sono stati due mesi molto faticosi, anche se molto soddisfacenti! Alla fine ero stesa, stanchissima…

Hai poi girato la seconda serie di “Fiore e Tinelli”, cui sono seguite nell’estate del 2008 le riprese di The band, un’altra serie della DeA Kids (la televisione di De Agostini Editore).

 

Lì facevo una ragazza, Maggie, che dopo la scuola si incontra nel suo garage con altri cinque coetanei appassionati di musica. Ero un tipo un po’ rockettaro e quell’esperienza di lavoro di due mesi in tutti i giorni feriali (dalle otto di mattina alla sera tardi) mi è servita molta anche per “Fiore e Tinelli”. E’ un’esperienza che mi ha dato un ritmo che prima non avevo. E poi ha accresciuto il mio divertimento…

Sei tornata rafforzata a “Fiore e Tinelli” e l’anno scorso sei anche stata scelta tra i quattro ‘talenti’ della Disney Channel che hanno accompagnato per una settimana psicologicamente i quattro ragazzini finalisti della serie My Camp Rock, impegnati ad approfondire le loro abilità musicali. Beh, un bel riconoscimento!

 

Effettivamente è stata un’altra esperienza molto intensa ed io ho avuto la fortuna di essere riconfermata tra i ‘talenti’ anche quest’anno.

 

Francesca, non hai mai avuto ripensamenti sulle tue scelte?

No, mai. Semmai la mia paura all’inizio era di dover essere all’altezza di quanto ci si attendeva da me. Poi il timore è passato. E ora mi diverto.

Hai potuto godere pienamente fin qui la tua adolescenza?

 

Piccole rinunce le ho dovute fare, ma niente di così importante da mettermi in crisi. Poi ho dovuto imparare a sapermi organizzare in fretta, più in fretta del normale. Conciliare scuola e lavoro non è così facile: per me sono tutte e due priorità, le amo tutte e due e a quel punto alternarle diventa a volte un esercizio un po’ faticoso.

Come ti consideravano le tue compagne di scuola… un po’ un’aliena, una ‘favorita’, quella che “esce all’ora che vuole perché tanto è sul set”?

Alcune sì. Ma altre invece conoscevano anche i miei sforzi, le mie fatiche per conciliare scuola e lavoro: mi hanno aiutata molto.. Si deve poi aggiungere che non sempre poi i compagni di scuola coincidono totalmente con gli amici.

Ora che hai conseguito la maturità linguistica al Liceo Crespi di Busto Arsizio pensi di approdare all’università?

Sì. Alla Cattolica, immatricolandomi presso la facoltà di Economia. Spero che l’Università si concili di più che non il Liceo con la flessibilità di tempi che per me si rende necessaria.

I tuoi sogni artistici?

Mi piacerebbe continuare, magari puntando verso Roma dove c’è la maggioranza delle case di produzione. Però… stiamo con i piedi per terra, soprattutto in questo periodo per me di assestamento. 

La Disney è una grande casa americana. Che ne pensi del cinema a stelle e strisce?

 

Per alcuni versi lo apprezzo molto: offre tanti generi, varia su tanti registri, molti di più di quelli caratteristici del cinema italiano, che privilegia il drammatico o il comico da cine-panettone (che proprio non mi attira). Da un altro punto di vista a volte il cinema americano esagera con gli effetti speciali… tutto è visto in grande in maniera esasperata… molto hollywoodiano, un’americanata direbbe mio padre…

Anche nei cartoni animati gli effetti speciali ormai non mancano quasi mai…

 

Ai cartoni animati è concesso tutto! Ai film no. Mi piace molto Tarantino in alcuni film, anche Scorsese, grandi attrici come Meryl Streep e Susan Sarandon (che ho visto recentemente al Giffoni Festival, con mia grande gioia!).

Tu, attrice della Disney Channel, leggi libri… naturalmente oltre ai ‘Topolini’…

 

Moltissimi. Certo i ‘Topolini’ mi piacciono. Ma, alla ‘scuola’ di mio papà, ho imparato a leggere anche altro, perdipiù prestissimo, prima di andare a scuola. Ho letto molti classici e li leggo ancora: l’Iliade e l’Odissea me le sono divorate con vera passione (anche se l’ultima non in greco, non avendolo fatto a scuola), Pirandello, Calvino, Svevo non troppo (mi ha un po’ annoiato…), Oscar Wilde in tutte le salse. Adesso ho scoperto Stephen King – prima non gli avrei dato un euro – che scrive meravigliosamente. E che dire de Il Signore degli anelli? Se passi le prime cento, infernali pagine descrittive, poi vai alla grande. E te lo dice una che non ama il fantasy.

Francesca, passiamo all’ultimo argomento, un po’ particolare. Che ricordo hai di Giovanni Paolo II? Quand’è morto eri poco più che tredicenne…

 

Ero piccola e non lo ricordo benissimo. Però, se ripesco nelle mie impressioni, mi sembra sia stato un gigante, una figura innovativa anche nei rapporti con i giovani, che emergeva per il suo amore per la vita e per l’umanità. Penso anche ai suoi tanti viaggi nel mondo. Per me ha impersonato la figura ideale del Papa. Un Papa veramente buono, con gli occhi sul mondo. Mi ricordo quand’è morto. Mi sembra fosse l’inizio di aprile, era sera, ci siamo rimasti tutti male.

E su Papa Benedetto XVI che impressioni hai?

Penso che sia difficile succedere a un papa come Giovanni Paolo II, perché la gente fa subito il confronto con lui. Non è che io sia in grado di valutare papa Ratzinger, tanto più che tale è da solo cinque anni. Così, come impressione che potrà magari essere corretta con lo scorrere del tempo e dunque del pontificato, mi pare che non abbia lo stesso carisma del predecessore.

Direi che il carisma ce l’ha, ma in forme diverse. Bisogna poi anche ricordare che papa Wojtyla ‘regnò’ per venticinque anni e mezzo; nei primi anni, fino all’attentato del 13 maggio 1981, piaceva molto a tanti, ma non godeva di quei consensi universali, che si è costruito poi con la sua vita intensa e sofferta….

 

Tra qualche anno vedremo, sui tempi lunghi come si richiede per dare un giudizio il più possibile oggettivo.