VENEZUELA/VESCOVI DAL PAPA – UN’ANALISI PREZIOSA DEL CHAVISMO – di GIUSEPPE RUSCONI – www.rossoporpora.org – 7 giugno 2017

 

Giovedì 8 giugno papa Francesco riceve in udienza i vertici della Conferenza episcopale venezuelana, a Roma per illustrargli nei dettagli la tragica situazione in cui versa il Paese. Intanto sul ‘Regno’ del 15 maggio il noto studioso Loris Zanatta ha esposto alcune sue, interessanti considerazioni sul populismo chavista venezuelano…

 

Ogni giorno peggio. Da oltre due mesi larga parte del popolo venezuelano scende in piazza senza sosta per protestare contro un regime che da tempo ha assunto i connotati di una dittatura sempre più feroce: i morti sono ormai 66 (perlopiù giovani), i feriti oltre mille, gli arresti oltre tremila. Giovedì 8 giugno papa Francesco riceverà una delegazione dei vescovi venezuelani, composta dal presidente mons. Diego Padron, dai due vicepresidenti, dal segretario generale e dai cardinali Jorge Urosa Savino e Baltazar Porras. Nel comunicato della Sala Stampa vaticana che la sera del 5 giugno ha annunciato l’incontro si precisa significativamente che esso è stato chiesto dai vescovi. Una precisazione che probabilmente corrisponde a verità, ma che assume comunque una sua importanza perché consente al Papa di mantenersi in qualche modo equidistante dalle parti in causa, continuando a perseguire la strategia del ‘dialogo’, del ‘costruire ponti’. Una strategia che fin qui ha oggettivamente puntellato la sopravvivenza della dittatura chavista, suscitando amarezza e ira in gran parte del mondo cattolico venezuelano, vescovi compresi.

 

UNA TESTIMONIANZA DRAMMATICA

A rendere conto delle condizioni odierne del Venezuela bastano e avanzano le recenti dichiarazioni rilasciate all’agenzia vaticana Fides (1 giugno 2017) dal vescovo di Maturín, mons. Enrique Perez Lavado: “La situazione nel Paese è drammatica, mancano generi alimentari e la gente è arrivata al limite della sopportazione. L’atteggiamento di chiusura del governo di Nicolás Maduro non fa che aggravare il contesto. La Conferenza episcopale e le Caritas venezuelane continuano a far proposte per stabilire un canale di aiuti. Molte Caritas di altri Paesi, così come altre ong, sono disposte ad aiutarci portando farmaci e generi alimentari. Tuttavia il Governo ostacola ogni tipo di intervento. Mi è capitato di vedere chilometri di gente in fila per comprare da mangiare. Stanno morendo centinaia di persone, tra cui molti bambini e malati cronici”.

 

LE RICHIESTE DEI VESCOVI VENEZUELANI

Che cosa chiederanno a papa Francesco i vescovi venezuelani? Prima di tutto di ascoltare ciò che hanno da dirgli, “a viva voce”,  su quanto succede nel Paese latino-americano, “già noto al Papa attraverso la Nunziatura apostolica”. L’incontro sarà perciò “l’occasione per i vescovi venezuelani” – si insiste nel comunicato della Conferenza episcopale – “di parlare con papa Francesco nei dettagli della crisi in cui è immerso il Paese”. Un Paese, che – come ha rilevato il card. Urosa Savino in un’intervista del 6 giugno a Radio Vaticana –  ha un governo che “ha perso l’appoggio popolare” e che “deve desistere dalla volontà di impiantare un sistema totalitario, comunista, materialista e militarista, un sistema contrario agli interessi di tutti, ma specialmente dei più poveri”.

I vescovi insisteranno sull’esigenza di chiedere il rispetto della Costituzione, sull’indizione di nuove elezioni (non quelle imposte da Maduro il 30 luglio per l’elezione di una nuova Assemblea Costituente, progetto respinto dalla Conferenza episcopale che chiede piuttosto che si concretizzi invece quanto prescrive la Costituzione vigente), sull’apertura dei canali umanitari, sul rilascio dei prigionieri politici, sulla cessazione della repressione, sul rispetto dei diritti umani, sulla granzia della sicurezza. Sono condizioni in gran parte già presenti nella lettera del 2 dicembre 2016 inviata al Governo dal cardinale Pietro Parolin, già nunzio a Caracas, condizioni irrinunciabili per l’apertura di un vero dialogo. Da notare che il segretario di Stato vaticano ha incontrato il 31 maggio scorso due esponenti dell’opposizione, il presidente dell’Assemblea nazionale Julio Borges e il capogruppo di Unitad democratica Stalin Rodriguez.

 

UN PAPA PILATESCO

Il Papa è intervenuto sulla questione venezuelana a più riprese, anche in tempi recenti, come il 29 aprile con una dichiarazione pilatesca e anche offensiva su presunte responsabilità dell’opposizione nel fallimento del ‘dialogo’ (un po’ corretta il giorno dopo, al ‘Regina Coeli’ su ferma richiesta della Segreteria di Stato). Il 5 maggio Francesco ha poi fatto pervenire ai vescovi una lettera – consegnata attraverso il nunzio a Caracas Aldo Giordano – in cui ribadiva la necessità di “costruire ponti” per tentare un possibile superamento della crisi.

Sulla situazione venezuelana in questo stesso sito www.rossoporpora.org abbiamo pubblicato recentemente un’intervista a Vanessa Ledezma, figlia del sindaco di Caracas Antonio Ledezma, prigioniero politico dal 2015, (10 aprile 2017, vedi rubrica ‘Interviste a personalità’) e una lettera della stessa Vanessa Ledezma a papa Francesco (5 maggio 2017, vedi rubrica ‘Vaticano’).

