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    FONDATA LA 'VIA CANTORUM' A SANTO DOMINGO DE LA CALZADA

     

    FONDATA LA ‘VIA CANTORUM’ A SANTO DOMINGO DE LA CALZADA - di GIUSEPPE RUSCONI – www.rossoporpora.org – 5 gennaio 2014

     

    Intervista a monsignor Pablo Colino sulla nuova fondazione creata per promuovere la musica sacra legata al ‘Camino de Santiago’ –Musica corale come contributo anche alle radici cristiane del Continente – La sede nell’incantevole scenario di Santo Domingo de la Calzada e della sua magnifica Cattedrale romanico-gotica-barocca, che ospita anche – a sorpresa – forse il più bel presepe napoletano esposto nel mondo.

     

     

    Forse non tutti i nostri lettori conosceranno Santo Domingo de la Calzada, nella Rioja, perla religioso-culturale sul ‘Camino de Santiago’. L’abbiamo scoperta a novembre e ne siamo restati incantati. L’occasione ci è stata data dalla presentazione ufficiale della Fondazione ‘Via Cantorum’, un progetto voluto da un gruppo di appassionati spagnoli di musica sacra, che hanno coinvolto nell’impresa – come direttore artistico - anche monsignor Pablo Colino, che chi ci legge ben conosce nella sua concretizzazione quotidiana del Laudem tuam, Domine, in aeternum cantabo (che è anche il motto della nuova Fondazione). E’ a lui perciò che chiediamo di illustrare sinteticamente i motivi, gli obiettivi e l’operatività della neonata ‘Via Cantorum’, che si fregia del resto di un Comitato d’Onore ricco di personalità e presieduto dal cardinale Antonio Canizares, comprendendo, tra altri nomi illustri legati alla musica sacra anche vaticana, ad esempio il consigliere delegato del Banco Santander Alfredo Saez, la soprano Montserrat Caballé, il direttore del Museo del Prado Miguel Zuzaza, il direttore della ‘Sony Francia’ Richards Regis. Per i legami con il territorio la presenza più significativa è quella di Pedro Sanz, presidente della Comunità autonoma della Rioja.

    Monsignor Colino, dove e come è nata l’idea di fondare la ‘Via Cantorum’? 

    L’idea nasce da un gruppo di appassionati spagnoli del Camino de Santiago e della musica colta, che hanno anche un punto di riferimento comune: la valorizzazione di Santo Domingo de la Calzada e della sua Cattedrale.

    Quali sono gli obiettivi della ‘Via Cantorum’?

    La ‘Via Cantorum’ si propone un obiettivo di fondo: promuovere la musica corale a livello internazionale, una musica corale ispirata specialmente dal Sacro, nelle sue espressioni qualitativamente più pregevoli. In particolare con la ‘Via Cantorum’ si vuole apportare un contributo, certo modesto ma permanente, all’opera di evangelizzazione e di civilizzazione millenaria della Chiesa in un ambito antico e sempre nuovo come il Camino de Santiago. 

    Dove e quando è stata presentata la ‘Via Cantorum’?

    Dopo che il 24 giugno 2014 ho diretto il mio coro nella Cattedrale di Santo Domingo de la Calzada – una sorta di ‘battesimo’ della ‘Via Cantorum’ – il 14 novembre si è tenuta nella cittadina giacobea la prima riunione operativa del Comitato d’onore, cui hanno partecipato tra gli altri Fernando Manrique (avvocato dello Stato di Bilbao), Alfredo Saenz (consigliere delegato del Banco di Santander), José Luis Perez Pastor (direttore generale della Cultura della Comunità autonoma della Rioja), Imma Shara (direttore d’orchestra) e due sacerdoti di grande sensibilità culturale e organizzativa: don Carlos Perez-Caballero (che presiede il capitolo della Cattedrale) e don Francisco José Suarez Calvo (parroco della Cattedrale). 

    Perché l’idea di valorizzare la Musica sacra in relazione al ‘Camino de Santiago’? 

