TERRORISMO ISLAMICO, WAEL FAROUQ, SANDRO MAGISTER, MARCO TARQUINIO…- di GIUSEPPE RUSCONI – www.rossoporpora.org 11 giugno 2017

 

Sull’ Avvenire di domenica 11 giugno il direttor Tarquinio commenta da par suo una lettera inviata dal professor Wael Farouq (docente alla Cattolica di Milano) indignato per  un articolo di Sandro Magister che aveva lodato il coraggio dimostrato nell’editoriale del 4 giugno apparso (sorpresa!) nello stesso quotidiano di ispirazione catto-fluida…

Stavamo per incominciare la cronaca ragionata del quinto dibattito con Luigi Accattoli (svoltosi all’Università popolare Upter di Roma il 30 maggio). Ma c’è venuta impellente la voglia di dare almeno un’occhiata all’edizione odierna del quotidiano galantino di ispirazione catto-fluida, altrimenti detto Avvenire, comprato qualche minuto prima alla solita edicola domenicale.

Abbiamo aperto a pagina 2 e subito lo sguardo è corso alla risposta del Marco direttore a una lettera del professor Wael Farouq che protesta – per dirla con la penna turiferaria di Assisi – “con dolente garbo per l’uso capzioso e malevolo contro Papa e presidente della Cei di un suo lucido e coraggioso editoriale”, apparso su Avvenire del 4 giugno. Un uso “disdicevole” (Farouq dixit), di cui autore sarebbe il famigerato Sandro Magister, reo di aver manipolato la verità “estrapolando parti (dell’editoriale) dal loro contesto per usarle per screditare la coraggiosa apertura verso l’altro di papa Francesco, e come lui e assieme a lui, del nuovo presidente della Conferenza episcopale italiana, cardinale Gualtiero Bassetti”. Davanti a tanta santa indignazione della coppia Farouq-Tarquinio, la tastiera ci ha imposto di soffermarci sulla vicenda.

Abbiamo riletto l’editoriale di Wael Farouq, in cui il docente egiziano e musulmano della Cattolica di Milano afferma già inizialmente il legame inequivocabile tra il terrorismo islamico e l’Islam, una “dottrina che deve purificarsi dalle interpretazioni che conducono persone di fede musulmana ad abbracciare il terrorismo”. Farouq prosegue elencando diverse obiezioni a tale tesi e rispondendovi puntualmente (ce n’é per il gran muftì wahabita, per al-Azhar, per lo Stato egiziano, per i governi occidentali, per il “multiculturalismo”). Nei due capoversi finali Farouq parla dei “lupi solitari”, “fratelli perduti nell’odio” che brancolano nel buio, per i quali esorta ad “accendere candele, in modo da non doverle accendere, in futuro, per le loro vittime”.

Il 7 giugno esce l’articolo di Magister sul suo blog “Settimo cielo”, sotto il titolo: “Ci voleva un musulmano per dire ciò che per papa e vescovi è tabù”. Magister riporta correttamente gran parte dell’editoriale di Farouq, tutto salvo i due capoversi finali sui ‘lupi solitari’ (che non hanno un valore ‘politico’ particolare); e ne evidenzia lucidità e coraggio, carenti invece tra “i più alti esponenti della gerarchia cattolica” quando si affronta il problema del legame tra terrorismo islamico e Islam. Dunque: niente estrapolazione nel senso di citare frasi isolate dal loro contesto, ma consenso verso un editoriale lucido e coraggioso e constatazione che generalmente tali virtù non si ritrovano in materia tra i pastori della Chiesa cattolica. Nell’introduzione il vaticanista dell’Espresso cita anche le frasi – che legittimamente si possono ritenere a dir poco sconsiderate - pronunciate dal nuovo presidente della Cei in visita venerdì 26 maggio al Centro di formazione professionale Don Bosco di Perugia, rimandando al nostro articolo su www.rossoporpora.org dal titolo “Per Francesco Totti? Brividi (buoni). Per il cardinale Bassetti? Brividi…”. Ricordiamo tali frasi: “Non sono le religioni che provocano la violenza o il terrorismo; sono schegge impazzite di religioni, che abbiamo avuto anche nel mondo cattolico. Si parla di terroristi islamici…, ma non sono islamici, anche se quando uccidono o mentre si fanno esplodere pronunciano il nome di Allah. Non sono islamici; sono delle povere creature pazze di furore, impazzite di odio. Ne abbiamo avute anche nel mondo cattolico. Molti dei brigatisti rossi venivano, per esempio, dalle nostre università cattoliche…”.