 

IL POPULISMO CHAVISTA: UN CONTRIBUTO STIMOLANTE DI LORIS ZANATTA

Sfogliando il numero 10 (15 maggio) della sempre interessante rivista cattosinistra “il Regno” – nella cui rubrica “Io non mi vergogno del Vangelo” il nostro contendente Luigi Accattoli riferisce (in genere onestamente, ma a modo suo) dei dibattiti tra noi – c’è caduto l’occhio su un articolo intitolato “Venezuela/In nome del pueblo”. La firma era quella di Loris Zanatta, ordinario presso il Dipartimento di Scienze politiche e sociali dell’Università di Bologna. Un nome noto e apprezzato di studioso, di cui abbiamo letto più volte – tramite il blog di Sandro Magister – interessanti analisi sul populismo latino-americano e in particolare di un suo esponente illustre, che risiede a Santa Marta.

Neanche stavolta Zanatta ci ha deluso, dato che ci ha offerto preziosi spunti di riflessione sul fenomeno, per l’occasione in chiave venezuelana. Intanto l’incipit inquadra molto bene le caratteristiche del fenomeno: “L’agonia del Venezuela chavista non è la solita crisi di cui ci giunge ogni tanto notizia dall’America latina. Per un’ovvia ragione: il chavismo si erse a modello di ordine sociale giusto; a guida, diceva, della reazione contro la nefasta globalizzazione neoliberale, la vetusta democrazia rappresentativa, la putrida società consumistica, l’Occidente egoista e predatore”. Non solo: “A ispirare Hugo Chavez, plaudì Fidel Castro, erano ‘i principi etici di Cristo, emanati dal Vangelo”. Zanatta evoca l’entusiasmo dei suoi studenti che, tornati da Caracas, festeggiavano la laurea al grido di ‘Viva Chavez’. Eppure ciò non rendeva euforico lo studioso dei populismi latinoamericani: “Il chavismo non mi risultava affatto nuovo, ma semmai la cosa più antica del mondo, l’ennesimo giro di un disco udito mille volte; un canto di sirene che conduce agli abissi”.

Perché il chavismo è stato così popolare? Risponde Zanatta: “Sul piano politico ha seguito la via battuta dai populismo del passato: se il pueblo chavista è l’unico popolo legittimo, poiché essendo formato da poveri incarna i valori cristiani della nazione, e se gli altri venezuelani sono nemici della nazione e del popolo perché imbevuti di idee e costumi secolari, il regime avrà il diritto di monopolizzare il potere”.  Così è stato fatto fin dagli inizi. Ma oggi la situazione è diversa: “Ciò che ora è mutato è che il regime ha perso consenso al punto da uscire con le ossa rotte dalle ultime elezioni legislative”. E allora “da quel momento non intende più governare attraverso i canali della democrazia liberale di cui s’era servito finché aveva il vento in poppa: di far votare i venezuelani non ha più alcuna intenzione e pensa a una riforma costituzionale d’impianto corporativo (quella su cui Maduro ha indetto il voto del 30 luglio): sul modello cubano, fascista o stalinista”. Del resto Maduro l’aveva annunciato dopo aver perso le elezioni: “Continuerò a governare con il popolo”. Tuttavia “non con il popolo sovrano che lo aveva bocciato nelle urne”, ma “con il suo popolo, il popolo chavista, invocando il quale non si ritiene a capo di un governo qualsiasi, ma di una revolucion che, dovendo redimere il Paese dal peccato sociale, non contempla a possibilità di lasciare il potere”. Abbiamo constatato con il passare degli anni (e purtroppo constatiamo oggi in misura drammatica) dove sia precipitato il Venezuela applicando tale ricetta, che “ha fatto più danni della grandine”.

Eppure, considera Zanatta, “tutto ciò non toglie che il chavismo sia stato assai popolare e tale sia ancora in parte”. Come mai? “Per spiegarlo occorre capire la natura dei populismi. Il loro cuore è una nostalgia unanimista; il populismo sogna cioè di rigenerare una comunità perduta, un’identità condivisa”. Perciò “non è un caso che dei populismi d’ogni luogo ed epoca spicchi la matrice religiosa; né che la lotta del populismo contro i suoi nemici sia di tipo etico più che politico e trasudi odio morale”. In effetti “quello del populismo è una guerra morale contro i peccatori, non la dialettica politica con avversari di idee e interessi diversi; e il suo popolo non è un popolo tra tanti popoli: è il popolo eletto in cammino verso la salvezza”.

Dove il populismo si impone, come in Venezuela, “il sistema politico non si dispone più lungo l’asse destra-sinistra, ma si polarizza tra populismo e anti-populismo”. Con un risultato che si ripete: “Il sogno di una società unanime sfocia nel suo opposto, ossia in una società in preda all’odio fratricida. (…) S’allontana così come un miraggio la tanto declamata giustizia sociale, vittima dell’autoritarismo, del dilettantismo, dell’ideologismo dei carismatici redentori”.

Conclude Zanatta (e non possiamo impedirci di pensare che il destinatario di tale ultima considerazione possa essere anche qualcun altro, oltre a Maduro e compagni…): “Come vuole la parabola: la via dell’inferno è lastricata di buone intenzioni. Come ricorda un vecchio aforisma: non basta fare il bene, bisogna farlo bene; un bene fatto male è il peggiore dei mali”.