ALLA SAPIENZA DI ROMA Il SESTO DIBATTITO ACCATTOLI-RUSCONI – di GIUSEPPE RUSCONI – www.rossoporpora.org – 7 luglio 2017

 

Martedì 27 giugno la Cappellania universitaria de ‘La Sapienza’ ha ospitato il sesto e ultimo dibattito della stagione tra Luigi Accattoli e Giuseppe Rusconi. Tra i temi le parole del Papa sul lavoro (Genova), la figura di don Milani, il Concistoro e – argomento ricorrente – le conseguenze della libertà di parola di cui Jorge Mario Bergoglio/papa Francesco fa ampio uso non senza provocare gravi perplessità tra molti cattolici.

 

 

La prima stagione dei dibattiti Accattoli-Rusconi su papa Francesco e dintorni si è chiusa martedì 27 giugno presso l’Auditorium della Cappellania universitaria de ‘La Sapienza’ di Roma (una delle più antiche università italiane fondata da papa Bonifacio VIII – Benedetto Caetani – nel 1303 con il nome di ‘Studium Urbis’ tramite la bolla pontificia ‘In suprema praeminentia dignitatis’). E si è chiusa con l’applauso sostenuto e corale dei presenti (35, sebbene l’attività della Cappellania sia finita ufficialmente con la tradizionale festa di metà giugno) e con l’invito a replicare nella stessa sede durante il prossimo anno universitario (non in tempo di esami).

I temi proposti per la riflessione e per la discussione erano i discorsi papali di Genova, la visita di Francesco alle tombe di don Mazzolari e di don Milani, il Concistoro del 28 giugno.

Per quanto riguarda i primi due temi Giuseppe Rusconi ha ripreso passi delle risposte date dal Papa alle domande poste da esponenti del mondo del lavoro, evidenziando positivamente in particolare quanto detto su imprenditori e speculatori e sulla dignità del lavoro (“la mancanza di lavoro è molto più del venir meno di una sorgente di reddito per poter vivere”). Perplesso Rusconi invece sul passo in cui Francesco ha rilevato che “la meritocrazia (…) sta diventando una legittimazione etica della diseguaglianza”. Anche Luigi Accattoli ha riconosciuto che tale passo “non è limpido…non si capisce bene quello che il Papa voleva dire”.

Per quanto riguarda l’omaggio alle tombe di don Mazzolari e di don Milani, Rusconi ha citato brevi passi delle rispettive omelie e anche qualche passo da lettere di don Milani, prete ed educatore che ha suscitato e suscita reazioni divergenti. E’ noto il giudizio dato il 22 marzo 1966 dall’allora arcivescovo di Firenze, cardinale Ermenegildo Florit, dopo una visita a don Milano, ormai molto malato: “E’ un dialettico affetto da mania di persecuzione. Non preoccupazione di santità fondata sull’umiltà, ma pseudo-santità puntata verso la canonizzazione di se stesso, egocentrismo pazzo, tipo orgoglioso e squilibrato”. Ma anche oggi ad esempio, mentre il cardinale Gualtiero Bassetti – nuovo presidente della Cei – ritiene don Milani “un po’ come Gesù, un segno di contraddizione” e lo considera “un santo” (“Don Milani è santo, per come l’ho conosciuto io, è un santo”, vedi ‘Avvenire’ del 21 giugno 2017), l’attuale arcivescovo di Firenze, il cardinale Giuseppe Betori ha annotato: “Io non credo alla santità di don Lorenzo: qui non ci farò un santuario” (vedi agenzia Ansa e altri del 20 giugno 2017). Accattoli – replicando a Rusconi – ha tentato arditamente di far quadrare il cerchio, negando divergenze su don Milani tra Bassetti e Betori e rilevando che quest’ultimo “va interpretato”: purtroppo per Accattoli c’è in realtà poco da arzigogolare, data la chiarezza delle due dichiarazioni.

A proposito del Concistoro del 28 giugno (cinque nuovi cardinali) Accattoli ha lodato la volontà di papa Francesco di rendere la Chiesa il più possibile universale anche nel Collegio cardinalizio. Per Rusconi comunque la scelta del cardinale maliano Jean Zerbo (sospettato di avere dei fondi occulti di 12 milioni di euro press la HSBC Private Bank di Ginevra) può suscitare qualche perplessità.

Tra gli argomenti delle domande quello della ‘libertà di parola’ del Pontefice, che – ha ricordato Accattoli – ha più volte invitato a essere liberi nell’esprimersi, a parlare con la famosa parresìa. Tuttavia qui Rusconi ha evidenziato che nelle ultime due occasioni di concistoro Francesco ha abolito ciò che aveva introdotto lui stesso, cioè l’incontro a porte chiuse con l’intero collegio cardinalizio: è lecito chiedersi il perché…fastidio per le possibili critiche?

Accattoli ha riconosciuto che certe critiche motivate sono giustificate, ma altre no (“quando si appuntano su imperfezioni linguistiche o su espressioni di pensiero incompleto”).

C’è chi ha chiesto se si è coscienti “della confusione e dei danni” che tale incompletezza causa tra i cattolici. Per Accattoli questo va messo in conto per un Papa che rappresenta “un cambiamento forte, radicale, una discontinuità evidente con la tradizione delle figure papali”. Il Papa “innova”, certo provoca “inconvenienti”, ma egli prosegue nella sua azione - che avverte come “necessaria, tragica, ultimativa” - di riforma (“globale, rapida”) del papato. Francesco, spinto dall’urgenza, “si affretta a cambiare”, ha evidenziato Accattoli. “Cambiare sì, ma verso dove, se il cantiere è aperto?”. Su quest’ultima domanda di Rusconi si è concluso anche il sesto dibattito, salutato da un applauso scrosciante e dall’invito dei padri gesuiti a ritornare tra qualche mese.