L’articolo di Magister deve aver suscitato in taluni la grave preoccupazione che un editoriale apparso su Avvenire potesse essere legittimamente interpretato come critica all’approccio cattolico dominante sulla questione dei rapporti con l’Islam. Ma come… sul “giornale dei vescovi si critica implicitamente il Papa… e poi anche il presidente della Cei? Ma com’è possibile? Occorre rimediare!”

Com’è come non è, letto l’articolo di Magister, Farouq reagisce con un post su Facebook, prontamente rilanciato giovedì 8 giugno dal sito turiferario vaticano Il Sismografo, il cui direttore – il noto Luis Badilla – titola compiaciuto (sempre, se si è convinti di dare una botta a Magister): “Alcune precisazioni del professore Wael Farouq”. Nella replica anche una frase che non si dimentica per la sua acutezza: “Dopo ogni attacco terroristico, i codardi e gli ipocriti si mettono a criticare il Corano, mentre i coraggiosi, come il Papa, gridano in faccia all’assassino”. E pure un ragionamento molto strampalato sul coltello con cui “un malvagio assassino, noto a tutti, afferra la testa della vittima prescelta e gliela taglia sotto lo sguardo generale”. Altre considerazioni, in questo caso ad alta quota, Farouq le propina su scienza, analisi dei fenomeni, giudizio etico: un doppio salto mortale e mezzo rovesciato carpiato che ne fa degno erede di Tania Cagnotto, reduce dall’ultimo tuffo del 13 maggio a Torino.  

Tale replica torna poi modificata ed anche ampliata nell’Avvenire di oggi, domenica 11 giugno. Con modifiche che solo dei maligni potrebbero prefigurarsi non spontanee: ad esempio nella versione ripresa dal Sismografo non si citavano criticamente le considerazioni di Magister sul card. Bassetti, ma nella lettera ad Avvenire sì. Nello stesso scritto scompare lo sragionamento sul coltello, vengono mantenute le considerazioni “ad alta quota”, si aggiunge una riflessione finale assai contorta su Corano, Occidente, valori dell’Europa, “fascismo religioso” e “dittatura laica”.

Nella risposta al suo collaboratore il direttore galantino appare subito (forse considerato il periodo liturgico) in veste di consolatore: “Per un accademico come Lei, di sincera fede musulmana e di salda cultura democratica, che affronta con coraggio estremismi nemici giurati di vita e dialogo (NdR: “estremismi”? che il Marco pensi anche a quelli che per lui sono ‘fondamentalisti cattolici’?), non è facile abituarsi all’uso capzioso di ciò che con coerenza, e cognizione di causa, si cerca di argomentare e civilmente dibattere accettando il dialogo e il contraddittorio con chiunque”. Manca: appoggiati sulla mia spalla, che piangiamo insieme.

Insiste il direttore galantino (non si sa per quanto ancora… si vocifera che Oltretevere preferirebbe il Turiferario Maggiore) riferendosi a “manipolazioni (anche raffinate) e strumentalizzazioni (persino grossolane)"): esse “sono qualcosa di ben diverso dal libero commento e dalla critica costruttiva, non è facile abituarsi, e in certi casi non è neppure giusto”. Perciò in questo caso “non protestare (…) sarebbe stato un regalo immeritato per chi ha ritenuto di ‘usare’ malevolmente e maldestramente l’editoriale contro papa Francesco e contro il cardinal Bassetti”. Capito, Magister, fila dietro la lavagna con le orecchie d’asino e stacci per tutta la mattina! Per te – e per altri come te – che non riconoscono gli sbagli “e li confermano pure con malizia”, il direttore galantino (in versione di preside ‘misericordioso’) prova solo “pena”, amareggiato com’è per “giochetti cattivi e polemiche ingiuste” che riguardano ciò che dice e scrive.

Resta un mistero da chiarire. Come mai Wael Farouq ha reagito in tal modo iroso contro Magister, su Facebook- Il Sismografo, poi con la lettera ad Avvenire, dopo essere stato lodato dallo stesso vaticanista per il coraggio e la lucidità dimostrate con l’editoriale del 4 giugno? E’ bastata la constatazione (constatazione, non opinione!)di Magister che nell’editoriale si esprimessero opinioni controcorrente rispetto alla linea di Santa Marta? Perché mai quella che è apparsa a tutti gli effetti una sorta di ‘retromarcia’ da parte di un docente dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, quasi un umiliante andare a Canossa con comunicazione ufficiale, pubblica al quotidiano della Cei?