    I promotori vorrebbero valorizzare la musica sacra, nello spirito millenario del ‘Camino’, che prevede due possibilità che si integrano a vicenda. La prima: i pellegrini portano lungo il ‘Camino’ i saperi e le espressioni musicali del loro luogo d’origine. La seconda: i pellegrini lungo il ‘Camino’ vengono progressivamente a contatto e dunque a conoscenza con saperi ed espressioni artistiche e musicali in particolare delle località attraversate. Si deve ribadire anche la valenza europea dell’obiettivo: la musica e ogni altra espressione artistica lungo il ‘Camino’ costituiscono un veicolo fondamentale di diffusione e crescita della coscienza europea. E’ per questo che la ‘Via Cantorum’ intende essere uno strumento di costruzione di tale cultura, dalle comprovate radici cristiane, attraverso lo sviluppo della musica corale.

    Perché la scelta di Santo Domingo de la Calzada come luogo centrale della ‘Via Cantorum’? 

    Santo Domingo de la Calzada è un luogo in continua crescita turistica e culturale. Già dal punto di vista architettonico presenta spunti di grande interesse con chiese, conventi, case nobiliari. Naturalmente il gioiello della sua corona è la maestosa cattedrale, scenario centrale della ‘Via Cantorum’: il visitatore vi ritrova un interno unico con i sepolcri dei Santi, un romanico straordinario, le tecnologie più avanzate per poter apprezzare i tesori gotici e rinascimentali, la raffinatezza dei suoi ornamenti. Pregevolissima la mostra permanente nel chiostro gotico e di incredibile suggestione quello che è probabilmente il più bel presepe napoletano esposto nel mondo. Inoltre Santo Domingo de la Calzada ha una tradizione coristica non indifferente, incrementata negli ultimi anni. Già di per sé la sua cattedrale è un centro di altissima spiritualità grazie alle tante arti che la connotano; aggiungiamoci anche la musica, che di tutte le arti è la più spirituale, poiché – senza poterla vedere né toccare  - riesce a pervadere ogni anima in una forma particolarissima

    Come si concretizza l’attività della ‘Via Cantorum’? Quali le proposte operative?

    Tra le proposte operative allo studio la prima è quella di designare cori di particolare pregio per qualità e storia che riceveranno il Reconocimiento Via Cantorum. Sarà loro offerta la possibilità di cantare nella stupenda Cattedrale e in altre sedi civili, in collaborazione con il Governo della Rioja. Un’altra proposta è quella di indire un concorso, un Certamen, con cori spagnoli e internazionali della miglior qualità che gareggeranno in Cattedrale: il vincitore, oltre a un premio e a una ricompensa speciale, sarà invitato a cantare nella Basilica di San Pietro in Vaticano. In ogni caso i cori verranno a Santo Domingo de la Calzada a ricordare che noi tutti siamo pellegrini e che dunque ogni uomo si deve considerare come tale, in cammino verso traguardi immateriali.

    UN’OPERA MERAVIGLIOSA: IL ‘BELEN NAPOLITANO’ DI SANTO DOMINGO DE LA CALZADA 

    Al chilometro 215,6 del Camino francés (la più nota e frequentata tra le vie che portano a Santiago de Compostela), nel mezzo di una fertile pianura, sulle rive del fiume Oja, non lontana dalla Sierra de la Demanda, sorge una cittadina di settemila abitanti che sembra stringersi attorno a un campanile elevatissimo, imponente: è Santo Domingo de la Calzada e il campanile è quello, staccato, di una tra le cattedrali più maestose e abbondanti di tesori del continente europeo.

    E’ nelle forme e nei contenuti di questa cattedrale - in origine una cappellettta dall’eremita Domingo García, ampliata dopo la sua morte - che si ritrovano tanti stili, dall’iniziale romanico al gotico, poi il rinascimentale, il barocco…. fino ai giorni nostri in cui il pellegrino può utilizzare le meraviglie della tecnologia multimediale ad esempio per ammirare i particolari delle sculture del grandioso altare rinascimentale di Damian Forment. Naturalmente la cattedrale sorse attorno alla tomba dell’eremita divenuto santo, poi trasformata in fastosa cappella barocca. Lì di fronte, a mezz’altezza, traspaiono - dietro la grata del pollaio quattrocentesco, gotico e in pietra policroma – una gallina e un gallo, bianchi, a ricordo di un reputato e famoso miracolo di Santo Domingo: recita la secolare tradizione popolare che Santo Domingo de la Calzada è il luogo donde cantó la gallina después de asada (cantò dunque dopo essere stata arrostita). In sintesi  recita così: nel XIV secolo alloggia a Santo Domingo una famiglia di pellegrini tedeschi. La figlia dell’oste si innamora del giovanotto teutonico, vorrebbe amoreggiare con lui, che si rifiuta a causa del voto fatto per il pellegrinaggio. La figlia, per vendicarsi, mette nella sacca del giovane un vaso di pregio della locanda; il giorno dopo denuncia il “furto” e  fa arrestare il giovane, subito condannato a morte per impiccagione. I genitori assistono straziati e il giorno seguente, prima di ripartire per Santiago, vanno a vedere il figlio. Lo trovano ancora vivo, sorretto da Santo Domingo; allora lo staccano dalla forca e corrono dal giudice, che sta a tavola, in procinto di assaporare una gallina arrostita. “Nostro figlio è vivo, è stato salvato da Santo Domingo, è innocente!” Risponde il giudice: “Ma che dite? Vostro figlio è morto proprio come la gallina che sto per mangiare!”. Ma la gallina riprese vita, si levò e cantò…

    La cattedrale contiene un’infinità di tesori…. ci torna alla mente ad esempio il Re Davide che sovrasta la base di uno dei pilastri medievali, indossando due scarpe diverse: una da re, l’altra da pastore…. Ma veniamo al presepe, al Belen donato recentemente alla cattedrale da un fine mecenate, Miguel Angel Lorente Celaya. L’inaugurazione ufficiale è avvenuta il primo dicembre e in tale occasione è stato anche presentato un magnifico volume sull’argomento, un vero e proprio trattato di arte belenuistica, scritto dallo stesso Lorente con la collaborazione del presidente del capitolo della cattedrale don Carlos Perez-Caballero Alegria (La fascination: el Belen napolitiano de Santo Domingo de la Calzada, ed. della cattedrale stessa).  

    Correva l’anno 2009, nono centenario della morte dell’eremita Santo Domingo de la Calzada. Tra le novità da portare in cattedrale si era pensato di cercare un presepe, di quelli da lasciare a bocca aperta, proprio come capitò ai pastori di Betlemme. Fu individuato nel capolavoro di fattura napoletana di proprietà di Miguel Angel Lorente, che era temporaneamente ospitato nel Centro Riojano di Madrid. Il mecenate acconsentì a che fosse portato nella cattedrale di Santo Domingo de la Calzada, poi donandolo.

    L’abbiamo ammirato anche noi, esteso su una cinquantina di metri quadrati, ricco di oltre 130 pezzi dal XVIII al XX secolo, su scenografia sontuosa del noto e collaudato casertano Nicola Maciariello. E’ un presepe napoletano e dunque ‘pieno’, ricchissimo di dettagli sulla vita quotidiana partenopea del XVIII secolo, in cui ogni statuina (diverse sono di origine pagana) o ambiente ha la sua giustificazione, inserendosi nel contempo con mirabile equilibrio nel gran panorama scenico. A un variegato ambiente rustico si assomma il nucleo urbano con case popolari e palazzi nobiliari, locande, fonti e scalinate; in alto il castello, la basilica, il monastero e in basso scene portuali. Al centro la Grotta, con Maria, Giuseppe e il Bambino rappresentati secondo la tradizione biblica.  Animatissime le osterie, in azione mulino e forno, ogni bancarella vende prodotti a seconda dei mesi dell’anno; c’è il pescatore con le reti (di evidente e forte simbologia) e c’è Benino, il pastore che sogna, ispirato dall’angelo annunciatore della Buona Novella e collocato all’inizio visivo del presepe. Solenne il corteo dei Re Magi, con tanto di banda musicale; i sapienti sono accompagnati da una ‘Re Magia’, simbolo della luna che ha vegliato nel lungo pellegrinaggio notturno. Essi con il loro seguito vestono all’orientale, come è tipico del Settecento (del resto l’ultimo assedio di Vienna è del 1683). Spuntano Pulcinella e la zingara, Vincenzo e Pasquale (personificazione del carnevale e della morte), i nobili vestiti di seta bordata in oro, la venditrice di limoncello. I tanti angeli indossano tuniche dorate (a ricordare il Padre), bianche (il Figlio), rosse o rosa (lo Spirito Santo). Potremmo continuare se non all’infinito, certo per alcune pagine a descrivere i personaggi e gli ambienti del presepe napoletano della cattedrale di Santo Domingo de la Calzada. Il consiglio è però uno solo: se capitate nei dintorni di Burgos o sul Camino, andatelo a vedere… che resterete a bocca aperta!

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